Goodbye Bukowski

di Andrea Queirolo

Quando incontrai per la prima volta Bukowski, fu per puro caso. Non sapevo chi fosse o cosa avesse scritto, menchemeno ero a conoscenza della sua fama leggendaria. Mi trovavo in una libreria a cazzeggiare quando fui attratto dal titolo di un libro: Compagno di sbronze. Lo comprai senza neanche leggere la quarta di copertina e lo lessi in un paio d’ore scarse. Il giorno dopo tornai in libreria e comprai Musica per organi caldi e lo lessi in un ora. Negli anni seguenti acquistai tutto quello che era disponibile a catalogo e ancora oggi all’uscita di un inedito corro a procurarmelo.

Un giorno stampai e attaccai sull’armadio di camera mia la foto che vedete sopra. Oramai ero convinto di conoscere Bukowski abbastanza bene e quella foto era il perfetto emblema del suo essere. Per me quella foto ritrae il Bukowski uomo e il Bukowski scrittore. La stessa persona che non era lei.

Il ragionamento non è facile da spiegare se non siete pratici della poetica bukowskiana e non avete familiarità con la vita privata dell’autore, ma il libro di Flavio Montelli potrebbe illuminarvi.

In Goodbye Bukowski viene infatti mostrato il lato più umano dello scrittore: quello di padre, di amante e di uomo solo. C’è poco spazio per le stravaganze, le storie forti e le bevute. Gli accenni biografici sono precisi ed essenziali. Tutto ruota intorno alle donne e cioè a quelle poche persone che sono state davvero importanti per Bukowski. L’autore, infatti, evita persino di menzionare le corse dei cavalli.

Montelli, a mio parere, fa un’ottima ricerca storica sulla vita e sulle motivazioni di Bukowski, riuscendo a parlare di certi aspetti morali e introspettivi che la maggior parte della saggistica sullo scrittore omette per concentrarsi sui fatti eclatanti.

Il segno utilizzato per la storia, dal tratteggio fitto ai contorni, ricorda Chester Brown e Crumb, fumettista che ha legato più di una volta il proprio nome a Bukowski. Scelta felice che in parte stona con la mezzatinta espressionista utilizzata nell’ultimo capitolo che però ha il pregio di sottolineare l’unione di Charles e Linda e il loro distacco dal mondo esterno.

Sono convinto che Bukowski non fosse solo come ce lo racconta Montelli, anzi, ma sicuramente non era il semplice cinico ubriacone che amava reinventare nei suoi libri.

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