Martin Mystère e Corto Maltese: una comparazione

di Paolo Motta

Da adolescente posso dire di essere stato controcorrente. Infatti tra i miei fumetti favoriti c’erano Corto Maltese, il marinaio giramondo e “Gentiluomo di Fortuna” inventato da Hugo Pratt, e Martin Mystère, l’archeologo, divulgatore scientifico e “Detective dell’Impossibile” creato da Alfredo Castelli. Purtroppo notavo che tra i miei coetanei quasi nessuno condivideva questa mia passione: persino tra chi leggeva fumetti, Martin e Corto non erano molto considerati. In genere il giudizio era “troppo intellettuali” oppure “troppo logorroici”. Per me questo non era un problema, anzi mi sembrava chiaro che, vivendo avventura complesse e poco lineari, i due personaggi avessero bisogno di più dialoghi. Non si trattava certo del bisogno coatto di far parlare i personaggi del più e del meno, divenuto di moda dopo l’avvento di un certo cinema pulp.

Forse per le generazioni che non hanno vissuto il momento in cui Corto (nel ’67) e Martin Mystére (nell’82) è difficile comprendere quale innovazione hanno apportato al fumetto italiano. Già un elemento innovativo che accomuna i due character è che i loro rispettivi autori si consideravano dei “biografi”. Ci si comportava in pratica come se si stesse raccontando la vita di una persona realmente vissuta. Non a caso entrambi sono delle serie in progress, ossia dove i protagonisti accusano lo scorrere del tempo, anche se più lentamente di quanto accadrebbe ad una persona reale.

Per chi ancora non li conoscesse, andiamo a vedere nei particolari le vicende di questi due personaggi. Corto Maltese nasce alla Valletta il 10 luglio 1887 da una gitana, originaria di Gibilterra, e da un marinaio della Cornovaglia, discendente da una strega dell’Isola di Man. La madre affida l’educazione del giovane Corto al rabbino ebreo, Ezra Toledano, che lo inizia subito ai segreti della Cabala. Sembra, tuttavia, che i suoi studi siano durati veramente pochissimo, poiché si imbarca come mozzo a soli sette anni. Ben presto Corto lascia le normali rotte commerciali per darsi alla pirateria e ai traffici illeciti Le sue avventure lo portano nelle isole del Pacifico, in Sud America, in Irlanda ed ancora in Somalia, Etiopia, Yemen, Grecia, Turchia, Armenia, Svizzera ed infine a Mu, un continente perduto identificato con la mitica Atlantide.

Martin Mystère nasce invece il 26 giugno 1942 a New York, dove tuttora risiede in Washington Mews, in una casa di proprietà della New York University. I suoi genitori muoiono, lasciandogli una discreta fortuna che il giovane Martin, spinto da una natura fortemente curiosa, decide di investire negli studi: si laurea così in archeologia ad Harvard, in cibernetica al Massachusset Institute of Technology, in antropologia alla Sorbona di Parigi, e in belle arti a Firenze. Ancora giovane, Martin partecipa a una spedizione scientifica in Asia, al fianco dell’amico Serghej Orloff, un apolide conosciuto durante i suoi studi. I due incontrano un maestro spirituale di nome Kut Humi proveniente dalla città sotterranea di Agarthi che li mette a conoscenza di segreti inerenti alle civiltà perdute di Atlantide e Mu (stavolta non sono la stessa cosa), due imperi tecnologici che si annientarono a vicenda in seguito ad un lunghissimo conflitto. Kut Humi fornisce a ognuno dei due archeologi un’arma a raggi proveniente da Mu. Le vie di Mystère e di Orloff si separano quando quest’ultimo usa la sua arma per uccidere. Oggi il professor Mystère insegna alla New York University, scrive libri e conduce una trasmissione televisiva di divulgazione scientifica, I Misteri di Mystère. Parallelamente si occupa di risolvere tutti quegli enigmi di cui la scienza ufficiale rifiuta d’occuparsi: dal Triangolo delle Bermuda, ai dischi volanti, dal Santo Graal alla parapsicologia, alle linee di Nazca, al Necronomicon, ecc. Purtroppo le scoperte di Martin in questo ambito vengono spesso insabbiate dagli Uomini in Nero, una setta di antichissime origini che controlla i centri del potere politico ed economico.

