Come risolvere tutti i problemi del fumetto in Italia #2 – Perché nessuno legge fumetti

di Giorgio Trinchero

Nuova puntata della rubrica Come risolvere tutti i problemi del fumetto in Italia di Giorgio Trinchero. 

Parafrasando “I soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria” direi che i dati statistici non fanno la verità, figuriamoci le impressioni personali.

Manca uno studio sistematico e organico del mercato. Manca dio mio se manca. Se esiste, è conservato in una cripta sotto il commissariato di Topolinia, sorvegliato da un clone di Superman, tenuto sotto controllo con uno spray alla kriptonite da un clone di Batman, irretito da un clone di Jessica Rabbit¹.

Non ci sono dati affidabili su nessun parametro. Tirature, vendite, catalogazione per genere, per distribuzione, valore complessivo del mercato. Niente. Anche quando qualcosa trapela, per disperazione di editori in fallimento o per euforia di autori autoprodottisi, è impossibile valutare quelle cifre, perché non c’è una normalità alla quale rapportarsi.²
Dati episodici, classifiche senza il periodo di riferimento, tirature senza vendite, vendite senza fonte: numeri che dovrebbero essere alla base di ogni considerazione sul mercato, e nessuno sa. Tranne Basettoni.

Eppure tutti hanno ricette per vendere di più, guadagnare il doppio, decuplicare i lettori, vendere cose più belle. Anche io ne ho. La mia ricetta è fare il fumetto meglio che puoi e regalarlo a più persone possibili. Continuare così per qualche anno, poi vendere cose che non c’entrano niente – corsi, tirature limitatissime su marmo, spettacoli di cabaret – a prezzi assurdi. È un progetto a medio/lungo termine, poi se funziona ve lo dico.
Intanto che aspetto i soldi, mi piacerebbe che si incominciasse anche noi, amici del fumetto, a considerare il metodo scientifico. Induttivo, deduttivo, non siamo ancora al punto di poter fare della filosofia, sarebbe già grasso che cola avere almeno dei dati su cui discutere, o delle ipotesi di acquisizione di dati. Non preoccupatevi per le nostre polemiche: i dati poi vanno interpretati, anche sulle statistiche litigheremo, solo potremo farlo riguardo a qualcosa e non contro qualcuno.

Visto che dati non ce ne sono, procedo con le percezioni. Esiste gente che non ha il profilo Facebook. Tra queste un campione un po’ più piccolo ha meno di 30 anni, un altissimo grado di istruzione, lentiggini. Una in particolare, che non leggeva fumetti fino a un mese fa, si è divorata due volumi di Sin City, poi Tre Ombre, ora sta leggendo V per Vendetta ed è entusiasta nell’aprire From Hell. Entusiasta. Lei è l’ultima di un po’ di amiche, amici, amici di amici di amiche³ che, incuriositi dal medium e spazzati via con una chiacchierata un po’ di pregiudizi, sono diventati lettori di fumetti. Certo, non è che da un giorno all’altro si sono fatti la casella in fumetteria, ma ora prendono in considerazione i reparti dedicati nelle librerie.

In Italia, andando a spanne, ci sono 6 milioni e mezzo di persone che hanno tra i 20 e i 29 anni. Non so perché sento che possiamo convincerne 1 su 20. Io non esco neanche tanto di casa, qualcun’altro lo posso acchiappare, ma forse dobbiamo pensare a qualcosa di più sistematico.

C’è poi tutta una generazione cresciuta con le riviste che ha ricordi epifanici dei capolavori argentini. Hanno smesso di leggere fumetti con il sopraggiungere dell’età adulta, forse perché molti di loro lavorano uno sbotto, e hanno perso l’abitudine di cercare la bellezza nelle edicole, o sono solo un po’ stanchi. Secondo me ora hanno l’età giusta per ricominciare a leggere, si avvicina la pensione – e vai con le battute sulla pensione che non arriverà mai – comunque sia, dovranno allentare un po’ i ritmi per non lasciarci le penne, e hanno i soldi per comprare la ristampa dell’Eternauta. Il problema è che non sanno cos’è una fumetteria e non entrano in libreria. Ma gli piacciono le cose tecnologiche, ah se gli piacciono. Pensiamoci.

