Soppesando una testa mozzata

di Andrea Queirolo

Fotogramma dal film culto “Cani Arrabbiati” di Mario Bava

Fra il pubblico c’e’ sempre qualcuno che fa lo spiritoso, e ha ragione. Ho visto “King Kong contro Godzilla”, il gorillone di caratpesta si batteva col dinosauro di plastilina…. a un certo punto una jeep carica di soldati si dirigeva verso i mostri, forse per aumentare la suspense. Uno del pubblico ha gridato: “Li vanno a dividere!”.
E’ stata la fine del film.
Non bisogna offrire mai spunti di questo genere.
Se una porta scricchiola o qualcuno percorre lentamente il corridoio, prima della soluzione della scena il pubblico l’ha già’ smontata con le sue battute.
Se invece lo SHOCK e’ provocato istantaneamente, il pubblico salta sulle sedie… salta davvero.

Mario Bava, intervista a “Horror”, 1971

Una vignetta di “Trama” vista da due angolazioni diverse

Non so se Ratigher apprezza i film di Mario Bava e non so neanche se li conosce, ma la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il suo fumetto è stata proprio la lezione del regista italiano. Trama è un concentrato dei film di Bava. Pellicole come La ragazza che sapeva troppo, Operazione Paura, Reazione a catena e Cani Arrabbiati, sono grandi esempi del cinema giallo e horror, storie raccontate per confondere, ammaliare, stupire e impaurire il pubblico.
Ratigher riesce in tutto questo lavorando in quella direzione, e mentre ho già letto di qualcuno che affianca la sua narrazione a quella di Clowes (ma bisognerebbe anche specificare quale Clowes potrebbe avvicinare: quello di Lloyd Llewellyn e Come un guanto di velluto forgiato nel ferro), non ho ancora visto nessuno parlare delle vecchie storie della EC Comics o di quelle del primo Ditko. Secondo me Trama proviene anche da li, dal classico insomma. Infatti in questo fumetto rivivono le stesse atmosfere di quei racconti, ma la sua narrazione eccelle e si distingue poiché viene sviluppata dall’autore in maniera originale.

Le matite della copertina

L’autore mette i suoi personaggi in situazioni paradossali e grottesche, imbastendo la storia con un metodo che parrebbe seguire la strada dell’improvvisazione.
Ovviamente Ratigher è padrone del suo fumetto, ma giocando coll’utilizzo dei flashforward costruisce la storia basandola sulla casualità, mettendo in difficoltà i personaggi prima per trovare una soluzione dopo. In questo modo riesce a creare interesse nel lettore e a donare alla narrazione un’imprevedibilità tale da poter davvero stupire. Già dall’entrata in scena di Bimbo Fango il lettore viene shoccato e messo davanti ad una serie considerevole di domande: chi o cosa è questo personaggio? da dove arriva? perché aggredisce i due ragazzi? cosa vuole? Ma Ratigher non offre risposte esaurienti e così facendo mantiene alto il livello di curiosità. Non contento comincia a divagare, a inserire personaggi strampalati come i camionisti o il vecchio asociale, a trasformare la storia in un thriller on the road e a offrire arditi spunti filosofici sull’etica della vita.

Prova colori per la copertina

La costruzione grottesca di questo fumetto è supportata da un disegno tremendamente efficace, piatto e privo di sfumature, dalla linea oserei dire chiara e sicuramente precisa. L’uso massiccio di quei retini che in molti hanno dimenticato fornisce una solida alternativa al classico bianco e nero. I neri pieni infatti vengono spesso usati per creare contrasti, spezzare il ritmo, sottolineare un particolare o evidenziare una scena specifica. Andando oltre il testo, queste sono tutte cose che lasciano intendere un’ottima capacità di progettazione e stesura di una storia. E’ un lavoro stilisticamente molto elaborato e che secondo me, per raggiungere il suo scopo, andava necessariamente eseguito con questa scala di colori grigi. Trama è un ottimo prodotto sotto tutti i punti di vista, a partire dalla confezione ripresa da quella degli Omnibus Mondadori.
A tal proposito mi sento di condividere appieno le parole che Ratigher esprime nell’intervista condotta dalla nostra Daniela:

Io aborro il libro “oggetto” in quanto tale, i trick di cartotecnica e le grafiche avanguardistiche, se si riducono a sfoggio di stile. E mentre lo dico mi accorgo quanto banale sia la mia posizione, ma la sottolineo perché, da lettore/fruitore, continuo ad imbattermi in tanti prodotti (più nell’illustrazione che nel fumetto) che replicano lo slancio innovativo delle avanguardie stilistiche senza riempirli di “ciccia”.

Trama  è un libro sulla presa di coscienza di se stessi e degli altri: c’è qualcosa di diverso la fuori che non può essere ignorato.
Non saprei dirvi quanto pesa una testa mozzata, ma dopo aver letto il libro posso affermare con certezza che la testa di Ratigher è ben ferma sulle sue spalle.

Disegno finale per la copertina

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Una risposta a “Soppesando una testa mozzata

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