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Watterson e le domande dei lettori

Bill Watterson, ritratto esclusivo di  Roberto La Forgia.

Nel maggio del 2005, a ridosso della pubblicazione del Complete Calvin and Hobbes Box Set, Bill Watterson si concesse in via promozionale ai fan per rispondere alle loro domande. Delle oltre 2500 che furono raccolte dall’editore, solo 35 furono selezionate e inoltrate a Watterson, il quale a sua volta ne scelse 15. Di queste proponiamo le più interessanti, quelle che ci permettono di continuare ad approfondire il lavoro dell’autore.

Watterson risponde ai fan da tutto il mondo

traduzione di Andrea Queirolo

Domanda: Le avventure di Calvin e Hobbes sono simili alla tua infanzia o la striscia è un tuo modo per creare storie che da bambino non hai mai vissuto?

Risposta: Avevo detto che gli aspetti fittizi e non fittizi erano piuttosto intricati. Mentre Calvin di sicuro riflette certi aspetti della mia personalità, non ho mai avuto un animale immaginario come amico, generalmente mi sono tenuto alla larga dai guai, andavo abbastanza bene a scuola, ecc…, quindi la striscia non è autobiografica. Spesso ho usato la striscia per parlare di cose che mi interessavano da adulto, e sicuramente, molte avventure di Calvin sono state disegnate semplicemente perché pensavo che l’idea fosse divertente. In ogni striscia, la quantità di invenzione è varia. Tieni presente che le strisce a fumetti sono tipicamente scritte con una certa quantità di spasso, e a volte ho scritto semplicemente quello che pensavo.

D: Cosa ne pensi della sezione fumettistica [quella dei quotidiani ndt] da quando ti sei ritirato quasi dieci anni fa?

R: C’è voluto un po, ma ora leggo i fumetti quasi come una persona qualunque. Questo non è un buon periodo per le strisce dei quotidiani, ma ce ne sono alcune che mi piacciono. Le cose potrebbero essere migliori e le cose potrebbero essere peggiori.

D: Come potrebbe essere diverso Calvin, oggi nel 2005 rispetto al 1985-1995?

R: Di norma ho cercato di mantenere la striscia relativamente slegata dal tempo. I giocattoli di Calvin, per esempio, erano principalmente un carretto e una scatola di cartone, anziché qualcosa di attuale. Suppongo che un Calvin del 2005 sarebbe differente, non perché sia un’epoca diversa, ma perché, in questo momento della mia vita, penso a cose diverse.

D: Tante strisce di Calvin e Hobbes hanno una specie di fattore morale/teologico che mi domando quale sia la tua educazione religiosa e se questa le ha influenzate. (per esempio, le strisce legate al Natale). Credo che tu sia stato cresciuto come cattolico.

R: Non ho mai frequentato nessuna chiesa.

D: Molti giovani fumettisti stanno usando internet per mostrare i loro lavori al posto di, o in accordo con la carta stampata perché ci sono poche possibilità di sfondare e internet offre la libertà di sperimentare con la forma, il contenuto e il colore. Date le tue preoccupazioni per la situazione dei fumetti sui quotidiani, cosa ne pensi di questo avvenimento?

R: Per essere onesti, non mi curo di questo. Internet potrebbe offrire un nuovo sbocco ai fumettisti, ma immagino sia davvero difficile tenersi fuori dal mare di spazzatura, attrarre un grosso pubblico, o fare soldi. I giornali sono ancora la serie A delle strisce…ma non mi preoccuperei di scommettere ancora per quanto.

D: Hai mai trasportato una situazione della tua vita famigliare in Calvin e Hobbes? Se si, puoi descrivere la situazione e l’impatto che la tua striscia ha avuto su di essa— per esempio, le persone attorno a te hanno realizzato di essere finite nella tua striscia?

R: Cerco di non usare la mia vita così direttamente–quando ho cominciato a superare quella linea, si percepiva la strumentalizzazione. I problemi della vita reale mi hanno dato argomenti sui quali lavorare, soltanto dopo ho creato la storia. I fatti spiacevoli sono stati rimossi, i dettagli sono stati mischiati, e sono state aggiunte intere parti di finzione, tutto per soddisfare le esigenze della striscia. La mia famiglia ha sicuramente riconosciuto il contesto di molte strisce, ma ho cercato di usare la verità unicamente come punto d’inizio.

