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Sulla morte delle superstar del fumetto

di Renato Asiatici

Da qualche anno a questa parte (per comodità facciamo circa nell’ultimo triennio) è in atto nel mercato americano un fenomeno silenzioso che continua a mietere vittime. Un genocidio perpetrato in silenzio, e che ha cambiato radicalmente il volto del fumetto di massa USA. La morte delle superstar fumettistiche.

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Stan Lee insegna a disegnare, bontà sua

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Marvel No(w): volevamo essere la Image

Il 26 aprile la Panini comincerà a pubblicare il nuovo corso dei supereroi della Casa Delle Idee chiamato Marvel Now! Il nostro Evil Monkey ci offre una personale panoramica sull’evento. -AQ

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Teaser promozionale firmato da Joe Quesada

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Viral #2

 

Cinquant’anni di storia del fumetto americano analizzati tramite lo studio delle pettinature

La storia del fumetto americano degli ultimi 50 anni è, in realtà, la cronaca della lotta dell’uomo contro la calvizie. Se ci pensate bene, il fatto è ben documentato: dagli effervescenti trapianti/parrucchini di Stan Lee all’iconica calvizie di Eisner, dalla capigliatura selvaggia di Alan Moore alla rasatura completa di Grant Morrison (passando per le stravaganti pettinature dei ragazzacci Image e delle loro controparti Vertigo), il movimento fumettistico americano, nell’ultimo mezzo secolo, si è diviso fra la voglia di crescita in senso contenutistico e l’eterna lotta contro l’incipiente caduta dei capelli.

In questo senso, ogni decade dell’industria mainstream del fumetto è rappresentabile da uno stile diverso di pettinatura.

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Steven Cook: come ti immortalo un’epoca e i suoi protagonisti

di Andrea Queirolo

Dal 1983 per la Marvel Uk e dal 1988 al 2001 per la britannica 2000 A.D, Steven Cook è stato art director e designer. Oggi si dedica in prevalenza alla fotografia ed è proprio grazie a questa sua passione che possiamo ammirare scatti vintage che immortalano un’epoca e una generazione di autori che per certi versi ha segnato il fumetto.

Mark Millar e Grant Morrison 1999

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Eisner Awards 2012, spunti, sunti e altre cose da San Diego

di Andrea Queirolo

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Alan Moore su Before Watchmen e Grant Morrison con varie ed eventuali

di Andrea Queirolo

In questi giorni si parla tanto di Alan Moore e di Watchmen, ma oggi leggeremo molto poco sul discusso prequel, anche se quel poco sarà molto rilevante.

“Ci eravamo tanto amati”

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Grant, Alan e l’Iperlocalizzazione

di Antonio Solinas

Grant Morrison camuffato da Alan Moore

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Grant Morrison come Gesù Cristo

di Andrea Queirolo

Grant Morrison come Gesù, ispirato da uno foto di Jim Morrison.
Scatto preso da un’intervista di Mark Millar a Morrison, pubblicata sulla fanzine Fantasy Advertiser, a sua volta ripresa dal video musicale di Ronnie Bookless, Cigarettes for Jesus del 1986.

Ringrazio Antonio Solinas per alcuni suggerimenti.

Grant Morrison All Star

Copertina del volume ad opera di Francesco Biagini.

Pubblichiamo, grazie al permesso degli autori e della Double Shot, un estratto del volume su Grant Morrison.
In questo breve articolo si parla di All-Star Superman ed in particolare di Leo Quintum.

Ricordo che il volume Grant Morrison All-Star (16×24, B, 320 pp B/N e Col – 20 euro), sarà già disponibile presso lo stand dell’editore Double Shot a Lucca Comics 2010. Per maggiori informazioni visitate il blog ufficiale.

 

Leo Quintum o Lex Luthor travestito?

Uno dei più affascinanti personaggi minori della maxiserie All-Star Superman, e più in generale, di tutta la produzione morrisoniana, è Leo Quintum, il misterioso super- direttore del P.R.O.J.E.C.T. che, secondo Morrison, “rappresenta lo spirito scientifico ‘buono’, il tipo di scienziato razionale, illuminato, progressista e utopista che pensavo potesse essere ispirato da Superman” ma, allo stesso tempo, “ha un qualcosa di luciferino… e addirittura si riferisce a se stesso come ‘il Diavolo in persona’”.
L’intrigante personaggio dal cappotto arcobaleno è usato da Morrison come elaborata metafora del team creativo della serie (Quintum crea con passione una nuova mitologia supermaniana, ma allo stesso tempo, “rende Superman merce… una franchigia, una rivisitazione più grande e bella… più nuova del nuovo ma allo stesso tempo familiare”, proprio come gli autori di All-Star Superman), ma non solo. Data l’assenza di spiegazioni sulle origini di questo novello “Man Who Fell to Earth”, infatti, è circolata su internet una serie di interessanti speculazioni “cospirazionistiche” che, sebbene non necessariamente da prendere come oro colato, sembrano certamente avere una base di verosimiglianza, alimentate anche dalla scrittura di un Morrison volutamente (?) ambiguo nella disseminazione delle tracce, troppe per essere dovute solo al puro caso.

Leo Quintum.

La tesi, riportata anche sullo storico forum Barbelith, è semplice e accattivante: nel ventiquattresimo secolo (quando presumibilmente tutta l’umanità ascende al rango di superumanità), Lex Luthor si pente e cambia vita, tornando indietro nel tempo e usando le proprie immense capacità in termini di cervello e risorse economiche per rimediare al male commesso nel passato e, in qualche maniera, dirigere il proprio se stesso passato nella direzione dell’empatia con Superman, in un perfetto finale circolare che, in un certo senso, torna con il finale “vero” della maxiserie.
A supporto di questa ipotesi, Quintum è certamente un viaggiatore temporale, che cerca di “scappare da un mondo spacciato… il passato” (All-Star Superman 1), e mostra molte delle qualità che Luthor spreca nel suo odio nei confronti di Superman.

Durante la serie, Morrison inserisce altri possibili riferimenti subliminali (fra i più significativi, Luthor che, parlando a se stesso, parla a Quintum nella vignetta opposta – nel numero 1 – e, durante il cammino di redenzione che culminerà “nell’illuminazione” del numero 11, indossa abiti – e occhialetti – stranamente simili a quelli di Quintum, ma non multicolori, simbolo di un viaggio interiore non ancora concluso) ma soprattutto, nell’ultimo numero, lascia due tracce potenzialmente importantissime. È Quintum, infatti, a raccontarci che cosa succede a Luthor quando Superman sparisce nel suo viaggio verso il sole, e il criminale deve affrontare il fatto che il proprio arcinemico non c’è più (come se Quintum, guardando la propria versione del ventesimo secolo, potesse capirne lo stato d’animo meglio di ogni altro). E la serie si chiude proprio con Quintum, nell’ultima pagina, come a significare che la più grande vittoria di Superman è quella di elevare l’umanità al proprio rango (simboleggiata in questo senso dal Luthor coi poteri dell’Uomo d’Acciaio), lasciando agli esseri umani un’eredità rappresentata dal raggiungimento di un potenziale troppo spesso sprecato.

Una copertina da “All-Star Superman” by Frank Quitely