Zagor

di Paolo Motta


Recentemente è arrivata una notizia che tutti noi amanti del fumetto italiano non avremmo mai voluto sentire: la morte di Sergio Bonelli.

Sicuramente Bonelli è stato il miglior editore italiano “da edicola”, l’unico che sia riuscito a costruire nel nostro paese qualcosa di simile all’industria del fumetto americana. La sua casa editrice, che ha cambiato molte volte nome (Redazione Audace, Edizioni Araldo, CEPIM, Daim Press e infine Sergio Bonelli Editore), pur non arrivando ad avere il giro d’affari dei colossi d’Oltreoceano, è riuscita a sfornare le serie più lette nel nostro paese: da Tex Willer a Dylan Dog, da Nathan Never a Julia, a Dampyr. Oltre che a imporre un formato di albi brossurati di un centinaio di pagine, con circa sei vignette per tavola, imitato poi da tantissimi altri editori.

Se vogliamo invece concentrarci non su Bonelli editore, ma su Bonelli sceneggiatore, dobbiamo tornare indietro agli inizi della sua carriera. Il giovane Sergio inizia a fare il “ragazzo di bottega” nella casa editrice gestita dai suoi genitori, il padre Gianluigi Bonelli, il creatore di Tex, e la madre Tea. Gianluigi si sente più portato all’attività di autore che non agli incarica dirigenziali, per cui l’importanza del figlio e della moglie (persino dopo il loro divorzio) cresce sempre più all’interno dell’azienda di famiglia. Dal ’55 Sergio Bonelli è anche direttore editoriale, ma è nel 1958 che inventa il suo primo personaggio da autore. Si tratta di Un Ragazzo nel Far West, una serie che segue la moda degli “eroi ragazzini”, inaugurata dal Piccolo Sceriffo di Tristano Torelli e Dino Zuffi, che i Bonelli già avevano imitato pubblicando il Piccolo Ranger. Sergio non vuole essere confuso con suo padre, per cui si firma con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Sfortunatamente il giovane editore non si sente all’altezza della situazione e ben presto cede Un Ragazzo nel Far West nelle mani del padre.


Sarà nel 1961 che Bonelli/Nolitta torna a ideare nuovamente un personaggio seriale, Zagor. Se nel suo lavoro precedente l’autore milanese aveva seguito il trend del momento, stavolta esce dagli schemi proponendo un vero e proprio mix di generi. Già in Tex, per rompere la monotonia del western tradizionale, si erano inserite storie dal tono fantastico e gotico, specie quelle legate al malvagio negromante Mefisto, a suo figlio Yama e a El Morisco, un turco trapiantato in Messico, dedito allo studio dell’occulto. In Zagor epopea western, mistero, immaginazione e avventura pura alla Stevenson o alla E.R. Bourroughs vanno di pari passo.

Il protagonista Patrick Wilding è un raddrizza-torti che vive nella prima metà dell’800 a Darkwood, un’acquitrinosa foresta situata nel Nord-Est degli Stati Uniti e indossa una bizzarra casacca rossa e gialla con l’emblema di un’aquila. I superstiziosi indiani Mowak lo ritengono un essere soprannaturale, lo Spirito con la Scure, ossia Za-Gor-Te-Nay. Accompagnato dal grasso e pavido messicano Cico, Zagor affronta indifferentemente banditi e mostri, vichinghi arrivati in America prima di Colombo ed extraterrestri, pellirosse e scienziati pazzi, marinai e pirati, vampiri e sette che si richiamano ai Templari. Non ha disdegnato di spostarsi dagli U.S.A. alle terre innevate del Canada, ma neanche di viaggiare per mare fino alle isole caraibiche. Di recente lo si è visto raggiungere anche l’Africa e il Sud America.
Bonelli spiegava con grande umiltà che questo personaggio era nato dal tentativo di coniugare tutto quello che l’editore aveva apprezzato nella sua infanzia e adolescenza. Innanzitutto c’era un richiamo esplicito a certi eroi americani degli anni ’30: esattamente come Tarzan, Zagor vive in una foresta, ha un urlo di battaglia, “Aahyaaaakkk!” e l’abitudine di appendersi alle liane per spostarsi; dall’Uomo Mascherato ha ereditato invece il bizzarro costume e l’aura di mistero che lo circonda; da Mandrake una certa inclinazione a confrontarsi con la magia e l’ignoto. Non manca anche un riferimento a un capolavoro italiano d’Anteguerra, come Virus il Mago delle Foresta Morta di Federico Pedrocchi e Walter Molino. L’arcinemico di Zagor, il professor Hellingen è esattamente come Virus, uno scienziato pazzo, vecchio e dall’aria arcigna. Hellingen, inoltre, si serve per i suoi piani di conquista del mondo di alcuni alieni, gli Akroniani, così come Virus si serviva di antichi Egizi risuscitati.