D: Sei stato davvero ostinato nel non divenire un personaggio pubblico, e lo rispetto molto. C’è qualcosa che desidereresti dire ai fans che non capiscono i tuoi voleri e perché è importante per te non stare sotto la luce dei riflettori?

R: La mia impressione è che a quelli che non lo capiscono non gli importa di capirlo.

D: Quali caratteristiche desidereresti vedere più frequentemente attorno ai bambini?

R: Buoni genitori!

D: Cosa ti ha portato a desistere dalla commercializzazione di Calvin e Hobbes?

R: Per cominciare, ho chiaramente sbagliato i calcoli su quanto sarebbe popolare ostentare Calvin mentre urina su un logo Ford….Di fatto, quando ho incominciato la striscia non ero contro tutto il merchandising, ma ogni prodotto che ho considerato sembrava violare lo spirito della striscia, contraddire il suo messaggio, portarmi via dal lavoro che amavo.

D: Come mostrato non solo attraverso le caratteristiche di Calvin, ma anche attraverso il tuo stile di arte unico, di narrazione, e di impostazione della pagina, sembri enfatizzare il singolo. Hai parlato di emarginati o persone che non sembrano adattarsi alle “norme” della società (me compreso) e senza dubbio ciò ha fatto star bene le persone che sono diverse. Era quello il tuo intento quando iniziasti Calvin e Hobbes e come percepisci l’individualismo e l’originalità?

R: Credo che una cosa che mi piace di Calvin è che se si adatta o meno con il resto del mondo è pressoché irrilevante, perché lui non può fare a meno di essere se stesso. Naturalmente, quando ho iniziato Calvin e Hobbes, la mia intenzione era semplicemente avere un lavoro da fumettista. Ho avuto molte poche grandi idee su dove stesse andando il mio lavoro fino a quando non è finito, ma guardando indietro, credo che la striscia in genere riveli le mie morali su questi argomenti.

D: C’è stato qualcosa che hai voluto inserire, ma non potevi a causa dei syndicate, degli editor, o del pubblico? In caso affermativo, cosa e come hai fatto per affrontare la situazione?

R: Questo non è mai stato un problema. Non stavo cercando di oltrepassare quei tipi di confini.

D: La maggior parte dei fumettisti dicono che preferiscono la spontaneità e l’energia dei loro schizzi iniziali a matita ai loro disegni a china finita. Hai qualche opinione su questo, dato che nel tuo lavoro sembra che siano i disegni a china ad avere grande e spontanea energia?

R: I miei schizzi a matita erano solo minuscole annotazioni di chi stava parlando [riferito ai personaggi ntd], quindi non ho particolare rispetto per loro. Nel mio caso, i disegni finiti catturavano più dell’impatto visivo che cercavo. Infatti, facevo poco lavoro preliminare a matita per la striscia finita, in modo che l’inchiostrazione fosse una vera e propria sfida, e non uno sterile ripasso delle matite. L’inchiostro è un mezzo meraviglioso a se stante.

D: C’è qualcosa della striscia che cambieresti se potessi tornare indietro? (Non che abbia bisogno di cambiamenti! Penso che sia perfetta così com’è.)

R: Beh, diciamo solo che quando ora leggo la striscia, vedo il lavoro di un uomo molto più giovane.

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Le riflessioni di Bill Watterson

Bill Watterson

L’articolo che presentiamo oggi è una lunga e intelligente riflessione del papà di Calvin and Hobbes sui vari aspetti del fumetto e del suo mondo.
Il commento di Watterson è tratto dal libro di Lee Nordling: Your Carreer in the Comics, pubblicato nel 1995.

La tua carriera nei fumetti
di Bill Watterson
traduzione di Andrea Pachetti

L’arte:

Disegnare è la parte divertente. Sostanzialmente, ho imparato a scrivere proprio per potermi mantenere disegnando: scrivere è davvero difficile per me. Mi piace buttare giù i miei pensieri su carta, ma farlo avendo una scadenza quotidiana è un compito che varia dall’impegnativo fino all’infernale. I fallimenti restano sempre visibili mentre i successi hanno vita breve. E’ proprio il piacere di disegnare immagini divertenti che riesce a compensare tutto questo.

