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Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012

Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012 - Ed. Bao Publishing

Alessandro Baronciani. Raccolta 1992/2012 – Ed. Bao Publishing

Mi trovo a Milano d’estate. Coccolata dell’asfalto nero e dal caldo torrido non posso fare a meno di cercare qualcosa che possa rianimarmi. «Proviamo coi fumetti», mi dico. Il 13 giugno qui c’è la presentazione allo spazio b**k della Raccolta 1992/2012 di Alessandro Baronciani.

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Bilbolbul 2013: Nel giardino di Alessandro Baronciani

Non solo mostre al Bilbolbul. Questa volta si tratta di un progetto di residenza artistica che ha trasformato,  durante i giorni del festival,  un luogo da abitare. “Nel giardino” di Alessandro Baronciani,  ha cambiato il volto di una delle camere dell’albergo Al Cappello Rosso Albergo in Bologna dal 1375, interpretando con il suo stile un soggetto di ispirazione tutta bolognese: gli affreschi della cosiddetta “Stanza alla Boschereccia” di Palazzo Sanguinetti a Bologna, sede attuale del Museo internazionale e Biblioteca della Musica.

L’ultimo giorno del festival si è svolta l’inaugurazione della stanza – aperta al pubblico – ma noi vi facciamo sbirciare anche nel backstage:

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Sailor Twain di Mark Siegel secondo gli autori Bao

In collaborazione con Bao Publishing e il sito Verticalismi.it presentiamo una serie di disegni che gli autori italiani di Bao hanno dedicato al nuovo fumetto di Mark Siegel, Sailor Twain, che sarà presentato in anteprima con la presenza dell’autore lunedì 4 febbraio presso l’Alastor di Milano (QUI maggiori info).
Sul sito di Verticalismi potete gustarvi SteamBoat Willy, rilettura inedita del fumetto in chiave Chibi realizzata da Siegel. Nel prossimo fine settimana invece vi proporremo un’intervista esclusiva all’autore. Buona visione.

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Treviso Comic Book Festival 2012: appunti visivi

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Pit Stop

di Andrea Queirolo

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Riflessioni su Le Ragazze Nello Studio Di Munari

di Daniela Odri Mazza

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

Le ragazze nello studio di Munari di Alessandro Baronciani è un libro che puoi leggere in tanti modi. Anzi, è un libro che ti aiuta a scoprire modi nuovi di leggerlo ogni volta che lo riprendi in mano. E’ un libro che ti invita, che ti solletica. Pensavo così:

E’ come quando sei al mare. Se guardi dritto a te vedi la spiaggia, gli ombrelloni, le barchette e i pedalò. Se infili la testa sott’acqua vedi i sassi lisci sul fondale, i pesciolini e anche i tuoi piedi. Se guardi in alto vedi il cielo, che racchiude tutto. Se poi chiudi gli occhi invece, senti l’acqua fresca e un po’ di pelle d’oca.”

Una cosa bella come un oggetto, con dentro una storia che ti aspetta. Strati di lettura, che ti colpiscono singolarmente e che visti nel complesso di danno un gran bel panorama. E densità.

A partire da Munari

Le ragazze nello studio di Munari è praticamente un’esplorazione del metodo di questo grande designer italiano. Un’esplorazione che nasce dalla passione per le sue opere, ma poi viene approfondita con molto studio e un’accurata documentazione.

S’è trattato di “fare” quello che faceva Bruno Munari per riuscire a dire cose “altre” e parlare insieme di lui.

Alessandro Baronciani si esprime utilizzando il linguaggio di Munari, adottandone il metodo. E così mi verrebbe da chiedergli una specie di elogio del “fare”, una questione che tra l’altro sto affrontando io stessa come disegnatrice. Ad un certo punto ti ritrovi a fare un percorso in cui segui le orme dei tuoi autori preferiti. Studi il lavoro stilistico che sta dietro un fumetto, fino ad assimilarlo, introdurlo dentro di te e farlo diventare nuovo e personale.

