Due parole su Il Male

di Akab

Una conversazione fra Akab e Roberto La Forgia su Il Male (di Vauro e Vincino) e altre cose.

Akab: La prima questione così a brucia pelo è questa: cosa ne pensi della satira in generale? e nello specifico arrivati ormai quasi a 30 uscite cosa ne pensi di questo nuovo corso del male a cui anche noi due diamo il nostro (più tu che io) contributo ?

Roberto La Forgia: Penso molte cose a proposito della satira in generale. Non credo di riuscire a sintetizzare qui tutto. Mi piace sia la satira colta che quella volgare, quella sottile e quella diretta. Non faccio grandi distinzioni di forma, purché quel che è scritto, disegnato o recitato sia fatto con classe. Anche la volgarità, nella satira, come nella comicità, può dire qualcosa di spessore. E’ una tesi difficile da sostenere perché al termine “volgare” si tende ad associare automaticamente il termine “banale”.

Ciprì & Maresco hanno raccontato l’Italia degli ultimi venti anni a suon di rutti e scoregge e il loro resta il ritratto più vero e stilisticamente più raffinato che sia stato fatto sul nostro Paese. Poi penso alla satira colta e non mi viene in mente nessun esempio forte, al pari di Ciprì & Maresco.

Il Male di Vauro e Vincino lo vivo di settimana in settimana come un’occasione per dire la mia. Penso sia un privilegio avere uno spazio settimanale per condividere con un pubblico quello che vedo e che penso durante la settimana. Devo dire che la redazione mi lascia completamente libero, sia nei contenuti che nella forma. Questo mi permette di poter improvvisare e sperimentare cose nuove (per me) e andare in modo convinto verso quello che voglio dire (che spesso non lo so neanche io) senza pormi troppi problemi tipo “me la pubblicheranno?”. Questa cosa mi da molto sollievo. Da lettore, vorrei sapere che la rivista che ho tra le mani sia stata fatta da persone che hanno usato la propria testa per concentrarsi e perfezionare il loro messaggio, piuttosto che per preoccupazioni circa la pubblicabilità o meno di quello che fanno.

Akab: Si. Il metodo anarcoide alla base del Male ha colpito (e sorpreso) molto anche me. Si può dire che sia letteralmente un giornale fatto dagli autori. La parte della redazione sta proprio nella scelta di cosa mettere e cosa non mettere. Fin ad ora ti è capitato di vedere alcune tue storie non pubblicate? secondo te che criterio c’è alla base? ne parlavo tempo fa con MP5 e ad esempio anche lei (come me) ha notato che le illustrazioni che sono meno attinenti alla stretta attualità tendono a non inserirle, e questo mi porta ad un altra questione importante, sei uno che segue molto l’informazione? (te lo chiedo perché io ad esempio non sapevo nemmeno avessero votato per le comunali qualche giorno fa..)

Roberto La Forgia: Le mie storie non assecondano mai la cronaca politica in corso. Alle prime uscite ho provato a fare qualcosa in questo senso e ho anche ricevuto dei feedback positivi ed entusiastici. Ma poi mi sono fatto una domanda: chi sono i lettori del Male? I lettori del Male sono persone di sinistra o non votanti, probabilmente in media più grandi di me (io ho 28 anni) e dunque, a che serve spiegare loro che Berlusconi è un ladro? Mi sono messo nei panni di mio padre, attivo politicamente da una vita, che legge un giornale fatto di trentenni che gli chiedono tre euro per sentirsi dire cose a cui lui stesso c’è già arrivato quando noi non eravamo ancora nati. Così adesso sto provando a scrivere storie sulla mia generazione. Magari sono meno divertenti ma raccontano di più. Qualche padre mi ha scritto preoccupato quando ho pubblicato “Francesca” la storia di una ragazzina che si fa drogare e scopare da un quarantenne e quando ne prende coscienza, il giorno dopo, è eccitata dall’idea di aver fatto sesso con un “tipo figo”. Ad ogni modo seguo l’informazione, quando l’informazione c’è.

Akab: Parole sante. per quanto mi riguarda non riesco a dedicare il mio tempo\odio verso dei politici\pupazzi, preferisco satireggiare la gente, me incluso, che poi sono anche gli autori che preferisco.
Ti va di farmi alcuni nomi di autori satirici su carta che apprezzi? (di tutti i tempi e di tutti i luoghi)

Roberto La Forgia: Vincino, Altan, Quino sono i primi che mi vengono in mente.

Akab: A cosa ti serve l’umorismo nella tua quotidianità?

Roberto La Forgia: Penso che nell’arco di una giornata possa riuscire a dire una quantità infinita di idiozie, specie se mal accompagnato. Non saprei rispondere alla tua domanda. In realtà non è che io mi serva dell’umorismo. Lo vivo con naturalezza. Una cosa è certa, quando rido mi sento più forte e più sveglio.

Akab: Una volta abbiamo passato un capodanno insieme e la cosa che ricordo più chiaramente è di essere tornato a casa frastornato dalle continue risate. E anche sorpreso per la qualità e quantità delle stesse. Insomma mi pare che ridere sia tra i tuoi sport preferiti.. ma leggevo questi giorni del tuo primo libro a fumetti “Il signore dei colori” e mi pare di intuire che tratti (anche?) di pedofilia. ti va di parlarmene? come è stato lavorare su una storia così lunga e un tema così delicato?

Roberto La Forgia: È stato un percorso piuttosto lungo con tanti momenti di blocco. Nel 2008 stavo scrivendo dei racconti brevi con protagonisti tra l’infanzia e l’adolescenza e nel frattempo ascoltavo la radio, leggevo i giornali e guardavo i tg. Mi aveva colpito una cosa: i bambini sono raccontati dai media solo in quanto vittime di abusi e questo limita fortemente il loro ruolo sociale. Così l’ho avvertita come una responsabilità quella di affrontare lo stesso tema spinoso e difficile ma con toni diversi, con uno sguardo più attento alle sottili dinamiche che possono crearsi in queste situazioni.

Akab: Alla fine di questa esperienza quali pensi siano le specifiche del linguaggio fumetto che ti hanno fatto preferire questo media ad’altri?
(tra parentesi. l’ultimo numero del Male secondo me è proprio buono)

Roberto La Forgia: Non so. Non preferisco il fumetto ad altri linguaggi. Ci sono suggestioni che prendono forma e maturano e mi si chiariscono lavorandoci con il fumetto. Altre che si completano anche soltanto ragionando o parlando con qualcuno. Probabilmente se non facessi fumetti sarei una persona peggiore e sicuramente più superficiale.

Akab: Ottimo. Per me questa è una fantastica chiusura.

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