L’autoproduzione:

Probabilmente la qualità di una striscia a fumetti è determinata dalla quantità di idee che finiscono nel cestino dei rifiuti. Ogni autore scrive una grande quantità di strisce di scarsa qualità, ed è solo l’eterna pressione delle scadenze che spinge a pubblicare praticamente qualunque cosa sia stata realizzata. L’unico modo per resistere a questo tipo di pressioni è tenersi così lontani dalla scadenza da poter gettar via il materiale mediocre e scrivere qualcosa di meglio. Certo, per ogni idea scartata si raddoppia il carico di lavoro, perché si deve avere un’idea per compensarla e un’altra per andare avanti. E’ una cosa davvero frustrante ma, se ci si trova proprio a ridosso di una scadenza, il controllo della qualità scompare: diventa la tipica condizione “scrivendo spazzatura, si ottiene solo spazzatura”[1]. Mi sono trovato in questa situazione ed è davvero deprimente.

Di solito, mi tengo a una distanza tale da permettermi di correggere le mie strisce più e più volte. Scrivo le strisce relative a un mese intero prima di inchiostrarle, così da concentrarmi solo sulle questioni relative alla scrittura. Le rileggo nell’arco di diversi giorni, per vedere se rimangono interessanti a ogni nuovo esame. Continuo a lavorare su tutto ciò che mi sembra impreciso e butto via le strisce troppo deboli. Dopo averne scritte un certo numero mostro le bozze a mia moglie, dato che mi fido del suo giudizio critico. Poi, quando vado a inchiostrare, di solito continuo a rifinire le battute per l’ennesima volta. A volte la prospettiva di lavorare per una o due ore a inchiostrare una certa striscia mi rivela l’entusiasmo solo tiepido che nutro verso quell’idea, così da decidere di abbandonarla. Cerco di scartare tutte le trovate poco interessanti ogni volta che posso, e mi piacerebbe poterlo fare ancora di più.

I “syndicate”:

I syndicate hanno fatto diventare i fumetti un grosso affare, aumentando la loro visibilità e rendendoli redditizi. Hanno liberato gli autori dalle questioni commerciali, permettendo loro di concentrarsi esclusivamente sugli aspetti creativi del lavoro.

Come svantaggio, dato che i syndicate offrono l’unico accesso ai quotidiani nazionali, si trovano ad avere una posizione dominante quando si tratta di trattare coi nuovi autori, arrivando a usare il loro potere per richiedere termini contrattuali scandalosi. I syndicate sono come dei rappresentanti: sono l’intermediario tra i produttori di fumetti e gli acquirenti. Non realizzano il prodotto che vendono e non hanno bisogno di contratti a lungo termine e diritti d’autore sulle strisce per poter fare il loro lavoro. I loro contratti capestro rendono i fumettisti degli avversari, invece che dei collaboratori. Alcuni tra gli autori più famosi stanno provando a far cambiare le cose, ed era davvero ora.

La forma d’arte:

Penso che i fumetti abbiano il potenziale per diventare una forma d’arte, sebbene possano giungere raramente a quel livello. Sono una combinazione di parole e immagini, i più potenti mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione. I fumetti sono un medium incredibilmente versatile e offrono enormi possibilità espressive. Detto questo, bisogna riconoscere che gli editori dei giornali pongono severe restrizioni nei confronti di tali possibilità. Le strisce sono prodotte rispettando scadenze quotidiane inflessibili, c’è pochissimo spazio a disposizione per le frasi e i disegni, inoltre la qualità di stampa è spesso scarsa. Per attrarre i vari tipi di pubblico, generalmente opinioni e temi controversi sono da evitare. I fumetti sono stati creati per far vendere i giornali e le loro necessità commerciali di massa sono in netto contrasto con quelle dell’arte. Il business incoraggia i fumetti a rimanere un intrattenimento infantile, ripetitivo e realizzato in maniera rozza. Nonostante questo, ogni nuova generazione porta quasi sempre anche una grande striscia, capace di mostrare cosa siano veramente capaci di fare i fumetti: ecco perché continuo a sperare in un loro riconoscimento artistico.