Siccome Bonelli sperava di attirare i lettori più piccoli, c’è anche un forte legame con la produzione del trio torinese EsseGesse, ossia i signori Sartoris, Guzzon e Sinchetto, i quali avevano inventato un western scanzonato e pieno di umorismo, lontano anticipatore dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Tutti i loro protagonisti (Capitan Miki, il Grande Blek, Alan Mistero e Il Comandante Mark) erano affiancati da spalle comiche. Quello della EsseGesse era inoltre, nella maggioranza dei casi, un western “retrodatato” al Settecento, più vicino a L’Ultimo dei Moicani che a Ombre Rosse. Sergio Bonelli opta per una sintesi tra lo stile “adulto” di suo padre e quello “infantile” dei tre torinesi. Zagor è affiancato dal buffo Cico, costruito sul modello letterario di Sancho Panza, mentre l’ambientazione di inizio Ottocento gli permette di sfruttare quel mondo fatto di trapper, di coloni venuti dall’Europa e di esploratori del Nord-Ovest che avevano affascinato i lettori dei fumetti targati EsseGesse.

Altra fonte di ispirazione, riconosciuta dall’autore stesso, sono i film horror prodotti in quegli anni dalla Hammer e dalla AIP, insieme alle più vecchie produzioni Universal e RKO. Ecco così comparire esseri anfibi che sembrano usciti dal classico Il Mostro della Laguna Nera di Jack Arnold, invasori spaziali, zombi evocati dalla magia nera haitiana e persino un barone vampiro che si chiama Bela Rakosi, in omaggio a Bela Lugosi, il Dracula della Universal.
Una delle storie più emblematiche del modo che ha Zagor di trattare l’horror è quella contenuta nei nn. 48-49 usciti nel 1969 in cui il protagonista incontra uno scienziato, il dottor Stubb, che nel tentativo di trovare una cura per un contadino licantropo di nome Polansky, ha finito per diventare uomo-lupo lui stesso. Zagor fa di tutto per salvare lo studioso, anche dopo la sua trasformazione, fino al tragico finale. Sparisce quindi lo stereotipo classico del mostro come immancabile nemico, una cellula impazzita che va eliminata per il bene della società. In pratica lo Spirito con la Scure anticipa la tolleranza per i diversi che diventerà tipica di un altro eroe bonelliano, Dylan Dog. Per avvalorare questa tesi si potrebbero citare anche le vicende di Ben Stevens un uomo mutilato e scotennato dagli indiani che si serve dell’uomo-aquila Ultor per la sua vendetta, gli zombi che vengono evocati da uno sciamano per combattere un perfido proprietario terriero o più recentemente la vampira Ylena Varga, vittima del già citato Bela Rakosi.


