Riflessioni su Le Ragazze Nello Studio Di Munari

di Daniela Odri Mazza

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani è un libro che puoi leggere in tanti modi. Anzi, è un libro che ti aiuta a scoprire modi nuovi di leggerlo ogni volta che lo riprendi in mano. E’ un libro che ti invita, che ti solletica. Pensavo così:

E’ come quando sei al mare. Se guardi dritto a te vedi la spiaggia, gli ombrelloni, le barchette e i pedalò. Se infili la testa sott’acqua vedi i sassi lisci sul fondale, i pesciolini e anche i tuoi piedi. Se guardi in alto vedi il cielo, che racchiude tutto. Se poi chiudi gli occhi invece, senti l’acqua fresca e un po’ di pelle d’oca.”

Una cosa bella come un oggetto, con dentro una storia che ti aspetta. Strati di lettura, che ti colpiscono singolarmente e che visti nel complesso di danno un gran bel panorama. E densità.

A partire da Munari

Le ragazze nello studio di Munari è praticamente un’esplorazione del metodo di questo grande designer italiano. Un’esplorazione che nasce dalla passione per le sue opere, ma poi viene approfondita con molto studio e un’accurata documentazione.

S’è trattato di “fare” quello che faceva Bruno Munari per riuscire a dire cose “altre” e parlare insieme di lui.

Alessandro Baronciani si esprime utilizzando il linguaggio di Munari, adottandone il metodo. E così mi verrebbe da chiedergli una specie di elogio del “fare”, una questione che tra l’altro sto affrontando io stessa come disegnatrice. Ad un certo punto ti ritrovi a fare un percorso in cui segui le orme dei tuoi autori preferiti. Studi il lavoro stilistico che sta dietro un fumetto, fino ad assimilarlo, introdurlo dentro di te e farlo diventare nuovo e personale.

Passando per il “Libro oggetto”

Una delle caratteristiche che mi sono sempre interessate del lavoro di Alessandro Baronciani è l’uso della cartotecnica e l’amore per il libro come “cosa”. Anche prima de “ Le ragazze…”, mi piaceva molto questa voglia di esprimersi oltre un meccanismo di lettura “standard”. Nei lavori precedenti (ad esempio Quando tutto diventò blu) qualche volta sentiva la necessità di andare oltre lo spazio della pagina, ed “estendere” le tavole secondo criteri più fluidi.

Senza dimenticare i lavori di grafica e cartotecnica realizzati per vari gruppi musicali indie. Da ultimo in ordine di uscita, ed ottimo esempio, il Cofanetto illustrato della Giovinezza dei Baustelle, progettato e ridisegnato graficamente per la riedizione disco Sussidiario Illustrato della Giovinezza.

Sarebbe curioso sapere come mai un autore decide di comprendere nel suo modo di esprimersi questa specie di metalinguaggio o meglio questa dimensione tattile invece di arrivare a dare queste sensazioni solo lavorando sul segno (e disegno).

Per esempio: il momento emozionante da questo punto di vista nel libro è il bigliettino nella mano di Fabio a p. 211. Non so, è così vero. Lo dico da patita di produzioni hand-made, da bambina nata con art-attack in testa, che oggi frequenta ad esempio un sito web come Etsy (social network dedicato alle autoproduzioni handmade).

Ma tutto questo quanto c’entra col fumetto?

Mi è capitato, da studentessa, di ascoltare lezioni in cui si sosteneva che inevitabilmente, andando per queste vie, si intraprendeva un percorso nel territorio dell’Arte, che non c’entra niente con la produzione seriale di comics e il principale mercato di riferimento.
Premesso che non sto cercando un percorso in campo artistico (non faccio l’iconoclasta, ma sinceramente a me i cosiddetti “giornaletti” da edicola son sempre piaciuti, e mi piacerebbe anche farli), ho trovato deprimente che si tenesse un discorso del genere nelle scuole, a persone che si affacciano a questo mestiere da molto giovani. Un discorso sui limiti.

Del tutto diverso è stato quando ad esempio ho studiato sui libri di Scott McCloud (che scrive libri sui fumetti a fumetti). Alla fine di ogni capitolo trovi sempre una frase del tipo “ora se ne sa fin qui, ma nessuno mai ha fatto cose da qui in poi…tu ci hai mai pensato?”

Niente di nuovo potremmo dire, è il classico discorso sui limiti espressivi di un particolare linguaggio, in questo caso del fumetto. Però come non soffermarcisi?

Ma seguiamo il Segno

Less is more.” Ogni designer lo sa bene. Anche in questo libro c’è il suo segno essenziale, pulito, fluido. Io lo trovo molto morbido seppure strutturato, per questo mi piace. Eppure le figure non perdono in proporzione e neanche in realismo.

Sono tutti belli, tutti “anime salve”.
Anche quell’inetto di Fabio (protagonista di questo libro). Che non sa mai nulla di quello che è importante.

Una necessaria Educazione Sentimentale

Maschietti e femminucce non si capiscono”. Questo trattato ne Le ragazze nello studio di Munari è un’argomento tanto facile quanto difficile…un’esplorazione di genere…

Tornando alla percezione a “strati” di cui parlavo in apertura, i ritratti delle coppie sono particolarmente emozionanti. Solitudini estese. Esempio perfetto è quello di Fedra e Fabio (pp. 84 e 85), che occupa due pagine e due stati mentali differenti. Questa distanza rappresentata mi ha fatto tornare in mente un’altra serigrafia a tema, questa:

A parte le questioni stilistiche certo è che Fabio, in questa storia, lascia dietro di sé il tempo dell’adolescenza. Dopo, potrebbe esserci sia un limbo indefinito e caotico che il passaggio ad un’età più matura e stabile.
L’ardua sentenza ai posteri.

E infine il Cinema.

E come non dire niente sulle citazioni cinematografiche?
Almeno un accenno: il bianco e nero della Nouvelle Vague contro il colore espressionista del Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Le pagine del libro si colorano come le immagini del famosissimo film, per comunicarci le emozioni dei protagonisti. Perché, in fondo la chiave di tutto è emozionarsi, ancora una volta.

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

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4 risposte a “Riflessioni su Le Ragazze Nello Studio Di Munari

  1. Bell’articolo …..non so se conosci il nostro volume The Limited….in quanto libro oggetto non lo batte nessuno!
    http://passengerpress.bigcartel.com/product/the-p-a-l-e-2009-the-passenger-album-limited-edition-2009

  2. 🙂 Bello!

  3. Che articolo stupendo! (E stupendo è anche il lavoro di Alessandro)
    Mi è piaciuta tantissimo la frase sui “giornaletti”, son cose che fan davvero bene al cuore.
    Complimenti.
    O.

  4. 🙂 Grazie mille!!!

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