Archivi categoria: Tintin negli incubi di Burns

E’ uscito The Hive – Tintin negli incubi di Burns parte 8

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The Hive – Tintin negli incubi di Burns Parte 7

di Andrea Queirolo


Era da un po’ che non tornavo su Charles Burns e sul suo affaire Tintin.
Da qualche giorno sono spuntate fuori un paio di indiscrezioni riguardo il suo nuovo lavoro: The Hive, albo che continua la triologia ispirata da Tintin e incominciata con X’ed Out.

Qua tuttle le parti del discorso che ho fatto fin’ora: 12345 / 6

Qui un’intervista a Burns realizzata da Antonio Solinas che avevamo proposto qualche tempo fa.

Di seguito quella che dovrebbe essere la cover, anche se viene ancora indicata come preliminare, e la spiegazione di Burns sulla genesi del libro.

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Tintin negli incubi di Burns Parte 6

di Andrea Queirolo

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Ormai ci prendo gusto e quando vedo le citazioni di Burns all’opera di Hergè non posso far altro che riportarle qua.

Nel portfolio edito dalla galleria Martel di Parigi in occasione di una mostra, Burns si diverte a riprendere le intestazioni del Jorunal de Tintin.

Johnny 23 – Tintin negli incubi di Burns Parte 5

di Andrea Queirolo

Leggi le parti: 1234 / 6

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Johnny 23 è un volume stampato in Francia dall’oscuro editore Le Dernier Cri.
Tirato in 1700 copie è scritto in un linguaggio inventato e ha tutte le caratteristiche di un falso o se volete di un fumetto piratato. In realtà è solo una rivisitazione del nuovo mondo creato da Burns che, mescolando e rimontando le tavole di X’ed Out, aggiunge nuovi particolari alla sua storia.
In questo remix, dove non mancano aggiunte inedite, l’autore non fa altro che rimarcare le sue idee; ma Johnny 23 non è un semplice esercizio di stile, bensì un tassello importante, che basato sulla contrapposizione delle immagini, approfondisce, e se vogliamo spiega, quello che si cela dietro al lavoro di Burns.
E’ il sogno che crea la storia e di contro è la storia che crea il sogno.

Cliccate per un’anteprima.

Un discorso su X’ed Out – Tintin negli incubi di Burns Parte 4

di Andrea Queirolo

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Che Charles Burns faccia fumetti per passione e che nella maggior parte dei casi non ci paghi le bollette è cosa vera. Le sue storie procedono lentamente, in un susseguirsi di stop e ripartenze dettate dal bisogno di dar la precedenza a tutti quei lavori commissionati che gli permettono di mantenere la famiglia. Un bene per il suo modus operandi, minuzioso, perfezionista e sempre alla ricerca del giusto spunto. Un po’ meno bene per i lettori, avidi di sue storie e sempre, perennemente in attesa.
Ora Burns, grazie al formato scelto per la sua ultima opera, ha finalmente trovato il giusto compromesso fra tempo impiegato e aspettativa del pubblico.
Rifacendosi alla miglior tradizione francese, la scelta felice che Burns ha fatto è stata quella di trascendere la nuova tendenza che vede il graphic novel pensato come un volume unico di trecento pagine.
Burns adotta un metodo che vuole albi pubblicati a distanza di un anno o due.
Così facendo mette le mani avanti sulle sue scadenze e si ritaglia il tempo per completare l’annunciata trilogia.
L’autore conosce bene il mercato europeo, ci ha lavorato, conosce i generi, li ha assimilati e propone un volume che spiazza il lettore americano: cartonato di grosso formato, 56 pagine con griglia fissa, colore piatto e disegni lineari.
Leggere Charles Burns vuol dire entrare nel suo mondo.
Leggere X’ed Out vuol dire entrare nella vita dell’autore stesso.
Ci entri uscendo da un buco, un buco simile a quello di Black Hole che invece ti imprigionava.

Sembra proprio essere questo uno dei temi principali dell’opera: la costante ricerca di una via di fuga dalla prigionia, dalla dipendenza, dallo stato di oppressione nel quale è rilegato il protagonista. Doug, un ragazzo che cerca di disintossicarsi e che smarca dal calendario i giorni che mancano alla fine della cura; li cancella come un carcerato tiene il conto dei giorni passati in prigione.

“X’ed out” che vuol dire, appunto, cancellato.

Sono i sogni e le allucinazioni di Doug a formare la storia che si divide in due parti, una popolata da personaggi grottescamente irreali, che fa il verso al mondo narrativo di Hergè e l’altra ambientata nell’America del punk, in quel periodo dei tardi anni ’70, che è tanto caro all’autore.
In realtà Burns avrebbe voluto creare un racconto basato sugli anni passati al college, ma questo si sarebbe poi rivelato troppo banale e stucchevole. Allora eccolo ricorrere al cut-up, eccolo pescare a piene mani dalle sue visioni, dalle sue tradizioni e dalle sue passioni: Tintin, che ha impegnato le sue giornate ancora prima di saper leggere; William Burroughs, che da sempre gli indica la retta via; Lucas Samaras, del quale tentava sempre di imitare le fotografie. Queste sono le tre fonti principali che scorrono sotto la pelle del libro e che si manifestano all’occhio del lettore.
Tintin diventa Nitnit, personaggio di un fumetto del quale Doug è un accanito lettore, e anche quello che in sogno diventa il suo alter ego. Nitnit capovolge il mondo di Tintin pur mantendone inalterate certe peculiarità: anche lui ha un fido compare, il gatto Inky e anche lui viene affiancato da un avventuriero, uno strano asiatico che può prendere il posto del capitano Haddock. Inoltre è curioso notare come Burns giochi in parallelo con l’identità dei due personaggi, infatti Nitnit non si ricorda chi è, non sa da dove viene e quale sia il suo scopo, proprio come di Tintin non si conoscono né il passato né l’età.