L’idea:

Al di là delle battute, cerco di parlare della vita in modo serio: non riesco a vedere la realizzazione di fumetti come un semplice intrattenimento. E’ un privilegio poter parlare a centinaia di milioni di persone ogni singolo giorno, non voglio sprecarlo con chiacchiere inutili. C’è la possibilità di parlare dei fatti della vita con sensibilità, calore e umorismo ed è proprio in questo che identifico il valore più alto delle strisce a fumetti. Molti autori considerano le proprie opere un prodotto commerciale, perciò si sentono giustificati a trasformare questo lavoro in una catena di montaggio, assumendo un gruppo di scrittori e illustratori capaci di sfornare a getto continuo materiale che il pubblico consumerà. Le cose fatte in questo modo non le trovo affatto interessanti: le strisce che gradisco sono sempre personali e particolari, capaci di riflettere una sensibilità genuina e unica.

Strisce quotidiane e domenicali:

A causa dei limiti di spazio, uso le strisce quotidiane per le storie continuative o le singole gag, cercando di variare per quanto possibile il ritmo e il tono. Le tavole domenicali offrono la possibilità di trarre vantaggio dalla potenza delle immagini, così tento di sparare le mie cartucce migliori ogni volta che posso. I fumetti sono un mezzo di comunicazione visuale, i disegni spesso riescono a trasmettere molto di più di quanto le persone possano pensare. Ovviamente, più un autore è bravo a disegnare e più sarà capace di gestire lo spazio della tavola, riuscendo a mantenere la propria striscia interessante in virtù della sua flessibilità.

Sottoporre le strisce ai syndicate:

La striscia deve vendersi da sola, quindi tutto ciò di cui un aspirante autore ha bisogno sono delle fotocopie, una lettera di presentazione e un francobollo. O la striscia è buona oppure non lo è, non saranno una confezione carina e la dialettica commerciale a cambiare la situazione. Affinché sia presa in considerazione, una striscia proposta deve essere migliore di quelle già presenti sul quotidiano, dato che dovrà andare a sostituire una di esse. Se non riesce ad arrivare a quello standard, l’autore si sta prendendo in giro da solo.

Per prima cosa, penso che una nuova striscia debba essere originale. Il mondo non ha bisogno di imitazioni di seconda mano di successi ormai consolidati.
Penso poi che la caratterizzazione sia una delle parti fondamentali di qualunque striscia: i personaggi hanno una vera personalità? Sono degli individui a tutto tondo in possesso di una voce unica, oppure semplici stereotipi? Si rivelano attraverso le loro azioni oppure tendono a spiegarsi esplicitamente, in maniera banale?
Ritengo che i syndicate cerchino la coerenza. Una striscia divertente non ne fa dimenticare cinque mediocri. Il fumetto deve mostrare la capacità di sorprendere giorno dopo giorno, settimana dopo settimana.
Inoltre, deve dimostrare flessibilità e possibilità di crescere, così da non esaurire il proprio materiale in un anno o due.

Spostandoci su un livello più esoterico, penso che una striscia debba essere capace di creare un proprio mondo, coerente in sé. Lo stile di scrittura deve armonizzarsi coi personaggi e il tono deve manifestarsi naturalmente e a livello inconscio.

Infine, deve essere divertente. Bisogna presumere che i lettori abbiano cose migliori da fare che concentrarsi su un fumetto autoindulgente. Una striscia deve essere capace di attirare il pubblico, e ciò significa ripulire il proprio lavoro fino a farlo diventare un prodotto attraente. Un fumetto disegnato male e sgradevole alla vista avrà seri problemi a portare i lettori nel proprio mondo, anche quando la scrittura è buona. Nello stesso modo, non funzioneranno le strisce con uno stile di scrittura tendente al moralismo o al giudizio severo. Il segreto è quello di produrre una striscia così incredibilmente attraente che la gente farà di tutto per poter stare in sua compagnia.

Ogni autore che si aspetta di riuscire al primo tentativo probabilmente andrà incontro a diverse delusioni. Insistere è importante, così come riuscire a imparare dai propri errori e ricominciare da capo.

Il processo di negoziazione:

Se sei un autore sconosciuto che presenta una nuova striscia, ti trovi in una posizione svantaggiata per negoziare. A meno che tu non abbia intenzione di autoprodurti, o giochi secondo i termini dei syndicate oppure non giochi affatto. E’ improbabile che più di un syndicate risulti interessato al tuo lavoro, così nella maggior parte dei casi è inutile andare in giro a cercare termini contrattuali migliori. Consulta pure un avvocato, ma non mi risulta esistano autori che abbiano ricevuto un contratto onesto e ben bilanciato sin dall’inizio.

