Siamo i re barboni della creatività in esilio

 di Akab

Una conversazione fra Akab e Massimo Giacon.

Akab: L’altro giorno passa a trovarmi un mio amico di Verona e in un negozio di riviste vintage ne trova una magnifica in bianco e nero di grande formato (con una testa in copertina, mi pare..) piena zeppa di illustratori. Tra cui tu. Quando ero a Napoli stavo leggendo con bramosia Totò, Peppino e la guerra psichica 2.0. e ti si nomina. Oggi mi mandano il pdf di una rivista di cui ho fatto la copertina (Nu®ant) e ci sei ancora tu. Ora la mia domanda è questa: quanto è importante secondo te esserci? (faccio questa domanda a te esattamente nella stessa misura in cui la faccio a me stesso) a te la palla.

Giacon: Eh, chissà qual’era la rivista di grande formato in cui io c’ero…
Non so, vanitas vanitatis, per cui alla fine può sembrare che io sia uno che dice di sì a tutti. In realtà ho detto molti no in passato, e molti di questi no alle persone sbagliate, situazioni sbagliate, situazioni e persone a cui adesso dovrei inginocchiarmi solo per farmi notare… Per cui col tempo sono diventato un po’ meno superbo e schizzinoso, e se proprio non sono oberato di lavoro e non ho la paralisi alle mani dico di sì… Le cose non sono cambiate in meglio, ma viste in prospettiva, chi può dirlo?

Akab: In genere la ragione per cui dico si ad un lavoro non ricompensato (al di là delle amicizie) è che mi stimola a fare qualcosa in una direzione che non avevo ancora preso in considerazione. Mi porta a cercare un libro mai sentito o a guardarmi vecchie animazioni in stop motion russe. A usare gli acquarelli o a ragionare in forma di strip… per dire. In quel caso cerco di trarci un valore esperienziale.
Tu cosa pensi di portarti a casa?

Giacon: A volte è così, a volte ti chiedi effettivamente chi te l’ha fatto fare. A volte banalmente è proprio una stupida richiesta di affetto… Altrimenti perché continuare anche ad esibirsi sul palco?
Una stupida illusione di giovinezza.

Giacon, locandina per un concerto della sua band.

Akab: Cazzo! Ti trovo particolarmente positivo e solare! In realtà tocchi subito un punto molto importante su cui ragionavo in questo periodo. Pensavo alla lunga intervista di Raffaelli a Gipi all’Auditorium di Roma. La chiusura era più o meno questa: “Voglio essere amato”. Che poi è quello che fa ripetere Pazienza a Penthotal: “Amatemi”. E ora anche tu con questa storia del affetto. Ma che affetto potrà mai arrivare da gente che non conosci e potenzialmente mai conoscerai?
Cioè. Ma chi se ne fotte di ‘sti sconosciuti..

Giacon: E’ assolutamente vero, è tutto una mera illusione, è una professione che, per forza di cose, pone delle forti distanze tra il tuo lavoro e chi lo apprezza, i tempi poi sono cambiati ulteriormente. Pazienza era una rockstar, oggi chissenefrega dei disegnatori di fumetti? Facciamo parte di un mondo autoreferenziale, in un mondo che pensa che i fumetti vengano generati autonomamente da grandi corporazioni, e che ormai si faccia tutto al computer, ma in questo c’è qualcosa di romanticamente eroico, no? Chi fa fumetti è più bravo di un sacco di artisti molto ben valutati, e gli artisti con un po’ di coscienza questo lo sanno, e in qualche modo ci invidiano. Siamo i re barboni della creatività in esilio, alcuni di noi ne possono menar vanto, altri nemmeno quello.
D’altra parte questa forma di consapevolezza regale la si ritrova nel lavoro di molti autori americani, primo tra tutti Chris Ware, che tra l’altro è abbastanza autistico (e come molti autistici un genio vero).

Illustrazione di Massimo Giacon.

