Rodolfo Cimino

di Andrea Tosti

Come molti ormai sapranno sabato scorso, 31 marzo, è morto Rodolfo Cimino. La perdita, per il mondo del fumetto italiano è enorme, come ben sa chi ha avuto modo di leggere le storie scritte (e storybordate) per le testate disneyane dall’autore friulano.

Cimino, attraverso il suo stile riconoscibilissimo, stile che ha prodotto una folta schiera di epigoni e ammiratori, è uno di quegli autori Disney Italiani (insieme a Scarpa, Martina, Cavazzano e alcuni altri) che sono stati  capaci di imporre una propria inconfondibile impronta  ad un lavoro che per lungo tempo, cioè fino a quando il nome degli autori non ha cominciato a essere indicato sotto la prima tavola di ogni storia, è rimasto anonimo.  Operazione, questa, molto più difficile per uno sceneggiatore che per un disegnatore.  Riassumere qui l’enorme produzione di Cimino sarebbe impossibile, ma il vuoto che la sua morte lascia fra gli appassionati della sua opera è tangibile, anche nella misura in cui la sua produzione aveva continuato a riempire le pagine di Topolino fino agli ultimi numeri pubblicati (e con molta probabilità altri inediti aspettano la luce sulle pagine del settimanale). Anche se le sue storie, quasi tutte introdotte dalla caratteristica e sinottica splashpage iniziale, mostravano a volte e soprattutto negli ultimi anni, una certa stanchezza e una tendenza alla ripetitività, bisogna dire che non era raro riuscire a trovare ancora delle piccole gemme, specialmente quando, come più volte era successo in tempi recenti, Cimino abbandonava temporaneamente i paperi per scrivere storie con protagonisti Topolino & Co., rivelando ancora una volta una scrittura fresca, anche se perfettamente collaudata. Cimino se ne va poco tempo dopo la ripubblicazione in volume di una parte del suo ciclo Racconti intorno al fuoco, serie di storie morali che travalicano l’universo disneyano, andando a pescare in mondi adiacenti e contigui, quelli della favola classica, della mitologia e, soprattutto, del racconto orale. Ringrazio la casa editrice Tunuè per aver permesso, qui di seguito, la pubblicazione del paragrafo che gli dedicai all’interno del mio saggio Topolino e il fumetto Disney Italiano.  Nel capitolo in questione parlavo degli autori più innovativi degli anni ’90. Fra gli altri Silvia Ziche, Francesco Artibani e Corrado Mastantuono; autori, insomma, anagraficamente lontani da Cimino. Eppure…  eppure Cimino non poteva essere escluso da una riflessione di questo tipo nonostante che Il bel cavaliere e la regina del lago perduto, primo  racconto della serie sopracitata, sia stata pubblicata quando l’autore non poteva essere proprio definito di primo pelo, avendo già 63 anni. Il suo nome, però, non fatica a figurare accanto a quelli di altri scrittori anche di quarant’anni più giovani di lui. E così è stato fino all’ultimo.

Di seguito l’estratto dal mio saggio “Topolino e il fumetto Disney italiano”:

L’inossidabile Cimino: si stava meglio quando si stava peggio

Si è deciso di parlare in questo Capitolo, e più in generale nella seconda parte di questo libro, di autori appartenenti alle ultime due generazioni di sceneggiatori e disegnatori Disney. C’è però un autore che ha vissuto personalmente gran parte dell’avventura della rivista e che merita di essere qui citato, nonostante abbia recentemente superato gli ottant’anni di età.
Rodolfo Cimino iniziò a collaborare con TL inizialmente sostituendo Luciano Gatto come inchiostratore delle tavole di Romano Scarpa, (38) ed esordì successivamente come sceneggiatore sul n. 283 di TL con la storia Zio Paperone in: Brividi all’equatore, (39) creata insieme alla redattrice Elisa Penna. Le storie di Cimino sono uniche nel loro genere. Riconoscibili dai lettori affezionati perché solitamente introdotte da una grande vignetta d’apertura (splash panel) che anticipa i temi del racconto, si muovono solitamente grazie a pochi schemi narrativi consolidati, facendo della ripetitività il suo modus operandi più riconoscibile. Lo schema solitamente è questo:

1 — Paperone deve recarsi a caccia di un tesoro (o comunque di un’occasione commerciale di guadagno) in un paese esotico o di fantasia, spesso abitato da una popolazione indigena dalle strane abitudini. Sovente gli indigeni in questione fanno una vita semplice, in contrasto con la rapacità di Paperone e lontana dallo stress delle grandi metropoli. Il loro progresso tecnologico è solitamente al livello della vita rurale, e spesso non conoscono il denaro, preferendo al commercio il baratto. (40) Di frequente si tratta di regni ben condotti da anziani saggi (con barbe talmente fuori misura da essere trasportate da alcuni assistenti) e altrettanto spesso la magia ha un ruolo importante nelle loro vite.

2 — Il miliardario coinvolge i nipoti nell’impresa e parte su di un mezzo meccanico «ispirato» al tema dell’avventura (un cammello per il deserto, un pipistrello per le grotte ecc.).

3 — L’avidità di Paperone, o la dabbenaggine di Paperino, imprimono agli eventi una piega imprevista.

4 — Paperone e i nipoti tornano a casa (molto spesso ma non sempre)
con le pive nel sacco.

In Zio Paperone e i fagioloni di Vulcania, (41) per esempio, Paperone scopre una terra, Vulcania appunto, talmente densa di vulcani che gli abitanti devono indossare dei cappelli a forma di cono per evitare che il cervello si surriscaldi. Il terreno è composto di lava e per spostarsi si ha bisogno di speciali trampoli. In questa terra apparentemente inospitale crescono però degli enormi fagioli che Zio Paperone compra per vendere nelle sue catene di ristoranti e supermercati. Peccato però, come spesso accade in storie di questo tipo, che l’ipersfruttamento di quello che era un prodotto locale faccia perdere ai fagioli le loro proprietà, restringendoli. Paperone, costretto a risarcire i danni, è naturalmente disperato. L’unico a trarre vantaggio dalla situazione è Paperino che, aprendo una taverna adatta alla misura delle proprie ambizioni, così lontane dall’orgasmo affaristico dello zione, riesce a guadagnare, poco, ma pur sempre a guadagnare. (42)
Non mancano naturalmente storie di ambientazione diversa. Cimino, per esempio, contribuì non poco a dinamizzare il rapporto di Paperone con la Banda Bassotti, creando tutta una serie di divertenti avventure basate sulle intenzioni rapaci dei banditi e sulle conseguenti ansie del plurimiliardario. Capita frequentemente che il denaro o la smania che questo suscita in Paperone scatenino direttamente il dramma, come in Zio Paperone e il Serpente Monetario (43) o Zio Paperone il superamento della barriera monetaria (44)
o Zio Paperone e l’indigestione monetaria. (45)
Lo schema riportato sopra è però quello più frequentemente utilizzato dallo scrittore friulano.
Prendiamo, come altro esempio, la bella e interessante avventura Zio Paperone e i pascoli del Cielo. (46) Zio Paperone è scomparso e Paperino, che deve rintracciarlo per far annullare una riscossione a proprio carico, si mette in viaggio con i nipotini per ritrovarlo. Lo scovano in eremitaggio in una terra impervia: vive su una colonna con indosso uno spartano cilindro di feltro adornato di piume, intento a suonare la chitarra come un vecchio hippy. Stressato dagli affari e dalla vita che conduce, gravida di responsabilità, vuole purificarsi per raggiungere i «Pascoli del Cielo»: una località fisica (anche se il riferimento al paradiso è diretto e spesso sottolineato dai dialoghi) dietro la cima di alcune montagne vicine, dove è possibile vivere in pace. A questo scopo degli indigeni hanno installato, fra le impervie cime, una sorta di «campo di addestramento spirituale». Una catapulta approntata per lo scopo lancia gli aspiranti asceti verso il luogo dei loro desideri. Solo i più puri possono raggiungerlo. Nonostante i tentativi dei nipotini di farlo desistere, Zio Paperone, insieme al suo compagno di viaggio, (47) tenta l’impresa. I due, dopo tanto tempo, sono i primi a riuscirci. I «Pascoli del cielo» sono un vero e proprio paradiso ancestrale, dove per vivere basta mangiare superenergetici semi di girasole e bere l’altrettanto miracolosa acqua che lì scorre in quantità. Dopo un certo periodo Paperone scopre una grotta dall’aspetto infido. Il suo compagno di viaggio gli sconsiglia di visitare quel luogo, ma Paperone non lo ascolta, trovando l’antro pieno di tesori. Risvegliato alla frenesia del guadagno, Paperone cerca di portare via tutto ciò che gli è possibile, ma un’implacabile bilancia di pietra lo costringe a rinunciare a ciò che non è suo. Una frana e il conseguente colpo in testa fanno dimenticare ogni cosa al miliardario. Non solo il paradiso gli è negato, ma egli viene privato del ricordo stesso della sua esistenza. L’impossibilità di portare via delle ricchezze materiali da un luogo dominato da forze ataviche, pretecnologico e in contatto simbiotico con la natura, si ripresenta in molte storie di Cimino. Anche se a Paperone l’impresa non di rado riesce (non senza il ricorso a buon grado di cinismo), sulla via del ritorno deve abbandonare quanto guadagnato. Ad esempio le pepite d’oro (o il tesoro di turno) pesano troppo e rischiano di far affondare o precipitare il mezzo su cui viaggia.