Poi c’è Ritorno alla Terra, che fa ridere di gusto le donne di mezza età. Almeno due. Ridere e volerne ancora, non so se rendo l’idea. Signore ginniche, giovanili ma non giovanilistiche, madri di famiglia che lavorano. Qualche esperto del marketing potrebbe considerarle target del Larcenet geek? La vita è più complessa di una tabella nutrizionale.

E ancora, tutti questi ragazzini che leggono manga, alla volte mi sembra che facciamo finta che non esistano: un sacco di gente che conosce il mezzo e ha dimestichezza con le fumetterie. Cresceranno, e se non stiamo attenti li perderemo come abbiamo perso quelli che leggevano Skorpio.
C’è anche il campione piccolo, ma probabilmente molto significativo in quanto a spese, del lettore duro. Quello che legge tutto. Che si legge l’Ulisse di Joyce, e prima un libro che ti spiega come leggerlo. Che legge più di me, per dire. Se quello lì putacaso apre Asterios Polyp, strippa. Se beccassimo quei campioni, sono pochi, ma regazz, ognuno legge e compra libri con la forza di 100 leoni.

Siamo convinti che le persone che hanno condiviso con noi alcune esperienze, in particolare nell’adolescenza, siano le persone giuste con cui condividere le nostre passioni. L’esperienza poi ci insegna che spesso gli amici con cui giocavi a calcetto non sono interessati allo sport in generale, e tu puoi convincerli una volta a venire con te a fare una partita di hockey su prato, ma probabilmente poi loro continueranno a giocare a calcetto. Ecco, mi sembra che noi lettori forti, autori, appassionati, addetti ai lavori vari, diamo per scontato che chi ha condiviso durante l’adolescenza le nostre passioni, ora siano le persone più adatte per godere del Buddha di Tezuka. Magari un volume lo leggeranno, ma dopo probabilmente torneranno a Magico Vento.
Ci sono la fuori un sacco di persone che non hanno condiviso con noi un’adolescenza di fumetti. Questo non gli impedisce di apprezzare Città di Vetro. Anzi, se non leggevano fumetti a scuola, magari studiavano, per cui possono cogliere più riferimenti di me.

Nei discorsi, nei post, negli occhi dei colleghi, implicita sento questa domanda: “perché nessuno legge fumetti?” solitamente accompagnata da gesti di stizza o piagnucolii vittimistici. Credo che la domanda sia sbagliata, chiediamoci invece perché dovrebbero leggerli, e ancora meglio interroghiamoci su “quale fumetto dovrebbe leggere Mario?” e poi prestiamoglielo. Ma per farlo con successo dobbiamo trascendere l’amore che nutriamo per il mezzo. A me piaciono da matti Mumin e Krazy Kat, ma non posso pretendere che mandino in visibilio un ingegnere gestionale con la passione per il giornalismo. Conto molto su Joe Sacco.

Questo era un pezzo basato su impressioni personali che riguarda il mercato. Un articolo come tanti, ma, incredibile signori, le mie conclusioni sono positive. Centinaia di migliaia di lettori potenziali, intelligenti, acculturati, che se agganciati con un paio di volumi giusti – per loro – possono diventare lettori di fumetti assidui. Ma che comunque non frequenteranno né questo né altri siti da squatter⁶ come noi. E giustamente. Questo insoddisfatto bisogno di considerazione che ci portiamo dentro ci fa fare cose stupide, fratelli miei. Il mondo è pieno, pieno zeppo, stipato di gente che vuole leggere fumetti, buoni fumetti, e noi ci azzuffiamo per spartirci i lettori dei blog.
Dobbiamo inventarci qualcos’altro. Io ho un paio di idee, ma sono progetti a medio termine, poi se funziona ve lo dico.