L’evoluzione delle strisce a fumetti:

La sorpresa è l’essenza dell’umorismo, quindi la sfida principale nello scrivere un fumetto è quella di soprendere te stesso. Più lavorerai a lungo e più fatica ti sarà necessaria per spingerti verso nuove direzioni. Utilizzando anno dopo anno sempre gli stessi personaggi in situazioni simili tra loro, è inevitabile cadere in ripetizioni prevedibili. Quando i personaggi sono nuovi, ogni cosa che fanno è fresca e soprendente. In seguito questo avviene molto meno e l’autore deve reinventare ogni volta l’ambientazione: deve trovare nuovi temi verso cui indirizzarsi, nuovi modi di vedere le cose, oppure sviluppare delle caratteristiche più profonde e sottili della striscia stessa. Riuscire a mantenere questo livello per decenni è una cosa straordinariamente difficile e sono lieto che tra gli autori vi sia qualcuno che lo riconosce, decidendo di chiudere il fumetto prima che la qualità cali eccessivamente.

[1] lett. “garbage in, garbage out” (GIGO) http://en.wikipedia.org/wiki/Garbage_In,_Garbage_Out

Watterson e il perché di Krazy Kat

Grazie all’importante apporto del nostro nuovo collaboratore Andrea Pachetti oggi presentiamo uno scritto di Bill Watterson risalente al 1990 e pubblicato originariamente come prefazione al volume “The Komplete Kolor Krazy Kat Vol 1 : 1935 – 1936“, primo di una serie (mai completata) incentrata sulle ristampe delle tavole domenicali di Krazy Kat a partire dall’anno in cui Herriman incominciò a colorarle.
Articolo interessante quello di Watterson che, oltre ad essere un rinomato fumettista, si riconferma attento esaminatore ed esperto conoscitore del linguaggio delle strisce.

Pagina domenicale di “Krazy Kat”

Qualche considerazione su Krazy Kat
di Bill Watterson

traduzione di Andrea Pachetti

Come autore di fumetti, ho letto Krazy Kat con meraviglia e soggezione. Krazy Kat è una visione personale così pura e compiuta che il meccanismo interno della striscia è in definitiva tanto impossibile da comprendere quanto George Herriman stesso. Tuttavia, mi meraviglio della forza con cui questo mondo è stato immaginato e dell’immediatezza con la quale è stato trasferito su carta. QUESTO è quanto di meglio un fumetto possa sperare d’essere.
E’ interessante che Krazy Kat abbia il suo punto di forza non tanto nelle personalità dei suoi protagonisti, quanto nelle loro ossessioni. Ignatz Mouse dimostra il suo disprezzo per Krazy lanciandole dei mattoni, Krazy interpreta i mattoni come segni d’amore, e Offissa Pupp è obbligato dal senso del dovere (e dall’affetto verso Krazy) a contrastare e punire Ignatz per la sua “colpa”, inserendosi così in un processo che soddisfa tutti per le ragioni sbagliate. Da quest’amalgama di fini contrastanti sono venute fuori circa 30 anni di strisce. L’azione può essere letta come metafora d’amore oppure politica, o semplicemente apprezzata per la folle logica interna e la sua comicità fisica.
Sebbene le inclinazioni dei personaggi siano dunque prevedibili, la striscia non si abbandona mai agli schematismi o alla routine. Spesso il lancio effettivo del mattone è solo suggerito. La semplice trama viene continuamente rinnovata attraverso il cambiamento costante, le modifiche del ritmo, i risultati imprevisti e, soprattutto, il fascino silenzioso nella presentazione di ogni singola storia. La magia della striscia non è tanto in ciò che dice, ma in come lo dice. Si tratta di un modo di fare fumetti molto più sottile e sofisticato di quello che abbiamo oggi.
Per lo smarrimento di numerosi lettori, ci sono poche conclusioni in Krazy Kat che presentano la classica battuta finale (“punchline”). Al contrario, è proprio il temperamento della scrittura e del disegno presente nell’intera striscia a rappresentare la battuta. Se non ritenete divertente che una striscia debba avere una vignetta d’intervallo, o che un personaggio si riferisca alla sua coda come a un’”appendice caudale” state leggendo la striscia sbagliata, ed è un vostro problema.

