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Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012

Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012 - Ed. Bao Publishing

Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012 – Ed. Bao Publishing

Mi trovo a Milano d’estate. Coccolata dell’asfalto nero e dal caldo torrido non posso fare a meno di cercare qualcosa che possa rianimarmi. «Proviamo coi fumetti», mi dico. Il 13 giugno qui c’è la presentazione allo spazio b**k della Raccolta 1992/2012 di Alessandro Baronciani.

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Bilbolbul 2013: Nel giardino di Alessandro Baronciani

Non solo mostre al Bilbolbul. Questa volta si tratta di un progetto di residenza artistica che ha trasformato,  durante i giorni del festival,  un luogo da abitare. “Nel giardino” di Alessandro Baronciani,  ha cambiato il volto di una delle camere dell’albergo Al Cappello Rosso Albergo in Bologna dal 1375, interpretando con il suo stile un soggetto di ispirazione tutta bolognese: gli affreschi della cosiddetta “Stanza alla Boschereccia” di Palazzo Sanguinetti a Bologna, sede attuale del Museo internazionale e Biblioteca della Musica.

L’ultimo giorno del festival si è svolta l’inaugurazione della stanza – aperta al pubblico – ma noi vi facciamo sbirciare anche nel backstage:

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Sailor Twain di Mark Siegel secondo gli autori Bao

In collaborazione con Bao Publishing e il sito Verticalismi.it presentiamo una serie di disegni che gli autori italiani di Bao hanno dedicato al nuovo fumetto di Mark Siegel, Sailor Twain, che sarà presentato in anteprima con la presenza dell’autore lunedì 4 febbraio presso l’Alastor di Milano (QUI maggiori info).
Sul sito di Verticalismi potete gustarvi SteamBoat Willy, rilettura inedita del fumetto in chiave Chibi realizzata da Siegel. Nel prossimo fine settimana invece vi proporremo un’intervista esclusiva all’autore. Buona visione.

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Treviso Comic Book Festival 2012: appunti visivi

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Pit Stop

di Andrea Queirolo

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Riflessioni su Le Ragazze Nello Studio Di Munari

di Daniela Odri Mazza

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani è un libro che puoi leggere in tanti modi. Anzi, è un libro che ti aiuta a scoprire modi nuovi di leggerlo ogni volta che lo riprendi in mano. E’ un libro che ti invita, che ti solletica. Pensavo così:

E’ come quando sei al mare. Se guardi dritto a te vedi la spiaggia, gli ombrelloni, le barchette e i pedalò. Se infili la testa sott’acqua vedi i sassi lisci sul fondale, i pesciolini e anche i tuoi piedi. Se guardi in alto vedi il cielo, che racchiude tutto. Se poi chiudi gli occhi invece, senti l’acqua fresca e un po’ di pelle d’oca.”

Una cosa bella come un oggetto, con dentro una storia che ti aspetta. Strati di lettura, che ti colpiscono singolarmente e che visti nel complesso di danno un gran bel panorama. E densità.

A partire da Munari

Le ragazze nello studio di Munari è praticamente un’esplorazione del metodo di questo grande designer italiano. Un’esplorazione che nasce dalla passione per le sue opere, ma poi viene approfondita con molto studio e un’accurata documentazione.

S’è trattato di “fare” quello che faceva Bruno Munari per riuscire a dire cose “altre” e parlare insieme di lui.

Alessandro Baronciani si esprime utilizzando il linguaggio di Munari, adottandone il metodo. E così mi verrebbe da chiedergli una specie di elogio del “fare”, una questione che tra l’altro sto affrontando io stessa come disegnatrice. Ad un certo punto ti ritrovi a fare un percorso in cui segui le orme dei tuoi autori preferiti. Studi il lavoro stilistico che sta dietro un fumetto, fino ad assimilarlo, introdurlo dentro di te e farlo diventare nuovo e personale.

