Eddie Campbell, lo scarabocchiatore parte 2

Secondo articolo di una lunga serie su Eddie Campbell ad opera di Charles Hatfield e Craig Fisher che, oltre ad essere professori universitari, sono anche due dei critici fumettistici più apprezzati in America, grazie soprattutto al loro blog: Thought Balloonists.

Leggi il primo articolo.

La compagnia del re canuto
di Craig Fisher

traduzione di Gabriele Amoroso

“Non sto cercando di rendere interessante la vita quotidiana: lo è già di suo. E’ incredibilmente eccitante.”
Eddie Campbell, The Comics Journal #145

Benvenuti al secondo appuntamento di una serie di articoli riguardanti Alec MacGarry, la graphic novel autobiografica di Eddie Campbell. (il primo episodio, più che altro un dialogo sulle collaborazioni di Campbell con Moore, lo trovate qui.) Oggi il nostro articolo verte su Alec: the King Canute Crowd.

Le storie contenute in Canute apparvero originariamente tra il 1981 e il 1987 in varie pubblicazioni, inclusa la rivista di fumetto alternativo britannica Escape di Paul Gravett e Peter Stanbury e la rivista Flick, autoprodotta dallo stesso Campbell. Un paio di acute vignette in Graffiti Kitchen (1993) ci chiariscono le idee sul perché Campbell e un suo amico abbiano deciso di chiamare Flick la loro auto-pubblicazione:



Dagli anni 80, tutto il materiale di Canute è stato ristampato in un volume intitolato The Complete Alec (Acme/Eclipse, 1990), ed è riapparso come una serie di racconti di supporto al fumetto Bacchus sempre di Campbell. In questa recensione, comunque, farò conto che la versione definitiva sia la più recente: Alec: The King Canute Crowd, pubblicata dalla Eddie Campbell Comics nel 2000. Per coloro che non avessero familiarità con le storie di Alec, vorrei sottolineare che sono autobiografiche nella loro interezza meno che nei nomi propri dei protagonisti. Nella sua prefazione all’edizione del 2000 di Canute, Campbell si augura di “sbarazzarsi di tutto ciò che concerne ‘Alec’ e ‘Danny’” e concentrarsi sui ricordi, ma preferirebbe non passare il resto della sua vita “rivisitando gli episodi passati quando c’è così tanto da fare nel presente.” Da qualche altra parte disse, tra il serio e il faceto, che non aspettava altro che la fine dei termini di prescrizione sugli avvenimenti per rivelare i nomi reali dei personaggi e dei luoghi da lui descritti.

Ma di cosa parlano queste storie? Nella vita di ognuno di noi, c’è una zona grigia, un luogo liminale temporaneamente fuori dall’influenza del perbenismo della società, quel lasso di tempo in cui si è superata l’infanzia ma non si è ancora pronti ad accollarsi le responsabilità dell’essere una persona adulta. Ricordo bene questo particolare periodo della mia vita, l’ondata inebriante di libertà e ormoni che ho provato quando mi iscrissi in una università pubblica dal sapore bohemiene dopo il diploma in una severissima scuola cattolica maschile. Ricordo la nottata passata a dormire nella mia auto fuori dal Continental, un ignobile bar punkettone nel centro di Buffalo, dopo

aver ballato così tanto da credere che la mia testa si sarebbe staccata dal collo. Ricordo quando mi innamorai, non ricambiato, di Nancy (non è il suo vero nome), colei che era con me la prima volta che vidi I 400 Colpi e il cui padre parlava Gaelico in modo così musicale (e indecifrabile per me), da sembrare un brano preso da La Veglia per Finnegan di Joyce. Personalmente non ho mai pensato di scrivere un memoriale (o una versione romanzata à la MacGarry, o una canzone) su quei giorni poiché non possiedo l’obiettività o l’intelligenza necessarie per descriverli in modo veritiero.
Nel 2006, ho reincontrato Nancy dopo più di 15 anni, e non sono stato in grado di spiccicare una parola: tutto quel che son riuscito a fare è stato osservarla inebetito per mezz’ora. Provavo una nostalgia così forte da congelarmi le parole in gola.

Ma a Eddie tutto ciò non sarebbe mai successo. Eddie è capace di parlare di quei giorni selvaggi con la grazia di un poeta.