Particolare da una pagina domenicale di “Krazy Kat”

Eccentrico, speciale e senza compromessi, Krazy Kat è uno dei pochissimi fumetti che trae pieno vantaggio del suo medium. Ci sono alcune cose che un fumetto riesce a fare e che gli altri media, persino l’animazione, non possono sperare di raggiungere: Krazy Kat è un saggio virtuale sull’essenza del fumetto.
Nella frenetica ricerca della “gag”, la maggior parte degli autori non si è accorta degli innumerevoli tesori che Herriman ha scoperto, semplicemente prendendosi il tempo necessario per esplorare la libertà del suo medium. Le narrazioni volutamente barocche e i monologhi (“Dai kuriosi konfini del karcere della kontea di Kokonino — risponde lo Sceriffo ‘Pup’”) mostrano che le parole possono essere divertenti in sé, nello stesso modo in cui lo sono i disegni. Il cielo si trasforma da nero a bianco a zig-zag e a quadrettoni semplicemente perché, in un fumetto, questo è POSSIBILE. Nessun altro fumettista si era mai avvicinato al suo foglio di carta bianco con una propensione così grande verso lo studio di tutte le sue possibilità.
I disegni graffianti mi donano una gioia infinita. Possiedono l’onestà e la schiettezza degli schizzi. Gran parte delle strisce attuali sono così patinate e raffinate, il risultato inevitabile di assistenti atti a sviluppare uno stile meccanico, che può essere ripetuto all’infinito. I disegni di Krazy Kat sono stravaganti, caratteristici e pieni di personalità. Il design audace delle tavole domenicali risulta un complemento ideale per le distese uniformi di colore o di nero, e il meraviglioso tratteggio va a caratterizzare un approccio che, altrimenti, risulterebbe troppo piatto.
Nulla in Krazy Kat ha avuto un ruolo secondario, meno di tutti l’ambientazione desertica dell’Arizona. Le montagne sono disegnate a strisce. Le mesa a puntini. Gli alberi crescono nei vasi. L’orizzonte è un muro basso che i personaggi possono scavalcare. Le vignette sono incorniciate da sipari e fari teatrali. I monoliti della Monument Valley sono disegnati in modo da ricordare maggiormente il loro nome. La luna è una fetta di melone, sospesa a testa in giù. E praticamente ogni vignetta è dotata di un paesaggio diverso, anche quando i personaggi risultano immobili. La terra è più di un semplice fondale. E’ un personaggio nella storia, e la striscia ha come “tema” quel paesaggio tanto quanto gli animali che lo popolano.
Se i disegni risultano poetici, lo stesso vale per la scrittura. Con la possibile eccezione di Pogo, nessun’altra striscia deve gran parte del suo fascino alla verbosità. L’aspetto unico di Krazy Kat deriva soprattutto dall’insieme di pronunce particolari e segni di interpunzione, dialetti, contaminazioni con la lingua spagnola, interpretazioni fonetiche e allitterazioni. La Contea di Coconino di Krazy Kat non aveva solo un aspetto visivo, ma anche un proprio suono. Leggermente estranea, ma non artificiosa, era un mondo straordinario e compiuto.

Tavola domenicale da “Krazy Kat”

Pochissime strisce ormai sfidano ancora i loro lettori. I fumetti sono diventati un grande affare, che va giocato minimizzando i rischi. Vanno ad assecondare spudoratamente i risultati delle indagini di mercato e sono prodotti da fabbriche virtuali, pronti per le inevitabili magliette, pupazzi, cartoline d’auguri e trasmissioni televisive. Il guadagno lo si ottiene coi prodotti su licenza: ormai sembriamo aver dimenticato che un fumetto può rappresentare qualcosa in più di una semplice piattaforma di lancio per un quantitativo abnorme di prodotti derivati. Quando il fumetto non viene sfruttato all’eccesso, questo medium può ancora veicolare disegni meravigliosi e concetti seri e intelligenti.
Krazy Kat è stato creato ormai più di mezzo secolo fa, eppure resta un’applicazione molto più sofisticata del medium fumetto rispetto a ogni cosa che stiamo realizzando oggi. Certo, una tavola domenicale anni ’30 di Krazy riempiva l’intera pagina del quotidiano, mentre attualmente i redattori di solito stipano almeno quattro strisce nella stessa quantità di spazio. Questo rimpicciolimento limita notevolmente ciò che può essere disegnato e scritto pur rimanendo ancora leggibile, e riesce a chiarire perfettamente il processo involutivo a cui fumetti sono sottoposti.
Anche così, il foglio bianco appare ancora un vasto territorio sconosciuto, pronto per essere esplorato. Moltissime terre esotiche potranno ancora essere descritte dai fumettisti, se questi riusciranno ad abbandonare i sentieri ormai troppo battuti e ovvi, per dirigersi vero le terre selvagge della fantasia. Krazy Kat non è simile a nessun altra striscia a fumetti, passata o futura. Risultiamo arricchiti dall’integrità e dalla visione di Herriman.
Krazy Kat non ha avuto un grande successo commerciale, ma era qualcosa di meglio.
Era arte.