In alto a sinistra: prima tavola dell’avventura ciminiana Zio Paperone e i pascoli del cielo con il classico splash panel di apertura che rende immediatamente riconoscibili le storie scritte dall’autore.
In alto a destra: Zio Paperone cerca scampo dall’opprimente peso del denaro (Zio Paperone e i pascoli del cielo).

In basso a sinistra: ancora Zio Paperone e i pascoli del cielo.
In basso a destra: classica figura ciminiana di saggio barbuto, qui in versione arpagone pentito (Zio Paperone e i pascoli del cielo).

Dopo questa breve serie di esempi, considerata l’enorme produzione
dell’autore, isolerò i caratteri che ne hanno fatto un autore così originale, longevo e amato, e che meriterebbero di essere recuperati, certo filtrati dalle personalità di ognuno, da altri autori.

I racconti intorno al fuoco

Si scopre in Cimino una volontà quasi filo-luddistica. Le sue storie sono spesso l’esaltazione di un auspicato ma impossibile ritorno alla natura. L’avarizia e la frenesia di Paperone non vengono, se non temporaneamente, intaccate dalla pace che si respira nelle terre che si trova a visitare. Il rapporto conflittuale dell’autore con la tecnologia emerge anche dagli strani robot-trasportatori che Paperone fa approntare di volta in volta per i suoi viaggi e che finiscono inevitabilmente a pezzi, sconfitti dalla Natura sotto forma di asperità del terreno, tempeste, crepacci ecc. Ciò lo distanzia da altri autori classici come Barks, a lui pur molto vicino, nelle storie dei quali la tecnologia era sì simbolo di arroganza, ma anche mezzo attraverso il quale realizzare progetti meravigliosi, come nella classica avventura Zio Paperone magnate del Petrolio. (48)
Altro aspetto non secondario dei racconti di Cimino è la presenza insistita della magia, che spesso ha un ruolo chiave nelle sue storie e a cui Paperone oppone, spesso inutilmente, i propri potenti mezzi. Tematica, quella relativa al mistico, praticamente scomparsa oggi dalle pagine, prettamente razionali, della rivista. Ulteriore tema tipicamente ciminiano è il rapporto conflittuale che Paperone ha con il proprio denaro e che spesso si esplicita attraverso tutta una serie di disturbi e stress fisici notevolmente divertenti. Il Paperone di Cimino non è più
un eroe del guadagno moderno che se vive un conflitto è solo perché il bisogno di chi gli è caro mette in crisi il suo rapporto preferenziale con il denaro, ma un insofferente, uno psicotico, un caso clinico: in fin dei conti un uomo dei suoi tempi, che vive per la propria ossessione ma che non vorrebbe fare altro che liberarsene. Ugualmente interessante è la struttura dei racconti dell’autore, (49) che spesso sembrano ispirati alla fiabesca popolare sia per la loro natura intrinseca da apologo morale, sia per la ripetitività degli schemi, sia, per finire, per la struttura «a prove» sui quali sono costruiti (come la storia Paperino e i sette forzieri di Settimio Settimino). (50)

