Mister Wonderful di Daniel Clowes

di Andrea Queirolo

Nel 2007 il New York Times chiese a diversi fumettisti, fra cui Rutu Modan, Seth, Jason e Daniel Clowes, di creare delle storie da pubblicare con cadenza settimanale, proprio come le vecchie funny pages di una volta.

Per la rivista Clowes decise di creare il personaggio di Marshall Wonderful, un giovane di mezz’età con più poche belle speranze. La dirigenza del quotidiano, forse non del tutto conscia dell’autore che aveva di fronte, non pose condizioni particolari, ma non gli concesse più di venti pagine per esaurire la sua storia.
Paradossalmente Clowes, abituato a creare senza avere un audience di riferimento se non la sua e ad avere tutta la libertà che desidera, si ritrovò, probabilmente per la prima volta nella carriera, a doversi immaginare un certo tipo di pubblico e a rimuginare sul come incastrare la storia che aveva in mente nelle poche pagine a disposizione.

Il meraviglioso personaggio di Marshall nasce quindi dall’idealizzazione del lettore medio del New York Times, almeno secondo l’idea di Clowes: il classico americano un po’ solitario, con un lavoro precario, un matrimonio fallito alle spalle, una vita sedentaria e tante paranoie inutili. Un uomo insomma, che si sorprende da solo mentre sfoglia svogliatamente una copia del magazine.

Dopo aver creato il personaggio e aver pensato a una storia d’amore fra due falliti, ora doveva applicarsi per strutturarla e inserirla in quelle venti pagine che gli erano state concesse. Nel far questo Clowes, maestro indiscusso delle storie brevi o a una tavola (vedi rispettivamente Caricature e Twentieth Century Eightball), scelse di imprime al racconto un approccio narrativo che discendeva dalla vecchie strisce caratterizzate dalla continuity, come ad esempio Dick Tracy o Terry e i Pirati. Ogni pagina quindi è risolutiva pur non essendo leggibile a se stante: c’è una storia in corso, ma siccome viene pubblicata una pagina alla settimana, quella è strutturata in modo da includere un colpo di scena o una punch line esaurendosi e lasciando interrotti gli eventi. La caratteristica giocosa di questo tipo di storie sta nella sospensione che si crea tra l’ultima vignetta della pagina corrente e la prima vignetta del prossimo giornale, una suspence mirata a tenere alto l’interesse del lettore per la storia, con la speranza di indurlo a comprare la prossima uscita settimanale.

Clowes sa che il prodotto che sta confezionando dovrà essere il più leggibile possibile e così adotta un disegno molto semplice, in linea con certi passaggi di Ice Haven, cercando di mantere le vignette delle stessa grandezza senza riempirle di personaggi. Inoltre, escludendo gli intrecci e le sottotrame a cui ci ha abituato, costruisce una storia lineare basata interamente sulle senzazioni di Marshall. Apparentemente un modo di narrare alla portata di tutti, ma sotto questa struttura intelligibile si nasconde un mondo fumettistico incredibilmente bello e di non facile accesso. E qua sta il genio di Clowes, la sua contraddizione, il suo raggiro: dare a un pubblico occasionale un fumetto sofisticatissimo riuscendo a farsi leggere con estrema facilità.

La prima cosa che salta all’occhio è l’uso particolarmente ricercato delle didascalie usate da Clowes per dare voce ai pensieri di Marshall. Le didascalie vanno quindi a rimpiazzare totalmente le nuvolette di pensiero tipiche del fumetto, ma non solo, perché diventano anche parte degli ingranaggi del racconto. La loro presenza è fisica: occupano lo spazio, si sovrappongono ai baloon degli altri personaggi, fungono da contrappunto e vincolano la narrazione.

Appurato come i pensieri di Marshall siano il fulcro portante della storia, Clowes da sfogo a un vasto repertorio di trucchi fumettistici che gli consentono di raffigurare i momenti in cui il protagonista ricorda e quelli in cui s’immagina un futuro improbabile. Nel primo caso Clowes cambia colore allo sfondo applicando un tono monocromatico alle memorie del personaggio.


Nel secondo attua una buffa stilizzazione delle figure in pieno stile cartoonesco, rimpicciolendo e raddopiando le vignette ed eliminando gli sfondi a favore di un colore che si stacca dalla storia reale.


