Conversazione con Charles Schulz

M: A proposito dello sviluppo di un personaggio, hai detto “Non credo che il disegnatore possa mostrare un personaggio. Deve spiegarne il carattere attraverso le situazioni.” Quando Snoopy ha cominciato a pensare, questo ha detto molto di più su di lui e sulle cose che gli piace di fare. Anche questa è stata una evoluzione? All’inizio Snoopy non pensava.

S: No, non pensava. Semplicemente abbaiava e correva a quattro zampe ed era un cagnolino simpatico. Non so come abbia cominciato a camminare a due zampe e non so come abbia cominciato a pensare. Ma probabilmente è una delle cose migliori che io abbia mai fatto.

M: E Linus con la coperta?

S: Tutti i miei figli avevano delle coperte, è qualcosa che io ho ripreso. Ho detto tante volte che sono contento di averlo fatto perché so che se non lo avessi fatto io, lo avrebbe fatto Mort Walker. Infatti di recente ho cominciato a vedere nei fumetti le mie idee di venti anni fa e mi rende felice sapere che ho battuto questa gente sul tempo. E’ semplicemente un modo di pensare. Non dico che sia un furto, so che non lo è.

M: L’adulazione più sincera.

S: Sì.

M: Okay. Abbiamo parlato di Snoopy e della coperta. Anche Charlie Brown si è evoluto. All’inizio era semplicemente un bambino saggio.

S: Sì. Pian piano i personaggi sono andati al loro posto. Credo che in molte sceneggiature i personaggi principali si assomiglino. C’è un personaggio semplice che è una specie di innocente. Non ha una personalità molto forte perché se l’avesse dominerebbe tutto il fumetto. E’ lui che tiene insieme tutto quanto e sono gli altri personaggi che hanno personalità singolari. Non può essere un personaggio terribile, ma deve essere qualcuno che ci piace, ecco che ci sta a fare Charlie Brown. Tuttavia qualche volta penso che dovrei usarlo di più. Ma adesso ho talmente tanti personaggi, che è difficile sapere chi di loro dovrei usare di più. Per un po’ di tempo mi hanno mandato delle lettere dicendo: “Non usare così tanto quel cane. Metti di nuovo i bambini”. Ma io non do mai retta alle lettere di questo genere. Può darsi però che avessero ragione. Può darsi che usassi troppo Snoopy. Cerco sempre di essere selettivo. Cerco sempre di fare cose diverse. Ho sempre voluto avere qualche ragazza nel fumetto. Ecco perché mi sono spostato di più su Piperita Patty e su Marcie. C’è qualcos’altro di cui bisogna parlare: credo che sia importante la costruzione delle personalità. Il fatto che Piperita Patty chiami Charlie Brown “Ciccio”. Lei è l’unica che lo fa in tutto il fumetto. Mentre Marcie lo chiama Charles e tutti gli altri lo chiamano Charlie Brown. Ecco le piccole cose. Se hai abbastanza di queste piccole cose allora credo che riesci a ottenere una certa profondità. Non credo nei nomignoli. Credo che un soprannome vada bene per una scenetta, per un’idea, ma non credo che la gente riderà di un soprannome ogni volta. Non ci si può contare. Ecco perché il mio fumetto non ha troppe cose buffe.

M: A proposito, pensavi che il Primo di Aprile avesse lo stesso successo della Grande Zucca?

S: No. Era soltanto un fumetto per una striscia. Non mi piaceva neanche il modo in cui l’avevo disegnata. Mi piace il bracchetto Pasquale. Per molto tempo non ho voluto fare niente sulla Pasqua. Ci tengo molto a non offendere nessuno e pensavo che non avrei dovuto fare niente sulla Pasqua. Ma poi pensai: “Oh al diavolo, il bracchetto Pasquale è divertente”, quindi lo feci comunque.

M: La mia prossima domanda riguarda i due libri di Robert Short. Pensi che si sia spinto troppo lontano nell’analisi della striscia? [L’intervistatore si riferisce al libro Il Vangelo secondo Charlie Brown]

S: Ma non so se l’abbia veramente analizzata. Credo che quello che cercava effettivamente di fare era usare un fumetto come partenza per qualche idea mistica. Robert è una grande persona. Non ci conoscevamo neanche quando lui ha scritto il libro. Penso fosse già uscito da un anno quando finalmente ci siamo incontrati, ma da allora siamo diventati buoni amici e abbiamo iniziato a parlare di tante cose. Credo che gli piaccia semplicemente trarre piccoli pensieri spirituali da qualunque cosa gli succeda e che i Peanuts fornissero qualche appiglio per trattare i suoi argomenti. Adesso so che questo non è successo, ma capisco quel che intendeva dire. Il libro non è mai stato mio e neanche l’idea è stata mia. Questo fa parte dell’accordo originale. Certo, lui può usare i fumetti, ma io non ho scritto niente.