1. Non mi ricordo più cosa dovevo scrivere qui, ma ormai avevo messo la nota e non avevo voglia di rinumerare tutto.
2. Gli unici dati di vendita sono quelli relativi alla Bonelli, Su Fumettologicamente trovate quelli del 2011. Avere solo i dati della Bonelli non serve a quasi niente per un’analisi complessiva del mercato.
3. Prime di tutte le mie vicine di casa, che arrivate da un infanzia di Mafalda e Topolino hanno riscoperto in quest’ultimo anno il fumetto, con Macanaudo, David B., Koren Shadmi, l’immancabile Tre Ombre e ora se ne vanno per la loro strada a colpi di Yeti, Habibi e Promethea.
4. Magico Vento tanto per dire un fumetto della mia adolescenza, così come non c’è niente di male nel giocare a calcetto, non c’è niente di male nel leggere Magico Vento. Il fatto che io mi senta in dovere di scrivere questa nota forse è segnale del livello di rissosità dell’ambiente, o forse solo sintomo della mia paranoia.
5. Colleghi sono tutte le persone che leggono almeno… boh, 5 fumetti al mese, ma non dello stesso ambito. Cioè, se leggi 5 bonelli non vale, se leggi 5 shonen non vale, se leggi 5 super eroi non vale. Se in un mese leggi John Doe, Naruto, Ratman, Jimmy Corrigan e Alack Sinner, sei un collega.
6. Non uso nerd perché mi sento animato più da uno spirito di resistenza e rivendicazione di spazi che di accumulo di conoscenza e saccenza, e così credo sia per molti altri. Poi, oh, sappiamo un sacco di cose, non è che possiamo far finta di essere ignoranti per non farvi sentire in difetto, capre che non siete altro.

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30 risposte a “Come risolvere tutti i problemi del fumetto in Italia #2 – Perché nessuno legge fumetti

  1. Pingback: Perché nessuno legge fumetti | Mammaiuto

  2. Bell’articolo, però nel testo mancano i numeri delle note dopo il 3 :o)

    Noto con piacere che in ultima analisi (come dicono gli esperti di marchètting) la strategia suggerita è quella che applico da una quindicina d’anni: regalare fumetti!
    Tutti gli amici sanno che, in linea di massima, per il compleanno o per Natale riceveranno un fumetto con dedica, la prima volta normalmente preceduto dalle parole: “Attento che questo non è mica Tex/Nonna Abelarda/Topolino/Superman!” (sia chiaro: a intendere che non si tratta del solito fumetto che magari han letto in gioventù, non che Tex/Nonna Abelarda/ecc siano esempi di cattivo fumetto in assoluto).
    Negli anni, hanno riscosso grande successo:
    – Maus, con quelli che ritengono il fumetto una roba da fessacchiotti se non peggio;
    – Ritorno alla terra, con le donne in generale e con mammà in particolare;
    – Storie dello spazio profondo (sia di Bonvi da solo, che in accoppiata con Cavazzano), con i lettori di bonelliani in generale e con il babbo in particolare;
    – Ratman/Venerdì 12, con gli appassionati di cartoni tipo Simpson;
    – Longshot Comics 1 e 2, con i lettori “forti” e gli amanti dell’arte contemporanea e delle contaminazioni linguistiche;
    – Wilson, con gli amanti del sarcasmo;
    – Topolino Noir, con tutti quelli ai quali non sai cosa regalare;
    – Lo sconosciuto, con gli stessi di cui sopra, se meno inclini al riso.

    Il segreto del proselitismo sta però nella dedica. Io di solito scrivo: “Questo è un capolavoro/ha vinto il Pulitzer/l’autore è stato premiato con la Legion d’Oro/eccetera, quindi se non ti piace è colpa tua che sei una capra.”
    Siccome nessuno vuol essere capra, si applicano nella lettura e scoprono che nei fumetti possono esserci cose che non credevano possibili.

  3. Beato Tonno.
    Io faccio la stessa cosa da decenni e non ne ho agganciato manco uno.
    Forse sbaglio le dediche.

  4. Ma tu insisti: militanza è santo, come dice Scòzzari (che per inciso, riscuote sempre successo se lo regali a un docente di letteratura, purché non bigotto).

  5. massimo galletti

    Esatto, tutto esatto, potrei riscriverlo uguale diverso. ricordarsi di cercare Trinchero in giro.