Subito salta all’occhio che sia Martin che Corto sono due iniziati. Nello loro avventure non mancano riferimenti all’esotorismo, specie a quello di stampo ottocentesco rappresentato da società iniziatiche come Golden Dawn, Teosofia e Antroposofia. Gruppi questi che spesso fantasticavano su descrizioni di ipotetiche civiltà scomparse, quali Atlantide, Lemuria, Mu, Iperborea, Agarthi, ecc. Si tratta di un’ispirazione dichiarata, poiché Corto si trova affiancato in alcune storie di un professore di nome Jeremiah Steiner che ricalca il fondatore dell’Antroposofia, Rudolf Steiner, mentre il maestro Kut Humi incontrato da Martin Mystère porta lo stesso nome della guida spirituale avuta dalla madre della Teosofia, Helena Blavatsky. Inoltre ci sono gli Uomini In Nero, che pur essendo ripresi dalle teorie del complotto alieno, qui sono descritti come una sorta di loggia massonica. Entrambi poi incontrano sul loro cammino personaggi storici, realmente esistiti, anche se a volte mediati da suggestioni letterarie. Nonostante ciò, il genere dei due fumetti è molto distante: Corto Maltese è un lungo e articolato romanzo storico, mentre Martin Mystére una docu-fiction venata di avventura e di indagine.

Certamente Corto e Martin si differenziano già per la loro stessa destinazione editoriale: il marinaio di Hugo Pratt nasce per essere pubblicato su riviste contenitore (Sgt. Kirk, il Corriere dei Piccoli, la testata francese Pif ed infine la rivista a lui intitolata, Corto Maltese della Milano Libri); l’archeologo di Castelli, invece, viene pubblicato da Sergio Bonelli nei consueti albi monografici di 100 tavole con uscita mensile, nonostante sia passato ultimamente ad un formato più grande e di scadenza bimestrale. Corto Maltese si può permettere di variare i suoi comprimari: oltre al già citato professor Steiner, vediamo di volta in volta comparire al suo fianco Capitan Rasputin, un disertore della marina russa, ispirato all’omonimo monaco pazzo, la strega brasiliana Bocca Dorata, l’avventuriera e femminista ante litteram, Venexiana Stevenson, il ricco ebreo ossessionato dall’El Dorado, Levi Colombia.

Martin Mystère, al contrario, è sempre affiancato dall’assistente Java, un ominide preistorico sopravvissuto all’estinzione con la sua tribù, e la dinamica Diana Lombard, prima sua fidanzata e ora moglie. Negli special estivi, che costituiscono una sorta di serie parallela a quella regolare, non mancano le comparse di Angie, una svampita spogliarellista vagamente simile a Marylin Monroe, i due negromanti pasticcioni John Dee e Edward Kelly ed infine Chis Tower, il comandante di “Altrove”, una base segreta americana in cui si studiano parapsicologia, magia e ufologia.

Inoltre bisogna aggiungere che mentre Corto Maltese è stato essenzialmente opera del solo Pratt, tutt’al più con qualche collaborazione del suo allievo, Lele Vianello. Martin Mystère, essendo un fumetto seriale è passato per le mani più sceneggiatori e disegnatori, anche se le prime storie erano quasi sempre opera Alfredo Castelli per i testi e di Giancarlo Alessandrini per i disegni. In particolare Alessandrini, esattamente come Pratt, è un artista che si è mosso sempre più verso un tratto essenziale ispirato alla linea chiara francese. Però si può anche notare come tanto il Maestro di Malamocco, quanto Castelli e Alessandrini fossero già artisti affermati, quando crearono i loro personaggi di maggior successo. Pratt aveva già realizzato durante la sua permanenza in Argentina, fumetti di grande rilievo su testi del grande Hector G. Oesterheld. Come Sergente Kirk, Erine Pike e Ticonderoga Slim; Castelli aveva contribuito a portare in Italia ben tre generi, ossia l’orrore (il mensile Horror della Sansoni), la parodia (Tilt) e il racconto storico-giornalistico (le molte storie scritte per il Corriere dei Ragazzi), senza contare il successo internazionale avuto con Gli Aristocratici, una banda di ladri gentiluomini, disegnata da Ferdinando Tacconi. Alessandrini aveva lavorato per il Corriere dei Ragazzi, il Giornalino e il bonelliano Ken Parker con ottimi risultati, avendo a disposizione testi di autori del calibro di Mino Milani, Claudio Nizzi, Giancarlo Berardi, Tiziano Sclavi, oltre allo stesso Castelli.

Il marinaio maltese ha in pratica fatto scuola per tutto il fumetto successivo, tanto che si dice spesso che è stato Pratt ad introdurre al percezione del tempo nelle nuvole parlanti, dilatando le scene di dialogo e invece rendendo veloci e “cinematografiche” quelle d’azione. Inoltre Corto Maltese era un personaggio sfaccettato, all’apparenza cinico ma in realtà idealista e sognatore. Senza contare che nei fumetti di Pratt si è cominciato a dare anche le donne e i villain hanno un loro spessore psicologico.

