Archivi tag: osamu tezuka

Sky doll

Sky Doll, di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.
Bao, 27 euro.

SINOSSI

Un futuro imprecisato. In una galassia dominata da un regime di stampo religioso, largamente basato sull’estetica e sulla liturgia della Chiesa Cattolica, delle bambole senzienti, le Sky Doll, appunto, sono state create per soddisfare, senza il fardello del peccato, quegli istinti che il governo centrale, nella figura della Papessa Lodovica, bolla come peccaminosi. Una di queste bambole del piacere, Noa, sembra però serbare un segreto che potrebbe minare le basi dell’impero.

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Ritrovato manga inedito di Tezuka

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Astro Boy di Osamu Tezuka

di Marco Pellitteri
traduzione di Graziano Pedrocchi

Presentiamo un articolo di Marco Pellitteri su Astro Boy di Osamu Tezuka, tratto da uno dei contributi scritti dall’autore per l’enciclopedia Graphic Novels, a cura di Bart Beaty (Università di Calgary, Canada) e Stephen Weiner (direttore della Biblioteca pubblica di Maynard, Massachusetts, Usa), Ipswich (Ma, Usa), 2012. In precedenza avevamo pubblicato un altro estratto del volume riguardante il lettering nei fumetti, sempre firmato da Pellitteri, che potete leggere qua.
La voce che segue, commissionata e realizzata come una fonte propedeutica con le informazioni di base sul tema, è scandita in paragrafi il cui titolo e la cui estensione sono stati rigorosamente predisposti dai curatori dell’enciclopedia per ogni singolo lemma, disposizioni alle quali l’autore si è attenuto. Essendo un testo scritto per un volume in lingua inglese, l’articolo fa riferimento alle pubblicazioni americane.

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Intervista a Naoki Urasawa Parte 3

traduzione di Alberto Choukhadarian

Terza e ultima parte dell’intervista a Naoki Urasawa apparsa sulle pagine della rivista Quick Japan #81 del 2008, successivamente tradotta in inglese sul blog gottsu-iiyan dal quale abbiamo attinto. -AQ

Leggi la parte 1.
Leggi la parte 2.

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Apollo’s Song di Osamu Tezuka: un’introduzione simbolico-analitica

di Andrea Pachetti

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Il Budda di Osamu Tezuka

Il seguente articolo sul Budda di Osamu Tezuka è la traduzione di uno scritto del critico americano Jeet Heer. La disamina, ricca di note sulla vita del Dio dei Manga e sulla sua opera, è anche un’interessante excursus parallelo sulla società odierna. Ovviamente i riferimenti di Jeet Heer sono quelli dell’edizione americana e noi abbiamo preferito inserire nel testo i link alle edizioni italiane.

In Italia Budda è stato pubblicato, insieme ad altre opere del maestro, dalla Hazard Edizioni.
L’articolo di Jeet Heer risale al 20 maggio 2004, ed è apparso originariamente sul National Post.
Di Jeet Heer, che ricordo essere uno dei più preparati critici e studiosi americani, abbiamo già pubblicato altri articoli:
Chris Ware e il canone fumettistico parti 1 / 2 / 3
John Stanley notebook
Little Lulu contro Paperino

Il Budda di Osamu Tezuka
di Jeet Heer

traduzione di Katia Zaccaria

C’era una volta un principe che si godeva tutta la buona sorte che la vita possa offrire. Quando era nato, I suoi genitori erano stati rassicurati da un indovino che il bambino era destinato a grandi cose, quindi misero molta cura nella crescita del loro figlio. Crescendo in una residenza reale e piena d’affetto, fu isolato da tutto ciò che era sgradevole e brutto. Quando divenne maggiorenne, sposò una bellissima principessa, che gli diede un figlio.
Un giorno mentre passeggiava, il principe vide un vecchio infermo sulla strada. Fu stupito e addolorato da quella vista, il suo primo incontro con la sofferenza umana. Il giorno seguente vide un uomo morente, e il successivo un cadavere. Improvvisamente, il principe si rese conto della realtà della sofferenza, dell’invecchiamento, della malattia e della morte. Ora capiva che tutta la sua vita era costruita su una bugia, sulla negazione del dolore come parte dell’esistenza.

Il principe cercò sollievo nella religione e si fece monaco. Ciononostante divenne molto presto insoddisfatto del pio messaggio standardizzato dei suoi compagni asceti, che accettavano con compiacenza i mali della vita come parte dell’ordine naturale delle cose. No, il principe affermava, il dolore è vero e potente, ma non possiamo semplicemente essere compiacenti. Possiamo trascendere i ceppi costringenti della nostra esistenza, pensava, cancellando l’egoismo nei nostri stessi cuori e spingerci verso l’illuminazione.
Mentre sviluppava una filosofia con radici profonde per superare il dolore e l’egoismo, il principe attirò molti studenti intorno a sé. Quando ero giovane, soleva dire il principe, vivevo la vita come se dormissi, ma ora mi sono svegliato. Quindi divenne conosciuto come “il Risvegliato” o “l’Illuminato”, vale a dire, il Budda.