Esiste un sacco di letteratura che tratta la ribellione adolescenziale– fanno ancora leggere ai ragazzi del liceo Il Giovane Holden e Pace Separata?ma ho come la sensazione che l’arte si prosciughi una volta che il ribelle si allontana da strutture repressive come collegi o famiglie disfunzionali. Una volta che il ribelle raggiunge un certo grado di libertà, il suo scopo diventa esistenziale e contemplativo (“Come vivrò la mia vita?”) e domande come queste non si prestano così facilmente a un trattamento drammatico come può’ essere, per esempio, il rapporto tra un professore moralista e uno studente sarcastico. Ci sono anche autori che fanno della domanda “Come vivrò la mia vita?” un tema portante del loro lavoro: Joyce esplora la difficoltà nell’elevarsi rispetto a temi come “lingua, nazionalità e religione” e il Dean Moriarty di Kerouac esemplifica i pericoli collegati alla ricerca della libertà. (Warren Ellis ha esposto un acuta osservazione su alcune connessioni tra Sulla Strada e Canute.)

Contemporaneamente, libertini sessuali e ideologici come Anaïs Nin e Henry Miller sostengono che le energie della nostra libido sono troppo selvagge per essere addomesticate da qualsiasi tentativo (ideologico o auto-imposto) di regolare le nostre vite. A un certo punto, Campbell cita un verso dal diario della Nin che funge da riassunto a Canute–”Erano tutti a casa con le bottiglie da cui speravano di estrarre una felicità imbottigliata altrove”–anche se mi sembra essere Miller l’influenza maggiore nel lavoro di Campbell.

Uno dei miei disegni preferiti di Campbell, che illustra in modo spiritosamente accurato la natura del dare e avere nella collaborazione tra Alan Moore e Campbell, rivela la stima di Eddie per l’autore di Tropico del Cancro e Sexus:

Se Alan è il costruttore di mondi metanarrativi Eddie ne è il seducente celebrante, l’artista che vede l’essenza dell’umanità non come legami di compassione, ma come un intreccio di relazioni fisiche di Milleriana memoria. Qui sotto possiamo ammirare le prime sei vignette del terzo libro di Canute, “Doggie in the Windows”:

Due vignette dopo, Alec scrive “Verte tutto attorno al sesso”, e Canute narra del suo tentativo di vivere una vita votata a bere e scopare all’inizio dei suoi 20 anni, stare fino a tardi nei pub con i tuoi “amici” sia letterali che figurati e svegliarsi in letti sconosciuti. In virtù dell’ascendente che il binomio Dean Moriarty/Sal Paradise ha su Campbell, Alec diventa il discepolo di Danny Grey, un donnaiolo poco più vecchio di lui ma decisamente più turbolento dedito a scappatelle amorose, a lanciarsi nelle risse, dondolare tra un palo del telefono e l’altro e annullare matrimoni all’ultimo minuto.
Canute inizia con Alec e Danny che si incontrano al lavoro, e termina con una zuffa tra i due che spezza per sempre il loro profondo legame.
(In
After the Snooter [2004], Eddie/Alec va a trovare Danny per la prima volta dopo molti anni, e vederli ormai come due stabili uomini di mezza età mi ha trasmesso la stessa sensazione di malinconia che ho trovato in Up, la serie di documentari di Michael Apted, o del modo in cui mi sentii quando vidi Nancy come donna sulla cinquantina). Ma nel momento in cui Alec e Danny tornano amici, partono col vento in poppa, trascinandoci con loro attraverso i quattro “libri” (paragrafi, a dire il vero) che compongono Canute.

Questo non significa, tuttavia, che le loro avventure siano l’equivalente di un Superbad trasposto in graphic novel. Campbell è molto attento nel celebrare la vita del seduttore e contemporaneamente sottolineare i suoi limiti e pericoli. Consciamente o inconsciamente, Alec (e Eddie) abbraccia la quintessenza dialettica Freudiana di Eros e Thanatos; anche quando è preda di pensieri a sfondo sessuale, Alec è ossessionato dal concetto di mortalità, e una delle metafore per la sua (e altrui) eventuale morte è la salute dentale. Alla fine della storia nel secondo libro di Canute, Alec si prepara per andare alla festa di compleanno della sua amica Penny Moore, indeciso se fare “qualcosa” con Penny una volta giunto lì, ma arriva Danny che dice ad Alec che Penny ha avuto un incidente d’auto e ha “perso un paio di denti”. Alec reagisce rabbrividendo con orrore, e Campbell rivelerà, più avanti nel secondo libro, che la perdita dei denti è l’angoscia peculiare di Alec (e presumibilmente anche di Eddie stesso) :

Questa inquietudine per i denti sboccia nel quarto libro in un racconto brevissimo di sei vignette che Campbell ipocritamente sostiene non avere alcuna connessione con null’altro all’interno di Canute.