Pagina domenicale di “Calvin and Hobbes” di Watterson, chiaramente ispirata dal lavoro di Herriman

Azzarello e Bermejo omaggiano Calvin and Hobbes

Cliccate per ingrandire

Sul numero 75 della serie americana Superman/Batman il duo composto da Brian Azzarello e Lee Bermejo si lascia andare con questo tributo a Bill Watterson e le sue creature.
Una piccola chiccha che rivisita con piacere sia narrativamente che espressivamente lo stile di Watterson.

Watterson e il mondo di Schulz

Questo articolo, apparso il 21 dicembre 1999 sulle pagine de L.A. Times, fu scritto da Bill Watterson, il creatore di Calvin and Hobbes in occasione della chiusura della striscia Peanuts, e oltre ad essere un’omaggio a Schulz è anche un interessante saggio critico.

Dipinto in un mondo oscuro ma gentile
di Bill Watterson

traduzione di Andrea Queirolo

Le strisce a fumetti richiedono una così particolare combinazione di talenti che ci sono così poche persone in grado di idearle appieno. Fra queste, Charles Schulz è di un altro livello. Schulz riconfigurò il mondo della striscia e lo dominò per l’ultima metà della sua esistenza(*). Si fa fatica ad ingigantire l’importanza che ha avuto Peanuts per il fumetto, o ad esaltare la sua influenza su tutti noi che siamo seguiti.
Quando i fumetti erano stampati in un formato abbastanza grande da permettere disegni elaborati e dettagliati, Peanuts fu lanciata con un formato piccolo ed ingiurioso, così pensato in modo tale che un editor potesse montare le vignette anche in verticale per farle stare in una singola colonna. Schulz riuscì in qualche modo a trarre vantaggio da questa restrizione di spazio, e sviluppò un brilante segno sintetico e uno stile scarno; innovazioni irriconoscibili ora che tutte le strisce sono piccole e i metodi di Schulz sono stati imitati universalmente.

Graficamente la striscia è statica e povera di dettagli. Schulz lasciò perdere tutti i trucchi “cinematici” che creano un dramma visivo: non ci sono prospettive eleganti, non ci sono tagli particolari, nessun effetto di luci ed ombre, non c’è una modellazione tridimensionale e ci sono pochi sfondi. Schulz distillò l’essenza di tutti i soggetti, disegnandoli frontalmente o di lato, in semplici schizzi. Però sebbene la semplicità dei disegni di Schulz distingueva la striscia dalle altre, era la sua forza espressiva che rendeva il suo lavoro così valido.
Ormai, Peanuts è così fortemente radicata nella cultura popolare che sfugge quanto fosse diversa da qualsiasi altra striscia 40 o 50 anni fa. Possiamo quantificare il suo successo nei vari aspetti commerciali, ma la vera conquista del fumetto sta dentro le piccole vignette fatte di immagini simpatiche che Schulz disegnava ogni giorno.
Lucy strilla colla testa talmente all’indietro che la bocca le copre l’intera faccia; Linus, inorridito coi capelli ritti; Charlie Brown che trasmette assoluta tristezza con la bocca che si agita all’ingiù; la faccia di Snoopy che digrigna i denti quando combatte il Barone Rosso – questi non sono solo disegni semplici, sono disegni divertenti. In più sono bellissimi.
Disegnato con una penna da calamaio, il tratto di Schulz è caratterizzato da un’originale velocità ed insistenza, diversamente dalle linee lisce ed uniformi dei pennarelli e delle penne di oggi. Peanuts non potrebbe mai essere disegnata da un assistente anonimo, così come avviene in molte altre strisce – il suo segno è inimitabile. La striscia sembra semplice, ma le scelte sofisticate di Schulz rivelano una profonda interpretazione dei meccanismi del fumetto. Da bambino studiai questi disegni all’infinito, perché spiegavano perfettamente come funzionavano i fumetti.

