Appunti su Wilson

Leggi l’intervista a Daniel Clowes su Wilson

di Jeet Heer
traduzione di Andrea Pachetti

Appena il nuovo graphic novel di Clowes è stato pubblicato, l’ho letto tutto d’un fiato. Non volevo però parlarne immediatamente, perché è un volume che merita una rilettura lenta e accurata; ci sono tornato su spesso. Ecco alcune note a riguardo.

Impatto iniziale. E’ difficile non cadere nel linguaggio stereotipato delle recensioni librarie: Wilson mi ha colpito come un pugno nello stomaco. Wilson è davvero un personaggio grandioso: raggiunge nuove vette di misantropia, pur rimanendo terribilmente fragile nella sua umanità. “Dolorosamente divertente” è un’espressione ormai abusata, ma ritengo davvero che Clowes abbia superato un nuovo limite nel narrare una storia divertente, ma anche contemporaneamente triste e straziante.

Nabokov? Questa miscela di dolore e commedia suggerisce senz’altro il nome di Nabokov, perciò ritengo che Tim (Hodler, NdT) abbia colto nel segno, quando ha definito[1] il volume “nabokoviano” (sebbene egli abbia ritrattato[2] in seguito questa definizione). All’inizio avevo anche pensato che lo spostamento di Claire in Alaska con marito e figlio fosse un’eco della rottura finale Tra Lolita e Humbert Humbert, dato che anch’essa coinvolge uno spostamento verso lo stesso luogo. Poi mi è stato suggerito che forse c’è un elemento di analisi sociale nella scelta di Claire: che voglia cioè separarsi dalle pacchiane abitudini da bohemienne di Wilson, per andare a integrarsi nel sistema di valori dei suoi genitori adottivi e dell’America della Palin.

Eroe orfico. Le opere di Clowes hanno una grande varietà tematica, ma ci sono comunque alcuni temi chiave e trame ricorrenti. In Come un guanto di velluto forgiato nel ferro, l’eroe è alla ricerca della sua precedente compagna, il cui destino pare essersi intrecciato con quello di una sordida sottocultura sessuale. Questa trama di base, con le opportuna variazioni, è poi rielaborata in David Boring e Wilson. Volendo applicare la critica archetipica[3] di Northrop Frye[4] a Clowes, potremmo verificare come egli stia constantemente rinarrando il mito di Orfeo: l’eroe che discende negli inferi in un tentativo vano di salvare il proprio amore. Lo spaventoso strimpellatore di chitarra che funge da antagonista in Come un guanto di velluto, può essere visto come una sorta di anti-Orfeo: la chitarra rappresenta la controparte moderna della lira orfica.

Uno scrittore di polizieschi? La prima opera importante di Clowes, Lloyd Llewellyn, era una parodia delle storie di detective. Pur essendo maturato rispetto ai suoi primi lavori, egli non ha mai abbandonato il genere poliziesco, che continua a fornire uno sfondo a quasi tutti i suoi racconti più importanti. A prescindere dalla durata, praticamente in ogni storia di Clowes è presente un crimine e le forze dell’ordine, sebbene non al centro della narrazione, vi gravitano comunque attorno. Inoltre la polizia non è poi troppo lontana dal mondo dei gangster: condividono infatti lo stesso appetito per la violenza. Il delinquere, inteso come rottura della convenzione sociale, è un impulso comune nell’universo di Clowes.

La lussuria dal grande naso. La molteplicità stilistica di Wilson merita un esame attento, per adesso faccio semplicemente notare che, ogni volta che è eccitato, egli viene disegnato con caratteristiche esageratamente scimmiesche, sebbene la parte più prominente sia il suo naso. Nella commedia tradizionale, il pagliaccio dal naso lungo è un simbolo di lussuria farsesca.

Sproloqui e narrativa low-key. Nei primi numeri di Eightball, ricordàti con affetto, Clowes spesso realizza un breve sproloquio comico. Queste vignette di solito rappresentano lo stesso Clowes oppure un suo alter ego sottilmente velato, nell’atto di esprimere affermazioni divertenti ma socialmente inaccettabili nei confronti del mondo. Mi sto riferendo a “The Truth”, “Art School Confidential”, “I Hate You Deeply”, “Chicago”, “On Sports”, ecc. In seguito Clowes ha abbandonato questo genere, per iniziare a scrivere storie low-key basate su personaggi e avvenimenti, non su opinioni: Ghost World, Caricature, etc. Si può riflettere su Wilson notando come Clowes abbia trovato un modo per combinare queste due modalità: Wilson sbraita per dar voce a delle rudi verità, ma è anche un personaggio di fantasia coinvolto nello svolgimento di una storia della quale non conosce l’esito. In effetti, Clowes ha preso questo impluso allo sproloquio, inserendolo in un contesto nel quale ci dona più di una semplice risata, poiché iniziamo a vedere i limiti di colui che sbraita. In diversi modi, Wilson rappresenta Clowes che osserva i suoi precedenti impulsi artistici, sottoponendoli a un processo d’analisi.

Il permesso di narrare. Una volta, un’autrice israeliana mi ha raccontato di aver superato un grande blocco dello scrittore dopo la morte del padre. Mi disse che la sua analista ne aveva spiegato il motivo: la morte di un genitore ci concede il permesso di narrare la nostra vita. Senz’altro Wilson non è un personaggio che necessita del permesso di parlare, ma è comunque vero che all’inizio della storia appare bloccato nella sua vita, come imprigionato nel vicolo cieco di un’esistenza ripetitiva. Quando muore il padre, Wilson diventa un personaggio più attivo: può iniziare a trasformare la sua esistenza in qualcosa di più di una semplice serie di gag, tentare di dare senso compiuto alla sua vita. Di certo la storia che crea grazie alle sue azioni è davvero lontana dall’ideale.

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“Wilson” in Italia è pubblicato da Coconino Press.

Link originale al post dell’autore.

Di Jeet Heer, uno dei più apprezzati critici americani, abbiamo tradotto e pubblicato i seguenti articoli:

Wally Wood e Daniel Clowes
Il Budda di Osamu Tezuka
Little Lulu contro Paperino
John Stanley Notebook
Ware e il canone fumettistico

Abbiamo parlato di Daniel Clowes anche nei seguenti articoli:

Clowes, intervista su “Wilson”
Clowes sul termine “graphic novel”
Ghost World: “Sei diventata una splendida giovane donna”
Wilson secondo Paul Gravett
Ice Haven: il romanzo a strisce
Dan Clowes al tavolo da disegno
Wally Wood e Daniel Clowes
Modern Cartoonist (il famoso saggio di Clowes tradotto per voi)


[1] http://comicscomicsmag.com/2010/04/this-week-in-comics-42810.html#comment-6529

[2] http://comicscomicsmag.com/2010/05/wilson-blah-blah.html

[3] http://www.culturalstudies.it/dizionario/lemmi/critica_archetipica.html

[4] http://en.wikipedia.org/wiki/Northrop_Frye

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