Akab: Ti giuro che sono molto contento di leggere le tue parole, da anni ormai penso che potenzialmente ci siano molti più veri talenti tra chi fa fumetti che in tutte le sagre di arte contemporanea più o meno alta a cui ho partecipato. E non solo in Italia. E non solo nel campo visivo. Ci sono penne migliori che nella cosiddetta letteratura. Con questo c’è da chiedersi come sia possibile che sia ancora così bistrattata. Ma non è che la tanta spazzatura seriale distorce la percezione tenendo sempre il livello sotto lo zero? Voglio dire, sono certo che ci saranno stati dei romanzi Harmony più che ottimi, ma se si trovassero in giro soltanto quelli è ovvio che la gente penserebbe che la letteratura è roba da casalinghe disperate. Non so se mi spiego.
(e poi, francamente, l’ambiente dei fumetti fa cadere le palle..)

Giacon: La qualità del prodotto medio del fumetto in ogni caso è molto più alta in questo momento di qualsiasi altro media, per cui anche se il fumetto seriale (supereroi, manga, Bonelli, Il Giornalino, etc), è pensato per un pubblico vasto, non lo tratta da stupido. Pensa a quanta intelligenza c’è in una sceneggiatura “apparentemente” per bambini di Pinky, di Massimo Mattioli, o a una bella storia di Paperino disegnata da Cavazzano, o a un numero di un fumetto Bonelli disegnato da Bacilieri o scritto e disegnato da Carlo Ambrosini, oppure un manga di Go Nagai, un qualsiasi vecchio fumetto disegnato da Kirby, o magari da Steranko, ma potrei citare per i manga centinaia di titoli contemporanei, e per i supereroi un qualsiasi Batman o Superman scritto da Grant Morrison o una delle ultime storie di Devil a caso.
Tutte cose al tempo stesso popolari e sofisticatissime.
Da parte di nessuno di questi autori c’è la presunzione di essere artisti, eppure se compariamo i risultati con un qualsiasi prodotto medio televisivo, cinematografico, musicale… Non c’è lotta. Hai provato a vedere che so, una puntata di Camera Cafè? Quello passa per essere un prodotto “nuovo e intelligente” (sic!). Certo, poi anche nei comics ci sono prodotti inguardabili e illeggibili, ma se ci pensi non sono poi così tanti. Il livello medio negli ultimi anni si è ulteriormente alzato, mentre negli altri media si è abbassato. Stiamo vivendo un momento particolare, in cui il fumetto come media popolare si sta estinguendo, ma contemporaneamente sta producendo cose di altissimo spessore.

Una scultura di Massimo Giacon.

Akab: Si. Ma sono tutte eccezioni quelle che nomini. Per ogni Batman di Grant Morrison ne sono usciti mille senza alcun valore. Per un Bonelli di Bacilieri, altri mille albi assolutamente inutili. Una storia buona di Cavazzano… beh, hai capito. Eccezioni che come sappiamo stanno lì solo per confermare una regola. Ed è uguale nei serial. Uno buono, mille brutti. Insomma nel 2012 ci vuole un po’ di coscienza (e di estremismo) per me sono una major i Super Amici, non la DC. È un po’ come nella politica. Non me ne frega un cazzo dei pupazzi messi lì a fingere di governarci. Mi interessa il mio tabaccaio. Non voglio più dare potere al potere.
Dici che sbaglio?