Passando per il “Libro oggetto”

Una delle caratteristiche che mi sono sempre interessate del lavoro di Alessandro Baronciani è l’uso della cartotecnica e l’amore per il libro come “cosa”. Anche prima de “ Le ragazze…”, mi piaceva molto questa voglia di esprimersi oltre un meccanismo di lettura “standard”. Nei lavori precedenti (ad esempio Quando tutto diventò blu) qualche volta sentiva la necessità di andare oltre lo spazio della pagina, ed “estendere” le tavole secondo criteri più fluidi.

Senza dimenticare i lavori di grafica e cartotecnica realizzati per vari gruppi musicali indie. Da ultimo in ordine di uscita, ed ottimo esempio, il Cofanetto illustrato della Giovinezza dei Baustelle, progettato e ridisegnato graficamente per la riedizione disco Sussidiario Illustrato della Giovinezza.

Sarebbe curioso sapere come mai un autore decide di comprendere nel suo modo di esprimersi questa specie di metalinguaggio o meglio questa dimensione tattile invece di arrivare a dare queste sensazioni solo lavorando sul segno (e disegno).

Per esempio: il momento emozionante da questo punto di vista nel libro è il bigliettino nella mano di Fabio a p. 211. Non so, è così vero. Lo dico da patita di produzioni hand-made, da bambina nata con art-attack in testa, che oggi frequenta ad esempio un sito web come Etsy (social network dedicato alle autoproduzioni handmade).

Ma tutto questo quanto c’entra col fumetto?

Mi è capitato, da studentessa, di ascoltare lezioni in cui si sosteneva che inevitabilmente, andando per queste vie, si intraprendeva un percorso nel territorio dell’Arte, che non c’entra niente con la produzione seriale di comics e il principale mercato di riferimento.
Premesso che non sto cercando un percorso in campo artistico (non faccio l’iconoclasta, ma sinceramente a me i cosiddetti “giornaletti” da edicola son sempre piaciuti, e mi piacerebbe anche farli), ho trovato deprimente che si tenesse un discorso del genere nelle scuole, a persone che si affacciano a questo mestiere da molto giovani. Un discorso sui limiti.

Del tutto diverso è stato quando ad esempio ho studiato sui libri di Scott McCloud (che scrive libri sui fumetti a fumetti). Alla fine di ogni capitolo trovi sempre una frase del tipo “ora se ne sa fin qui, ma nessuno mai ha fatto cose da qui in poi…tu ci hai mai pensato?”

Niente di nuovo potremmo dire, è il classico discorso sui limiti espressivi di un particolare linguaggio, in questo caso del fumetto. Però come non soffermarcisi?

Ma seguiamo il Segno

Less is more.” Ogni designer lo sa bene. Anche in questo libro c’è il suo segno essenziale, pulito, fluido. Io lo trovo molto morbido seppure strutturato, per questo mi piace. Eppure le figure non perdono in proporzione e neanche in realismo.

Sono tutti belli, tutti “anime salve”.
Anche quell’inetto di Fabio (protagonista di questo libro). Che non sa mai nulla di quello che è importante.

Una necessaria Educazione Sentimentale

Maschietti e femminucce non si capiscono”. Questo trattato ne Le ragazze nello studio di Munari è un’argomento tanto facile quanto difficile…un’esplorazione di genere…

Tornando alla percezione a “strati” di cui parlavo in apertura, i ritratti delle coppie sono particolarmente emozionanti. Solitudini estese. Esempio perfetto è quello di Fedra e Fabio (pp. 84 e 85), che occupa due pagine e due stati mentali differenti. Questa distanza rappresentata mi ha fatto tornare in mente un’altra serigrafia a tema, questa:

A parte le questioni stilistiche certo è che Fabio, in questa storia, lascia dietro di sé il tempo dell’adolescenza. Dopo, potrebbe esserci sia un limbo indefinito e caotico che il passaggio ad un’età più matura e stabile.
L’ardua sentenza ai posteri.

