A parte “Cime Tempestose”, che cosa hai fatto per noi ultimamente, Emily?

di Jeet Heer

traduzione di Katia Zaccaria

Questo articolo dal titolo sarcastico è stato scritto nel post Angoulême da Jeet Heer (uno dei massimi esperti di fumetto americano che, se ci seguite da tempo, dovreste ormai conoscere bene), in seguito e come commento all’annuncio dell’assegnazione del Grand Prix ad Art Spiegelman. Una riflessione degna di nota che cerca di spiegare l’importanza di questo autore. -AQ

Copertina di “Breakdowns”

 

Ogni volta che Art Spiegelman riceve un’onorificenza pubblica, un lamento familiare si può sentire tra alcuni critici di fumetti. “Oh no,” si alza il lamento “perché Spiegelman ha di nuovo ricevuto lodi? Ha solamente un buon libro con sopra il suo nome, Maus. E’ sopravvalutato”.

Queste opinioni espresse di frequente sono testardamente sbagliate. Perfino se, per amor di discussione, accettassimo la pretesa che Spiegelman è l’autore di un sol libro, ciò non diminuisce la sua statura; pure Ralph Ellison ha prodotto un libro solo: a parte Invisible Man, il retaggio di Ellison consiste in uno scadente romanzo postumo e una manciata di robusti saggi. Tutta la narrativa degna di nota di Flannery O’Connor può essere trovata nell’unico volume Library of America. La creazione artistica di Emily Bronte può altrettanto essere confinata entro uno spesso ancorché leggibile volume in cui si uniscano Cime Tempestose e le sue poesie. Ciononostante, chi è davvero in grado di negare il retaggio di Ellison, O’Connor o della Bronte?

Ma ovviamente Spiegelman ha più di un libro a suo carico. Secondo la mia opinione Breakdowns è un libro cruciale nella storia del fumetto, come Maus. Così come il più famoso memoriale dell’olocausto fu il trampolino per graphic novels e narrative storico/politiche sotto forma di fumetto, Breakdowns è una sorgente per il formalismo in forma di fumetto, una tradizione vitale ma ancora sottosviluppata e non abbastanza apprezzata. E’ più difficile valutare il calibro dell’importanza di In The Shadow of No Towers non solo perché siamo fin troppo vicini agli eventi dell’11 Settembre, e i nostri ricordi possessivi di quel trauma ostacolano qualsiasi risposta prevalentemente estetica su un lavoro del genere. Tutto quello che posso dire su In the Shadow of No Tower è che articola qualcosa che ricordo distintamente del post 11 Settembre che quasi qualsiasi altro racconto evita: la rabbia frenetica e perplessa degli immediati post-attentati terroristici. E’ un libro la cui statura si leverà una volta che saremo abbastanza lontani dall’11 Settembre per affrontarla.

Una striscia di Spiegelman sull’11 settembre.

Facendo un salto indietro nell’agosto 1980, Gary Groth intervistò Ted White, lo scrittore, editore e pionieristico critico di fumetti. Durante il corso dell’intervista, che può essere trovata su The Comics Journal num. 59 (Ottobre 1980), White fece una lista di una manciata di fumettisti che riteneva fossero geni: George Herriman, Winsor McCay, Will Eistner, Harvey Kurtzman e Art Spiegelman. Ricordiamoci che mentre White parlava, Maus così come lo conosciamo non esisteva ancora, a parte un germe di storia di tre pagine che era molto diversa per stile e tono dal graphic novel finale.

White selezionò Breakdowns per le lodi dicendo che era “il più importante volume unico o libro, o in qualunque modo vogliate chiamarlo, del fumetto moderno che sia mai stato pubblicato.” White proseguì dicendo che Spiegelman “è disceso in linea diretta da Winsor McCay… C’è una pagina in Breakdowns che si può leggere da qualsiasi direzione. E’ un tour de force essere in grado di farlo. L’ha fatto per un sacco di altre cose veramente affascinanti. E’ una delle poche persone che vengono fuori da quello che chiamiamo fumetto underground che è un Artista creativo al livello massimo. Non è solo un bravo tecnico, non è solo un bravo racconta storie, non è solo un bravo traspositore, è un Artista con la A maiuscola. Ci sono veramente pochissime persone come lui.” Che White fosse in grado di riconoscere l’importanza di Breakdowns nel 1980 dimostra una notevole preveggenza, soprattutto dato che ci sono ancora critici di fumetti in giro che non capiscono l’importanza del libro nel 2011. L’edizione del 2008 di Breakdowns è stata rimarchevolmente ignorata dai critici fumettistici. E’ un volume affascinante nel suo genere, soprattutto perché l’introduzione è un grande fumetto a sé stante, ricco di giochi di parole visivi che aiutano a rimettere il vecchio materiale in nuova luce. L’introduzione in effetti rende il nuovo libro non una semplice nuova edizione ma un lavoro distinto. Alcuni artisti più in là nella vita riscrivono i loro lavori più vecchi – il più famoso è Henry Jamescon la sua edizione newyorchese della propria fiction modificata all’infinito. Spiegelman ha fatto qualcosa di più astuto: ha riscritto Breakdowns donandogli solamente un nuovo contesto.

