Infinite Kung

di Evil Monkey

C’è una grossa differenza tra Infinite Kung Fu e la stragrande maggioranza delle opere occidentali a base di arti marziali. A dispetto di un sacco di gente che si crede esperta in materia solo perché ha sulla mensola della sua cameretta il doppio dvd di Kill Bill, quella di Kagan McLeod nei confronti della cinematografia classica del kung fu è autentica devozione. Si parla di ore spese a vedersi produzioni su produzioni Shaw Brothers, Golden Harvest, Film Workshop. E quando ci si appresta a scrivere e disegnare un’epopea di oltre seicento pagine a base di tecniche segrete e monaci shaolin un minimo di infarinatura è il minimo che si pretende. Sempre che si voglia sapere dove andare a parare.

Il risultato finale di tale processo di ricerca infatti è esagerato, fragoroso, ipercinetico. Eppure sempre rispettoso nei confronti di questa celebrata iconografia. Dentro le pagine di questo fantastico volume ci trovate la severità del percorso d’apprendimento della 36ma Camera dello Shaolin (film che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita), i piani segreti della durata di anni di Executioners from Shaolin, le tecniche iperpop di Five Deadly Venoms, l’horror di The Eight Diagram Pole Fighter e i marchingegni di Flying Guillotine e Heroes Shed No Tears (solo per rimanere in ambito Shaw, ma c’è spazio anche per Once Upon a Time in China, The Swordsman e un sacco di altra roba). Tutte cose che solitamente vengono spazzate via da una visione drammaticamente post-Tarantiniana del cinema cinese degli anni ’70 e ’80. Questa cosa emerge chiaramente quando ci si accorge che Infinite Kung Fu non fa ridere, neppure quando esagera.

La violenza riempie un numero considerevole di pagine, così come le trovate sopra le righe. Eppure l’autore non salta mai lo steccato, rimanendo ben saldo nel territorio del fumetto d’avventura iperbolico. Perfino la presenza degli zombie, minaccia principale del protagonista, viene giustificata in maniera del tutto aderente a certe filosofie spiritistiche orientali. L’ombra del classico umorismo scorreggione e sbragato di chiara matrice US viene tenuta vigorosamente a bada, così come ogni rilettura del genere pretenziosamente autoriale. Unica pecca, e sono gusti personali, la presenza di un personaggio di nazionalità afro-americana. Scelta forse un po’ troppo in linea con ruffianerie alla AfroSamurai rispetto alla reverenza generale dimostrata in più occasioni tra le pagine del tomo (ma si sa, anche il più disciplinato dei discepoli di tanto in tanto cede a qualche colpo di testa).

Infinite Kung Fu è grande intrattenimento, perfetto per gli iniziati al genere come per chi solitamente se ne tiene alla larga. Disegnato in maniera superba – per farvi capire chi è Kagan sfogliatevi il suo CV e impallidite, la sua classe è tanto cristallina che perfino il lettering è da fuoriclasse – e scritto in maniera più che soddisfacente. Certo, sofismi e avanguardie non passano certo da qui, sia chiaro. Ma non deve essere neppure così immediato gestire 600 pagine straripanti personaggi e intrighi (come vuole la tradizione del wuxia). La narrazione scorre comunque solida nonostante si continuino ad affastellare piani su piani. Forse c’è qualche passaggio un po’ troppo accelerato, ma la presenza di un sacco di segmenti capaci di regalare più di un brivido di piacere (la pulizia degli uomini di ottone è grandiosa, anche se capisci dopo tre secondi dove va a parare) fanno perdonare all’autore ogni scivolone.

Ciliegina sulla torta: introduzione di Gordon Liu. In un libro dove non passa pagina senza che qualcuno parli di stile non avrei trovato maniera più adeguata di iniziare.

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6 risposte a “Infinite Kung

  1. Notevole. Io non sono un fan del kung fu , sebbene sia cresciuto anche con lo Shang Chi b/n della Editoriale Corno, ma le tavole di Kagan McLeod mi piacciono. Mi hanno fatto pensare a Luca Genovese e a Derek Thompson ( in Italia Predator : Sangue Malvagio della Play Press ).

  2. E bravo Evil Monkey che ne parla. Solo una precisazione (per Evil e per chi legge):
    Kagan McLeod è anche un grande amante della cultura nera americana e dell’hip hop in particolare, per cui l’inserimento del samurai nero è un omaggio a Sho’Nuff (http://www.badassoftheweek.com/shonuff.html) e al Wu-Tang Clan, che (in particolare i secondi) hanno ottenuto una certa visibilità mainstream da noi in tempi recenti, ma che invece si inseriscono nella lunga tradizione della fruizione del cinema orientale in USA e in particolare nei ghetti neri (si leggano le interviste di RZA, oggi amichetto di Tarantino, a proposito proprio della nascita del Clan). Quindi, nessuna “concessione” ad Afro Samurai.

  3. Fantastico, quindi posso depennare anche l’unico difetto che avevo trovato. Grazie mille per la precisazione. Sapevo di questa ossessione del WTC (il loro primo disco non era un concept sulla 36ma Camera? Avevo pure il gioco per PS1!) ma non avevo fatto il collegamento con l’autore. E, sopratutto, spesso mi dimentico che uno può essere appassionato di qualsiasi cosa anche prima che questa diventi di dominio pubblico (come è successo a un sacco di gente con il poliziesco all’italiana. Anni di ricerche sui film più rari per sentirsi poi etichettati come cloni del Taranta).

  4. Mi hai convinto anche questa volta e, dopo Elephantmen, ho acquistato un salvadanaio anche per Infinite Kung Fu da buon neofita della cultura orientale quale sono.

    P.S.: a questo punto, se consigli anche un bel fumetto western, mi fai un grandissimo favore!

  5. Sinceramente di uscite western recenti non mi pare di aver letto nulla. Su Comics Journal ho scorto qualcosa su Bloody Chester, ma non mi pare nulla di che.

  6. A breve dovrebbe uscire il volume di All-Star Western della DC, ma non ne so assolutamente nulla. Fa parte del New52, ma dovrebbe essere una di quelle serie fatte bene del gruppo Edge/Dark.

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