  6. sono sia lusingato che preoccupato, ha un che di minaccioso… 🙂

  7. Marco Pellitteri

    Complimenti!
    Mi viene in mente un quesito, forse il Trinchero potrà rispondere in una sua prossima puntata in modo più divertente di molti altri: il rapporto reale fra la presenza delle scuole di fumetto e il livello dei fumetti pubblicati. C’è un rapporto di associazione? Una corrispondenza diretta? In altre parole: all’aumentare delle scuole di fumetto migliora il livello artistico dei fumetti pubblicati? Lasciando da parte la questione vendite (occorrerebbe mettere nel mucchio molte altre variabili), esiste una correlazione fra queste due variabili? O è una relazione spuria (o nell’uno o nell’altro senso: cioè più scuole e miglior livello artistico, o più scuole e minor livello artistico)? Una domanda ancor più preliminare dovrebbe però essere: qual è qui la variabile indipendente, cioè quella preesistente? Assumendo a livello metodologico che sia la variabile “scuole di fumetto”, dovremmo cercare di capire se essa incida (cioè se determini un rapporto di causazione vero e proprio) sul livello artistico dei fumetti, e in che senso: lo migliora o lo peggiora? Suggerimenti: prendere un campione rappresentativo (per generi, case editrici e annate) di fumetti, verificare se e quanti fra essi siano scritti/disegnati da autori venuti fuori da scuole di fumetto e annotare il loro livello artistico, i premi vinti, le critiche ricevute. Magari anche le vendite, come variabile dummy…. Credo che, se vogliamo parlare di DATI rispetto ai fumetti, in Italia, visto che quasi nessun editore fornisce le cifre di vendita, almeno possiamo ragionare sul contributo di una interessante e significativa parte del sistema-fumetto, le scuole, per capire se siano utili o meno. Ragionando a latere anche sulle loro diversificate funzioni: possibilità di autoespressione degli studenti senza fini professionali, arrotondamento per gli autori, serbatoio di apprendisti a bottega, calderone di nuovi stili per editori avventurosi ecc.
    Saluti.

  8. Si, dai, male non faranno. Si può obbiettare che non facciano abbastanza bene rispetto a quello che costano, ma anche lì, difficile da determinare in un mondo del lavoro nel quale anche una laurea non è più sicurezza di assunzione. Confesso: ho frequentato la scuola di Firenze. Mi ha permesso di conoscere fior fiore di autori, sia tra gli insegnanti che tra gli studenti. Per quanto non didatticamente ineccepibile, direi che è stata sicuramente un’esperienza positiva. Per dire, i mammaiuti li ho conosciuti tutti li, tranne il Daveti che è scrittore. Probabilmente per come sono strutturate, le scuole sono un aiuto per chi, a prescindere, con lunghi studi autodidatti, diventerebbe un professionista. Chi ha un interesse parziale, o amatoriale, non diventa un buon autore per aver frequentato una scuola. Il fattore volontà è determinante. Ma forse tutte le scuole di ambito artistico sono così. Si può andare a scuola di danza senza dover necessariamente debuttare alla Scala.

  9. Marco Pellitteri

    Non intendevo certo dire che siano inutili! Anzi! Ben vengano sempre. In tutti i campi, una buona formazione didattica/accademica/pratica è sempre pane santo. Il mio discorso era più ampio e riguardava proprio l’effetto artistico delle scuole di fumetto sul fumetto nell’ultimo ventennio.

  10. ah ok… eh, un’ipotesi di ricerca “storica” basata sulla formazione. Complesso.

  11. Reblogged this on disegnidiversi and commented:
    La posta del Cuore #2

  12. 🙂 ho letto l’Ulisse di Joyce, l’ho riletto leggendo prima il libro che ti dice come leggerlo, a natale mi han regalato Asterios Polyp ma per una dinamica esattamente opposta, mi è stato regalato da una persona che non legge fumetti sapendo che io ne leggo e fortunatamente ancora non avevo Asterios, essendo autodidatta mi affido alle librerie dove mi capita di entrare , di solito quella vicino allo studio che tutt’ora non ce l’ha sugli scaffali.
    Bhè Sublime

  13. Esistono! Essi esitono e comprano fumetti!
    Grazie!

  14. posso dire una stupidaggine che mi rotola fuori dalla bocca?
    ma perché chi legge fumetti ha questa ansia terribile di proselitismo?