Alec corre da un party all’altro, razionalizzando il suo stile di vita da fannullone con filosofie bohemien sui rapporti carnali, ma i suoi denti si stanno pian piano consumando e il teschio sotto la pelle gli ricorda costantemente che i bei tempi (e l’esistenza) non sono infiniti.
In
Graffiti Kitchen il primo romanzo breve a fumetti che Campbell disegna dopo Canute, i denti simboleggiano non solo la mortalità ma anche l’incapacità di Alec nel trascendere i suoi desideri e provare empatia per le persone della sua vita. Dopo esser capitato in una strana, e in un qualche modo non corrisposta relazione con una ragazza di nome Georgette, Alec finisce a letto con Jane, madre di Georgette (L’immagine a esempio del Flick in cima all’articolo è la prima volta in cui Alec e Jane finiscono a letto insieme). Le ragioni di Alec sono complesse–è seriamente attratto da Jane, ma la sua sembra anche una scopata vendicativa e piena di rabbia verso Georgette– e durante un appuntamento subito dopo la chiavata Alec e Jane “discutono davanti a una birra come sarebbe imbarazzante trovarsi improvvisamente davanti al corpo di qualcun’altro.” La risposta:

“Concordammo sul fatto che la cosa più difficile a cui abituarsi fossero i denti posteriori dell’altra persona”

Prevedibilmente, questa relazione fisica finisce male. Alec non riesce ad essere a proprio agio coi denti di Jane; non prova mai a guardare la situazione dal punto di vista di Jane, e lei non diviene altro che una pedina nella sua relazione di amore-odio con Georgette.
In
Canute, Campbell suggerisce che il moto costante di Alec– il suo scappare dal Tristo Mietitore, e da relazioni stabili con le donne che lo circondano– minaccia di farlo apparire immaturo e superficiale.
La prima volta che Alec e Danny escono fuori a bere, per esempio, Alec porta con sé alcuni appunti con citazioni di famosi pensatori e artisti come supporto “durante le pause imbarazzanti”, aggiungendo ben poco della sua esperienza e delle sue idee alla discussione.
E nel momento in cui interviene con le sue opinioni, ci fa quasi rimpiangere di non essere rimasto in silenzio.

Una scena inizia con Alec in visita dai suoi genitori impegnati in una discussione sull’aborto. Nel momento in cui Alec si rifiuta di prendere una posizione sulla questione, sua madre lo rimprovera in questo modo:

“Come puoi non avere un opinione chiara riguardo a un argomento così importante? Non si puo’ stare nel mezzo…devi decidere da che parte stare- non puoi vivere la tua vita con gli occhi chiusi!”

Le critiche di Alec montano man mano che il libro si avvia verso la conclusione. Alec ha “sempre più scatti d’ira” nei confronti di Penny Moore, uno in particolare culmina con Alec che le blocca la testa costringendola a terra. (Ed è una scena inquietante, come l’occhio nero che Joe Matt fa a Trish in Peepshow.) Durante la stessa nottata di bagordi Danny,colto da un attacco di sonnambulismo, orina inavvertitamente nella borsetta di Penny, e viene svegliato dalla risate beffarde di Alec:

Tutto è un grosso scherzo per Alec: aborto, amicizia, amore. La Compagnia del Re Canuto si scioglie dopo questo scontro, e Alec sa che “le avventure sono giunte alla fine. E’ tempo di tornare al ben noto e noioso contegno della vita reale.” Ma Campbell l’Artista lo sa ancora meglio. In Canute, Campbell descrive un periodo straordinario della sua vita–un pazzo, turbolento, straziante spasso–imparando una lezione imprevista lungo il processo: i ritmi della vita quotidiana sono, infatti, eccitanti ed emozionanti se sei in grado di andare al di là delle banalità e delle “filosofie decadenti” mostrando la vita con onestà e abilità artistica. La devozione di Campbell al memoriale e alla rappresentazione di episodi di vita vissuta, determineranno il resto della sua esemplare carriera.

Forse comprerò una copia in più di Canute da mandare a Nancy.

Ricordo che il blog di Campbell, un oggetto di rara bellezza, lo trovate qui.

Post originale dell’autore.