E infine il Cinema.

E come non dire niente sulle citazioni cinematografiche?
Almeno un accenno: il bianco e nero della Nouvelle Vague contro il colore espressionista del Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni. Le pagine del libro si colorano come le immagini del famosissimo film, per comunicarci le emozioni dei protagonisti. Perché, in fondo la chiave di tutto è emozionarsi, ancora una volta.

Leggi l’intervista ad Alessandro Baronciani.

Best of 2010

di Andrea Queirolo

Breve resoconto delle letture più soddisfacenti del 2010. Pur non essendo riuscito a leggere tutto quello che avrei voluto (ho un paio di pile con fumetti selezionati) oramai è giunta l’ora di tirare le somme di un annata felice sotto molto punti di vista.

Quaderni Ucraini di Igort è assolutamente un lavoro generoso tanto quanto il suo autore. Non è comic journalism, ma “letteratura di viaggio” (“fumetto di viaggio”?), un quaderno di storia, di storie e sopratutto di preservazione della memoria.

Cinquemila Chilometri Al Secondo di Manuele Fior, premiato come Miglior Autore Unico a Lucca 2010 e per il Miglior Fumetto ad Angouleme 2011, è la riconferma della conferma.

Le Ragazze Nello Studio Di Munari di Alessandro Baronciani sta li a sottolineare il grande talento di Baronciani e le capacità del fumetto.

Nessuno Mi Farà Del Male di Giacomo Monti è un libro che aspettavo pur avendo tutti i numeri della rivista Canicola (il volume presenta comunque qualche inedito). Di queste storie, così vere da essere a tratti disturbanti (in alcune mi ci son anche ritrovato), ne vorrei leggere di più.

Le Strisce Del Post di Giacomo Nanni sono l’esempio più fulgido di quello che si può fare col fumetto.

I Quattro Fiumi di Fred Vargas & Edmond Baudoin arriva in Italia con dieci anni di ritardo, sicuramente grazie più al nome della Vargas che a quello di Baudoin (purtroppo). Quest’ultimo è un autore immenso che meriterebbe più attenzione qua da noi. Ed è il suo inchiostro a creare una perfetta armonia fra testo e disegno, un libro dall’espressività imponente.

Wilson di Daniel Clowes è un volume a cui posso trovare un solo difetto: è perfetto. Nel suo sottrarre, nel suo gioco di stili, nella sua storia avulsa Clowes non sbaglia mai e forse chiudendo il libro ho provato un po di irritazione.

L’Olmo e Altri Racconti di Jiro Taniguchi è, fra i volumi di ristampe dedicate all’autore da Panini, il libro che merita di più e quello che riesce a fotografare al meglio un’intero paese e un’intera cultura.

Cerebus – Alta Società di Dave Sim è stata la pubblicazione italiana più agognata di sempre, ma finalmente è arrivata: grosso, spaventoso e difficile, un volume che vi impegnerà per un mesetto buono.

Happy di Naoki Urasawa è spiazzante per il distaccamento dalle storie dell’autore che noi tutti conosciamo (Monster, 20th Century Boys, Pluto). Eppure Urasawa si dimostra ancora al top con questa storia che, camuffata da manga sportivo, si rivela una commedia brillante dal tono dolce-amaro. L’ennesima prova di poliedricità.

Mumin & I Briganti di Tove Jansson, finalmente in Italia grazie a Black Velvet, questo libro è il primo in assoluto a presentarci le storie di Tove Jansson in una collana completa e ragionata. Un must have del fumetto europeo.

Maledetti Fumetti! di David Hajdu è il saggio imprescindibile sulla storia del fumetto in america. Steso con grande perizia, ricco di fonti e citazioni, scritto in modo semplice e scorrevole, è una lettura storicamente appagante.

Dante’s Divine Comedy di Seymour Chwast è la Divina Commedia in stile noir. Una sapiente rivisitazione disegnata in maniera scarna e personale da uno dei principali grafici e illustratori viventi.