Giacon: Mah, in effetti ci sono delle considerazioni che andrebbero fatte. Generi e media stanno subendo grosse trasformazioni. Certi serial televisivi sono ancora da considerarsi televisione o telefilm, oppure sono una sorta di Supercinema? Lo stesso sarebbe da dire per certe opere monumentali di Grant Morrison o di Chris Ware… Sono lavori che partono dal fumetto e diventano qualcos’altro… Per cui forse, se le armi della critica d’arte e dell’estetica al momento non fossero in mano a ignoranti totali incapaci di fare 2+2, bisognerebbe considerare l’arte come una forma di creatività unica che abbraccia tutto quel che viene prodotto di buono, e per buono non sto certo a disquisire sul fatto che sia bello o brutto, ma se è in grado di raccontarci e di parlare di noi e del mondo che ci circonda, magari anche attraverso zombi alieni e oggetti di arredamento. Al momento critici di questo genere ce ne saranno una decina in tutto il mondo, il resto fa parte di quella brodaglia culturale che puoi incontrare a qualsiasi Arte Fiera, un ambiente davvero inutile, e spesso pure deleterio.

Akab: Ma sai che io davvero non ho mai capito che ruolo dovrebbero avere ‘sti critici.. cioè, a cosa servono? O a chi?
Che l’arte si trovi in ognuno dei linguaggi/media, è come dire che la farina si trova sia negli spaghetti che nei fusilli. Come diceva giustamente Fabrizio La Scimmia: “Sempre pasta è”.

Giacon, tavola da “Sad Soap Opera”, 1984.

Giacon: Il bravo critico a volte ha il compito di svelare particolari nascosti e remoti del lavoro degli artisti, e anche di stroncarlo, perché no? Un tempo il critico poteva stroncare il lavoro di un artista, oggi non sa bene che pesci pigliare, dato che essendo saltati tutti i canoni estetici quello che fa piacere a uno fa schifo a un’altro e viceversa. E hanno ambedue diritto di patria. Nessuno si sbilancia più nell’arte della stroncatura, a parte i blogger. Esiste un mondo tuttora molto chiuso in sé stesso come quello dell’arte contemporanea che si parla addosso e basta. In teoria dovrebbe essere la patria della libertà creativa, ma nella realtà è un universo carico di preconcetti e di limiti.
Ci sono stati tempi in cui ho frequentato critici con le palle, e ne ho anche ricavato degli stimoli importanti, perché mi han fatto capire dove era meglio indirizzare le mie energie, per cui a me non piace il qualunquismo che dice che ogni critico è un artista mancato e frustrato e che i critici ricoprono di paroloni la merda d’artista. Queste sono un po’ delle macchiette da barzelletta banale, peccato che quelli che stimo siano morti o distanti anni luce dal sottobosco delle gallerie e delle fondazioni contemporanee.

Akab: Ma le persone valide ci sono in tutti i campi. Rare. Ma ci sono. Per stroncare o al contrario esaltare scovando lati che allo stesso autore sono sfuggiti non bisogna avere nessuna patente da critico. Basta una persona preparata e con un po’ di sensibilità. Basta un amico. Poi mi sa che se siamo a rischio di estinzione noi figuriamoci i critici…
Una volta a Lucca molti anni fa, mi avevi parlato di questo tuo progetto di libro dove raccontavi l’ambiente del fumetto dal punto di vista dell’osservatore. L’alieno guardone dell’universo Marvel. Quel progetto mi sembrava una bomba! Che fine ha fatto?

Giacon: L’Osservatore prosegue nel mio blog, ogni tanto aggiungo pezzi, ogni tanto pubblico cose vecchie, è l’unico modo per dargli continuità, visto che sono riuscito a ritardarlo talmente tanto che l’editore che lo voleva fortemente pubblicare (Coniglio), ha fatto in tempo a chiudere…
Per quanto riguarda amici e critici… sono due cose diverse. Io dalla discussione con alcuni critici sono uscito a volte quasi piangendo… Ma si tratta di molti anni fa, non esistono più persone in grado di farmi stare così positivamente male, di temprarmi come un guerriero ninja della creatività. Da allora nessun critico è riuscito a strapparmi via nulla. Gi amici in grado di dirti quel che pensano (quando pensano, che è comunque merce altrettanto rara), invece sono davvero pochi, io ne avrò giusto un paio.

Akab: Sarà che oggi è il tuo compleanno ma ti trovo particolarmente amaro..
Mi vien da chiederti: e cosa rimane?