Passando per il “Libro oggetto”

Una delle caratteristiche che mi sono sempre interessate del lavoro di Alessandro Baronciani è l’uso della cartotecnica e l’amore per il libro come “cosa”. Anche prima de “ Le ragazze…”, mi piaceva molto questa voglia di esprimersi oltre un meccanismo di lettura “standard”. Nei lavori precedenti (ad esempio Quando tutto diventò blu) qualche volta sentiva la necessità di andare oltre lo spazio della pagina, ed “estendere” le tavole secondo criteri più fluidi.

Senza dimenticare i lavori di grafica e cartotecnica realizzati per vari gruppi musicali indie. Da ultimo in ordine di uscita, ed ottimo esempio, il Cofanetto illustrato della Giovinezza dei Baustelle, progettato e ridisegnato graficamente per la riedizione disco Sussidiario Illustrato della Giovinezza.

Sarebbe curioso sapere come mai un autore decide di comprendere nel suo modo di esprimersi questa specie di metalinguaggio o meglio questa dimensione tattile invece di arrivare a dare queste sensazioni solo lavorando sul segno (e disegno).

Per esempio: il momento emozionante da questo punto di vista nel libro è il bigliettino nella mano di Fabio a p. 211. Non so, è così vero. Lo dico da patita di produzioni hand-made, da bambina nata con art-attack in testa, che oggi frequenta ad esempio un sito web come Etsy (social network dedicato alle autoproduzioni handmade).

Ma tutto questo quanto c’entra col fumetto?

Mi è capitato, da studentessa, di ascoltare lezioni in cui si sosteneva che inevitabilmente, andando per queste vie, si intraprendeva un percorso nel territorio dell’Arte, che non c’entra niente con la produzione seriale di comics e il principale mercato di riferimento.
Premesso che non sto cercando un percorso in campo artistico (non faccio l’iconoclasta, ma sinceramente a me i cosiddetti “giornaletti” da edicola son sempre piaciuti, e mi piacerebbe anche farli), ho trovato deprimente che si tenesse un discorso del genere nelle scuole, a persone che si affacciano a questo mestiere da molto giovani. Un discorso sui limiti.

Del tutto diverso è stato quando ad esempio ho studiato sui libri di Scott McCloud (che scrive libri sui fumetti a fumetti). Alla fine di ogni capitolo trovi sempre una frase del tipo “ora se ne sa fin qui, ma nessuno mai ha fatto cose da qui in poi…tu ci hai mai pensato?”

Niente di nuovo potremmo dire, è il classico discorso sui limiti espressivi di un particolare linguaggio, in questo caso del fumetto. Però come non soffermarcisi?

Ma seguiamo il Segno

Less is more.” Ogni designer lo sa bene. Anche in questo libro c’è il suo segno essenziale, pulito, fluido. Io lo trovo molto morbido seppure strutturato, per questo mi piace. Eppure le figure non perdono in proporzione e neanche in realismo.

Sono tutti belli, tutti “anime salve”.
Anche quell’inetto di Fabio (protagonista di questo libro). Che non sa mai nulla di quello che è importante.

Una necessaria Educazione Sentimentale

Maschietti e femminucce non si capiscono”. Questo trattato ne Le ragazze nello studio di Munari è un’argomento tanto facile quanto difficile…un’esplorazione di genere…

Tornando alla percezione a “strati” di cui parlavo in apertura, i ritratti delle coppie sono particolarmente emozionanti. Solitudini estese. Esempio perfetto è quello di Fedra e Fabio (pp. 84 e 85), che occupa due pagine e due stati mentali differenti. Questa distanza rappresentata mi ha fatto tornare in mente un’altra serigrafia a tema, questa:

A parte le questioni stilistiche certo è che Fabio, in questa storia, lascia dietro di sé il tempo dell’adolescenza. Dopo, potrebbe esserci sia un limbo indefinito e caotico che il passaggio ad un’età più matura e stabile.
L’ardua sentenza ai posteri.

E infine il Cinema.