Il Detective dell’Impossibile è anche lui una figura complessa: colto, riflessivo, curioso, in certi momenti un po’ egocentrico, ma in realtà è sempre pronto a mettersi in gioco per gli altri. Laddove Corto sembra volersi tener fuori dalle questioni che non lo riguardano, Martin pare quasi attendere di venire coinvolto. Tuttavia se il personaggio di Pratt è stato l’esempio per tutto il fumetto mondiale, l’eroe di Castelli ha più semplicemente contribuito alla maturazione del fumetto popolare italiano: dopo di lui si è cercato sempre più di dotare di realismo anche le storie fantastiche e fantascientifiche. Tuttavia questa commistione di reale e irreale col tempo è diventata un’arma a doppio taglio. Al momento le edicole si trovano invase da albi all’apparenza dedicati al mistero e al paranormale ma che poi si rivelano dei più convenzionali gialli-action di derivazione televisiva, al massimo con l’apparizione di qualche mostro o alieno qua e là. Noi cresciuti con grandi personaggi e grandi storie non possiamo evitare di sperare l’arrivo di un nuovo innovatore del fumetto, come lo sono stati Pratt, Castelli e Alessandrini.

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6 risposte a “Martin Mystère e Corto Maltese: una comparazione

  1. Anche se mi sfugge il fine (non che debba essercene per forza uno, quando si parla di amore per i fumetti), apprezzo molto la comparazione. Questi due personaggi sono i miei “preferiti” da parecchio tempo e ancora oggi. Per un pugno di buoni motivi. E in effetti sarebbe stato carino se una volta, da qualche parte, si fossero incontrati.

  2. Per Luigi: diciamo che mi sono lasciato trasportare dalle emozioni. Non c’è un motivo particolare per questo articolo.

  3. Sarò pignolo, ma Corto Maltese non si è imbarcato a diciassette anni, anzichè a sette? Magari mi sbaglio io. Bel pezzo, comunque.

  4. Bell’articolo. Apprezzo molto le comparazioni, perché si pongono il problema di chiedersi “cosa nasce da cosa”.
    Concordo conte, nel dire che Pratt ha fatto scuola, anzi penso che, senza Corto Maltese, forse non sarebbe esistito neppure il Buon Vecchio Zio Martyn.
    Pratt è partito dal fumetto d’avventura americano (più volte ha citato e documentato il suo debito verso Milton Caniff) e vi ha aggiunto i suoi interessi culturali (e le sue stesse esperienze di “gentiluomo d’avventura”?). Ma anche le sue esperienze sudamericani e francesi, non sono marginali.
    Forse questo ha dato il via al fumetto d’avventura all’italiana.
    A questo “genere”, in molti si sono ispirati (forse che no, anche Mr No) ma, la conditio sine qua non è quella di avere un background culturale, fatto anche di letture personali, di un certo spessore. Castelli ce l’ha, come anche tu hai sottolineato (aggiungerei al suo cv anche la brillante direzione di Eureka, con Silver, ed il proto-Martyn Mystére: Allan Quarterman.

    In questo senso, prima ancora che i loro personaggi, come hai giustamente sottolineato, forse gli stessi Pratt e Castelli, sono due “Iniziati” (Pratt forse anche in senso non figurato: ha affermato più volte che la sua famiglia fosse vicina alla massoneria veneziana ed ha spesso dimostrato una certa erudizione sull’argomento), nel senso di Iniziati alla Cultura che, a loro volta, hanno iniziato i loro lettori, alla possibilità che il fumetto “popolare” (definizione che non mi piace e di cui ci fregiamo solo in Italia) potesse rivolgersi anche ad un pubblico con un titolo di studio superiore alla licenza media.
    Perché, il “botto” di vendite che Martyn Mystére fece nel 1982 (e successivamente, nel 1986 Dylan Dog e Nathan Never nel 1991) fu, a mio avviso, dovuto all’aver finalmente realizzato che, il livello di istruzione degli Italiani, dal Dopoguerra ad allora era cresciuto, e che non era scandaloso parlare di archeologia, storia o di riferimenti reali in un fumetto (né, in seguito, fare citazioni di romanzi e film horror o di romanzi di fantascienza).
    E forse, tutto questo, lo dobbiamo al Maestro di Malamocco.

  5. A proposito del percorso iniziatico di Hugo Pratt è in ancora in corso presso il Musée de la Franc-Maçonnerie parigino una mostra dedicata all’argomento. http://www.museefm.org/ L’esposizione percorre in ordine cronologico l’opera del Maestro cercando di portare alla luce riferimenti più o meno noti sino al “testamento” di Wheeling, dove viene raffigurata la cerimonia d’iniziazione al grado di Maestro Segreto…Se qualcuno passasse da Parigi non perdesse l’occasione: io l’ho trovata molto interessante, soprattutto perché ci sono decine di originali prattiani…

  6. X livius: condivido la tua riflessione.
    X Tonio grazie della segnalazione.
    X Massimo: è stato un mio lapsus nello scrivere.

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