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L’eleganza ci salverà: Hawkeye di Fraction e Aja

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Marvel No(w): volevamo essere la Image

Il 26 aprile la Panini comincerà a pubblicare il nuovo corso dei supereroi della Casa Delle Idee chiamato Marvel Now! Il nostro Evil Monkey ci offre una personale panoramica sull’evento. -AQ

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Teaser promozionale firmato da Joe Quesada

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Sky doll

Sky Doll, di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa.
Bao, 27 euro.

SINOSSI

Un futuro imprecisato. In una galassia dominata da un regime di stampo religioso, largamente basato sull’estetica e sulla liturgia della Chiesa Cattolica, delle bambole senzienti, le Sky Doll, appunto, sono state create per soddisfare, senza il fardello del peccato, quegli istinti che il governo centrale, nella figura della Papessa Lodovica, bolla come peccaminosi. Una di queste bambole del piacere, Noa, sembra però serbare un segreto che potrebbe minare le basi dell’impero.

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Supereroi le Leggende – Secret Invasion

di Andrea Pachetti

Supereroi le leggende Marvel è la nuova collana supereroistica presentata nelle edicole dalla Panini con RCS, dopo la conclusione di Supereroi le grandi Saghe, che era giunta al notevole traguardo dei 100 numeri. Le uscite programmate risultano al momento 30, ma di sicuro potranno moltiplicarsi come nel caso precedente, se l’iniziativa riscuoterà successo.

Si è molto parlato nel corso del tempo di questo tipo di collane, in particolare se la loro indubbia riuscita possa in qualche modo portare un flusso di nuovi lettori alle testate periodiche che affollano normalmente edicole e fumetterie. La mia impressione personale è che questo flusso sia marginale, se non praticamente nullo: penso cioè che ci si rivolga (pur se con lo stesso tipo di prodotto, in fondo) a due tipi di pubblico completamente diversi.

Chi acquista queste collane (magari solleticato in qualche modo dai film) di solito tende a gradire storie complete e autosufficienti (il fumetto seriale fatto “libro” insomma), piuttosto che maturare l’abitudine di leggere mensilmente le avventure del proprio personaggio preferito. Una tendenza peraltro ormai consolidata e trainante, dato che anche lo stesso mercato statunitense presenta vendite ridicole[1] per gli spillati periodici, in favore delle raccolte in trade paperback e hardcover. A questo c’è anche da aggiungere il fattore collezionistico: in passato qualcuno[2] aveva adottato con una certa sagacia la definizione di “fumetti Ikea” per questo tipo di iniziative editoriali e non mi sento affatto di dargli tutti i torti, anzi. Da questo punto di vista, gli spillati mensili hanno un’attrattiva senz’altro minore.

Ritengo che questa prima uscita della serie RCS sia comunque alquanto infelice nell’avvicinare i nuovi lettori, per tre motivi che andrò adesso ad analizzare. In un crossover, come nel caso di Secret Invasion, l’orchestrazione di una vicenda così articolata è fondamentale e prioritaria, sia per gli autori che per gli editor: pur contando sulla bontà della storia in sé, senza questo tipo di attenzione il crossover fallirebbe senz’altro nel suo intento principale, cioè mostrare un universo in movimento. La realizzazione perfetta è quella in cui un lettore è soddisfatto sia quando può avventurarsi in una lettura totale (avendo la percezione dell’evento nella sua completezza), sia leggere solo la storia del suo supereroe preferito ricavandone esclusivamente il punto di vista di questo.

Il primo problema di Secret Invasion riguarda appunto questo aspetto, cioè che nella lettura autonoma la miniserie risulta davvero inconcludente. Si noterà nello scorrere delle pagine una serie di repentini cambi di scena, poiché le battaglie sono molte e assai popolate: i Vendicatori nella Terra Selvaggia, Fury a New York, lo S.W.O.R.D., i Thunderbolts ecc. Questo tipo di narrazione “a singhiozzo” (già usata ad esempio da Millar in Civil War) rivela purtroppo tutti suoi limiti pagina dopo pagina, in un senso di confusione generale e incompiutezza. Si sente cioè davvero la mancanza durante la lettura dei ben realizzati tie-in presentati nelle serie New e Mighty Avengers, nonché delle miniserie collaterali[3] come S.I. Frontline.

Il secondo problema è che la mini è scritta MALE: i semi dell’invasione segreta Skrull erano stati gettati anche in trame di diversi anni prima e l’avvicinamento progressivo all’evento era indubbiamente affascinante, così come altrettanto interessante era il classico tema fantascientifico del doppelganger malvagio à la Body Snatchers[4] in salsa Marvel, ma l’esecuzione in sé lascia a desiderare, risolvendosi spesso solo in un profluvio di amorevoli scazzottate; ciò che esalta sono senz’altro le bellissime tavole di Leinil Yu, sebbene ciò a mio parere non sia sufficiente per ruotare il pollice verso l’alto.

La terza questione è per me la più grave, poiché S.I. è senz’altro una serie per nerd: non saprei in quale modo definire l’arrivo dei Vendicatori-doppioni anni ’70 nella Terra Selvaggia se non un fan service, aggiungendo a questo il numero davvero devastante di personaggi che non vengono introdotti in nessun modo, dando per scontato ad esempio che esista un Capitan Marvel clone Skrull o mille altre situazioni analoghe. Ho anche l’impressione (attenzione, segue spoiler) che non si abbia la percezione di quanto sia pesante a livello emotivo la morte di Wasp nella fase finale di S.I. e il dolore di Hank Pym (prima sostituito e poi ritornato), a meno che non si leggano questi due personaggi sin dai loro esordi nei Vendicatori e si conosca la profondità del loro legame.

A questo proposito sarebbe utile per me avere l’impressione di qualche “novizio” per potermi chiarire meglio le idee; posso notare come la morte di Wasp funzioni solo in quanto astratto sacrificio epico, ma senza l’impatto emotivo che meriterebbe. Ben diversa ad esempio la reazione all’evento tragico accaduto a Sue Dibny in Identity Crisis: in questo caso la straziante disperazione personale viene trasmessa al lettore dalla trama stessa, poiché è proprio Elongated Man a descrivere nei dialoghi iniziali quanto ci è necessario per “soffrire” assieme a lui.

In conclusione, non vorrei che questa prima uscita fosse uno scalino troppo alto da superare per il lettore occasionale e fungesse piuttosto da respingente, nei confronti di fumetti che richiedono un impegno non trascurabile per la loro fruizione, ma che possono offrire soddisfazioni immense. Alcune delle prossime uscite mi sembrano assai più leggibili in questo senso, in particolare quelle relative a Spider-Man e gli X-Men, per cui mi auguro comunque di notare un numero sempre maggiore di appassionati lettori di supereroi, magari anche giovani: un minimo di ricambio generazionale sarebbe gradito in un minimondo popolato sempre più solo da anziani nerd, simpatici ma spesso assai brontoloni. Come il sottoscritto, peraltro.

* * *

[1] Gli spillati più venduti nelle classifiche Diamond relative al direct market sfondano a stento la quota delle 100.000 copie; una buona testata si attesta mediamente sulle 30-40 mila, quasi tutte non superano le 10 mila. Andando a riflettere sul possibile bacino dei lettori in lingua inglese, si comprende quanto le cifre siano ridicole.

[2] cfr. Alessandro Bottero in www.fumettidicarta.it/articoli/2009_07/crisi/maleducati.html

[3] Una lista completa dei tie-in è presente su Wikipedia.

[4] Mi riferisco al film di Don Siegel del ’56 e i suoi vari seguiti/remake, ispirati al romanzo di Jack Finney.