E come non dire niente sulle citazioni cinematografiche?
Almeno un accenno: il bianco e nero della Nouvelle Vague contro il colore espressionista del Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Le pagine del libro si colorano come le immagini del famosissimo film, per comunicarci le emozioni dei protagonisti. Perché, in fondo la chiave di tutto è emozionarsi, ancora una volta.

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

Best of 2010

di Andrea Queirolo

Breve resoconto delle letture più soddisfacenti del 2010. Pur non essendo riuscito a leggere tutto quello che avrei voluto (ho un paio di pile con fumetti selezionati) oramai è giunta l’ora di tirare le somme di un annata felice sotto molto punti di vista.

Quaderni Ucraini di Igort è assolutamente un lavoro generoso tanto quanto il suo autore. Non è comic journalism, ma “letteratura di viaggio” (“fumetto di viaggio”?), un quaderno di storia, di storie e sopratutto di preservazione della memoria.

Cinquemila Chilometri Al Secondo di Manuele Fior, premiato come Miglior Autore Unico a Lucca 2010 e per il Miglior Fumetto ad Angouleme 2011, è la riconferma della conferma.

Le Ragazze Nello Studio Di Munari di Alessandro Baronciani sta li a sottolineare il grande talento di Baronciani e le capacità del fumetto.

Nessuno Mi Farà Del Male di Giacomo Monti è un libro che aspettavo pur avendo tutti i numeri della rivista Canicola (il volume presenta comunque qualche inedito). Di queste storie, così vere da essere a tratti disturbanti (in alcune mi ci son anche ritrovato), ne vorrei leggere di più.

Le Strisce Del Post di Giacomo Nanni sono l’esempio più fulgido di quello che si può fare col fumetto.

I Quattro Fiumi di Fred Vargas & Edmond Baudoin arriva in Italia con dieci anni di ritardo, sicuramente grazie più al nome della Vargas che a quello di Baudoin (purtroppo). Quest’ultimo è un autore immenso che meriterebbe più attenzione qua da noi. Ed è il suo inchiostro a creare una perfetta armonia fra testo e disegno, un libro dall’espressività imponente.

Wilson di Daniel Clowes è un volume a cui posso trovare un solo difetto: è perfetto. Nel suo sottrarre, nel suo gioco di stili, nella sua storia avulsa Clowes non sbaglia mai e forse chiudendo il libro ho provato un po di irritazione.

L’Olmo e Altri Racconti di Jiro Taniguchi è, fra i volumi di ristampe dedicate all’autore da Panini, il libro che merita di più e quello che riesce a fotografare al meglio un’intero paese e un’intera cultura.

Cerebus – Alta Società di Dave Sim è stata la pubblicazione italiana più agognata di sempre, ma finalmente è arrivata: grosso, spaventoso e difficile, un volume che vi impegnerà per un mesetto buono.

Happy di Naoki Urasawa è spiazzante per il distaccamento dalle storie dell’autore che noi tutti conosciamo (Monster, 20th Century Boys, Pluto). Eppure Urasawa si dimostra ancora al top con questa storia che, camuffata da manga sportivo, si rivela una commedia brillante dal tono dolce-amaro. L’ennesima prova di poliedricità.

Mumin & I Briganti di Tove Jansson, finalmente in Italia grazie a Black Velvet, questo libro è il primo in assoluto a presentarci le storie di Tove Jansson in una collana completa e ragionata. Un must have del fumetto europeo.

Maledetti Fumetti! di David Hajdu è il saggio imprescindibile sulla storia del fumetto in america. Steso con grande perizia, ricco di fonti e citazioni, scritto in modo semplice e scorrevole, è una lettura storicamente appagante.

Dante’s Divine Comedy di Seymour Chwast è la Divina Commedia in stile noir. Una sapiente rivisitazione disegnata in maniera scarna e personale da uno dei principali grafici e illustratori viventi.

