Retromania #2: Rio di Doug Wildey

di Andrea Queirolo

La rubrica incentrata sulle ristampe che stanno invadendo il mercato del fumetto, alla costante ricerca di tesori dimenticati e autori da rivalutare.
Qua tutte le puntate.

Non so quanti italiani appassionati di fumetto conoscono il nome di Doug Wildey. Io stesso lo avevo sentito nominare solamente di straforo leggendo un paio di articoli sullo Steve Canyon di Milton Caniff, per il quale Wildey ha prestato le sue matite come ghost e assistente.

Ora che mi ritrovo in mano QUESTO stupendo volume che raccoglie l’intera saga di Rio, l’ultima delle sue creature, cullata fino alla morte avvenuta a 72 anni nel 1994 lontano dal quel mondo commerciale che aveva contribuito a far nascere, mi rendo conto di quello che mi ero perso.

Ecco una veloce infarinatura non troppo approfondita per lasciarvi la curiosità di documentarvi.

La carriera di Wildey nel mondo del fumetto cominciò alla fine degli anni ’40. Lavorò per tutti gli editori del periodo ad eccezione della EC, spaziando per molti generi ma dedicandosi prevalentemente a quei fumetti western che all’epoca, in America, andavano tanto di moda. Fra questi, uno dei lavori più ricordati è Outlaw Kid, che disegnò dal 1954 al 1957.

Widley, vignetta da The Outlaw Kid #10, marzo 1956

Dal 1959 passò a occuparsi della striscia di lungo corso The Saint, ma la sua svolta più grande la effettua un paio di anni dopo. Nel 1962 infatti cominciò a lavorare sotto la direzione di Alex Toth per lo studio di animazione Cambria Productions e nel 1964, in maniera alquanto rocambolesca (approfondirò in separata sede), riuscì a ottenere un lavoro per Hanna-Barbera dal quale creò il personaggio che lo rese – troppo poco, in realtà – famoso al grande pubblico: Jonny Quest (di cui disegnò anche una serie a fumetti negli anni ’80).

Jonny Quest #1, 1986by Doug Wildey

Dalla fine degli anni ’60 e per tutti gli anni ’80, Wildey farà poche sporadiche comparse fra le pagine degli albi a fumetti. Solo fra il 1972 e il 1975 si dedicherà interamente alla striscia giornaliera Ambler, di sua creazione.

Negli ultimi dieci anni di vita si concentrò prevalentemente su Rio, personaggio western da lui ideato e pubblicato dalla Eclipse Comics prima e dalla Dark Horse dopo. Ora l’intera saga è stata collezionata interamente in uno splendido volume dalla IDW, che lo confeziona in linea con gli standard delle sue artist’s edition: grosso formato e scansioni delle tavole originali direttamente dagli archivi dell’autore.

Pagina da Rio, Eclipse Monthly #10, by Doug Wildey

Leggendo queste storie si nota come Wildey fosse un grande storyteller e come, pur sfiorando un tratto quasi fotografico, specie nei volti, riuscisse a mantenere le figure dinamiche.
Quello che mi ha stupito di più è il fatto che Wildey era completamente autodidatta. Aveva imparato a disegnare semplicemente imitando Caniff e Hogarth, ma se il primo si vede soprattutto nei lavori della giovinezza, il secondo viene fuori prepotentemente nella maturità, mischiandosi in maniera molto strana all’impressionismo di Noel Sickles.

Dato il lasso temporale fra una storia e l’altra, lo stile di disegno è estremamente diversificato e complesso. Abbiamo tavole con un mix di colori a olio, pennarelli, chine e acrilici. Le ombreggiature vengono fatte a volte con il cross hatching altre coi retini. Inoltre, questa edizione ci consente di vedere quanto fosse sicuro il tratto di Wildey. Ci sono, infatti, pochissime sbianchettate e alcune tavole riprodotte in bianco e nero restituiscono magnificamente i minuziosi particolari del segno dell’autore.

Le storie di Rio sono un western di stampo classico dal grande rispetto storiografico. Leggenda vuole, infatti, che Wildey abbia creato Rio proprio per ovviare a tutti gli errori storici presenti nelle vecchie sceneggiature western che ha disegnato per gran parte della sua vita.

Le 272 pagine della saga di Rio ci regalano un grande autore che merita di essere ricordato, ma soprattutto scoperto. Affrontatelo.

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3 risposte a “Retromania #2: Rio di Doug Wildey

  1. Di Johnny Quest ho un vago ricordo.

  2. Stupendo, non conoscevo Doug Wildey.
    Grazie per la segnalazione.

  3. Pingback: Rio (1983) | Fumetti Etruschi

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