Giacon: Non è che sono amaro, constato solo il progressivo abbassamento del traguardo, proprio in un momento in cui invece tecnologie alla portata di tutti e la storia stessa del fumetto portano nuova benzina e nuovi obbiettivi.
La domanda da fare quindi sarebbe “Cosa rimane da fare? “, e non cosa rimane di quello che si è fatto, quelle sono memorie, mentre il futuro è sempre meraviglioso, perché comunque è per sua natura sorprendente, anche dopo un esplosione termonucleare.

Giacon, tavola da “Io e i Gaznevada” per l’antologia “Lamette”.

Akab: E cosa rimane da fare?

Giacon: E lo domandi? Tutto. C’è ancora da fare tutto… Forse ha ragione Alan Moore, che ha smesso di scrivere storie per diventare un mago in grado di entrare negli universi cartacei da lui creati (almeno di provarci), oppure ha ragione Baseman con la sua Pervasive Art… Io ho iniziato a fare fumetti negli anni ’80, e già allora si considerava Frigidaire un po’ l’ultima spiaggia, eppure sono passati 30 anni, e in questi anni non è che non sia successo nulla.
Le cose si muovono quando noi smettiamo di osservarle.

Akab: Lo dice anche la fisica quantistica..

L’osservatore influenza la realtà che osserva.

Giacon: Che poi ‘sta Pervasive art di Baseman, non è niente di nuovo, solo che siccome voleva distinguersi da tutta l’arte Lowbrow allora ha inventato questo termine, che vuol dire semplicemente “faccio illustrazioni, dipingo, faccio cartoons, invento giochi da tavolo perché ho una personalità così dirompente che non riesco a farcela stare in un unica casella!!!”. Un po’ quel che faceva Leonardo, magari con un pizzico di spessore in più (giusto un pelino, haha). Io invece “faccio illustrazioni, istallazioni, dipingo, faccio fumetti, design, canto e all’occorrenza vi monto anche i mobili Ikea perché con una sola di queste cose non ci campoooo!”.
La triviale realtà. È anche vero che se forse mi fossi impegnato per bene a fare solo una di queste cose probabilmente sarei molto più ricco, il mio problema è la noia, non riesco a vivere con l’idea di occuparmi sempre delle stesse cose, mi sembra uno spreco di tempo, per cui spreco il mio tempo in tante particelle.

Akab: Ma infatti. Alla fine non è soltanto una questione di indole? C’è chi è portato a rifare sempre le stesse cose, magari godendo delle sfumature, e chi (come anche me) ha bisogno di cambiare continuamente registro\tecniche\finalità. Ma visto che ci siamo, facendo un giochino stupido, dovendo per forza scegliere una carriera tra quelle che hai sperimentato, quale sceglieresti?

Giacon: La rockstar ovviamente. Ma lì devi morire presto, altrimenti rischi di essere patetico da vecchio, mentre come artista, designer e fumettista con l’età (se sopravvivi), vieni considerato un Maestro, a prescindere da quel che fai.
Quindi bisogna allenarsi ad invecchiare.

Copertina de “La quarta Necessità”.

Akab: Bellissimo. La carriera del vecchio.
A questo punto premettendo che da cialtrone quale sono ancora non ho comprato La quarta necessità (ma giuro che rimedierò presto) non posso fare a meno di farti delle domande su questo lavoro. Ci sono molte cose che vorrei chiederti. Per esempio: hai lavorato su una vera e propria “classica” sceneggiatura? Come è nato il progetto? Come è stato lavorare con Luttazzi in una situazione delicata come il dopo scandalo Bill Hicks? E il tuo pensiero su tutta quella faccenda?