The Wrong Place di Brecht Evens, ammetto di aver avuto qualche difficoltà a leggerlo: lo stile dell’autore è claustrofobico, le pagine sono spesso disegnate in maniera confusionale, si fa fatica a leggere i dialoghi e i personaggi si confondono. Eppure, pian piano la storia ti assorbe e ti ritrovi ad assecondare i meccanismi di questo giovane autore che sul finale riesce anche a emozionarti. Evens sarà ospite a Bilbolbul, non mancatelo.

X’ed Out di Charles Burns è il nuovo fumetto di Charles Burns e uscirà in Italia quest’anno per Lizard. Non c’è altro da aggiungere.

Acme Novelty Library #20 di Chris Ware narra la vita di Jordan Lint, dalla nascita alla morte. E’ l’ennesima prova di sapienza da parte di quello che reputo il miglior fumettista al mondo (e non fatemene una croce).

Palookaville #20 di Seth è forse il fumetto più importante di quest’anno. Lo è per diverse ragioni che trascendono le storie contenute in esso, ma l’argomento ha un certo peso e ho deciso di dedicargli un post prossimamente.

Alec: The Years Have Pants di Eddie Campbell raccoglie tutte le storie autobiografiche dell’autore. E’ ostico, complesso a tratti illeggibile, ma è genuino, schietto e diretto, pieno di intuizioni importanti e significativo per una parte di storia del fumetto. Mi riesce davvero difficile non chiamarlo capolavoro.

The Zabime Sisters di Aristophane Boulon di cui ho già parlato, è un’opera potentissima, di quelle che ti rimane impresse e ti ritorna in mente nel dormiveglia.

Black Blizzard di Yoshihiro Tatsumi è il manuale di un linguaggio e, se non vi piace questa parola, di un metodo. L’esplosiva potenzialità di un giovane autore che si sprigiona in scelte ancora acerbe ma innovative.

Wednesday Comics di A.V. è un cartonato gigantesco che raccoglie le pubblicazioni a mo’ di quotidiano che la DC aveva sperimento un annetto prima. Una lettura “diversa” con spunti interessanti e grossi autori.

Captain Easy, Soldeir of Fortune: The Complete Sunday Newspaper Strips 1933-1935 (Vol.1) di Roy Crane. Grazie Fantagraphics che ci ridai alcune fra le pagine domenicali più belle di sempre, nonché uno degli autori più influenti del panorama americano.

Nipper 1963-1964 di Doug Wright (editata da Seth) è il clamoroso ripescaggio delle strisce del Maestro canadese Doug Wright. La striscia è incentrata su una famiglia borghese ed in particolare sui figli. Semplice ed ironica, mostra una grandissima capacità di sintesi sia narrativa che grafica.

The Complete Milt Gross Comics Stories di Milt Gross (editata da Craig Yoe). Questo volume ha alcune incongruenze, ma sopratutto ha una pretesa che non può essere accettabile. Infatti sulla copertina campeggia la scritta “Complete”, ma il libro non raccoglie che la minima parte della produzione di Milt Gross. Però a Yoe gli si vuol bene lo stesso, perché queste storie sono fra le più belle e le più ispirate che abbia mai letto.

AX (Vol 1): a collection of alternative manga di A.V. è un’antologia di racconti apparsi su AX, celebre rivista giapponese che propone storie sperimentali di grandi autori nipponici contemporanei. Nomi come Yoshihiro Tatsumi (A Drifting Life), Imiri Sakabashira (The Box Man), Kazuichi Hanawa (In Prigione) dovrebbero bastare per convincervi.

Daniel Clowes: Conversation di Ken Parille & Isaac Cates è un testo che raccoglie diverse interviste rare ed inedite a Dan Clowes, ripercorrendone la carriera. Ovviamente interessante.

Lucky di Gabrielle Bell è stato il web-comic che ho letto con più piacere. Gabrielle è molto brava nel ritrarre se stessa e la sua vita in maniera disincantata e autoironica. Da seguire.