Similmente al Cristianesimo, il Buddismo iniziò come biografia e divenne teologia. Era una inoppugnabile storia di vita prima di diventare una serie di dottrine. Così come innumerevoli artisti sono stati spinti irresistibilmente a narrare nuovamente la vita del Cristo, la storia del principe che si era risvegliato è una perenne ispirazione per ogni genere di manufatto culturale.

Negli anni ’70 Osamu Tezuka, il più influente e amato dei fumettisti giapponesi, iniziò a lavorare su un racconto molto bizzarro e con uno stile eccezionalmente libero della storia del Buddha in una serie a fumetti che arrivò a 3800 pagine. Il Budda di Tezuka è ora disponibile per i lettori anglofoni grazie a una casa editrice di New York chiamata Vertical, che sta pubblicando una traduzione della serie in 8 volumi. I primi 3 libri sono già disponibili. La serie offre l’occasione non solo di rivedere la storia della vita del Budda, ma anche la carriera di Tezuka, che fu uno dei veri giganti della cultura popolare giapponese.

Nato a Toyonaka City nel 1928, Tezuka era nato da genitori della classe media che amavano la cultura popolare. Suo padre fu uno dei primi cinefili, che amava i cartoni animati americani e i film di Charlie Chaplin. La madre di Tezuka era una affezionata dei Takarazuka Revue, una specie di tradizione delle sale da musica giapponesi che mescolavano insieme canto, danza, e una commedia fisica in senso ampio. Nel suo lavoro più maturo, Tezuka cercherà spesso di ricreare l’ampia commedia burlesca che vide sul grande schermo e sui palchi Takarazuka.

Durante la seconda guerra mondiale, Tezuka lavorò in fabbrica ma si prendeva frequenti pause dai suoi doveri monotoni per disegnare. Apparteneva a quella generazione di giapponesi che erano feriti dall’esperienza della guerra. Lui aveva visto il suo paese portato alla rovina da una cabala di militaristi folli che attaccavano preventivamente altre nazioni. La guerra arrivò a casa di Tezuka con particolare ferocia quando Osaka, la città in cui era cresciuto, fu ridotta in cenere dalle bombe incendiarie. L’impegno di una vita di Tezuka verso le politiche antimilitariste e la filosofia buddista può essere ricondotto a questo periodo.

Dopo la guerra, Tezuka studiò medicina ma disegnava fumetti per alcune riviste come mezzo per pagarsi gli studi. Anche se alla fine diventò un dottore, la sua passione per il fumetto stravolse i suoi piani di una carriera nel campo medico. In quei primi anni del dopoguerra, Tezuka creò più o meno il moderno genere dei fumetti giapponesi, conosciuti come manga. I manga si distinguevano dai fumetti precedenti in parte per la loro lunghezza (andavano avanti per centinaia se non migliaia di pagine) e anche per il loro ritmo di svolgimento molto veloce e cinematografico. Leggere un manga è spesso come sfogliare le pagine dello story board di un film, seguendo il movimento veloce da una scena a quella successiva.

Influenzato dai fumetti della Disney, i primi manga di Tezuka erano distinguibili per l’estrema semplicità dello stile, che spingeva l’inerente tendenza iconica della stilizzazione fumettistica fino al limite. Nei manga di Tezuka, il fumetto divenne quasi una forma di calligrafia, un linguaggio stenografato visivo che fondeva l’eleganza della forma con un momento narrativo a rotta di collo.

Tezuka fu fenomenalmente produttivo: creò più di 400 libri lunghi come romanzi che sommati davano almeno 150.000 pagine. Trovò anche il tempo di dirigere e supervisionare molti cartoni animati.

Agli inizi, i manga di Tezuka erano diretti soprattutto ai bambini: raccontava storie di tesori sepolti, avventurieri matti, e robot che combattevano per la pace (la popolare serie di Astro Boy). A partire dagli anni ’60, Tezuka si spostò verso storie più serie e adulte: esplorando la crescita globale del fascismo nei romanzi storici e meditanto sulla futilità dello sconfiggere la morte in una serie in più volumi intitolata La Fenice. Il suo lavoro sul Budda risale a questo periodo maturo della sua carriera, e Tezuka lo finì solo due anni prima della sua morte nel 1989. Perfino dopo la sua scomparsa, i libri di Tezuka continuano a vendere a decine di milioni di copie in Giappone.

E’ difficile ingrandire troppo la diffusione dell’influenza di Tezuka sulla cultura popolare giapponese. E’ descritto a volte come “il Walt Disney Giapponese”, nonostante la varietà artistica di Tezuka sia indubbiamente più ampia perfino della mente geniale che sta dietro Topolino. Dopo tutto, i cartoni animati hanno un certo pubblico, ma rimangono una parte minore dell’industria del cinema. I manga, invece, sono un’istituzione della vita di tutti i giorni in Giappone. Un quarto di tutti i libri venduti in Giappone è manga.