M: E’ la sua interpretazione. Tu hai soltanto detto che il lettore avrebbe potuto offendersi e forse hai ricevuto delle proteste quando hai usato le Sacre Scritture, cosa che hai fatto più di ogni altro artista.

S: Credo di aver fatto strisce sulla Bibbia più autentiche di qualsiasi altro. Odio le allusioni spirituali gratuite, odio i fumetti che ostentano un bambino che prega, che parla delle azioni cattive che ha fatto durante il giorno. Proprio li disprezzo. Mi piacerebbe pensare che la mia opera ha raggiunto un livello più alto. Ho studiato abbastanza le Sacre Scritture. Le ho studiate come si fa nel Middle West e credo di usarle molto bene all’interno del fumetto, in un modo che nessun altro aveva mai pensato oppure avrebbe mai avuto il coraggio di fare o che comunque non avrebbe avuto una conoscenza abbastanza approfondita per farlo. Sono orgoglioso di questo e ci tengo anche molto. L’ho sempre fatto in un modo delicato, mai offensivo. Quando abbiamo realizzato quel libro che si chiamava Bracchetti e Conigli ero sbalordito di avere avuto materiale sufficiente. Non me lo sarei mai sognato.

M: Sei un cristiano praticante?

S: Penso che sto diventando un umanista laico [ride], ma non voglio parlarne.

M: Ho sentito questi termini quando parlano di te. Una volta ho letto che tu saresti un predicatore laico.

S: Oh, sai, ero molto attivo nella chiesa proprio subito dopo la seconda guerra mondiale. Avevamo vent’anni e andavamo a messa la domenica mattina. Poi andavamo agli incontri tra giovani la domenica pomeriggio, anche se non eravamo più degli adolescenti. Andavamo anche alla messa della domenica pomeriggio e agli incontri di preghiera del mercoledì sera. Eravamo tutti molto impegnati con la chiesa e qualche volta mi chiedevano di parlare in uno di quei posti. Ho anche parlato agli angoli delle strade, cosa che non avrei mai dovuto fare. Non lo rifarei mai perché non mi sento più in una posizione tale da poter insegnare qualcosa a qualcuno. Comunque erano tutte brave persone. Sono ancora in contatto con alcune di loro e con il sacerdote che adesso è in pensione. Abbiamo studiato le Sacre Scritture e ne abbiamo discusso in profondità e avidamente. Questa è stata la mia base per tutte quelle cose bibliche che ho fatto e ho anche un diploma onorario all’Anderson College, che è un college cristiano.

M: Quando ti basi sulla tua conoscenza, o magari su proverbi, o su qualche parabola, non lo fai in un modo sovversivo o per protesta.

S: Non faccio mai niente per insegnare qualcosa a qualcuno, o molto raramente. Forse se dessimo un’occhiata ai miei lavori potrei indicarne qualcuno dove ho cercato di dire qualcosa contro l’ipocrisia. Ma non ne sono proprio sicuro. E’ difficile analizzare tutto nell’insieme. E’ solo che alcune frasi vengono in mente e credo che sarebbero anche divertenti. Allora guardo nella Bibbia oppure me le ricordo e improvvisamente trovo qualcosa da usare in un certo modo. Tutto qua.

G: Hai detto poco fa qualcosa che mi è sembrato affascinante sul fatto che tu staresti diventando un umanista secolare.

S: Beh, non vado più in chiesa. Ho insegnato a una scuola domenicale per adulti a Minneapolis e ho frequentato la scuola metodista, ma non sono mai diventato metodista. Erano semplicemente un gruppo di brave persone, tutte molto educate. Mi piaceva fare lezione, l’ho fatto per circa dieci anni, poi vidi che studiare così tanto era diventato troppo faticoso per me, inoltre questo fatto di aver sempre qualcosa da inventare viene a noia dopo un po’. Non potevo mai essere invitato a un banchetto senza dovermi alzare in piedi per dire qualche parola. Dovevo anche pensare a una striscia quotidiana e a una domenicale e disegnavo anche i fumetti per i ragazzi in una rivista cristiana, quindi cercare di pensare a una lezione per una scuola domenicale e in più studiare era troppo. Alla fine dovetti chiedere di farlo fare a qualcun altro perché non avevo più niente da dire e non sono più tornato alla chiesa.