Alessandro Baronciani parla delle Ragazze nello studio di Munari

di Andrea Queirolo


Le ragazze nello Studio di Munari
, pubblicato da Black Velvet, è il nuovo libro di Alessandro Baronciani, un autore che seguo con attenzione e al quale ho chiesto di parlarci di questa sua ultima opera:

Da dove nasce l’idea di questo libro?

All’inizio, proprio all’inizio c’era soltanto la lettera al parroco che scrive il protagonista del libro. Era una lettera di protesta contro il progetto della nuova chiesa di Soria, il quartiere dove sono cresciuto. L’avevano buttata giù lasciando soltanto la facciata. L’avevo scritta indirizzandola al parroco del quartiere. Quel progetto non mi andava bene, non mi piaceva, non teneva in considerazione tanti aspetti importanti. Mia nonna poi era disperata. Era come se avessero di nuovo bombardato il quartiere durante la guerra. Dietro la facciata c’era una enorme buca e le assi che una volta tenevono insieme il tetto erano state accatastate nel vicino campo da calcio.
Non solo io ero in disaccordo col progetto, mi ricordo un gruppo scout che salì sui tubi innocenti in cima alle impalcature per srotolare uno striscione con su scritto: chiesa di mattoni no! chiesa di persone sì!
Della lettera non feci mai niente. L’avevo inserita in un racconto che si chiamava tre ragazze sole. Erano tre titoli di canzoni di un sette pollici degli Altro, ma anche una citazione ad uno dei racconti più belli di Pavese.
La seconda cosa che stavo pensando quando cercavo di mettere insieme questo libro era che volevo provare a scrivere una storia dove il protagonista risultasse imbarazzante. In Quando tutto diventò blu cercavo l’empatia con la protagonista qui invece volevo l’antipatia. Un fumetto che ti mettesse in imbarazzo mentre lo stavi leggendo. Ci pensavo dopo aver letto Brindando coi demoni, la biografia di Federico Fiumani dei Diaframma. Un libro bellissimo dove spesso l’autore racconta cose molto personali che mi sono chiesto spesso: e poi come faccio a non diventare rosso la prossima volta che lo incontro?
Un po’ come quando in piscina esci per andare alle docce e ti trovi improvvisamente di fronte ad un uomo nudo. Sarò un po’ banale dirlo: ma quando leggo un libro e scopro che sto provando delle emozioni, restando seduto sul divano senza fare niente – solo perché sto leggendo un libro – mi sembra magico.

Perché Munari?

Perchè mi sono sempre piaciuti i suoi libri. Il primo libro è stato Da lontano era un’isola. C’erano disegni e foto messe una dietro l’altra con dei piccoli testi. Mi ricordo di averlo letto pensando che a un certo punto ci fosse una spiegazione approfondita di quello che stava raccontando. Che ne sò mi aspettavo che ci fosse da qualche parte insieme al libro un foglietto con una specie di regolamento alla Risiko che spiegava come fare per giocare. Niente di tutto questo. Niente da imparare. Bastava soltanto leggerlo sfogliandolo.
Lo trovai fantastico. Era semplice.
Tutte le cose semplici sono difficili da raggiungere.
Stavo raccogliendo un sacco di cose e non riuscivo a legarle tutte. Volevo raccontare un metodo, una specie di manuale per ragazzi alle prese con ragazze. I ragazzi sono imbranati quando si parla di amore. Alle volte imbarazzanti, antipatici. Pensano che tutto sia difficile e inspiegabile o addirittura sofisticato. Molte volte i ragazzi fanno cose stupide e imbarazzanti soltanto perché non ci pensano veramente.
Munari era il modo per raccontare la storia del protagonista, un modo per semplificare cose che sembrano difficili e complesse.

Quanto c’è di autobiografico in questo racconto?