Questo amore per le fiabe popolari, fin qui desunto, è reso esplicito in
I racconti intorno al fuoco, un gruppo di storie comparse su TL e che straordinariamente non mostrano come protagonisti i personaggi disneyani, utilizzati esclusivamente come figure di raccordo. Analizziamo questa serie più da vicino. Questo insieme di anomali racconti si compone di nove storie, scritte da Rodolfo Cimino (tranne La leggenda del lago d’argento, scritta da Nino Russo) (51) e pubblicate su TL dal 1990 al 1995. Già dai titoli è possibile intuire l’atmosfera da favola d’altri tempi che queste storie evocano: Il bel cavaliere e la regina del lago perduto, (52) Ombretta e l’angolo dei salici, (53) Martin il marinaio e le perle nere del Pacifico, (54) La leggenda del lago d’argento, La regina delle rocce e il fiore proibito, (55) Il tamburino e i 3 soldi del destino, (56) Ala di colomba e l’uomo delle nevi, (57) Steve il boscaiolo e la fontana di pietra, (58) La principessa di ghiaccio e Norge il giovane blasonato. (59) L’introduzione a ogni racconto è sempre la stessa. La famiglia dei Paperi è in fermento. Nonna Papera, (60) infatti, ha invitato tutti a un racconto intorno al fuoco da ascoltare, dopo un lauto pasto, sotto le stelle. Il racconto solitamente     viene narrato nel luogo dove si presume si siano svolti i fatti leggendari. Attraverso questa serie di storie Cimino sembra ribadire il suo amore per la fiaba classica e soprattutto per la reiterazione di schemi ancestrali. Queste storie seguono quasi tutte uno stesso iter:

1 — un ragazzo e una ragazza (spesso di origine sovrannaturale, incarnazione fisica della Natura) si innamorano;

2 — il ragazzo e la ragazza vengono divisi a causa di eventi più grandi di loro. Iniziano così un percorso iniziatico (che a tratti, come in Steve il boscaiolo e la fontana di pietra, assume risvolti «cosmici»);

3 — il ragazzo e la ragazza si incontrano di nuovo, anche a distanza di
anni, e finalmente coronano il loro sogno d’amore.