Zagor, tuttavia, si differenzia dagli eroi western suoi contemporanei, e in particolare da Tex, nel mostrare una maggiore “umanità”: non è e non si considera un semidio infallibile; è sensibile al fascino femminile, pur non essendo certo un tombeur de femmes; è consapevole, infine, che il confine tra il bene e il male non è perfettamente netto e che la verità può avere anche un lato spiacevole. Ne è un esempio il rapporto con il padre Mike Wilding. Quest’ultimo e la moglie Betty finirono uccisi dagli indiani Abenaki, mentre il piccolo Patrick, futuro Za-Gor-Te-Nay, cresce col desiderio di vendicarli, ma in seguito scopre che il padre era “un militarista e un massacratore di indiani”. A eliminarlo erano stati infatti i superstiti delle stragi che aveva compiuto. L’editore Francesco Coniglio, il quale si dichiara cresciuto a pane e Zagor, ritiene che dietro Spirito con la Scure si nasconda in parte la personalità del giovane Bonelli, con i suoi dubbi sulla vita, il rapporto con l’ingombrante figura paterna, ma anche la sua curiosità, la generosità e la sete d’avventura.
Stranamente Bonelli si è sempre dichiarato maggiormente legato a Mister No, suo successivo personaggio, nato nel 1975. Con questo character non solo l’editore milanese abbandonava il selvaggio West, ma cominciava a scrivere storie più adulte, che andassero oltre il puro intrattenimento: Mister No, al secolo Jerry Drake, è un aviatore americano che, finita la Seconda Guerra Mondiale, disgustato dal consumismo e dalla corruzione del suo paese, si è trasferito a Manaus, in Amazzonia, dove campa pilotando aerei da turismo.

In realtà un aspetto della personalità di Sergio Bonelli, che tanto i suoi estimatori quanto i suoi detrattori spesso non sono riusciti a focalizzare, sta nel fatto che a lui il fumetto popolare italiano andava un po’ stretto. In un’intervista rilasciata nel 1996 a Angelo Calvisi, l’editore, parlando dei fumetti che si facevano nel nostro paesi durante gli anni ’50-’60, rivelava: “Mi divertivo abbastanza, scrivendo queste storie, ma ogni tanto avevo dei dubbi, perché mi sembrava di realizzare delle porcherie” e ancora “Molte di quelle pubblicazione, sottoposte ai lettori di oggi, finirebbero sicuramente bruciate.”


In diverse occasioni Sergio ha cercato di fare fumetto “autoriale”: pensiamo alla collana Un Uomo Un’Avventura che raccoglieva le più grandi firme del fumetto nostrano, all’accordo con la Dargaud per pubblicare in Italia Pilote, la più importante rivista francese di bande desinée e alla gestione assieme a Luigi Bernardi della casa editrice L’Isola Trovata, in parallelo con la propria.
Mentre Zagor rappresenta un guizzo dell’immaginazione, una fuga verso l’avventura, in Mister No Bonelli calara un personaggio avventuroso nella realtà facendolo convivere con i suoi problemi, quali l’ecologia, il neo-colonialismo, lo strapotere del denaro, i maneggi della politica. Non è un caso che dopo Mister No, l’editore milanese lancia prima alcuni western crepuscolari e revisionisti (Ken Parker di Berardi & Milazzo, Judas e Gil dei fratelli Missaglia) e poi delle testate che coprissero tutti i generi ma con storie sempre più complesse (Martin Mystére Detective dell’Impossibile, Dylan Dog Indagatore dell’Incubo, Nick Raider Squadra Omicidi, Nathan Never Investigatore del Futuro, ecc.) Praticamente Bonelli contribuisce a far maturare il fumetto italiano “di massa”.

Nonostante tutto questo, Zagor si è rivelato più longevo di Mister No, la cui pubblicazione si è conclusa non molto tempo fa. Lo Spirito con la Scure, al contrario, continua ad essere pubblicato con successo, tanto che proprio quest’anno si festeggiano i cinquant’anni del personaggio. In questo ha contribuito anche l’apporto di un abile disegnatore come Gallieno Ferri.
Forse ai lettori di oggi, lo stile di Ferri con i suoi tratteggi eseguiti a pennello, potrà sembrare rétro, ma all’epoca era il tratto perfetto per quel mondo sospeso tra il western più solare e il mistero più tenebroso. Di Ferri diceva Bonelli “Aveva lavorato molto in Francia, ma in Italia ancora in molti non lo conoscevano”. In ogni caso il curriculum era di tutto rispetto: dopo l’esordio negli anni ’40 disegnando Piuma Rossa e Il Fantasma Verde, era poi passato nelle fila de Il Vittorioso, realizzando le storie dell’indiano Tom-Tom e della giubba rossa Thunder Jack. Praticamente una carriera all’insegna dell’epica western!