Di autobiografico poco, ma nemmeno io so dirti quanto. Nel senso che metto tutto insieme e faccio lo spessore come con le lasagne: strato sopra strato. Ad esempio ho disegnato una Ka perché è l’unica automobile che quando disegno so che mi viene bene ma che è anche stata l’auto di una mia ex.
Il personaggio principale del libro è ritagliato su un mio amico. Ha una libreria di libri usati ed è appassionato di Munari, ma non ha ne il carattere, ne i problemi del personaggio raccontato nel fumetto.
Una volta studiando Goldoni avevo scoperto che per le sue commedie ritagliava i profili dei personaggi prendendo spunto dal carattere dei suoi amici attori. Un’invenzione che rendeva la recitazione più realistica.
Quando ho cominciato a fare fumetti ho fatto lo stesso. Mi ero immaginato una serie di personaggi che prendesse spunto dai miei amici e di usare sempre loro come attori all’interno delle mie storie. Avrei usato sempre gli stessi personaggi a fumetti un po’ come nei film vedi un attore famoso ma non pensi che sia l’attore famoso ma il personaggio del film.

Se non sbaglio questo libro ha avuto una gestazione molto lunga, come hai affrontato il lavoro, hai avuto bisogno di molta documentazione?

Due anni per scriverlo, ho iniziato mettendo giù la trama e gli appunti che avevo accumulato. Questa volta ho scritto senza disegnare. Di solito partivo disegnando uno story-board invece perché tutto funzionasse avevo bisogno di uno schema scritto a cui fare sempre riferimento. Anche perché ho sempre lavorato alle Ragazze nello studio di Munari nei momenti di pausa.
Spesso in treno. Lo story-board l’ho disegnato tutto in treno. Poi insieme a Stefano Chichì che mi ha dato una mano questa estate in un mese ho finito tutti i disegni definitivi. Dallo story-board iniziale le cose sono cambiate molte volte.
Mentre disegnavo intanto impaginavo la storia al computer e più andavo avanti e più pensavo che c’erano troppi salti temporali e che non si sarebbe capito niente. Poi per fortuna mi scrisse Virginia Mori, una illustratrice molto brava e mia amica che mi chiedeva come andava il libro nuovo. La invitai a leggerlo fino a dove ero arrivato e lei dopo venti minuti silenziosi passati davanti al pdf mi guardò e mi disse: ti prego dimmi come va a finire!

Nel libro ci sono diversi riferimenti, in particolare in una pagina sola troviamo Diabolik, Dostoevskji, Wharol e lo swatch di Munari. Sono cose e persone che ti stanno a cuore?

Sono tre volte che perdo all’asta su Ebay l’orologio “Tempo libero” di Bruno Munari. Ditemi come fare per trovarlo. Se qualcuno volesse vendermelo sarei ultra contento.

Per questo libro hai scelto di usare pochissimo i baloon per lasciare spazio alle didascalie. In realtà questo è un libro molto “descrittivo”, passami il termine: non solo racconta una storia, ma funziona anche da manuale, da spiegazioni (vedi l’architettura del duomo di Milano) e istruzioni (vedi il metodo Munari).

Ci sono pochi baloon perché è il racconto che scrive il protagonista. Tutto succede nella notte in cui le sue tre fidanzate, passami il termine, lo smallano definitivamente. Penso che ci siano due dialoghi o tre in tutto il libro, e uno è nascosto all’interno di una scena di un film che guarda dal proiettore in casa sua. Detto questo mi piacciono tantissimo i dialoghi nei fumetti.
Sono un grande fan di Jessica Abel, nei suoi libri riesce a mettere così tanta conversazione da farti sembrare reali i personaggi che parlano. Penso che sia una grande abilità, forse la più importante in un fumetto.