Giacon: Daniele ha scritto una sceneggiatura professionale, molto dettagliata, che mi ha fatto avere piano piano, per cui io praticamente ho cominciato con un’idea di come la storia sarebbe andata avanti, ma giusto un’idea, per cui fino agli ultimi mesi non sapevo come sarebbe andata a finire, quindi potrei dire che la sceneggiatura era “classica” ma la procedura assai meno.
Il caso Hicks è scoppiato in corso d’opera, con molta preoccupazione mia e di Lizard-Rizzoli. Naturalmente questo ha danneggiato le vendite, che sono andate benino, ma che potevano essere molto più alte se Daniele non fosse ulteriormente diventato bersaglio dell’odio oltre che dei suoi detrattori storici, anche di estimatori delusi. Poi sulla faccenda è stato detto di tutto, per cui che giudizio posso esprimere? Secondo me la questione dei plagi è un po’ una stronzata, perché tutti i comici estrapolano battute da altri comici e le fanno loro, da che mondo e mondo, ma anche se la discussione sarebbe assai più complicata di queste 4 formulette, la sostanza è che Lassù qualcuno NON mi ama.

“Kriminal” visto da Akab.

Akab: Un’ ultima domanda, che poi è una questione che faccio sempre: potendo e volendo su quale personaggio del fumetto popolare ti piacerebbe lavorare? Partendo dal presupposto che avresti chiaramente carta bianca, che cosa ci faresti?

Giacon: In questo sarò un pochino banale. Mi piacerebbe affrontare Kriminal, che ha sempre avuto un costume fantastico, molto meglio di Diabolik, ma non vorrei farne una parodia, ma spingere ancora di più sui registri del grottesco, e capire qualcosa di più del personaggio, che a causa dei limiti dell’epoca non poteva essere approfondito più di tanto. In più c’erano un sacco di componenti sessuali che oggi potrebbero essere rappresentate anche nei loro lati più perversi, e secondo me il personaggio si presta benissimo a una rivisitazione di questo tipo.

“Kriminal” visto da Massimo Giacon.

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22 risposte a “Siamo i re barboni della creatività in esilio

  1. Il teschio dell’alter ego di Tony Logan ha la stessa struttura della capoccia di Dan Luttazzi ! E’ un segno ed io credo nei segni come nemmeno Umberto Eco.
    Ecco il comico che ama i comics – tradusse anni fa un lavoro di Dan Clowes – ed un disegnatore fuori tempo massimo per morire giovane come chi è caro agli dei e che, al massimo, può aspirare ad essere un giovane maestro dei fumetti ( meglio uno Giacon vivo che un Morrison – nel senso di Jim – a scrivere canzoni Altrove ).
    Vedo la traccia per il nuovo graphic novel del Dinamico Duo:
    Dan Ics è un comico come il Joker-prima-del-Joker di Moore/Bolland. In scena indossa una calzamaglia attillata – come i Gufi o i pards di Ray Vianello che prende in giro Brecht in uno show RAI dei seventies – ed il suo è il personaggio di un ladro di istanze in questo mondo pervaso di estimatori pronti a cambiar bandiera ad ogni refolo di vento e Venticello ( nel senso di personaggio pecoreccio ) . Lo denuncia per plagio Don Giussanik, un padrino mai invitato al battesimo di idee nuove e Ics è costretto a reinventarsi in altro contesto.
    Diventa Creaminal: con una tuta che ricorda il negativo di uno scheletro nuota in una gigantesca coppetta di gelato da cui emerge coperto da umori dolci che saranno umettati da bimbe in fiore e discinte. Un trionfo burlesque.
    Bestseller che straccia di parecchie lunghezze l’ultimo manuale per cuochi della Parodi. Lunga vita & prosperita a Luttazzi & Giacon. See ya in the comics. O dove preferite.

  2. confusi e apocalittici, vi ho mollato dopo le le “eccezioni che confermano la regola” e il “il super cinema”. Ciao.

  3. Belle cose, da uno bravo come Giacon non mi aspettavo niente di meno.
    Kriminal visto da Giacon mi piace moltissimo!
    Evviva!
    O. Furioso

  4. giac e akab: un piacere leggervi.

