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L’ultimo dei grandi

di Andrea Queirolo

Questo dialogo a tre è avvenuto veramente la sera di sabato tre marzo per le strade di Bologna. E’ colloquiale, non ha nessuno scopo particolare, ma mi sembrava interessante riportarlo, così a memoria. -AQ

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Barbieri sugli inchiostri di Micheluzzi

di Andrea Queirolo


Ringrazio Daniele Barbieri che ne parla sul suo blog
dopo una mia richiesta. La tavola da cui è tratta l’immagine è dalla prima storia di Jonny Focus e mi fa molto piacere leggere le riflessioni di Barbieri, sempre importanti, sulla pennellata di Micheluzzi.

Attilio Micheluzzi: le tecniche operative

Il seguente articolo è un breve stralcio di un’intervista ad Attilio Micheluzzi apparsa nel volume monografico L’autore e il Fumetto n° 10 – Attilio Micheluzzi, a cura di Mauro Paganelli e Vincenzo Mollica, pubblicato nel 1986 da Editori del Grifo.

Leggi gli altri articoli su Attilio Micheluzzi:
- Bab-El-Mandeb
- Intervista (1982)

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Sul come nasce la storia c’è solo da dire quel che tutti sanno. L’occasione che genera l’idea può essere del tutto accidentale. E’ il caso di Marcel Labrume. Sfogliando un Life del maggio 1940 con uno splendido fotoservizio sul Levante Francese, pubblicato a sostegno di un lungo articolo di George F. Eliot sul generale Weygand. Era il numero 21 del 20 maggio. Tutti sanno cosa stava succedendo in francia in quei giorni. Fui letteralmente sedotto da quel che le foto in bianco/nero mostravano e da quel che sopratutto significavano filtrate attraverso la spirale ottica dei quarant’anni trascorsi nel frattempo. Tutto ciò però non sarebbe bastato, se alla base non ci fosse stato un mio speciale interesse per la cultura francese e per la Francia in generale. Un’interesse che mi coinvolge nel senso molto lato della parola. La fase immediatamente successiva è quella di metter su una storia che stia non solo in piedi, ma che sia decentemente attrezzata per stimolare attenzione e curiosità nel lettore.

Organizzata la scaletta, passo alla sceneggiatura, del tipo cinematografico, dettagliatissima e completa. L’operazione è assai lunga e dolorosa. Ogni pagina alla fine sarà stata scritta cinque o sei volte.
Taglio, limo, cambio. Ripetizioni, ridondanze, suoni che stanno male vicino a certi altri. La lettura deve scorrere veloce e gradevole. Funzionale all’immagine, certo, la nostra lingua è sufficientemente ricca per permettermi ampia scelta. Tutto ciò richiede molto impegno e molta lettura. Se decido di scrivere una storia sulla rivolta dei Boxers, dovrò prima sapere tutto e poi ancora tutto su questi distinti gentiluomini dal lungo codino, sulle divise, le armi, l’architettura, le facce, le navi della Pekino inizio secolo. Ne consegue che la mia biblioteca personale è notevolmente guarnita.
Il passo successivo è quello dell’immagine. Disegno l’intera storia a matita, in modo estremamente curato, tanto che la si potrebbe pubblicare prima dell’inchiostrazione. Quella che potrebbe parere una perdita di tempo iniziale, non è tale in verità. Passare a china una tavola già definita nei dettagli permette una velocità di esecuzione incredibile. Non ci sono pentimenti e indecisioni, si tira dritto. (Alla base della scelta c’è anche un appassionato amore per il disegno a matita. Una specie di piacere sensuale. Ma non bisogna dirlo a nessuno. E’ un piccolo segreto che mi appartiene).

Una tavola da “Afghanistan”, da cui si evince la precisione della matita.