Naturalmente anche qui ritroviamo tutti i temi classici della poetica ciminiana descritti in precedenza. Scendiamo però nel dettaglio analizzando due di queste storie.
In Il bel cavaliere e la regina del lago perduto(che rappresenta l’esordio della serie) un pacifico cowboy, che rifiuta l’uso delle armi e suona la chitarra, si mette contro una pericolosa famiglia di banditi. Costretto ad attraversare un immenso deserto per fuggire, si trova presto allo stremo delle forze. Durante la notte, quando sta per lasciarsi andare, arriva in suo aiuto un evento soprannaturale. Il deserto si trasforma in un lago e dalle acque emerge una giovane sirena. I due si innamorano, ma la mattina il giovane riprende il suo viaggio. Lo ritroviamo anni dopo, ormai invecchiato, ricco e famoso, nella sua lussuosa villa di città. Annoiato dalla propria vita, peraltro ricca di esperienze, sente il richiamo del suo antico amore e, a dispetto dei suoi anni e della sua posizione sociale, torna a cavallo in quel deserto di tanti decenni prima. Al cospetto della sirena si vergogna però di presentarsi tanto invecchiato, mentre lei non dimostra un giorno in più di quando l’ha lasciata. Lei lo rassicura, gli dice di non preoccuparsi e insieme coronano il loro sogno d’amore restando insieme per l’eternità. È evidente che una storia come questa, per quanto brevemente riassunta, presenta molti spunti in evidente contrasto con l’attuale (e non solo) visione del mondo disneyana, soprattutto quella veicolata attraverso le pagine dei fumetti italiani. Si parla di amore, un amore non rimandato e frustrato, ma vitale e consumato, anche se fra le righe; di morte, perché è evidente che l’unione dei due può avvenire solo perché il cowboy abbandona le proprie spoglie mortali; soprattutto si parla di vecchiaia e di tempo che scorre, avvenimento insolito per un universo in cui tutti sono sempre uguali a sé stessi (come è tipico di molti personaggi a fumetti). In La principessa di ghiaccio e Norge il giovane blasonato, una perfida regina di una popolazione nordica cerca di far ascendere al trono il proprio figlio, al posto della legittima pretendente Algarella. A tal scopo progetta l’assassinio del re e di sua figlia, che verranno tratti in salvo da Norge il quale riuscirà, grazie ad un aiuto magico, a conquistare la ragazza. Intrighi di corte, tradimenti: siamo più dalle parti di Shakespeare che del Dickens più rassicurante, quello filtrato dal moderno immaginario comune e non per ultimo disneyano. Gli esempi sarebbero molti e anche se qui non è possibile, un’analisi di tutta la serie meriterebbe una trattazione a parte. Resta da notare come, attraverso questi racconti, l’autore introduca non solo luoghi ed epoche diverse ma come riesca ad aprire, in maniera non banale, finestre sulla storia, (61) ammantando un contesto, spesso realistico, di un certo (e sano) misticismo, inseguendo l’intento pedagogico di insegnare senza imporre nulla che era così tipico delle storie disneyane prodotte in Italia e sul quale ci si è dilungati a lungo nei Capitoli precedenti. Al contrario, l’approccio attuale alla Grande Storia da parte di TL è diventato piuttosto pragmatico. Emblematico esempio di questa tendenza è la serie C’era una volta in America. Attraverso quindici episodi viene descritta la storia degli Stati Uniti (non si capisce perché non quella dell’Italia, per esempio) dallo sbarco della Mayflower agli anni Trenta. Le storie, ben scritte da un Giorgio Pezzin «professionale» e lontano dai toni surreali che lo hanno tanto a lungo caratterizzato, e disegnata magnificamente da un Massimo De Vita in grande forma, ha il difetto, non insignificante, di risultare però fredda e troppo programmaticamente didattica. Si può leggere con piacere e può risultare utile a livello informativo. Resta però in bocca il sapore di rocce delle sirene, di soldini magici e di deserti che si trasformano in laghi.

