Sarà capitato anche a voi

di Andrea Queirolo

Daniel Clowes, da “Lloyd Llewelyn”

Giornata libera. “Day off”, come direbbero gli americani.
Mi sveglio in un orario che è troppo tardi per pranzare e troppo presto per uscire. Propendo per il cazzeggio. Faccio un caffè, fumo una sigaretta, apro un paio di pacchi che mi sono arrivati e sfoglio i fumetti freschi di traversata oceanica. Guardo l’ora e decido di farmi una doccia. Mi vesto, fumo una sigaretta e do un’occhiata a un originale di Micheluzzi che tengo appeso al muro di camera mia. Mi accorgo che la cornice è storta. La raddrizzo, prendo il tabacco ed esco chiudendomi la porta di casa alle spalle. Sono in strada e mi accorgo che la città è sorprendentemente arzilla mentre io, giustamente, ho la faccia di uno che è appena sceso dal letto. Diretto al centro, saluto un paio di persone. Parlotto con un mio vecchio amico dell’autobiografia di Agassi. Entrambi condividiamo la passione per il tennis ed entrambi sosteniamo che quello è un gran bel libro. Mi congedo e proseguo, ma vengo subito fermato da un’amica. Va a ritirare il motorino nuovo e decido di accompagnarla. Mentre discorriamo mi domanda cosa combino. Attacco la solita tiritera sul lavoro che finalmente ho di nuovo e poi le accenno a un’intervista che mi hanno fatto riguardo al blog. E’ contenta e mi dice che vuole vederla. Io rimango un po’ stranito, le rispondo che non so se le interessa, che alla fine è una presentazione del blog, che ho parlato di fumetti e che probabilmente ho detto, male, quattro cazzate. Fa spallucce, vuole assolutamente vederla. Da li a quando la saluto, mentre si allontana in sella al suo motorino nuovo, continuo a domandarmi che interesse possa mai avere dato che, sono sicuro, non ha mai letto un fumetto in vita sua. Vado avanti e dopo pochi metri mi ferma un cliente. Mentre parliamo mi racconta che ha appena svuotato la cantina e che ha trovato dei vecchi numeri di Tex appartenenti a suo padre. Mi domanda numi sul possibile valore di quella “cartaccia” – si, testuali parole. Gli rispondo che dipende da tanti fattori e che dovrei almeno darci un’occhiata, ma che se sono tenuti male probabilmente non valgono nulla. Pazienza, mi dice, si toglierà il peso e li butterà via. Faccio finta di niente. Guardo l’ora: sono le diciassette e trenta. Troppo presto per l’aperitivo, troppo tardi per la focaccia. Proseguo e decido di andare a trovare una mia amica che ha una boutique nella via pedonale. Mentre sto per arrivare al negozio vengo fermato da un mio ex collega di lavoro che mi presenta alla sua nuova ragazza e all’amico come, tra le altre cose, esperto di fumetti. Sinceramente non mi aspettavo quest’uscita. I due mi guardano storto, io li guardo strano. Seguono attimi interminabili di silenzio quando infine abbozzo un sorriso, do un paio di pacche sulle spalle e mi dileguo. Arrivo alla boutique e, mentre saluto, l’ennesimo cliente, passando, mi comunica che hanno aperto una fumetteria nella via parallela e sventola in aria la maglietta di Star Wars che ha appena comperato.