Nel gioco dei rimandi, Burroughs e Samaras non solo evidenziano il tono autobiografico che Burns riversa in Doug, ma vengono anche menzionati direttamente nella storia.
Nel racconto che occupa tutta la parte centrale del libro, Doug si sveglia con una medicazione alla testa e in preda ad attacchi d’ansia cerca di ripercorre gli avvenimenti passati. La sua scarsa lucidità gli preclude alcuni ricordi e i flashback mischiano le sue memorie.
E’ qua che Burns sfilaccia la logica e contorce la narrazione grazie all’uso estremo di quel cut-up che lo fece innamorare di Burroughs.
Il risultato è notevole, si introduce una spirale di pensieri e parole dettate dai deliri del protagonista. Il lettore viene catapultato da Doug nell’angosciosa composizione di un puzzle mnemonico.

Un quadro via via sempre più inquietante, incentrato ancora una volta sulle manie di Burns: il gusto del macabro, la fotografia, la letteratura, il punk, il fumetto.

Tintin negli incubi di Burns Parte 3

di Andrea Queirolo

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Oggi, a Parigi, presso la Galerie Martel si inaugura la mostra di Charles Burns.
Sul sito potete ammirare gli originali di X’ed Out e di opere meno recenti.

Intanto noi continuiamo il nostro discorso…


Quella sopra è una famosa sequenza di Tintin tratta da Le Sette Sfere di Cristallo, mentre quella sottostante è la title page di X’ed Out.

e ancora:

Questa è la copertina de L’orecchio Spezzato e di seguito c’è un’illustrazione di Burns per un portfolio edito dalla Galerie Martel.

E, ringraziando Ken Parille:

Vi invito a segnalarci altri esempi, e vi lascio con un link ad un video (che purtroppo non riesco a postare correttamente), nel quale il buon vecchio Charles si improvvisa attore, per un’intervista che trovo geniale e soprattutto originale. Da vedere assolutamente: http://bit.ly/aSZnH7.

Tintin negli incubi di Burns Parte 2

di Andrea Queirolo

Charles Burns è pronto per Halloween

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E’ uscito in questi giorni in America X’ed Out, il nuovo libro di Charles Burns.
Precedentemente avevamo parlato dell’influenza che Hergè e il suo personaggio hanno avuto su Burns e il suo lavoro. Riprendiamo ora questo discorso proprio tramite le parole dello stesso autore che risponde ad un’intervista, forse la prima incentrata sul suo nuovo libro.

L’intervistatore accenna al fatto che X’ed Out possa essere visto come un “Black Hole incontra Tintin” e Burns dice:

C’è un po’ di quello. C’è sicuramente un’influenza molto forte di Hergé. Se si pensa allo stile franco-belga di creare fumetti in quel formato, il modo europeo di fare fumetti di 64 pagine, di 48. Un volume cartonato con personaggi fissi. Sono stato uno dei pochi bambini della mia generazione a crescere leggendo Tintin e questo su di me ha avuto un forte effetto, da qui posso riflettere e giocare con quelle idee.

Alla domanda sul perché avesse scelto di utilizzare il colore Burns risponde:

Ho sempre voluto fare un libro a colori. Immagino che derivi dalla lettura di Tintin quando ero un bambino. Prima che potessi effettivamente leggere, guardavo quei libri e li assorbivo. Ho cercato di fare qualcosa di differente, una sfida diversa. Quando mi sono approcciato ad un libro a colori ho voluto fare qualcosa che non fosse solo una versione colorata dei miei lavori in bianco e nero. Voglio veramente cercare di usare il colore come un modo per raccontare la storia [...] C’è una parte del libro che è fatta di linee pulite, tratti aperti, che sono simili allo stile fumettistico franco-belga, dove il colore è sempre una parte fondamentale.

Parlando della serializzazione in tre volumi dell’opera, l’intervistatore chiede a Burns se X’ed Out sia concepito come i libri di Tintin, dove una storia finisce e si ricollega al volume seguente:

Assolutamente. All’inizio volevo fare solo due volumi e quello era il mio pensiero. Per esempio avresti Obiettivo Luna e Uomini Sulla Luna. Ce ne sono stati pochi altri. Il segreto del LiocornoIl Tesoro di Rakam il Rosso. Hai due volumi che sono distinti, ma che eventualmente raccontano una storia unica, come questo.
Sto aderendo a quella tradizione [riferito a quella franco-belga per la quale passano uno o più anni tra la pubblicazione di un volume e l'altro] .

Pagina tratta da “X’ed Out”