Speciale Asterios Polyp: la lettura di Todd Klein

di Todd Klein

traduzione di Mattia Veltri

Decima parte del nostro speciale su Asterios Polyp (QUI tutti gli articoli), che oramai si sta avviando alla conclusione. Presentiamo una riflessione di Todd Klein, uno dei più grande letteristi che abbiano mai lavorato nel campo del fumetto. Colgo l’occasione per ringraziarlo di averci dato la possibilità di tradurre questo suo post, pubblicato originariamente sul suo blog personale (che vi invito a frequentare perché di notevole interesse). -AQ

Ci sono molte cose insolite e piacevoli riguardo questo nuovo, enorme, lavoro dell’artista — e scrittore — David Mazzucchelli. Abbiamo già detto che non bisognerebbe giudicare un libro dalla sua copertina, ma in questo caso non farebbe altro che rispecchiarne favorevolmente il contenuto.

Per prima cosa prendiamo in considerazione la sovracoperta. Grandi blocchi colorati che nella parte superiore e inferiore si intersecano in forme geometriche per creare il titolo. Visti separatamente, questi blocchi colorati non significherebbero nulla. Di seguito quelli della prima parola, il primo dei due è il rosso:

Poi il blu:

Effettivamente, solo il loro intersecarsi dà vita alla parola. Questo tipo di lavoro con due o tre colori per pagina, al contempo difficoltoso e astuto, è realizzato per tutto il libro con un tour-de-force di soluzioni originali. Oh, e vedete la figura di Asterios dal contorno nero e in toni di grigio sulla cover? Quella, una simile sulla quarta di copertina e alcuni caratteri, rappresentano tutto ciò che è stato realizzato con dell’inchiostro nero all’interno del progetto.

Ora diamo uno sguardo alla copertina vera e propria (non tenendo conto della sovracoperta):

Quasi tutti i volumi cartonati hanno come “cuore” della loro copertina un pezzo di cartone molto spesso, la copertina stessa, il più delle volte ricoperto da uno o più materiali: solitamente tela, qualche volta della plastica che richiami l’effetto tela, o uno strato di sottile carta patinata su cui sono stampate delle immagini. O, ancora, una combinazione di due o più di questi elementi. Questa copertina, invece, per metà è rivestita di tela viola, mentre l’altra metà è lasciata grezza, con una silhouette quasi impercettibile di Asterios pressata al suo interno (difficile da vedere nella mia scansione). Non ho mai visto un libro con una copertina di questo genere, ancora una volta una caratteristica peculiare e creativa. Questo, inoltre, significa che probabilmente delle versioni in ottimo stato diverranno rarissime, poiché sia gli angoli che la superficie si danneggiano molto facilmente. Tuttavia amo questa sua originalità.

Le pagine interne usano uno, due o tre dei seguenti colori o loro sfumature: ciano, magenta, giallo e viola, con l’intento di creare una palette cromatica straordinariamente ampia.

David mostra totale dimestichezza con questa tecnica al punto tale che più di una volta mi sono convinto che avesse usato dell’inchiostro nero, proprio come nella pagina qui sopra, fino a quando non ho guardato attentamente e ho preso coscienza del fatto che è completamente realizzata senza.

E poi c’è il lettering, che utilizza font e balloon di forme differenti per riflettere il carattere dei personaggi principali, all’incirca una dozina di stili differenti, se non di più. So per esperienza come sia facile esagerare con questo tipo di cose, ma David riesce a far funzionare il tutto magnificamente, in parte scegliendo stili che si addicono perfettamente  ai loro personaggi e in parte non usandone troppi per volta. Diverse pagine non hanno che due stili differenti.

E la storia? È una sorta di biografia, raccontata attraverso una consequenzialità storica, di un uomo con del talento artistico, rigide teorie e un grande ego; i suoi alti e bassi, le relazioni, i trionfi e i fallimenti. Non una sequela di drammi, ma neppure un melodramma, quanto più una storia realistica di persone credibili. E ancora, attraverso il suo tratto stilizzato, Mazzucchelli dona a questi individui una gran quantità di sfumature e carisma che risulterebbe impossibile trovare sia in un racconto che in un film. In sostanza, è una storia che utilizza al meglio il media fumetto. Gran parte del lavoro lo fanno i simboli, le soluzioni grafiche e le linee esili, ma dove necessita altre tecniche artistiche, lui usa anche quelle. La narrazione è coinvolgente, mai scontata, e se il finale può risultare brusco, riflettendoci bene, risulta anch’esso appropriato.

Asterios Polyp è un capolavoro di un maestro della narrativa a fumetti. Vivamente consigliato.
In aggiunta, in un commento all’articolo:
Altra peculiarità è lo stile del lettering, i rapporti familiari sono infatti accomunati da una similitudine visiva: ad esempio, i balloon e i dialoghi dell’Asterios adolescente richiamano, quasi fossero degli ibridi, quelli del padre e della madre. La forma è una reminiscenza del balloon della madre, tuttavia disegnato con lo stesso tratto deciso con cui è stato realizzato quello del padre. Anche la forma delle lettere richiama similitudini sia da una parte che dall’altra.

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2 risposte a “Speciale Asterios Polyp: la lettura di Todd Klein

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