Non bisogna poi scordare il contribuito dei validi sceneggiatori che si sono alternati a Bonelli-Nolitta nello scriverne le trame. Impossibile non menzionare Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Mauro Boselli e Moreno Burattini. Castelli, eclettico autore che si era già dedicato ai generi più diversi, si trova qui a lavorare su una serie che travalica i confini fra i generi stessi, come sarà in seguito il suo Martin Mystére. Sclavi, negli albi dal n. 275 al n. 280, imbastisce una storia basata sull’esistenza di mondi paralleli, durante la quale Zagor muore per ben due volte (una persino suicida). Un tema questo che lo sceneggiatore riprenderà in uno dei migliori episodi di Dylan Dog: Storia di Nessuno. Boselli darà molto spazio ai personaggi di contorno, inserendo anche interessanti contaminazioni con gli universi narrativi di Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft e Robert Erwin Howard. In particolare viene inserito in alcuni episodi Andrew Cain, un cacciatore di streghe, parente strettissimo dello spadaccino puritano, Solomon Kane, creato da Howard. Burattini, infine, corona con Zagor un suo sogno d’infanzia, essendo stato in precedenza un fan accanito dello Spirito con la Scura.

Il fandom di Zagor è una realtà che non va sottovalutata, si pensi solo a quanto attivo il fan club ufficiale della serie che si chiama Aahyaaaakkk. Il gruppo organizza raduni, allestisce mostre, pubblica fanzine e gestisce siti Internet. La fama dell’eroe di Darkwood ha finito per estendersi anche ad altri media. Per esempio in Turchia, dove ancora oggi lo Spirito con la Scure è tra i fumetti più letti, sono stati realizzati all’insaputa di Bonelli ben tre film dedicati al personaggio: il primo uscito nel 1970 aveva poco a che spartire con la serie a fumetti, in compenso i due realizzati l’anno successivo con per protagonista l’attore Levent Çakir, Zagor- Il Flagello Nero e Zagor- Il Tesoro del Corsaro Nero, riprendono abbastanza fedelmente episodi del fumetto. Con l’avvicinarsi del cinquantenario, poi, il cantautore Graziano Romani ha pensato di dedicare al personaggio bonelliano un intero album: Zagor King of Darkwood.
Ce n’è abbastanza per decretare l’immortalità di Zagor e con lui anche l’immortalità della memoria del suo autore che ha saputo unire l’umiltà e la perizia di un artigiano all’estro di uno scrittore.

