Clowes e il dare le spalle

di Andrea Queirolo

Si dice spesso che i personaggi di Clowes siano frustrati, isolati, alienati, alla ricerca di se stessi o nel peggiore dei casi dell’abbandono. Queste caratteristiche ricorrenti sono, negli anni, diventati un marchio di fabbrica dell’autore. Il che in parte è vero e rispecchia largamente la mentalità e il modo di vedere il mondo di Clowes stesso. Una delle sue capacità più grandi, che lo ha fatto apprezzare dal grande pubblico, è quella di riuscire a trasmettere al lettore sensazioni veritiere e condivisibili mischiate a stati di angoscia e straniamento.

In questo, indubbiamente, Clowes riesce dove la maggior parte dei fumettisti fallisce – ma non solo, questo discorso può essere applicato a qualsiasi tipo di arte, visiva e non.

Nel mio studiare l’opera clowesiana mi sono domandato quale sia la particolarità di questa riuscita così eccellente.

Per capirlo bisogna tener conto che Clowes è uno scrittore di altissimo livello, uno dei migliori nel mondo del fumetto, capace di giocare con le storie e soprattutto con l’interazione fra personaggi. In particolar modo possiamo identificare i dialoghi come il primo punto di forza in cui il lettore si imbatte. Le parole pensate e proferite dai protagonisti sono infatti il cardine attorno al quale ruota la girandola di sensazioni lanciata dall’autore. Secondariamente la trama della storia, sempre velata da un’aurea di imprevedibilità, svolge un ruolo altrettanto rilevante. Infine le azioni dei personaggi e il loro modo di comportarsi colpiscono l’occhio del fruitore filtrando le emozioni messe in gioco.

Quello che ho appena detto non è per niente una rivelazione, ma l’abc del fumetto: la relazione fra trama, dialoghi e disegno. Clowes ci riesce meglio di altri per una serie di motivi che vanno dal talento al modus operandi (da discutere in separata sede), ma il discorso non si esaurisce qui. Lo straniamento, la frustrazione, la paura, la solitudine arrivano più forti perché i protagonisti stessi vengono isolati all’occhio del lettore. Non è una cosa di cui ci si accorge subito, ma nei fumetti di Clowes c’è un’altissima percentuale di personaggi disegnati di spalle, spesso in lontananza o mentre camminano da soli.

Questi sono i primi esempi che ho trovato su Google. Provate a rileggere i lavori di Clowes facendo caso a quante raffigurazione di spalle ci sono e poi provate a compararle con il lavoro di un qualsiasi altro fumettista.

E’ un metodo indubbiamente anticonvenzionale, ma perfettamente funzionale al lavoro di Clowes. Infatti, nascondendo il volto del personaggio si nasconde anche la propria identità; inquadrando la sua sagoma in lontananza lo si estranea ancora di più; facendolo camminare per orizzonti di strade deserte si aumenta la sua impotenza e così via…

In definitiva, questo piccolo e insolito escamotage, che a modo suo scardina le convenzioni classiche del fumetto, amplifica tutte le sensazioni che Clowes vuol trasmettere diventando un altro trucco infilato in una borsa di per se già abbastanza pesante.

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4 risposte a “Clowes e il dare le spalle

  1. I punti di forza dei lavori di Clowes sono principalmente due, a mio parere: la scrittura solida e la capacità eccellente di modulare in chiave emotiva il linguaggio per immagini del disegno. La peculiarità di Clowes è appunto possedere queste due componenti insieme che sono assai rare da trovare negli autori di fumetti che lavorano da soli. Per fare un esempio le storie di Alack Sinner posseggono analoghe caratteristiche di linguaggio, ma in quel caso abbiamo due autori (Carlos Sampayo ai testi e Jose Munoz ai disegni.)

  2. Clowes è un voyeur…

  3. Pingback: Steve Ditko e quella grande influenza su Clowes | Conversazioni sul Fumetto

  4. Pingback: #CineBit: Ghost World (2001) — Semplicemente scomparire – CinePhilo

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