I segreti del Quai d’Orsay

di Andrea Queirolo


All’interno dell’affresco politico francese che narra il periodo tra il 2002 e il 2004 c’è la figura di Taillard de Vorms, la quale è di certo un richiamo a Dominique de Villepin, ex ministro degli Esteri francese. Dietro le quinte, il vero nucleo della storia lontano dalle ribalte pubbliche, c’è il suo nutrito gruppo di sottoministri, collaboratori e segretari. Nel plot proposto da Abel Lanzac, nome fittizio di un politico francese che ha vissuto quel periodo, il personaggio di Vlaminck, protagonista del fumetto, viene convocato dal vulcanico ministro per diventare un funzionario incaricato di scrivergli i discorsi.

La trama è semplice, con richiami espliciti a fatti realmente accaduti come il discorso all’Onu pronunciato da Villepin contro la guerra in Iraq, ma si divide su tre piani diversi, tutti correlati a Vlaminck. Abbiamo il rapporto con il ministro de Vorms, quello con i collaboratori e quello con la fidanzata. Il risultato è il gioco dei rimandi: Vlaminck ascolta il ministro, riferisce e cerca di farsi aiutare dagli altri funzionari e infine scarica la sua pressione sulla fidanzata. Storie di vita vera, eccome.

Però il fumetto funziona e colpisce su altrettanti piani diversi:

a) E’ un fumetto che affronta la politica (fin qua nulla di strano), ma lo fa in modo totalmente inedito – almeno per un fumetto. Innanzitutto è scritto da un ex-politico e, in seconda battuta, svela quello che succede durante il lavoro dei funzionari politici, sia nel mentre delle loro apparizioni pubbliche sia dentro le mura dei loro edifici sfarzosi.

b) E’ un fumetto comico – o almeno ne ha le caratteristiche. E’ un fumetto attuale. E’ un fumetto alto e popolare al tempo stesso. Mischia Eraclito con Star Wars, il serio col faceto, il pubblico col privato.
Ora, provate a immaginarvi questo fumetto disegnato in stile realistico.
Ci state provando? Bene, non funziona vero? No, certo, non può funzionare. E da qui il punto

c) E’ un fumetto realizzato in maniera eccelsa, a dimostrazione che Blain è uno dei più grandi fumettisti viventi (si, mi piace usare questa affermazione quando so di poterlo fare). Glisserò sul fatto che sia meglio di Sfar, che troppo di suo sia inedito in Italia, che qualcuno dovrebbe togliere i diritti di Isaac il pirata alla Kappa e finirne la pubblicazione e passerò subito a cercare di spiegarvi il perché della riuscita di questo volume – primo di due, tra l’altro.

Come dicevamo, per tenere in piedi la comicità su cui si basa questa narrazione, Blain ha dovuto far ricorso a un’ampio repertorio di trucchi fumettistici. Ad esempio la scia di vento che si lascia dietro de Vorms ogni volta che entra o esce di scena, accompagnato dall’esplicito effeto onomatopeico “vlon”.

La tendenza all’estremizzazione quasi caricaturale di alcuni personaggi che permette a Blain di creare atmosfere o stati d’animo. Guardate l’esempio dell’usciere qua sotto, come sia disegnato ingigantito rispetto a un Vlaminck timoroso che si appresta per la prima volta a incontrare il ministro fra dubbi e paure.

Un uso cartonesco della gestualità dei personaggi, con movimenti spesso reiterati o velocizzati che si accompagnano a tante piccole nuvolette dal lettering cadenzato, a volte sottolineato altre marcato, capace di enfatizzare la situazione grazie alla sua esecuzione manuale.

Inoltre il tratto di Blain, che qualcuno potrebbe liquidare come sbrigativo, poco curato o non particolarmente bello, oltre ad avere basi ben solide che poggiano sulla lunga tradizione del classico fumetto franco-belga per ragazzi e che si sviluppano con la consapevolezza delle possibilità create dall’Atelier des Vosges e dai fumetisti dell’Association ha, di suo, una precisione notevole.
In poche parole, il lavoro di Blain è calcolato al dettaglio ed è basato, come già spiegava Paolo Interdonato, sul ritmo.

Quai D’orsay è publicato in Italia da Coconino.

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5 risposte a “I segreti del Quai d’Orsay

  1. Concordo assolutamente con il punto C. 🙂

  2. Tutto è collegato a tutto. Man mano che invecchio perdo il contatto con il quadro generale – come è possibile che Crepascolino sia riuscito ad atomizzare il mio numero ventisette di Detective Comics ? – ma sono sicuro che dalla giusta distanza si vede il Disegno Generale – una roba tipo quelle cose ”teatrali” dell’ultimo De Luca con la tavola-palcoscenico.

    Leggo nel sito di Repubblica che sono stati pignorati diversi appartamenti milanesi di Luca Laurenti ( il ragazzo-meraviglia di Bat-Bonolis ndr ) per evasione dell’Irap e mi rivedo giornalista, anni fa, per un’agenza internaz al seguito di pulotti mangiarane che procedono al sequestro di tavole di un Blain perplesso e remoto. Il tizio era tanto perso nel suo lavoro da non aver pagato parecchie rate del mutuo del suo manor – un posto grande come il Louvre, ma senza cadaveri di curatori e segreti sotto la piramide di vetro come nel romanzo di Brown – sebbene guadagnasse discretamente ( pochi sanno che produce quasi tutti i dischi di Carlà Brunì , cosa per la quale, se esiste davvero un inferno, Chris pagherà. Oh, se pagherà ! ).
    Ricordo che il commissario – un tale che credeva di assomigliare a Gabin, ma aveva qualcosa del ns Bombolo – boffonchiò che quelle tavole erano ” come il casino che fa il mio gatto quando zampetta nel catrame e poi balla sul parquet ”, ma il suo vice – un tipo che aveva qualcosa del Capro Espiatorio di Pennac – ribattè che ” Blain è come il Duca che estrae e spara, colpendo sempre il suo bersaglio. La traiettoria è perfetta perchè Wayne non può sbagliare o non sarebbe Wayne. E’ un dono. Come la Luccicanza. ”
    Siamo comunque usciti con tonnellate di carta. Anch’io che ero lì a caccia di colore locale e senza cariche ufficiali . Gli anni passano, i neuroni si spengono. Difficile che corra a riguardare una tavola di Moebius. Mi sorprendo a contestualizzare Druillet
    ( okay, non male, ma il mio Kirby ? Non è un altro campionato ? ) ma quando sento l’urgenza di infilare stivali, speroni e cappellone bianco, scendo fino alla mia batcave ed estraggo i miei album di Lauzier e le tavole che ho…preso in prestito a Blain!

  3. ebbravo crepascolo (e crepascolino) 🙂

  4. Pingback: Intervista a Christophe Blain | Conversazioni sul Fumetto

  5. Pingback: Le acciughe del Quai d’Orsay | Conversazioni sul Fumetto

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