Come notò Frederik Schodt, un esperto della cultura popolare giapponese, nel suo libro del 1983 “Manga!”, Walt Disney era più un imprenditore che non un artista. Il successo di Disney è basato sulla sua abilità di impacchettare e vendere le idee altrui. Tezuka, nonostante si dilettasse nel dirigere uno studio di animazione, fu creatore sopra ogni cosa. I suoi lavori portavano sempre l’impronta della sua stessa sensibilità, anche se influenzarono innumerevoli altri artisti. In Giappone Tezuka fu spesso descritto come “Manga no Kamisama” o “Dio del Manga”. (Alcune persone pensavano anche che Budda fosse un dio, anche se lui fu sempre abbastanza riluttante fino a negare lo status divino.)

In tempi recenti il “Dio del Manga” ha raccolto molti seguaci fuori dal Giappone. Il successo delle serie animate come Pokemon e Sailor Moon (entrambe influenzate dai primi lavori di Tezuka) hanno creato un mercato per le traduzioni dei manga. Mentre altre case editrici stanno ristampando le serie di Astro Boy e le sue storie de La Fenice, la Vertical si è incaricata di portare la sua serie sul Budda nel Nord America. Nei bellissimi volumi curati da Chip Kidd, i libri della Vertical presentano Tezuka al suo meglio.

Nel raccontare il viaggio spirituale del Budda, Tezuka voleva anche presentare una visione panoramica dell’antica società Indiana. Quindi creò una moltitudine di personaggi fittizi e semi-inventati che rappresentavano le diverse facce della società indiana: Tatta, un “intoccabile” monello di strada che dichiara guerra all’ordine sociale; Chapra, uno schiavo che si schiera con l’elite dominante; Migaila, una bellissima ragazza che si innamora del Buddha; e il generale Budai, un soldato spaccone con sogni di conquista. Le loro storie sono intrecciate con la biografia del Budda per rappresentare il fatto che la vita offre più percorsi. Nel cercare la propria strada nel mondo, Budda deve superare le tentazioni presentate da questi sentieri alternativi, la sete di vendetta, successo sociale, bellezza fisica e la vittoria sul campo di conquista.

Lo splendore visivo del lavoro di Tezuka è in primo piano. Con veloci, abili segni, evoca le meraviglie dell’India, sia naturali che artificiali. I suoi studi scientifici precedenti traspaiono in molte delineazioni sottili dei paesaggi e della natura. Come un amico fidato che ci guidi in una città brulicante, Tezuka ci mostra delle meraviglie ma resta in movimento verso la destinazione che si è prefisso.

Quelli che amano la religione solenne e dai toni alti saranno scoraggiati dal Budda di Tezuka. Perfino in questa serie, Tezuka mantiene la sua posizione di intrattenitore popolare, così il suo lavoro trabocca di un’esuberanza cartoonistica da capogiro. Ci sono molte battute anacronistiche lungo il percorso e i personaggi minori spesso sembrano comparse dei cartoni della Warner Bros. Se riuscite a immaginare Bugs Bunny che mette in scena gli ultimi giorni del Cristo, allora potete avere un’idea di come Tezuka possa a volte essere bizzarro.

Ciononostante, in questa sua esuberanza antica, Tezuka fu fedele allo spirito se non alla lettera del pensiero Buddista. Quelli che sono ostili al buddhismo spesso lo accusano di essere una religione di rinunce che nega la vita. Alcuni polemici cristiani di mente ristretta usano addirittura la parola “nichilista” per descrivere il pensiero del Budda. Niente è più lontano dal vero. Mentre cercava di trascendere il dolore della vita, Budda rimaneva molto vivo sulla superficie dei piaceri del mondo. Le immagini del Budda che ride sono la vera faccia di questo saggio.

Viviamo in un mondo dove la religione sembra spesso nemica dell’illuminazione, perfino un nemico della semplice gentilezza e morale. Fanatici Sikh canadesi sono sotto processo a Vancouver per aver fatto saltare in aria aereo di linea. Messa di fronte alle minacce di morte degli estremisti Hindu, Sonia Gandhi decide di non diventare il Primo Ministro dell’India. Nick Berg è stato decapitato da coloro che dichiaravano fedeltà ad Allah. A Washington, la Casa Bianca di Bush porta avanti piani per il Medio Oriente con consulenze di fondamentalisti cristiani rabbiosi, anime marce che bramano l’apocalisse.

Nella nostra situazione disperata, è bene ricordare che la religione non deve necessariamente essere maligna. Nella sua forma migliore, come nella vita del Budda, la religione è un balsamo che cura le più profonde ferite della nostra condizione. Proprio grazie alla sua occasionale stravaganza, il Buddha di Tezuka ci ricorda della storia ispiratrice del principe che si risvegliò.