C’è anche un terzo caso, quello in cui Marshall fantastica su una possibile relazione romantica, che Clowes affronta senza cambi di stile come se paradossalmente la realtà immaginata dal suo personaggio fosse veritiera.


Al solito Clowes utilizza tutti gli strumenti del fumetto per dar vita alle espressioni, alle sensazioni e alle azioni di Marshall. Ecco che nei pensieri del protagonista spunta improvvisamente un grosso punto esclamativo rosso, usato per esprimere senso di stupore e contraddizione. Notiamo anche come questo stupore sia amplificato dalla didascalia sottostante che al suo interno contiene la parola “gone!” (letterlmente “andata!”, ma traducibile anche con “sparita!”) enfatizzata da un lettering maisucolo e in grassetto. Inoltre il pensiero viene troncato dal bordo della vignetta, proprio come quando uno viene colto di sorpresa e fatica a ragionare.

Nella prima vignetta sottostante, che ritrae Marshall durante un’attesa snervante, il giornale sfogliato fa “flip flip”, mentre la nuvoletta sulla sua testa esprime uno stato di fastidio e irrequietezza. Lo stacco di colore nel secondo pannello e il campo lungo dell’inquadradutra amplificano lo “yuck” arrendevole dei suoi pensieri, mentre la didascalia seguente che recita “ventisei minuti dopo” va di pari passo con il “sigh” pronunciato dal personaggio, una tipica espressione usata nel fumetto come segno di sconforto e rassegnazione (a volte anche di pianto). Questi espedienti comici, che permettono a Clowes di far percepire al lettore lo stato emotivo di Marshall in maniera intuitiva, derivano tutti dalle classiche strisce umoristiche (Peanuts in testa) da cui l’autore non ha mai negato di trarre ispirazione. In effetti, di per sé, la scena rappresentata dalla ricerca della pagina delgli annunci sessuali è comico-grottesca.


Clowes estranea il personaggio dall’azione grazie a un “pop!” che materializza dai suoi pensieri una sorta di coscienza malvagia.

Il lettering eseguito a mano, che nelle opere di Clowes rimane di primaria importanza, spesso svolge un ruolo importate nella storia. Un esempio è il caso sottostante, nel quale la risata “HA HA” diventa una metafora reale e fisica della derisione.

Si può notare come l’esperienza maturata da Clowes mentre lavorava a questa storia abbia portato in seguito alla realizzazione di Wilson. Come per Mister Wonderful, la costruzione della storia in tavole autococlusive di Wilson è ispirata alle vecchie strisce domenicali, inoltre fra i due personaggi c’è una stretta connessione: sono emotivamente molto simili, ma caratterialmente diversi. Infatti mentre Marshall interriorizza tutti i suoi pensieri e le sue emozioni, Wilson non fa altro che esternarli parlando moltissimo, tanto che in alcuni frangenti non si capisce a chi si stia rivolgendo.

A confronto: Mister Wonderful (sinistra) e Wilson (destra).

Quest’anno la Pantheon ha raccolto la storia in volume e Clowes ha provveduto ad ampliarla pensandola in formato widescreen. Le venti pagine della storia erano un numero troppo esiguo per un’edizione in volume, cosicché Clowes ha diviso le tavole a metà e inserito delle doppie splash pages inedite, la maggior parte delle quali sono illustrazioni che non aggiungono nulla. A mio parere questa riproposizione non è stata una scelta corretta perché snaturalizza la costruzione originaria dell’opera facendole perdere il senso del ritmo su cui era stata concepita, per cui non posso far altro che consigliare la lettura della storia originale che potete tranquillamente trovare on-line sul sito del New York Times.

3 risposte a “Mister Wonderful di Daniel Clowes

  1. Grande Andrea, corro a leggerlo online.

  2. mi hai fatto venir voglia di leggerlo e…l’ho preso! grazie!

  3. il blog della coconino linka questo articolo, bello, a cui però non possono essere fatti commenti costruttivi. riporto , più o meno, il mio commento che sul loro blog non hanno voluto pubblicare: Finalmente tornate a pubblicare qualcosa di bello. evitate per favore di pubblicare prodotti scarsi come ” col favore della notte” e ” come le strisce che lasciano gli aerei”.grazie