Il passato e il presente si intrecciano, si scontrano e si rincorrono per tutto il libro, come se il protagonista cercasse conforto, un segnale, una risposta…

Una delle cose più belle su questo fumetto la disse Omar MartiniLe ragazze nello studio di Munari è un libro che si deve leggere per forza due volte! La prima perché devi seguire la trama, e poi lo rileggi per capire le citazioni e tutte le altre narrazioni parallele che ci sono dentro. Cercavo qualcosa che complicasse la lettura senza però farti perdere il filo del racconto.
Nel libro il protagonista apre parentesi continue come in una equazione matematica per risolvere piccole questioni per ricordarsi soltanto alla fine di collegarle e di chiuderle tutte. Sulla ricerca, il conforto o segnali non penso che li stia cercando. Su XL della Repubblica dicono che sia il ritratto di una generazione di fronte alla paura del vuoto. In realtà il protagonista si trova davanti a un muro. Un muro di nebbia e per procedere deve mettere a posto tutte le risposte. Come appunto nella nebbia sembra impossibile vedere qualcosa ma più ti avvicini e più capisci cosa stai osservando.
Non sa che ricordo metterà a posto perché non sa dove sta andando ma sa che lo deve sistemare. Per questo il passato e il presente si intrecciano. In questo senso un fatto successo anni prima ha la stessa importanza di una cosa accaduta la notte scorsa. Come quando a scuola i professori ti dicevano che se non capivi una cosa te la rispiegavano. Alzavi la mano e loro la rispiegavano e  tu non capivi di nuovo. Poi cambiava esempi per farti capire e tu niente. E poi di nuovo finché non ci si arriva. Bisogna arrivarci. E ci si arriva sempre per strade diverse.

Oltre che autore di fumetti sei anche musicista. Secondo te c’è qualcosa che riesci ad esprimere meglio col fumetto che con la musica?

Non so cosa riesco ad esprimere meglio. Quando suono di solito chiudo gli occhi e quando è finito li riapro ed è finito il concerto. Quando suono, di solito, non so bene cosa sta succedendo.

Come è cambiato il tuo modo di affrontare il fumetto dai tuoi inizi autoprodotti fino a questo libro?

Con l’autoproduzione avevo dei limiti, che erano il tempo e il poco tempo da dedicare alla storia e al disegno. Erano tanti piccoli esperimenti di racconto. Le storie venivano ripulite per diventare dei veri ritagli di un racconto. Quando uscì Una storia a fumetti la raccolta di tutte le mie autoproduzioni, Omar mi chiese di pensare ad un nuovo libro. Era la prima volta che mi trovavo a pensare ad una storia lunga con un inizio e una fine.
Prima utilizzavo il mio tempo libero per disegnare una storia breve, ora utilizzo sempre il mio tempo libero per raccontare una storia lunga, che altro non è che una raccolta di tante storie brevi. Bisogna imparare a tenere a mente soltanto molte più parti e collegarle.

Dai molta importanza ai tuoi libri, al prodotto finito, al libro-oggetto. Una particolarità abbastanza rara in Italia.

Sì, amo l’oggetto libro. Le ragazze nello studio di Munari è un libro dedicato al libro. La storia si può leggere soltanto aprendolo e guardandolo. Mi piace che ci vuole del tempo per leggerlo. Mi piace pensare che ci vogliono delle ore per leggerlo o due giorni per finirlo. Aprirlo ogni tanto e ricordarsi subito dove eravamo rimasti. Le tante invenzioni cartotecniche che ci sono nel libro ci sono perché sono necessarie al racconto.
Senza non avrebbe avuto senso.
Non si può avvicinare un lettore al mondo e alle lezioni di Munari senza vedere le sue invenzioni. Un po’ come studiare un libro di storia dell’Arte senza guardare le foto. Viviamo in un periodo storico dove stiamo eliminando cose che non sono necessarie. Viviamo in case piccole che non possiamo riempire, quindi quello che decidiamo di tenere deve essere una cosa importante. Una cosa veramente bella.
Come le foto digitali, ne scatti migliaia ma stampi soltanto quelle più belle. Ci sono cose che vuoi avere perché sono belle. Perché alle volte non basta soltanto vederle, ma guardarle tutte le volte che vuoi.