“Topolino e il fumetto Disney italiano” di Andrea Tosti è edito da Tunué

38 Con il quale aveva già collaborato ai testi per il cortometraggio animato, realizzato dallo stesso Scarpa, La piccola fiammiferaia. Per chi volesse vedere questo cortometraggio, è disponibile nell’archivio web dell’Istituto Luce.
39 Testi di Elisa Penna e Rodolfo Cimino, disegni di Luciano Gatto. TL, n. 283, 30 aprile 1961.
40 Come in Zio Paperone e la civiltà dei Pagnottari (disegni di Enrique Cerdan, TL, n. 1980, 7 novembre 1993). I Pagnottari, come il nome suggerisce, sono tutti produttori di pane e il pane è la loro unica moneta di scambio. Paperone, costretto per un certo periodo nella loro terra, non consuma giornalmente la forma che gli spetta, per affermare la propria posizione di dominio attraverso l’accumulazione. Naturalmente i suoi tentativi di ricommercializzare grandi quantità di pane, sfortunatamente per lui già secco, vengono interpretati come il più grande dei crimini. I mondi pretecnologici descritti da Cimino si muovono in perfetta continuità con quelli creati da Barks.
41 Disegni di Alessandro Gottardo. TL, n. 1723, 25 settembre 1988.
42 Azioni modeste che danno più soddisfazioni di grandi ambizioni ricorrono spesso nelle storie di Cimino, che per questo e altri motivi possono essere definite veri e propri apologhi morali.
43 Disegni di Luciano Gatto, TL, n. 1044, 30 novembre 1975. Alcune tematiche avvicinano Cimino a un altro autore, «Disney italiano d’adozione» si potrebbe dire: Jerry Siegel, più noto come cocreatore di Superman. Storie come Zio Paperone e la minaccia monetaria (disegni di Romano Scarpa, TL, n. 946, 13 gennaio 1974) potrebbero essere state scritte da entrambi. Siegel, in egual misura amato e odiato dagli appassionati disneyani, meriterebbe uno studio più approfondito.
44 Disegni di Sandro Del Conte, TL, n. 1717, 23 ottobre 1988.
45 Disegni di Luciano Gatto, TL, n. 1715, 9 ottobre 1988.
46 Disegni di Sandro Dossi, TL, n. 1699, 19 giugno 1988.
47 Un banchiere, al quale lo scettico Paperino chiede: «Siete fuggito con la cassa?», sentendosi rispondere «Sono fuggito dalla cassa».
48 Testo e disegni di Carl Barks. Prima pubblicazione statunitense su Uncle Scrooge, n. 30, giugno 1960. Prima pubblicazione italiana su TL, n. 256, 23 ottobre 1960.
49 Non è difficile, volendo farlo, far coincidere molte delle strutture dei racconti di Cimino con il famoso schema dell’etnologo russo Vladimir N. Propp. 50 Disegni di Emanuele Barison, TL, n. 1945, 7 marzo 1993.
51 Disegni di Alessandro Perina, TL, n. 1921, 20 settembre 1992.
52 Disegni di Giorgio Cavazzano, TL, n. 1782, 21 gennaio 1990.
53 Disegni di Giorgio Cavazzano, TL, n. 1809, 29 luglio 1990.
54 Disegni di Giorgio Cavazzano, TL, n. 1829, 16 dicembre 1990.
55 Disegni di Alessio Coppola, TL, n. 1932, 6 dicembre 1992.
56 Disegni di Giorgio Cavazzano, TL, n. 1943, 21 febbraio 1993.
57 Disegni di Emanuele Barison, TL, n. 1953, 2 maggio 1993.
58 Disegni di Roberto Vian, TL, n. 2025, 20 settembre 1994.
59 Disegni di Alessandro Gottardo, Minnie & Company, n. 31, 1° dicembre 1995.
60 Nonna Papera è la decana della famiglia dei Paperi. Incarnazione quasi mitica delle anziane donne colonizzatrici degli Stati Uniti, è un personaggio dal passato in parte oscuro (è stata modella, sarta e attrice a Hollywood, fra le altre cose) che riunisce in sé la dolcezza che la figura di nonna le impone, ma anche la determinatezza di una virago d’altri tempi.
61 In Martin il marinaio e le perle nere del pacifico si parla dell’Oceano Pacifico infestato dai pirati, a cavallo dell’Ottocento e del Novecento (e non a caso il protagonista è un evidente omaggio al Corto Maltese di Hugo Pratt). In Il tamburino e i 3 soldi del destino (probabilmente la più bella della serie), invece, la cornice è quella della Guerra d’Indipendenza americana, tratteggiata da Cimino senza parteggiare per nessuno. Naturalmente sono gli Indiani d’America, presso cui il protagonista trova rifugio, i depositari di quell’antica saggezza dimenticata dai moderni che compare spesso nelle storie di Cimino. Anche questo particolare però, apparentemente scontato e banale, è presentato dall’autore con notevole intelligenza. Resta da notare che la vecchia pellerossa che cura il tamburino gli dona tre soldini magici che, nel prosieguo della storia, lo salveranno da situazioni disperate. Questo particolare deitre oggetti magici (in forme e modi diversi) è ripreso da molte fiabe popolari.

Annunci

7 risposte a “Rodolfo Cimino

  1. Interessante. In attesa, però, di un’analisi che vada oltre la trama. Che analizzi la visione del racconto. Argomento che, con Cimino, assume un’importanza enorme e particolare.
    Tito Faraci

  2. lecolonnedercole

    Grazie. In realtà lo spazio che ho dedicato a Cimino all’interno del mio saggio era piuttosto ridotto e limitato da un discorso più generale. Concordo con te che la visione del racconto è fondamentale in un autore come Cimino, anche perché supera l’applicazione di schemi ripetitivi (o archetipi). Ci sarà tempo di approfondire, spero. Questo era solo un saluto un po’ frettoloso. Andrea

  3. Pingback: Rodolfo Cimino « Riassumendo

  4. Pingback: I ritorni di Pezzin | Conversazioni sul Fumetto

  5. Pingback: Intervista a Francesco Artibani | Conversazioni sul Fumetto

  6. Pingback: Il Piccolo Pierre – Storie disordinate. Appunti sul fumetto umoristico per i più piccoli in Italia | Conversazioni sul Fumetto

  7. Pingback: Topolino 3000 | Conversazioni sul Fumetto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...