Decido di andare a vedere questa fumetteria e m’incammino. Ci arrivo davanti e guardo la vetrina. Wii, Playstation, magliette di Yoda, pupazzi che non conosco e vestiti per cosplayer. Giro i tacchi e me ne vado convincendomi che dev’essere l’ora della birra. Entro al solito pub dove c’è la solita gente. Saluto e mi rendo conto che la birra non la voglio più. Ordino una bicicletta e mi siedo al tavolino a rimirare il mare. Arriva un mio amico che mi propone una partita a freccette. Accetto la sfida, ma prima ordino un’altra bicicletta assicurandomi che il barista non ci metta la soda. Mentre giochiamo Nik mi parla di Walking Dead, di come sia cazzuto, ecc…Io gli rispondo che ho letto i primi due volumi, ma che non mi ha preso molto, forse perché la tematica non è nelle mie corde e anche perché Kirkman non l’ho mai sopportato. Mentre parlo, su tre tiri uno lo mette fuori e con gli atri totalizza sette punti. Si gira e mi guarda dicendomi che lui il fumetto non sapeva manco che esistesse e che si riferiva alla serie televisiva. Gli spiego che quella è tratta dal fumetto e vado avanti con la lezione. Intanto lui aggiusta la mira e mi finisce chiudendo con un doppio due. Mi congratulo e vado alla cassa quando mi suona il cellulare. Mentre pago faccio andare Jonathan Richman per un po’ e poi rispondo. E’ Silvia che è appena arrivata da Torino col treno e mi chiede se la accompagno a mangiare.

Siamo seduti alla “Genovese”, io prendo i pansoti in salsa di noce, lei le troffie al pesto. Le chiedo come vanno le cose nel piemontese. E’ la che studia animazione – una scuola prestigiosa a quanto mi è dato sapere. Finiamo il primo e ordiniamo il secondo: coniglio alla ligure per me, cima per lei. Mentre aspettiamo mi chiede com’era Bologna. Sapeva che andavo al Bilbolbul e mi dice che le sarebbe piaciuto venire anche a lei. Le domando come mai e di tutta risposta mi sento dire che li c’era animazione. Già, è vero mi dico, chissà perché? Poi parte in quarta con un sorriso a trentadue denti, bello in verità, comunicandomi che ha letto un volume, un fumetto o una graphic novel. Una cosa, insomma, di un certo Martin, uno spagnolo. Non sono molto sorpreso dalla sua confessione, quanto dal fatto che abbia letto un fumetto. Ricordo ancora quando alcuni mesi prima avevamo avuto una forte discussione sul fumetto e l’animazione. Lei sosteneva che la seconda era superiore al primo mentre io, ovviamente, tirando in ballo Winsor McCay, remavo controcorrente. Le parlo di Martin, della sua poetica, le racconto dell’ascesa e della caduta della Topolin Edizioni, ma ecco il dolce: un tiramisù per me, una crema catalana per lei. Poi tira in ballo Mattotti, esaltandone le illustrazioni, ringraziandomi del documentario che le ho fatto vedere e… Ma io la fermo chiedendole se ha avuto modo di leggere i fumetti. Quando mi dice che i fumetti di Mattotti non li può vedere quasi mi riesce di strozzarmi col mascarpone. Inghiotto a fatica e faccio l’indiano. Cambio discorso buttandola in vacca, pago e la porto a bere qualcosa.

A mattina inoltrata, mentre sto rincasando, mi rendo conto di come, fra tutta la gente che conosco, sono l’unico ad avere un interesse particolare per il fumetto. Ancora più pericolosamente, prendo coscienza del fatto che sto sprecando il mio tempo. Vado in bagno e mi accorgo che mio padre ha comprato Diabolik.
Mi siedo sulla tavola e comincio a leggere.

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8 risposte a “Sarà capitato anche a voi

  1. Ciao ho notato la tua facilita di scrittura…. Perche non provi ‘La Tua Storia Su Fumetto’ http://pennellipazzi.wordpress.com/la-tua-storia-su-fumetto/

  2. Da un po’ di tempo ho la fortuna di stare tra gente interessata al fumetto (ovviamente per la maggior parte dei miei gusti personali sono in disaccordo ma tant’è) però, con gli amici e le persone di tutti i giorni il fumetto non c’entra nulla. capita alcune volte di partire in quarta infuocandomi nel raccontare quella gran storia che ho letto l’altro giorno e, nel mentre, mi ritrovo a chiedermi, perchè li sto ammazzando di noi?
    ah! mio padre ha comprato lo Zagor.