The Wrong Place di Brecht Evens, ammetto di aver avuto qualche difficoltà a leggerlo: lo stile dell’autore è claustrofobico, le pagine sono spesso disegnate in maniera confusionale, si fa fatica a leggere i dialoghi e i personaggi si confondono. Eppure, pian piano la storia ti assorbe e ti ritrovi ad assecondare i meccanismi di questo giovane autore che sul finale riesce anche a emozionarti. Evens sarà ospite a Bilbolbul, non mancatelo.

X’ed Out di Charles Burns è il nuovo fumetto di Charles Burns e uscirà in Italia quest’anno per Lizard. Non c’è altro da aggiungere.

Acme Novelty Library #20 di Chris Ware narra la vita di Jordan Lint, dalla nascita alla morte. E’ l’ennesima prova di sapienza da parte di quello che reputo il miglior fumettista al mondo (e non fatemene una croce).

Palookaville #20 di Seth è forse il fumetto più importante di quest’anno. Lo è per diverse ragioni che trascendono le storie contenute in esso, ma l’argomento ha un certo peso e ho deciso di dedicargli un post prossimamente.

Alec: The Years Have Pants di Eddie Campbell raccoglie tutte le storie autobiografiche dell’autore. E’ ostico, complesso a tratti illeggibile, ma è genuino, schietto e diretto, pieno di intuizioni importanti e significativo per una parte di storia del fumetto. Mi riesce davvero difficile non chiamarlo capolavoro.

The Zabime Sisters di Aristophane Boulon di cui ho già parlato, è un’opera potentissima, di quelle che ti rimane impresse e ti ritorna in mente nel dormiveglia.

Black Blizzard di Yoshihiro Tatsumi è il manuale di un linguaggio e, se non vi piace questa parola, di un metodo. L’esplosiva potenzialità di un giovane autore che si sprigiona in scelte ancora acerbe ma innovative.

Wednesday Comics di A.V. è un cartonato gigantesco che raccoglie le pubblicazioni a mo’ di quotidiano che la DC aveva sperimento un annetto prima. Una lettura “diversa” con spunti interessanti e grossi autori.

Captain Easy, Soldeir of Fortune: The Complete Sunday Newspaper Strips 1933-1935 (Vol.1) di Roy Crane. Grazie Fantagraphics che ci ridai alcune fra le pagine domenicali più belle di sempre, nonché uno degli autori più influenti del panorama americano.

Nipper 1963-1964 di Doug Wright (editata da Seth) è il clamoroso ripescaggio delle strisce del Maestro canadese Doug Wright. La striscia è incentrata su una famiglia borghese ed in particolare sui figli. Semplice ed ironica, mostra una grandissima capacità di sintesi sia narrativa che grafica.

The Complete Milt Gross Comics Stories di Milt Gross (editata da Craig Yoe). Questo volume ha alcune incongruenze, ma sopratutto ha una pretesa che non può essere accettabile. Infatti sulla copertina campeggia la scritta “Complete”, ma il libro non raccoglie che la minima parte della produzione di Milt Gross. Però a Yoe gli si vuol bene lo stesso, perché queste storie sono fra le più belle e le più ispirate che abbia mai letto.

AX (Vol 1): a collection of alternative manga di A.V. è un’antologia di racconti apparsi su AX, celebre rivista giapponese che propone storie sperimentali di grandi autori nipponici contemporanei. Nomi come Yoshihiro Tatsumi (A Drifting Life), Imiri Sakabashira (The Box Man), Kazuichi Hanawa (In Prigione) dovrebbero bastare per convincervi.

Daniel Clowes: Conversation di Ken Parille & Isaac Cates è un testo che raccoglie diverse interviste rare ed inedite a Dan Clowes, ripercorrendone la carriera. Ovviamente interessante.

Lucky di Gabrielle Bell è stato il web-comic che ho letto con più piacere. Gabrielle è molto brava nel ritrarre se stessa e la sua vita in maniera disincantata e autoironica. Da seguire.