6 risposte a “Zagor

  1. è successo lunedì.
    l’ho saputo il giorno dopo.
    ho pensato che fosse meglio aspettare qualche giorno.
    leggo da quando avevo i capelli da paggetto.
    da quando avevo i capelli.
    si legge per sapere…per conoscere…per emozionarsi…per crescere…
    si legge per sognare.
    leggevo molti romanzi…molti racconti.
    Verne…Defoe…Cervantes…Doyle…Salgari…Stevenson…Poe…e chissà quanti altri.
    per un paio di anni…tutti i mercoledì…ho letto anche le storie di topi…paperi e cani…che sembravano venire dagli usa…e invece erano tutte fatte qui da noi…tra venezia e rapallo.
    a 15 anni…i topi…hanno ceduto il passo alle tope.
    le edicole le frequentavo ancora…anche perchè incominciavano a farsi vedere i libri a 1000 lire. una goduria per chi leggeva ed era vittima del virus del collezionismo.
    un giorno…rimasi affascinato da una copertina di un albo a fumetti.
    “la vendetta di kandrax”…era il titolo del numero 250 di Zagor.
    quell’albo…che divorai…neanche fosse stato una torta di crema alla vaniglia…è stata la causa della mia passione per i fumetti. un media che la maggior parte degli italiani…la maggior parte di tutti gli uomini…non capisce.
    conobbi Zagor…e Cico…il suo amico…piccolo e grassottello. e in quel numero conobbi anche uno dei suoi nemici più affascinanti…
    un druido riportato in vita in una foresta del nord america.
    dopo vennero altri numeri…anche quelli che mi ero perso. tutti e 249. e vennero altre decine di personaggi.
    Zagor…per me…è stato come caronte per Dante…
    mi ha traghettato in quell’età dove si sogna in maniera diversa.
    più intensamente.
    Zagor&Cico…sono stati degli amici…sono degli amici.
    questi amici…però…non sono nati da un’unione casuale di una moltitudini di atomi…
    hanno un padre. che gli ha creati prima nella sua testa…con le sue parole scritte…poi…con l’aiuto di un altro amico…anche dandogli una forma fisica…sotto forma di disegno.
    un padre che oggi è stato sepolto.
    un padre che mi ha fatto sognare…con i suoi figli…e con quelli che aveva adottato…pubblicandoli nella sua grande casa editrice.
    quanto vale un sogno?
    forse niente…in certi momenti.
    forse non ha prezzo…quando non ti senti più vivo.
    Sergio non c’è più…
    e Zagor…
    e lì che urla per lui…
    Aahhyaaaakk!!!
    e io…
    ho la mano sulla sua spalla…
    e starò con lui fino a quando non smetterà di piangere.

  2. Ottimo pezzo! Mi permetto di segnalare un fumetto che è un affettuoso omaggio a questo personaggio in bilico fra i più disparati generi dell’avventura…. http://www.efedizioni.com/sandy-grayson.html 😀

  3. Mi presento penna nicola. Da solofra ho 56 anni nella mia adoloscenta di ragazzo ho convissuto aleggere tex zagor mik blek. Comandante marc. Piccolo ranger. Magico vento. Pero leroe preferito e zagor. Ancora oggi leggo mi appasione le sue storie. Pero come tutti guelli appasionato ho un richiesta. Nella mia vita non ho mai avuto nelle mie mani iprimi numeri di zagor astrisce. Ho messo spie nei mercatini e compagni con la stessa passione di leggere fumetti niente itrovabile. Guesto mio comento personale. Come posso fare ho vist su internnet ma ho paura che siano falsi la mia speranza e di trovarli in gialche garace abbandonato o dimenticato. Se non li trovo guanto costano uno per uno me lo fate sapere. Guesto e mio numero e idirizzo penna nicola via caduti ventunosettembre. N. 2. Solofra. Avellino. N 83 0 29. Grazie Per guanto riguardo il comento su zagor. Esu gli altri eroi tutto ok andate avanti cosi

  4. Salve a tutti era mio nonno…. un anno fa lo avevo sotto il mio occhio che mi disegnava e mi faceva entrare sotto la sua immaginazione tutto..ogni sua piccola falta (relatà) era il mio idolo …
    lo vedevo con se fosse dentro al suo piccolo,grande mondo! Lo amavo e lo amo ancora perché ci ha fatto vivere dei momenti che mai nessuno avrebbe mai immaginato! È stai e sarà sempre un grande uomo che nessuno sarà mai… ti amo nonno resta quello che sei !!! ZAGOR

  5. Bellissimo il commento di Diego!

    “Molte di quelle pubblicazione, sottoposte ai lettori di oggi, finirebbero sicuramente bruciate.”

    Vabbé, il Sergione amava esagerare, però tutti i torti non ne ha. XD Storie dal fascino e dalle atmosfere vintage lette oggi sono sempre belle, ma fatte oggi effettivamente verrebbero piuttosto criticate in generale.
    Melissa, ma ti riferisci a Galieno Ferri?