Certamente, ogni cosa in una striscia è un riflesso dello spirito dell’artista. Peanuts è una di quelle strisce magiche che creano il loro stesso mondo. Questo è una distorsione del nostro, ma noi ci entriamo dentro e, per questo, il nostro mondo ci appare più chiaro. Può sembrar strano che non ci siano adulti nel mondo di Peanuts, ma nella richiesta di identificarci solo come bambini, Schulz ci ricorda che le nostre paure e le nostre insicurezze non sono molto differenti quando cresciamo. Nei tragici personaggi di Schulz ritroviamo noi stessi: l’accanita determinazione di Charlie Brown nei confronti della costante sconfitta, l’ipocrita irascibilità di Lucy, la coperta di sicurezza di Linus, l’aspetto al naturale e i voti bassi di Piperita Patty, la confusa innocenza di Replica, la patetica alienazione e la solitudine di Spike. Per essere una striscia “indirizzata ai bambini” con un “umorismo delicato”, mostra un mondo piuttosto scuro, e penso che questo sia quello che la rende così differente, e molto più importante, degli altri fumetti. Solamente con l’ispirato surrealismo di Snoopy la striscia entra nella frivolezza e nella fantasia. Però anche in quel momento, il Barone Rosso spara alla cuccia crivellandola di colpi.

Nel corso dell’ultimo secolo, ci sono state solo una manciata di strisce veramente grandi, fumetti che si spingevano al limite del medium e provavano a creare molto più di qualche piccola gag come diversivo alle atrocità descritte nel resto dei quotidiani. Schulz fa tutto questo: disegna una striscia splendida, divertente, attenta e seria. Per questo, Peanuts ha raggiunto un livello di successo commerciale che il fumetto non aveva mai visto prima. Dovremmo capire, come fece Schulz, che l’impero commerciale di Peanuts non avrebbe mai funzionato così bene come la striscia. Non ho idea di come un fumettista mantenga un così alto livello qualitativo decade dopo decade, ma immagino che Shulz sia un perfezionista che veramente ama fare fumetti più che ogni altra cosa.

Non ho mai incontrato Schulz, ma tanto tempo fa il suo lavoro mi fece capire cosa una striscia dovrebbe essere e mi fece desiderare di essere un fumettista. Quando ero bambino fu un eroe, e la sua influenza sul mio lavoro e sulla mia vita è profonda. Sospetto che molti fumettisti vorrebbero dire la stessa cosa. Shulz ha fatto un grande regalo a tutti i suoi lettori e la mia gratitudine per questo attenua il mio disappunto per la fine della striscia. Non ci potrà essere un giorno un scrittore-artista-filosofo-umorista in grado di colmare il vuoto che Peanuts si lascia alle spalle.

(*) lasso temporale riferito alla durata della striscia, che percorse tutta la seconda metà del secolo scorso.

Watterson e le regole per la striscia perfetta

Il blog Letters of Note riporta una vecchia lettera di Bill Watterson in risposta ad un suo fan, Todd Church incuriosito dalle tecniche usate nella realizzazione di Calvin and Hobbes.

Nella risposta di Watterson ci sono quattro punti chiave, così spudoratamente semplici quanto emblematici del suo lavoro.

Di seguito l’originale della lettera e la sua traduzione in italiano:

Caro Todd,

Grazie per la tua lettera, qua ci sono alcuni suggerimenti generali sulle strisce che ho provato a rendere utili per la gente a qualsiasi livello di avanzamento. Spero che si applichino al tuo lavoro.

1. La ducumentazione non è importante a patto che il tuo lavoro la riproduca e la concentri con chiarezza. È quello che fai CON essa che conta.

2. Penso che i personaggi siano più importanti delle gags. Qualsiasi fumettista dovrebbe essere in grado di produrre battute divertenti, ma le strisce migliori hanno personaggi precisi e complessi ai quali il lettore può prestare attenzione. I protagonisti di un fumetto dovrebbero essere molto più di un pretesto per una gag.

3. Non imitare le altre strisce. Gli editori sono alla ricerca di qualcosa di nuovo e di originale.

4. Cosa più importante, divertiti col tuo lavoro, ed esercitati scrivendo e disegnando tutto quello che puoi.

Buona fortuna,

(Firmato, WB Watterson)

WB Watterson.