    Non fraintendetemi, anche io ce l’ho, sono 10 anni che provo a far leggere anche solo i peanuts a mio marito, ma dopo il primo balloon si arrende…
    e anche io mi sento un po’ sola perché beh, davvero, non è che con le amiche o le altre mamme parlo di Clowes aspettando che i bambini escano da scuola (mpfr, mi scappa da ridere al pensiero!)

    però leggo anche un sacco di libri, e non è che mi viene il mal di cuore perché le persone che conosco (e gli italiani) se va bene ne leggono uno l’anno. Proprio per niente.

    La differenza è solo che se mi leggo Copperfield in metropolitana nessuno mi guarda male (odio, forse un po’ sì!), mentre con, chessò, Asterios Polyp già mi sento un sotto accusa? Ma davvero è solo questo?
    Assurgere a medium “rispettabile”?

    p.s. Per inciso, non sono mai riuscita a fare leggere niente a chi non leggeva già prima, sarò negata io.
    Il mio unico adepto è mio figlio maggiore 😉 e con non poche soddisfazioni…
    ci mettiamo davanti alla libreria dei fumetti, gli metto una mano sulla spalla e gli dico “un giorno tutto questo sarà tuo!” e a lui brillano gli occhi.
    Se mi va bene fra qualche anno mi dirà che i fumetti gli fanno cagare, e di crescere. sob.

  15. Marco Pellitteri

    Credo che un buon modo per fare appassionare un bambino a qualcosa sia vietarglielo. Con i fumetti spesso ha funzionato così, per molti bambini, ma anche con i videogiochi, la nutella ecc.

  16. Grande Ruth, finalmente un po’ di lettrici che commentano, invece che sempre i soliti sfigati! (oh ragazzi, scherzo…)

    Non so perché abbiamo quest’ansia. Forse perchè comunque a scuola i libri li vedi, e se non te li fanno odiare, sai che esistono e che possono essere molto belli. Tranne casi limite, chi non legge ha comunque avuto nella sua vita diverse occasioni per leggere e ha “deciso” che non gli piace. (Non c’è mica niente di male, io non sono appassionato di cinema per esempio, vedo pochi film, mi fanno soffrire troppo, è un medium che mi devasta. Non credo che sia una colpa…. lo è?)
    Con i fumetti forse ci sentiamo tutti un po’ più responsabili, a scuola non esistono, in tv non esistono, le occasioni in cui ci si possa accostare ai fumetti passata l’età pimpa/topolino/winx sono pochissime.

    Se posso dare un consiglio, non dare per scontato che i fumetti a larga diffusione, i grandi classici, siano buoni per addescare i non lettori di fumetti. Ho notato che non c’è uno sviluppo lineare nella lettura, in particolare dopo una certa età. Credo che sia più importante l’argomento trattato, nelle prime letture adulte, piuttosto che lo stile grafico/narrativo, per quanto complesso possa essere. Per un amante del noir e meglio Alack Sinner di Calvin&Hobbes. Ma magari il problema è che sei circondata da australopitechi… mi perdoni tuo marito 😉

  17. Ho già preparato il ripiano vietatissimo “almeno fino a che non avrai 35 anni!” dici che funzionerà?

  18. Marco Pellitteri

    Purché non ci siano cose in grado per davvero di traviare. Io lessi a 14 anni le opere del marchese de Sade e la mia vita fu segnata 🙂

  19. Non lo so, so che ormai ho un atteggiamento ambivalente sul piangersi addosso che è ormai imprescindibile da chi legge i fumetti. Da un lato lo condivido e infatti, sigh nessuno ci capisce o ci vuole bene 😉 dall’altro inizia ad innervosirmi sempre di più.

    È proprio sintomo lampante che il fumetto è ancora in piena adolescenza. Questo è esattamente quello che mi fa andare su di giri (quale mezzo ha ancora così tanto terreno vergine davanti?!), anche se ogni tanto mi fa alzare gli occhi al cielo come davanti ad un ragazzino sempre col broncio.

    Non c’è da dimostrare niente a nessuno se non con i fatti. I fumetti belli è un po’ più adulti degli altri ce la fanno a fare una capatina fuori dal ghetto (se in più non sono troppo per “addetti ai lavori”), gli altri no.

