Ancora Clowes sul termine “graphic novel”

di Andrea Queirolo

Avevo già postato QUA una considerazione di Daniel Clowes sul termine “graphic novel”, ma ho trovato un’altra intervista in cui riprende in mano l’argomento e mi sembrava giusto riportare l’estratto, sempre interessante.

In qualche modo non posso scrivere questo termine senza metterlo fra virgolette. Spesso si parla di un “romanzo” che in realtà è una biografia, è non-fiction. Quando menziono questo termine a persone che so essere pratiche di letteratura, posso notare come incomincino a roteare gli occhi in segno di condiscendenza, ma alla fine definizioni di quel tipo perdono il loro significato primario e subito diventano quello che sono. Alla fine ho lasciato perdere, e mi sono detto che se sia il pubblico che i giornalisti che chiunque altro si sente a suo agio con il termine “graphic novel” e nessuno eccetto i fumettisti stessi sembra lamentarsi…voglio dire, noi del mestiere abbiamo avuto dieci o quindici anni per trovare un termine migliore e nessuno ha ancora proposto nulla. Ho passato diverse ore d’inattività mentre inchiostravo i miei fumetti pensando: “Quale nome andrebbe bene per quello che facciamo?”…e non è il tipo di cosa per la quale te ne puoi uscire con un nome apposito. Suonerebbe sempre pretenzioso e assurdo. Quindi, se “graphic novel” per il pubblico funziona, e mette a fuoco un certo tipo di libro, allora non ci resta che accettarlo e smetterla di preoccuparci.

***

Abbiamo parlato di Daniel Clowes anche nei seguenti articoli:

Enid Coleslaw e il Grand Old Party
Clowes, intervista su “Wilson”

Appunti su Wilson

Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”
Wilson secondo Paul Gravett
Ice Haven: il romanzo a strisce
Dan Clowes al tavolo da disegno
Wally Wood e Daniel Clowes
Modern Cartoonist (il famoso saggio di Clowes tradotto per voi)

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8 risposte a “Ancora Clowes sul termine “graphic novel”

  1. Pienamente condivisibile…Non comprendo, invece, la preoccupazione di taluni a cercare un “termine” che meglio denoti quella particolare tipologia di fumetto, che nutre “velleità” letterarie e meta-letterarie…Tanto chi sa di cosa si sta parlando è ben consapevole della complessità e dell’inesauribilità delle possibilità insite nel medium fumettistico…La ricerca di un’ “etichetta” che ne faccia intuire la nobiltà né aumenta né diminuisce tali potenzialità: è solo una questione narcisistica o relativa ad una logica del riconoscimento…

  2. La foto di Clowes la trovo perfetta!

  3. e direi che è un ottimo “end of the story”.

  4. Condivido ciò che dice Clowes ma francamente a me basta “fumetto”

  5. Pingback: Daniel Clowes Modern Cartoonist | Conversazioni sul Fumetto

  6. Sono d’accordo con Phlebas: ci si fossilizza troppo dietro le definizioni.

  7. Pingback: Romanzo e autobiografia, ovvero il graphic novel | Conversazioni sul Fumetto

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