  5. una delle interviste più belle!!!

  6. Ancora qualcosa da imparare sul fumetto.
    Confusa e apocalittica al punto giusto (dunque, al passo con i tempi).

  7. Tutti bravissimi, come da tradizione. Akab in particolare… Peccato solo che nonostante la caratura artistica di giacon non si riesca ad uscire dai vincoli editoriali delle frasi fatte tipo “tutti i satiri si prestano le battute”, e ad ammettere ad esempio che Luttazzi è un porco, un ladro, etc.. Quasi come se la gente non sapesse che anche i satiri più generosi non si prestano intere mezzore di sketch, neanche attraverso la geniale e irreprensibile Caccia al tesoro.
    Cmq bravi lo stesso.

  8. la rivista era Talking Heads

  9. ABBu’, ok, mi piglio allora la mia dose di paraculite, ma il fatto è che quando ci sono miliardi di parole pro e contro un argomento, secondo me è giusto starsene zitti, perchè la domanda è: posso dire io qualcosa di definitivo e intelligente? Non penso. Per cui cerco di non rompere i coglioni visto che per rispondere a questioni del genere me li sono rotti già abbastanza. Volete che dica che Daniele è un porco? Non lo farò mai, tu lo direste di un tuo amico, e soprattutto , lo andresti a danneggiare ulteriormente in una situazione delicata? Credo di No. Sono cose che non si fanno, è il minimo, tra gentlemen, e poi cosa volete da Daniele, che si suicidi? Non vi basta che sia sparito dalla società civile? Volete la frusta in pubblico? Lo so, lo so, la solita storia del pubblico ludibrio, e poi c’è il fatto che non ci son state le pubblice scuse… Siete troppo esigenti, e poi sapete una cosa? I superuomini non esistono nella realtà.

  10. e poi,, scusate, lavoro da 30 anni, con fatica. Faccio un libro con Luttazzi, mi chiedono solo di quello, scusate se ne ho un pò i coglioni pieni.

  11. “Siete un pubblico di merda / applaudite per inerzia”

  12. IL peccato originale del signor Luttazzi – e lo starà ancora scontando quando il teletrasporto sarà il modo più sicuro per viaggiare nel blu dipinto di blu – è stato il suo affermare in uno show RAI del 2001 che il signor Berlusconi quando paga qualcuno per il suo lavoro ritiene di averlo comperato. Una cosa così. Non ricordo le parole esatte. Da allora, da qualche parte nella testolina di coloro che siedono nella stanza dei bottoni o che gironzolano intorno alle tavole imbandite nel bottonificio per scroccare qualche briciola di pane è scritto a caratteri di fuoco che è il caso di ridimensionare un così pericoloso, scatenato – cioè senza catene – portatore di alternativa.
    Il presunto plagio è un pretesto narrativo per raccontare una storia che alcuni vorrebbero come La Storia. Sarebbe andata bene qualsiasi altra miccia. Domani lo accuseranno di avere copiato il sorriso di Stan Laurel o lo chassis del teschio di Kriminal.

  13. Officina Infernale

    …la gente ha quel piacere sadico nel vedere un personaggio più o meno famoso sbagliare che sia plagio , che sia overdose, che sia una rissa, tutto va bene purchè ne esca nel peggior modo possibile…un piacere sadico dovuto solo all’invidia…