    E a proposito di chi si perde certi capolavori, beh sai che ti dico? Ma peggio per lui.
    Consiglio bei fumetti (come bei libri o bei film) a chi voglio bene, ma non certo per il bene del fumetto, no?

    Tra l’altro ho notato che c’è anche un limite “tecnico” in chi non ha mai letto fumetti. Devono imparare l’alfabeto. Si perdono nell’ordine delle vignette, dei balloon, non capiscono alcune rappresentazioni simboliche… Certi fumetti non vanno proprio bene per iniziare perchè finiscono per essere incomprensibili.

    Con mio marito comunque ho provato TUTTO, snoopy era solo un esempio. Il mio massimo successo è stato il primo -sudatissimo- capitolo di watchmen. Ha pure colto un paio di finezze sulle solite simmetrie mooriane ecc.
    Ero commossa. Ma si è fermato lì.

  20. verissima quella cosa dell’alfabetizzazione, qualche anno fà Claudio Nader aveva fatto una lezione di lettura di fumetti per adulti, e la dispensa funzionava, ci ho indottrinato mia madre… adesso lo contatto e gli dico di rimetterla on line da qualche parte.

    Tuo marito è un vero osso duro…

  21. Marco Pellitteri

    Ma ‘sta cosa dell’apostolato dei fumetti io non la capisco… devo dire che molti fumetti fanno di tutto per non farsi leggere. E poi perché dovremmo dire ad altri di leggere fumetti? Certe passioni vengono o non vengono. Al limite certo, si può regalare una volta o due a qualcuno un buon fumetto, ma poi basta. Si rischia di essere a propria volta confinati nella dimensione “l’amico dei fumetti”. Che, comunque la si pensi, non è cosa edificante per la propria reputazione 🙂

  22. nella libreria vicino allo studio hanno cambiato posto ai fumetti, il commesso vedendomi entrare mi ha subito detto: “li abbiamo messi li in fondo”. Già che sa che entro per i fumetti mi ha inquietato, come mi inquieta quando arriva in cassa e scruta i titoli che prendo.
    Mi ha deluso il cambio di posizione da cui mi aspettavo un ampliamento di spazio dedicato ai fumetti e invece….però voglio pensare che se son passati dall’avere solo i peanuts e i varii lupo alberto ad avere anche will eisner e mazzuccheli li nel mini scaffale è un pò merito mio.

  23. Pingback: “Io non faccio graphic novel, io faccio fumetto”. Intervista a Paolo Parisi | Conversazioni sul Fumetto

  24. Siamo proprio animali strani.(e si cara Ruth, pardon ) (rido da solo)) La discussione e’ molto affascinante, almeno quanto deve essere la palla di cacca per il coleottero stercorale, Dal mio punto di (s)vista possiamo vedrela attraverso due occhi, quello buono, dell autocritica, e quello buonista della critica. La critica e’ molto laconica, le persone , anzi no, le genti, (molto piu’ pittoresco) non hanno il callo per le cose belle (categoria”cosa bella” rientra anche il 10 per cento del fumetto editato nel mondo). e sarebbe come vedere Monet e Picasso che vanno in giro a regalare pennelli e portarti alle mostre d arte, roba da venire internati. Abbiamo tutti i mezzi disponibili per poter cercare quello che vogliamo in questo mondo, ma mi affascina questa sorta di altruismo, la sindrome da suor teresa del fumetto , a voler condividere qualcosa che nasce proprio per essere fruito nell intimita’ dei nostri spazi interiori (qualsiasi essi siano). Incredibilmente sembra nascere in tutti i lettori. Virus da carta stampata? Nightmare 9 ? Niki vendola che ti tiene il braccetto varcando l infinito ?…Mouble mouble direbbe Paperino..prima di spararsi in bocca.

