Frank Miller’s Holy Terror

di Andrea Queirolo

Ero davvero curioso di leggere questo lavoro di Miller che segnava il suo ritorno al fumetto come autore completo. Pur non avendo mai trovato particolarmente attraente il disegno di Miller, ho sempre apprezzato le sue storie, anche se devo ammettere di averle apprezzate solo fino a un certo punto, che è, più o meno, fino al rifacimento delle origini di Daredevil, in quella miniserie dal titolo The Man Without Fear, che comunque ricordo maggiormente per i disegni di John Romita Jr. Dopo arriva il periodo di Sin City, che ho leggiucchiato senza mai apprezzare abbastanza. Infatti per me Sin City rappresentava già all’epoca una fase calante di Miller. Si, aveva appena cominciato a scendere la china, ma non si riusciva a capire chiaramente, perché la strada che lo ha portato fino a oggi è stata tutta un sali e scendi. Il prodotto si presenta bene, un bel cartonato, ampio, formato widescreen, simile a quello già proposto per 300 e, a detta di Miller, una specie di sfogo contro l’inutile formato comic-book che sminuisce le potenzialità visive e narrative del fumetto. Quindi a Holy Terror arrivo consapevole. So che non avrò sottomano un capolavoro. Però, cavolo, è sempre quel buon vecchio Frank che ci ha regalato storie memorabili. Cosa può aver fatto di così scandaloso? Infatti comincio a leggere ed ecco che mi sembra tutto molto denso, notevolmente ben fatto. Le tavole sono di grande effetto e si parte subito in quarta con un inseguimento fra i tetti.

La statua della Giustizia raffigurata nella seconda pagina della storia è una scelta emblematica e forse l’unico vero spunto di riflessione del volume. In una New York fittizia la libertà è incerta e l’unica ancora di salvezza rimane una giustizia che nella sua cecità cerca di far bilanciare i piatti della bilancia. E poi, eccola la, la città di Miller, con quei palazzi alla Steve Ditko e l’aria da protagonista. Poi pioggia, tanta pioggia, con tavole di grande effetto che accompagnano un lungo inseguimento fra quelli che dovrebbero essere Batman e Catwoman. Bene, il libro può finire tranquillamente qua, andando avanti si prosegue mortalmente fino alla prima esplosione, dopo la quale Miller si diverte a giocare con le vignette e poi BAM! sembra interrompere la storia per riprendela in un secondo momento. I disegni diventano stanchi, frusti. Viene a mancare un equilibrio fra il bianco e nero, le figure vengono riempite tutte di nero o lasciate bianche per far prima, mentre lo sfondo rimane soventemente bianco.

Il racconto è talmente mal concepito e allo stesso tempo oramai così famoso che non vale la pena parlarne. Quello che resta da fare è divertirsi a trovare gli omaggi di Miller alla storia del fumetto e ai suoi protagonisti, come il riferimento implicito a Jack Liebowitz o quello esplicito all’orologio di Dick Tracy, senza dimenticarci degli accenni al bondage stile prima Wonder Woman. Infine, non mi interessa giudicare i temi e il modo con cui vengono affrontati, soprattutto perché diversamente da altri mi sembra che ci sia poco da denunciare. Nel fumetto di Miller trovo quello che vedo, che ascolto e che leggo da ogni parte tutti i giorni e la copertina di Holy Terror mi ricorda quella del primo numero di Capitan America con le sue relative critiche datate 1941. La cosa davvero scandalosa è aver dato alle stampe un lavoro del genere che mostra tutti i lati di un fumettista stanco, incapace di lasciarsi alle spalle i propri cliché, che crea un racconto posticcio e raffazzonato, per di più anche sciatto nell’esecuzione. E’ questo che dovrebbe far scalpore, più della propaganda di Miller e più delle sue sparate pubbliche.

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5 risposte a “Frank Miller’s Holy Terror

  1. Commento tosto il tuo, andrea! ma è davvero così scarsuccia quest’opera ? Sulla base di quello che ho letto in rete, il libro non l’ho ancora preso, secondo me quando un’opera nasce con un intento ed all’interno di un progetto editoriale non basta cambiare il nome ai personaggi ed il costume per averne un’altra, rimane un ibrido, un “bastardo”. Peccato perché Miller poteva rilanciarsi come autore completo e non sembra esserci riuscito.

  2. Un’analisi breve ma interessante, in un periodo di caccia alle streghe. Quando tutti sembrano volersi concentrare sulle motivazioni dell’autore e denigrarne di conseguenza l’ultima opera. Ricordo che era successa la stessa cosa con DK2. Ma anche se, in effetti, non aveva la stessa forza dell’originale, era comunque una storia interessante.

    Avrei sfogliato questo volume solo per i grafismi di Miller, però. Perchè per quanto riguarda le storie, sono uno di quelli che confermano la stanchezza di Miller nel portarne avanti di nuove.

    Sono anche uno di quelli che non sopportano quegli autori che, arrivati ad una certa età e non trovando più riscontro dei loro successi giovanili, impazziscono come criceti in gabbia e cominciano a dire boiate. Ma questa, appunto, è un’altra storia 🙂

    P.S.: Nella seconda vignetta che posti, non ho capito quel verde e quell’arancione. E’ così, in originale?

  3. mario: si, è proprio una storia che vale poco e si vede che è stata ripresa più volte negli anni, ci sono pagine disegnate in maniera altalenante, con diverse aggiunte e tagli.

    luigi: ho volutamente lasciato fuori i discorsi “politici” di e su miller.
    e si, la vignetta è proprio cosi, quelli son colori a caso che miller ha pensato bene di mettere tanto per fare un po’ di scena.

  4. Concordo in via assoluta, un grido razzista, per giunta fiappo e fuori tempo.

  5. Pingback: Speciale 50 anni di Spider-man – “Due grandi torri sono state abbattute”: Spider-Man e l’11 settembre | Conversazioni sul Fumetto

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