Una pagina da “Breakdowns”.

Mentre ciò accadeva, ho scritto un piccolo saggio indirizzato ad un pubblico non-fumettistico spiegando l’importanza di Spiegelman. Eccovi una versione lievemente modificata dell’articolo:

Il successo di Spiegelman come fumettista è ovviamente ben conosciuto. La sua graphic novel più famosa, Maus, è stata ampiamente lodata quando fu pubblicata la prima volta. Maus ha vinto un premio Pulitzer speciale nel 1992, ed è stata tradotta in molte lingue. A parte molti altri onori, Maus è notevole per essere il primo graphic novel ad essere ampiamente incorporato nell’accademia: è ora una parte basilare del curriculum di molte discipline che vanno dall’Inglese agli Studi sull’Olocausto, ed ha generato una critica letteraria ampia ed in crescita.

Ma potrebbe essere addotto che il successo stimato di Maus oscura il più ampio e più ammirevole lavoro come pioniere fumettistico, editore, educatore, curatore e teorico. Spiegelman si è distinto in ognuno di questi campi, rendendosi il più influente fumettista Americano vivente. L’importanza storica di Spiegelman è qualcosa che gli studiosi di fumetti conoscono bene, ma il largo pubblico ne ha solo un vago sentore, quindi potrebbe essere utile discutere il lavoro di Spiegelman al di là di Maus.

Quando Spiegelman iniziò a fare fumetti negli anni ’60, i fumetti erano, con poche piccole eccezioni, per la maggior parte una forma artistica commerciale, legata alle restrizioni dell’intrattenimento di massa. Sicuramente, c’era già stato un’importante numero di artisti che erano stati in grado di fare un lavoro personale ed espressivo entro la cornice della striscia comica giornaliera sui quotidiani o nell’ambito del fumetto mensile periodico, in particolare fumettisti come George Herriman, Charles Schulz e Harvey Kurtzman. Ma la possibilità che il fumetto potesse diventare una forma pienamente adulta, godendo della libertà artistica della fiction o delle belle arti, diventò veramente possibile con l’avvento di Robert Crumb, le cui esplorazioni psichedeliche del suo stesso io rivoluzionarono il fumetto e ispirarono un’intera generazione di artisti più giovani a fare un contro culturale “fumetto underground”.

I primi lavori di Spiegelman erano più che altro un’escrescenza della scena underground fumettistica germogliante. Ma entro pochi anni, diventò chiaro come Spiegelman fosse molto più ambizioso dei suoi pari, che erano ampiamente soddisfatti nell’usare le nuove libertà che si erano guadagnati per fare fumetti scatologici su sesso e droghe. Quasi estraniato tra i primi autori underground, Spiegelman pensò che il fumettista dovesse avere più alte aspirazioni letterarie e artistiche, e provare a fare dei lavori che avessero una variazione tonale che si estendesse al di là del fornire risate viscerali e shock visivi. Esempi che hanno fatto epoca della sua ambizione posso essere visti in storie dei primi anni ’70 come “Maus” (la proto-storia di tre pagine che formò la base del graphic novel) e “Prisoner on the Hell Planet” che trattò, temerariamente e dolorosamente, il suicidio di sua madre.

Un particolare da “Prisoner on the Hell Planet”.

Il progetto di Spiegelman di innalzare i fumetti si manifestò anche in Arcade, un’antologia cruciale che curò dal 1975 al 1976 con Bill Griffiths. Arcade presentava i prodi del movimento underground del fumetto (Crumb, Kim Deitch, Gilbert Shelton) e diede visibilità ad artisti più giovani quali Diana Noomin e Mark Beyer. Quello che separò Arcade dalla mischia delle altre antologie underground fu la serietà della visione editoriale che Spiegelman mise nel suo compito. Spinse artisti affermati a fare lavori più impegnativi (senza dubbio il periodo maturo di Crumb nel creare racconti basati sulla storia, culminato con il suo recente adattamento della Genesi, e che può essere tracciato all’indietro fino ad Arcade). Attraverso l’agenda editoriale di Spiegelman, i fumetti underground furono spinti in una nuova e più fertile direzione.