G: Stai cercando un senso…

S: [ride]. Non cerco niente. Sinceramente non so niente. Credo che sia tutto un mistero. Non ho idea del perché siamo qui. Non ho idea di cosa succeda dopo che siamo morti. Non mi preoccupavo tanto di insegnare alla gente queste cose. So che facevo leggere la Bibbia versetto dopo versetto quattro volte. E ogni volta imparavo qualche cosa di più. Non ero per niente ansioso di insegnare quello che pensavo. Ogni tanto qualcuno chiedeva: “E tu che ne pensi”. E io di solito rispondevo “Non ha importanza quello che penso io. Voglio semplicemente sapere quello che pensate voi e farvi parlare di queste cose e leggere veramente la Bibbia invece di dire ‘Ne ho sentito parlare qua e là'”.

M: Un numero incredibile di persone l’ha letta.

S: Oh lo so, lo so, ma io non so neanche che cosa significhi esattamente umanismo secolare. Hai mai sentito parlare, credo di sì, di un libro intitolato Non ti ho mai promesso un giardino di rose. Conosco l’autrice molto bene e mi chiese in che cosa credessi. Le dissi cosa pensavo di credere e lei mi disse: “Lei è un umanista secolare, ecco cos’è”. E io le chiesi: “Davvero?” E lei rispose: “Sì, credo di sì”. [ride]. E’ una signora meravigliosa.

G: C’è mai stato un periodo in cui hai messo in questione la tua religione?

S: Beh, non è un problema di metterla in forse, tutta la mia religiosità deve essere partita da una questione di gratitudine. Ho avuto un’educazione luterana, ma la domenica a mio padre piaceva andare a pesca e così non andavamo mai in chiesa. Mia madre, quando io avevo venti anni, si ammalò di cancro. Era appena uscita dall’ospedale ma soffriva atrocemente. Fu un periodo terribile. Fui chiamato alle armi subito dopo e dovetti presentarmi. Riuscii a tornare a casa per un paio di fine settimana mentre stavano decidendo dove mandarmi. E una domenica notte, mentre mi trovavo a casa lei stette molto male. Le augurai la buona notte: “Beh, ciao Sparky, probabilmente non ci rivedremo più”. Deve essere stata una delle cose più tremende della mia vita. E’ già abbastanza brutto essere chiamato alle armi, ma sapere che la tua mamma morirà… aveva soltanto quarantotto anni e naturalmente morì il giorno dopo. Poi, tornato a casa dal funerale, mi ritrovai a viaggiare nella notte su un treno per l’esercito con un gruppo di ragazzi che non avevo mai visto prima nella mia vita e senza sapere dove eravamo diretti. Cominciai ad andare in chiesa semplicemente per un sentimento di gratitudine, per essere sopravvissuto a tutto questo. Sentivo che Dio mi proteggeva, mi aiutava e mi dava la forza di sopravvivere mentre invece avrei potuto prendere strade sbagliate, avrei potuto fare una brutta fine. Ho sempre sentito che in quei tre anni qualcosa mi ha aiutato a vivere e a tornare a casa, perché non mi hanno mai sparato né ferito. Sapevo di questa “Chiesa di Dio”. Ogni tanto ci andavo con mio padre, e una sera mi sentivo molto solo e sapevo che avevano bisogno di una nuova insegna per il portale della chiesa. Era una chiesa molto povera e così andai a piedi nella neve fin là per diversi chilometri e dissi al sacerdote che gli avrei fatto una nuova insegna se avesse voluto. Era un grande uomo e in quella chiesa conobbi molti amici, ecco come è accaduto, ecco tutto. In seguito ci stabilimmo qui, alla mia prima moglie non importava molto di frequentare la chiesa e così pian pianino ce ne siamo allontanati. Ma adesso è finita, ho una figlia che è diventata mormone e va in Inghilterra come missionaria [ride]. Ci siamo ravvicinati molto per questo, anche se non mi piacciono i mormoni, credo che ci siamo avvicinati perché possiamo parlare delle cose delle Sacre Scritture che a lei prima non interessavano e perché ha un marito molto gentile. La mia famiglia ha preso diverse direzioni, ma sono tutti bravi ragazzi.

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