Alan Moore: il nuovo romanzo e tutto il resto

di Andrea Queirolo

Il mio caro amico smoky man, che spesso mi rimprovera scherzosamente per la mia fissazione con Daniel Clowes, ha anche lui lo stesso problema. Non è un segreto infatti che il suo pallino sia Alan Moore. Negli anni il buon smoky ci ha regalato tante perle, ma sopratutto ha portato in Italia tantissima documentazione sul Mago Supremo. Ora l’ha rifatto: ha tradotto una bellissima intervista fiume a Mr. Moore incentrata su Jerusalem, suo prossimo romanzo, sullo spazio-tempo, sul multiverso, sulla vita e sulla morte. Di seguito ve ne propongo un assaggio:

Non scrivo più storie di supereroi. Ho cambiato drasticamente la mia opinione sui supereroi circa cinque o sei anni fa, ma quando li scrivevo mi sembrava che, dal punto di vista della morale, fosse più importante mettere in discussione per davvero il concetto di eroismo e, nello specifico, di super-eroismo.
Credo sia un concetto pericoloso se non lo si esamina. Adolf Hitler era un eroe per i tedeschi. Molti di quelli che vengono descritti come eroi, forse erano degli psicopatici, non avevano la stessa razionale percezione della paura o della propria mortalità delle persone normali… Oliver North è stato considerato un eroe da una gran parte degli Americani.
È un concetto pericoloso, ed è una delle cose che ho cercando di dire in Watchmen. Ho cercato di dirlo nel modo più viscerale possibile, portando il lettore in luoghi sorprendenti e spiazzanti, perché volevo che le mie idee arrivassero nel modo più potente possibile e si imprimessero sui chi leggeva.
E non credo che, così facendo, si faccia un disservizio al lettore. Viviamo in un mondo in cui gran parte della cultura che ci circonda è soporifera e anestetizzante; non ci spinge affatto a vivere le nostre vite in maniera più consapevole e profonda, direi piuttosto il contrario.
La maggior parte dei media di intrattenimento puntano a “scollegarci” dalle nostre vite per un’ora o un’ora e mezza. È solo per “intrattenerci”, non deve necessariamente dirci qualcosa o sollevare dei quesiti morali, ma penso che l’Arte – o per lo meno mi piace pensarlo per i miei lavori – non può evitare questo tipo di argomenti. Deve provocare, stimolare una qualche riflessione, altrimenti non c’è davvero ragione perché esista. Se non lo fa, probabilmente ti rassicura su qualcosa e credo che questo sia negativo.
Non mi piace l’idea che l’Arte sia rassicurante, dovrebbe provocare delle domande, non dirti “sì, è tutto bellissimo, va tutto bene.”
Sì c’è un posto per l’Arte di questo tipo, ma non è quella che preferisco, e non è certo quella che mi piace fare. Mi piace l’idea del confronto di idee e spingere il lettore verso nuove esperienze. Credo che questo sia il compito di uno scrittore o di un’artista, o per lo meno, questa è la mia opinione in merito.

Il resto QUA sul sito di smoky man.

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2 risposte a “Alan Moore: il nuovo romanzo e tutto il resto

  1. Come sempre quella di moore è una riflessione interessante. Anch’io mi chiedo sempre più spesso se quello che facciamo oggi noi fumettari non sia un semplice anestetico per non pensare ai problemi del mondo.

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