Arcade fu il precursore di un’altra antologia, ancora più importante, Raw, che Spiegelman curerà con Françoise Mouly dal 1980 al 1991. Con i suoi elevati valori di produzione e un ventaglio di artisti selezionati con cura, Raw ebbe un impatto immediato immenso. Raw fu la vetrina per traduzioni di lavori di maestri europei come Jacques Tardi dando anche un luogo di discussione nazionale alla giovane generazione di artisti che definiranno l’estetica dei fumetti alternativi (Lynda Barry, Charles Burns, Sue Coe, Drew Friedman, Ben Katchor, Gary Panter, Chris Ware). Questi artisti, molti dei quali scoperti da Spiegelman e Mouly, ricreeranno il fumetto nei decenni successivi.

Uno dei primi lavori di Spiegelman, apparso sul magazine “Arcade”.

Esteticamente, Raw pendeva verso un’inventiva formalista, una vena che storicamente era sotto-esplorata nel fumetto a parte alcuni maestri iniziali come McCay e Herriman. Anche il lavoro dello stesso Spiegelman negli anni ‘70 e ‘80 giocava pesantemente con il linguaggio visivo dei fumetti, decostruendo le unità standard come il balloon e la vignetta. Questi esperimenti furono l’ispirazione diretta per una schiera di artisti più giovani che andavano dagli scrittori commerciali come Alan Moore ai fumettisti alternativi come Richard McGuire e Chris Ware. In quanto sorgente della tradizione formalista del fumetto, Spiegelman ha costruito un’utile ponte tra la forma commerciale dell’arte fino alla più ampia “tradizione del nuovo” che definisce le belle arti moderniste e post-moderniste.

Ci sono state solo una manciata di grandi antologie nella storia del fumetto: Mad di Kurtzman, Zap ComixArcadeRaw e poche altre. Di questa manciata, Spiegelman ne ha curate due.

Copertina di Spiegelman da “Raw” vol. 1 #7 del 1985.

A causa del suo lavoro formalista che così chiaramente unisce il fumetto con le belle arti, Spiegelman fu tra i primi fumettisti ad essere ampiamente mostrato in musei, e ha servito come suggeritore informale e curatore di numerose grandi mostre in musei (da notare l’innovativa Masters of American Comics e il recente Krazy a Vancouver). Così come il suo lavoro di fumetto e editing, il lavoro di Spiegelman come curatore ha aperto nuove frontiere per il fumetto. Grazie alla fama di Maus, Spiegelman ha spesso tenuto lezioni sul fumetto in molte grandi università in tutto il mondo. Queste lezioni, accompagnate da saggi che ha scritto per case editrici come Harper’s e il New York Times, permettono a Spiegelman di mostrare la sua ampia cultura della storia e del mito della forma d’arte che ha scelto. E’ tra i maggiori critici e teorici del campo. Ha scritto saggi approfonditi su un’ampia varietà dei primi fumettisti (Töpffer, Jack Cole, Bernie Krigstein, Carl Barks, Lynd Ward). Questi saggi, insieme all’antologia Toon Treasury che ha recentemente aiutato a curare, sono testi chiave per chiunque sia interessato alla storia e all’estetica del fumetto. Quando i saggi fuggevoli di Spiegelman sul fumetto saranno raccolti insieme, il volume risultante sarà uno dei testi chiave per la critica fumettistica.
Infine, qualcosa va detto sullo Spiegelman educatore. Alla School of Visual Arts, ha insegnato ad alcuni giovani fumettisti come Drew Friedman e Paul Karasik, che hanno continuato le loro importanti carriere come artisti e scrittori.

Françoise Mouly e Art Spiegelman.

***

Link al post originale dell’autore.

Di Jeet Heer, uno dei più apprezzati critici americani, abbiamo tradotto e pubblicato i seguenti articoli:

Wally Wood e Daniel Clowes
Il Budda di Osamu Tezuka
Little Lulu contro Paperino
John Stanley Notebook
Ware e il canone fumettistico
Appunti su Wilson

Su Art Spiegelman abbiamo pubblicato il seguente articolo:

Considerazioni pericolose sull’Art(e) Spiegelman – scritto da Luigi Bicco.

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4 risposte a “A parte “Cime Tempestose”, che cosa hai fatto per noi ultimamente, Emily?

  1. Ottima scelta, Andrea. Solo: winsor, non windsor 😉 ciao

  2. argh!!!! che errorraccio imperdonabile! 😀

  3. oops… errore di battitura della traduttrice! 😛

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