“Hello Mr. Burns…”

di Andrea Queirolo


Leuven è un paese nelle vicinanze di Bruxelles, ci si mette poco ad arrivarci e in macchina abbiamo impiegato una ventina di minuti. Come ogni città belga di una certa grandezza offre un panorama architettonico invidiabile, con tutte le sue case particolareggiate e una basilica imponente che si erge ai margini di due piazze addobbate per le feste natalizie. La nostra destinazione era l’M Museum, che si distingue nella grande strada pedonale per un ingresso alquanto pacchiano che richiama le entrate dei templi greci, salvo poi svelare una costruzione futuristica di un certo impatto visivo. Il complesso è una piccola perla moderna di cinque piani che si snoda in larghezza a mò di serpente. Non so con certezza cosa ospitasse il museo nella sua interezza, un po’ perché non sono andato oltre il primo piano, dove c’era la mostra che mi interessava, un po’ perché avevo il tempo contato.

L’M Museum di Leuven.

Al ricevimento dell’ingresso c’era una notevole concentrazione di gente, tutta pronta per la sessione di dediche di Charles Burns che si sarebbe tenuta da li a una mezzora. Dopo essermi aggiudicato fra i primi un numero per l’incontro con l’autore, non senza un moto d’orgoglio italiano (ovviamente ero l’unico che non parlasse francese), ho pagato e mi sono avviato a vedere la mostra.
L’allestimento era davvero ricercato già a comiciare dall’entrata dove, passando attraverso un incrocio di tende nere, si proseguiva al buio in un corridoio che sbucava in un ampia sala dalla luce attenuata.

Il murales esclusivo della mostra.

Il colpo d’occhio che offriva la parete della stanza, quella che ti ritrovavi di fronte appena entrato, era alienante quanto i suoni che uscivano da alcune casse mimetizzate fra il nero dell’arredamento. Attorno a questo murales realizzato appositamente per l’evento, il quale raffigurava un nefando paesaggio paludoso, si potevano ammirare qualcosa come circa 300 opere originali fra tavole e illustrazioni.

Burns e la serie di originali ispirati a “Black Hole”.

E’ vero, qualche cosa l’avevo già vista a Bologna durante il Bilbolbul del 2009, ma l’enormità di questa esposizione è stata davvero impressionante. In particolare si potevano ammirare le tavole di X’ed Out e, sorpresa sorpresa, una paio di pagine di The Hive (si, vi confermo il titolo), il prossimo libro di Burns, dai layout alla resa finale.

Schizzi e prove di una pagina di “The Hive”.

Nitnit comic-books (se qualcuno sa cosa siano è pregato di dirmelo).

Moltissime le illustrazioni, comprendenti gli splendidi ritratti dei musicisti commissionati da Rolling Stone, tutte le copertine originali di Black Hole, un’intera storia di Dog Boy, la copertina originale del disco di Iggy Pop, Brick by Brick, nonché i primi lavori pubblicati sui quotidiani e le storie apparse su Raw. Emerge, dalla visione globale di questi disegni, tutta la versatilità dello stile di Burns che porta ad accorgersi della sua consapevolezza, del suo modo di saper narrare. Perfino l’osservatore meno attento, dopo aver visionato bene la mostra, potrà constatare come l’artista non lasci nulla al caso. In effetti Burns nei suoi disegni mostra esattamente quello che vuol far vedere. Anche le singole immagini, copertine o illustrazioni che siano, posseggono un controllo e una capacità narrativa inarrivabile per la maggior parte dei fumettisti.

Ritratto di Neil Young.

Sfortunatamente la combinazione “no flash+no luce” ha portato a foto scandalose che vi proporrò lo stesso per renderevi l’idea.

Sorprende in effetti la versatilità di Burns, il suo saper spaziare fra le richieste dei committenti, il gioco del piegarsi/non piegarsi alle leggi del mercato e il suo saper scegliere a cosa lavorare. A un profano la vista di tutte queste opere potrebbe far pensare che Burns sia un’illustratore prestato al fumetto, un pubblicitario con velleità artistiche e forse addirittura uno che produce poco, mentre invece è tutto l’incontrario.

Nella seconda sala, diversamente illuminata dal classico grigiore del clima belga, veniva proiettato su un pannello gigante il corto animato realizzato da Burns per il video collettivo Peur(s) du noir. Dietro, altri disegni e poi i dischi e le fotografie di cui Burns è un cultore, nonché una specie di rappresentazione della sua libreria personale e di riferimento, fra cui spiccano moltissimi fumetti franco-belga e italiani (purtroppo nella foto ho tagliato roba come Squeak the mouse di Mattioli e Freddy Lombard di Chaland, ma c’erano pure i Fantastici 4 di Lee e Kirby).

Alle due sono sceso per andare alle dediche e con un po’ di sorpresa ho trovato un centinaio di persone che aspettavano il proprio turno in religioso silenzio. Ci trovavamo al buio in una sorta di sala conferenze. Solo una sottile luce grigiastra filtrava dalla finestra socchiusa e la, in fondo alla sala, Burns seduto a un tavolo illuminato da una piccola lampada.

Il mio incontro con Burns è stato molto piacevole e mi ha rivelato una persona molto distante dalla cupezza delle sue storie. Ci siamo salutati come se ci conoscessimo da anni e abbiamo stranamente cominciato a conversare su Roma, su Chris Ware e su quanto si rammarichi di non poter far fumetti in maniera continuativa. A tal proposito mi ha detto di aver disegnato una quindicina di pagine di The Hive e che spera di terminarlo entro il prossimo anno.

Uscito, ho comprato il bellissimo catalogo realizzato per la mostra, un tomo cartonato di circa 300 pagine che racchiude tutta la carriera di Burns e poi via, tutti a bere birra!

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6 risposte a ““Hello Mr. Burns…”

  1. ti rispondo su questo…

    Nitnit comic-books (se qualcuno sa cosa siano è pregato di dirmelo).

    è stato raccolto in volume per una casa editrice francese , ed è una versione di xed-out con uno stile un po particolare , dove burns si ispira fortemente al grande Burroughs , utilizzando un linguaggio cifrato e la tecnica del cut-up

    volume ormai rarissimo che fortunatamente ho e se vi capita prendetelo!!!

  2. ciao michele, ti rifersici al volume Johnny 23?
    quello ce l’ho, non sapevo che prima avessero stampato quei 4 albetti, che oltretutto non trovo menzionati da nessuna parte in internet!
    grazie,
    andrea.

  3. si si parlo di quello…buon per te se già lo possiedi 😉

    per gli albetti anche io non li avevo mai visti , ma già avere il volume che li raccoglie è un traguardo 🙂

    dove posso acquistare il catalogo della mostra? Se posso chiedere..

  4. il catalogo lo puoi comprare sul sito della mostra:
    http://www.beeldbeeld.be/burns/shop.php?l=nl

    magari poi lo mettono in distribuzione.

  5. il catalogo è puramente descrittivo o contiene anche sue storie?
    (perché hai fotografato solo parte di quella “specie di rappresentazione della sua libreria personale e di riferimento”? T_T)

  6. il catalogo è il classico catalogo da mostra, niente storie, ma è una goduria lo stesso.

    purtroppo ho fatto le foto con il celluare e data la poca luce sono venute cosi-cosi. ho una foto “completa” ma è venuta male.

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