    Pensiamoci un attimo , si tratta di vero regalo? Il neofita/intelligente dovrebbe barcamenarsi in fumetteria con il 90 per cento di carta igienica che costa troppo, cercarsi il bello dell editato con circa cent anni di arretrato e farsi spellare vivo da quel simpatico meccanismo chiamato GUADAGNO.. ultimamente (il simpaticone) si fa chiamare con il suo secondo nome LADRARE. Il gioco vale la candela ? se la candela e’ quella del papa , Si altrimenti meglio lasciare perdere. Questo ovviamente se , come in altri paesi,(penso al Giappone ben prima che alla francia ) si vuole considerare il fumetto forma d arte e culturale e non mero intrattenimento. La crisi del fumetto e’ irreversibile..tenuto in vita solo da pochissimi autori appassionati ..e ..come giusto che sia e come in tutte le cose lasciamolo allontanare come l elefante africano in cerca del suo cimitero..
    Il mondo va avanti ..facciamolo anche noi. Le storie, quelli si,,non moriranno mai.

  25. mumble mumble, direbbe paperino.

  26. Lo stanno spiumando? ; /

    Non sei d accordo? Cmq ho un idea che mi pare buona, domani te ne parlo.

  27. Ecco qui’ quello che pensavo. Individuati quelli , che per me , sono i punti chiave dell allontanamento dei casual readers…”supporto” cartaceo in primis..prezzo , confusione editoriale e abnormita’ di titoli. e , anche se tentato non mi dilungo su tante altre cose che avrei voluto dire sul mondo del fumetto.

    Mi metto nei panni del pazzo che entra in fumetteria e chiede un numero dei F.Quattro ( non a caso, perche’ proprio i fumetti marvel sono come numero e arretrati buona parte dei magazzini invenduti delle varie fumetterie)..(in America mi pare che vi e’ una copia digitale omaggio per ogni albo venduto) perche’ non fare , sulla falsa riga delle compagnie (dell anello) telefoniche una serie di abbonamenti…che ne so….abbonamento silver ( non surfer) dai 100 euro alle fumetteria e ti puoi leggere ( e riportare) tutti i fumetti marvel fino al 2000…(esempio buttato li per caso)..cosa succederebbe ..anche solo 20 persone ..2000 euro al mese per la fumetteria e 20 persone che rispamierebbero le costole..in finale si tirerebbe il classico sangue dalle rape ( dove le rape sono miglialia di albi che prenderebbero polvere all infinito)…se il fumetto si vuole salvare nella sua forma cartacea deve cambiare metodo di fruizione..perche’ spellare lo zoccolo duro con edizioni sempre piu’ costose e’ un serpente che si mangia la coda…tutti i nodi vengono sempre al pettine.

  28. non scrivi in maniera particolarmente chiara, scoiattolazzo, e se noti, io non ho mai citato fumetti di supereroi, perché non ne ho quasi mai letti e non ne so niente.

    La mia sindrome da suor teresa del fumetto è dettata dal fatto che occupandomi principalmente di fumetti, ogni volta che conosco qualcuno alla domanda “cosa fai nella vita?” io devo fare un discorso di 40 minuti per spiegare che si faccio fumetti, ma non li disegno, non disegno dylan dog, non ho visto l’ultimo film di capitan america, poi digressione su mercato e percezione del fumetto in Italia, semantica da bar, sorrisi di imbarazzo e alla fine comunque nessuno a capito che cazzo faccio. Poi, se non si sono gia ammazzati di noia, faccio un po’ di battute, gli chiedo due cose e gli presto un fumetto. Ora, io faccio tutto questo perché più lettori ci sono, più possibilità ho di vendergli fumetti. Il mio è il punto di vista dell’autore/editore non interessato in particolare ne all’uomo ragno, ne alle fumetterie, ma al lettore, che secondo me anche se non si legge tutta la produzione marvel ogni mese, vive sereno lo stesso.

  29. Perche’ ti focalizzi su un esempio stupidissimo che ho fatto? se vuoi puoi sostituire i fumetti Marvel con i Cortiloni del cuore o con Magico vento dopo la fagiolata..si puo’ vivere sereni non facendo tante cose..Gli esempi sono fatti appunto per fare un esempio. perche’ non fai una pausa , un attimo solo, dall egocentrismo . La mia era solo un idea pe appetire al casual reader mercati altrimenti troppo onerosi e sterminati. Non capisco..quindi ti poni il problema della diffusione e dello sdogamento culturale del fumetto solo per vendere a qualche allocco e non dover spiegare cosa fai nella vita? ?

  30. esatto, solo che non credo siano allocchi.

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