Non amo molto l’immagine di Stakanov, ma esiste effettivamente una mia gara personale con la “norma” di produzione. Ci sono serie che pretendono un certo tipo di grafismo. Voglio dire che il disegno di Capitan Erik sarà per una somma di motivi più semplice, immediato e quindi più velocemente realizzabile che non quello di Petra Chérie. M’è capitato spesso di completare una storia di dodici pagine di Capitan Erik in tre giorni di lavoro. Matita e inchiostrazione. Senza cadute di qualità, tengo a dirlo. Perché è un po’ la storia di come sono. Non mi piace la cosa fatta male. Preferisco disertare il tavolo da disegno, se c’è qualcosa che non marcia per il verso giusto. Ma dopo dodici anni di lavoro posso ben dire di non aver mai “tirato via” una sola volta. Anche se nella vignetta c’è un grosso sbammm, va sicuro Mollica, che è uno sbammm funzionale alla storia.
L’episodio di quarantasei pagine, che è lo sviluppo standard, mi prende, sceneggiatura compresa, un mese e mezzo di lavoro. Quando sento di gente che impiega un anno per disegnare cento pagine, un lieve senso di vertigine mi rende meno sicura la corretta posizione verticale.

Leggi gli altri articoli su Attilio Micheluzzi:
Bab-El-Mandeb
Intervista (1982)

Bab-El-Mandeb?

di Andrea Queirolo

Copertina dell’edizione francese di Bab-El-Mandeb

Come sapete Bab-El-Mandeb di Attilio Micheluzzi ha recentemente vinto il Prix Du Patrimoine al festival di Angouleme.
Un premio importante per un fumetto di un autore indispensabile.
Son rimasto sorpreso dalla scelta francese, che opziona questa storia in mezzo ad una selezione qualitativamente altissima (perle come Jerry Spring di Jijè, Cerebus di Dave Sim, Terry e i Pirati di Milton Caniff…ma la lista completa la trovate qua). Sorpreso fino ad un certo punto, dato che mi è bastata una rilettura dell’opera per ricordarmi di quanto fosse significativa.

Ora, mettiamo che qualcuno di voi, per qualsiasi ragione, non abbia mai letto questo volume e che, da attento (ma anche, e forse sopratutto, casuale) lettore di fumetto voglia approfondire le sua conoscenza o anche solo intrattenersi con una storia non banale. Mettiamo che qualcuno di voi voglia comprare questo volume, che ricordo fra le altre cose essere tornato alla ribalta vincendo un premio importante ad Angouleme.
Bene, quel qualcuno di voi che voglia comprarlo, semplicemente non potrà farlo perché questa storia non è mai stata ristampata in Italia.
Bab-El-Mandeb è stata serializzata sulla rivista Corto Maltese nel 1986 e successivamente raccolta in volume da Rizzoli nel 1987. Dopodiché, da quanto mi è dato sapere, non è mai stata ripubblicata. Sono 25 anni che questa storia è esaurita e che, di conseguenza, non raggiunge nuovi lettori.
In Francia invece è stata ristampata il settembre scorso da Editions Mosquito (che ha in catalogo molte altre opere di Micheluzzi e di autori italiani), in un bianco e nero che fa vergognare i pallidi colori della mia edizione Rizzoli.

La domanda mi sorge spontanea: perché?

Perché in Italia, noi italiani, dobbiamo avere difficoltà nel leggere un’opera importante di un autore italiano imprescindibile?
Perché dobbiamo farci pelare su Ebay o alle fiere per comprare un volume che dovrebbe essere costantemente sugli scaffali di qualsiasi libreria come un classico?
Queste domande sono applicabili a diverse altre opere o artisti, eppure Micheluzzi rimane oggi (assieme a De Luca) uno dei più importanti autori di fumetto italiano poco e mal ristampato.
Le scadenti ristampe della Lizard, in un formato troppo piccolo per rendere giustizia alle costruzioni di Micheluzzi,  sono poche e in alcuni casi difficili da trovare.
Fumetti come Johnny Focus o Petra Cherie meritano molto di più, mentre storie come Air Mail, Rosso Stenton o Roy Mann sono finite nel dimenticatoio  assieme a Bab-El-Mandeb. Un volume, quest’ultimo, che ci pubblicano sotto il naso i francesi, in quella che immagino possa essere una versione quanto meno definitiva, all’odierna irrisoria cifra di 15 euro.

In Francia premiano Micheluzzi dichiarandolo patrimonio del fumetto e consacrandolo, in Italia viene istituito un premio a suo nome, ma di lui e della sua grandezza ci si ricorda a fatica.

Intervista ad Attilio Micheluzzi 1982

Cliccate per ingrandire.

da Alter Alter anno 9, numero 12, 1982.