  14. Non risponderò a Crepascolo e Officina infernale, non già per snobismo, ma per loro mancanza di informazione e inclinazione all’argomentazione.
    Invece ,massimo, non voglio assolutamente la gogna, non sono tra i nerd che hanno staccato i poster di Luttazzi dal letto dopo lo scandalo, dunque non ho nessuna voglia di vendetta. Anzi, Luttazzi mi ha sempre e solo fatto cacare, non mi piace la smania di volgarità fine a sé stessa, come se il volgare fosse già sinonimo di rivoluzionario. E mi dispiace che tu verrai ricordato dopo trent’anni di lavoro per il libro con la star. È il mondo in cui vivete, anche akab da qualche parte dice che l’avanguardia non può aspettarsi di essere elogiata dal popolo.
    E tornando a prima, se io fossi amico di Luttazzi probabilmente cercherei di difenderlo in pubblico, anche arrampicandomi sullo specchio del “non posso dire niente di definitivo” (in che senso? Se uno ti dà uno schiaffo, ti ha definitivamente dato uno schiaffo), però poi magari al telefono,a bassa voce, glielo direi che ha fatto parecchio il porco.
    Bacioni

  15. Non mi va proprio di dare del porco a Daniele, anche perchè non lo penso. Dato che mi sembra che a prescindere dai plagi, quel che infasttidisce Abbucio sia la componente di volgarità e sessualità che ha sempre caratterizzato i testi di Daniele, per cui che dire? De Gustibus…
    Le querele di Berlusconi, la storia dei plagi, l’ira di tutti gli italiani han fatto di lui un rejetto, ora per chiudere il cerchio mancherebbe solo il suicidio… a cui seguirebbe la santificazione, perchè in un merdoso e ipocrita paese cattolico come il nostro si fa presto a trasformare esseri umani in santi e demoni, e solo un autodafè monda tutti i peccati. Ora possiamo passare ad altro?

  16. Corpo, sociale, religione e morte sono le materie volgari – in senso etimologico e quando il volgo era una vox media – in cui ha il dovere, non il diritto, di sguazzare la satira. Lo strale deve provocare. La stoccata deve arrivare al cuore delle convinzioni più profonde. Non è una sinfonia. Non è una lezione di aerobica con gli allievi che replicano le coerografie del maestro. Il satiro non pettina il pelo della bestia secondo la sua direzione e verso. E’ profano – in senso etimologico e quando il termine era una vox media – e non entra nel tempio.
    Quando le cose funzionano, il satiro può non incontrare tutto il consenso ( non lo cerca e sarebbe paradossale se piacesse a tutti ), ma ha accesso ai mezzi di comunicazione e non è osteggiato.

  17. Quella dei plagi fu una polemica creata ad arte dopo la performance stellare di Luttazzi a Raiperunanotte e in molti, fra cui Giacon a quanto pare, ci sono cascati. Non darebbero addosso a Luttazzi se non fosse Luttazzi. Anche La7 ha accusato Luttazzi di plagio da Bill Hicks: ha appena perso la causa e dovrà sborsare a Luttazzi 1 milione e mezzo di euro. Il che significa, signori, che Luttazzi è un genio. Qui trovate le altre cazzate su Luttazzi che vi hanno fatto credere Repubblica e l’Unità: http://anti-diffamazione.blogspot.it/

  18. Caro Ciullo,
    perché dici che sono caduto anch’io in questa polemica? Ho fatto di tutto per chiamarmene fuori, non mi interessa, non mi riguarda, e quello che ci siamo detti io Daniele sull’accaduto appartiene alla sfera privata, il tempo è galantuomo e non voglio tornare più sull’argomento, che ormai trovo vecchio, frusto e poco interessante. Se alla fine Daniele vincerà la causa sarò felice per lui, senza condizioni, dato che quel che gli è stato fatto è davvero indecente, ed è stato possibile solo perché non ha protettori politici. Poi possiamo andare avanti per anni con fini disquisizioni linguistiche sul plagio e sulla satira, ma questo non mi sembra che modificherà l’opinione di nessuno, per cui non mi va di parlarmi addosso.

  19. grazie ciullo per il link!

  20. Aggiornamenti: nel 2014 uno dei responsabili del killeraggio 2010 contro Luttazzi ha ammesso la mascalzonata (raccontarono la storia a metà in modo che Luttazzi passasse per disonesto) e gli ha chiesto perdono: https://goo.gl/W0M8QO

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