    grazie per il bell’articolo.

    sp

  3. Orlando Furioso

    Che bel post!
    Per parte mia sono abbastanza indifferente al fatto che i miei amici e le mie amiche s’interessino o meno ai fumetti. Anche perché se non li stresso coi fumetti, loro non mi assillano con le serie televisive (che pare io sia l’unico al mondo non solo a non vederle, ma a non interessarmi della loro stessa esistenza).
    Comunque: che bel post! 🙂

  4. non stai perdendo il tuo tempo su, il fatto è che la situazione è decisamente triste, ‘sto medium è nato maledetto, ha scoperto le sue potenzialità lontano dalla produzione di massa e, proprio per questo, non riesce ad esprimerle riuscendo a raggiungere solo poche persone. E queste “crisi” non fanno altro che rendere più difficile un riscatto..al momento tutti gli appassionati dovrebbero agire come nelle due vignette d’apertura del post, insomma, se i “profani” non vengono da noi siamo noi che dobbiamo andare da loro

  5. E regalateli sti fumetti, è l’unica. Evangelizzare!

  6. Marco Pellitteri

    Caro Andrea, a me interessa com’è andata la serata dopo che hai portato la ragazza a bere, poi hai fatto un’ellissi clamorosa e sei saltato al tuo rientro a casa di prima mattina. Chi se ne frega dei fumetti! E poi è vero, l’animazione è di gran lunga superiore al fumetto sotto tutti gli aspetti. 🙂

  7. ahahah Marco! Non è il blog giusto per raccontare quella parte della serata! 😀

  8. So che non ha molto senso lasciare un commento a un post 23 giorni dopo la sua pubblicazione, ma leggo solo oggi quel che scrive cavalcandosenzatesta.
    Che è lo specchio di un giusto desiderio, condivisibilissimo, ma temo poco realizzabile.
    Pare che incominciare a leggere fumetti in età adulta sia una cosa che accade rarissimamente. Quest’affermazione così perentoria nel suo pessimismo, oltre ad averla letta in diversi saggi (anche McCloud, può essere?…), l’ho anche sentita in molti incontri, riunioni, convegni, tavole rotonde e quant’altro.
    Il linguaggio del fumetto essendo tutt’altro che di facile e immediata comprensione per chi non vi si sia approcciato che da giovanissimo, pone problemi notevoli agli adulti. (E di adulti parliamo, ché di fumetti per bimbi non ne vedo in giro, di degni intendo)
    La mia esperienza personale, che non ho la presunzione di ritenere esaustiva (ma lunga sì), conferma ahimé in pieno l’assioma di cui sopra: i fumetti regalati restano esposti in qualche parte della libreria di casa, sfogliati, nel migliore dei casi leggiucchiati, una volta a poi mai più.
    Che una persona adulta abbia la voglia, oggi, di approcciarsi a un linguaggio che non conosce e che quindi richiede(rebbe) un certo impegno, è evento comprensibilmente raro. I bombardamenti mediatici non pressano certo verso la lettura dei fumetti.
    Nella mia lunga esperienza di innamorato dei fumetti ne ho regalati a valanghe e a camionate: non UNA SOLA PERSONA ha poi deciso di approfondire; non UNA SOLA PERSONA ha comperato/letto altri fumetti.
    Racconto un solo esempio famigliare e poi chiudo: mio fratello (un signore molto adulto, discretamente colto, tutt’altro che “chiuso” e abituato a lavorare coi giovani) un giorno mi dice che “ha sentito tanto parlare di questa Satrapi…”. Colgo l’occasione e gli regalo “Persepolis”.
    Alcune settimane dopo gli chiedo se l’ha letto e se gli è piaciuto.
    “Letto l’ho letto; se mi è piaciuto non saprei dire… E’ un casino seguire disegni e parole… o guardavo i disegni, o leggevo le parole, alla fine ho privilegiato le parole, ma a quel punto mi leggo un romanzo…”.
    Un abbraccio.
    Orlando

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