Archivi categoria: Estratti

Da un’intervista a Glyn Dillon

Di seguito un estratto dal blog del nostro caro smoky man, che ha pubblicato una traduzione di un’intervista di Paul Gravett a Glyn Dillon, l’autore di The Nao of Brown, libro del quale abbiamo dato l’annuncio in anteprima della pubblicazione italiana da parte di Bao Publishing (QUI). -AQ

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Il sistema fumetto di Thierry Groensteen Parte 3

Terza e ultima parte dell’introduzione all’imprescindibile saggio di Thierry Groensteen: “Il sistema fumetto”, pubblicato dalla Proglo e ordinabile presso il sito dell’editore per soli 13 euro. Un libro importante finalmente tradotto in italiano. -AQ 

Parte 1
Parte 2


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Il sistema fumetto di Thierry Groensteen Parte 2

Seconda parte dell’introduzione all’imprescindibile saggio di Thierry Groensteen: “Il sistema fumetto”, pubblicato dalla Proglo e ordinabile presso il sito dell’editore per soli 13 euro. Un libro importante finalmente tradotto in italiano. -AQ 

Parte 1
Parte 3

Thierry Groensteen

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Il sistema fumetto di Thierry Groensteen Parte 1

Dopo avervi proposto, un’intero capitolo del libro “Carl Barks, il signore di Paperopoli“, siamo lieti di tornare a collaborare coi ragazzi della ProGlo presentandovi l’intera introduzione dell’imprescindibile saggio di Thierry Groensteen: “Il sistema fumetto”, ordinabile presso il sito dell’editore per soli 13 euro. Un libro importante finalmente tradotto in italiano.
Di seguito la prima parte di tre. -AQ 

Parte 2

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Jeff Jones – La via della gloria

Questo articolo/intervista è originariamente apparso su Linus numero 1 del Gennaio 1977 ed è a opera di Ranieri Carano.
Di Jeff Jones avevamo già parlato qui in occasione, purtroppo, della sua scomparsa. -AQ

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Il lettering nella produzione dei fumetti

Questo testo è una versione, in italiano e un po’ più estesa, della voce Lettering in comics: History, design, functions of giving sound to a silent medium, uno dei contributi scritti dall’autore per l’enciclopedia Graphic Novels, a cura di Bart Beaty (Università di Calgary, Canada) e Stephen Weiner (direttore della Biblioteca pubblica di Maynard, Massachusetts, Usa), Ipswich (Ma, Usa), 2012, in corso di stampa. (Gli altri testi dell’autore richiestigli per tale enciclopedia sono The Dylan Dog Case Files, Astro Boy, Maison Ikkoku e The Airtight Garage of Jerry Cornelius).
Vista la recente attenzione diffusa, nel mondo degli addetti ai lavori, per quell’indispensabile fase di lavorazione che è il lettering, abbiamo pensato di proporre ai lettori di Conversazioni sul fumetto questo intervento propedeutico, scritto in origine per un’enciclopedia statunitense indirizzata principalmente ai bibliotecari e agli educatori, anche a complemento di un altro articolo di Marco Pellitteri pubblicato in questi giorni sul sito Lo Spazio Bianco e uno dei cui punti verte, con ulteriori argomentazioni critiche e con riferimenti alla situazione italiana, sul medesimo argomento.
La voce che segue, commissionata e realizzata come una fonte propedeutica con le informazioni di base sul tema, è scandita in paragrafi il cui titolo e la cui estensione sono stati rigorosamente predisposti dai curatori dell’enciclopedia per ogni singolo lemma, disposizioni alle quali l’autore si è attenuto, con qualche lieve variante in lunghezza.

Il lettering eseguito a mano di Daniel Clowes per la copertina di “Come un guanto di velluto forgiato nel ferro”

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Alan Moore parla di Neonomicon

di smoky man

Dal 2008 ad oggi l’impegno in campo fumettistico di Moore pare tutto concentrato solo ed unicamente sulle nuove avventure de La lega degli straordinari gentlemen. L’unico altro fumetto firmato da Moore è Neonomicon (disegni di Jacen Burrows), miniserie edita dalla Avatar, il cui quarto e ultimo numero è stato presentato a Marzo 2011 durante la manifestazione Chicago’s Pop Culture Event. Si tratta probabilmente dell’ultima incursione di Moore nei comics mainstream. In un’intervista del 2010 apparsa sul sito Weaponizer, Moore raccontava:

“Quello che è successo con Neonomicon è che quattro o cinque anni fa avevo appena lasciato la DC a causa delle cose orribili che erano accadute per il film su Watchmen. Avevo deciso che quella gente era davvero feccia, e non lo dico in senso retorico. Lo dico in senso letterale, perché era gente che stava manifestando un comportamento del tutto subumano. Ho conosciuto dei drogati di crack che si comportano in modo migliore di alcune delle persone che lavorano in questi grandi conglomerati dell’industria dell’intrattenimento.

Così avendo preso le distanze da quella gente, io e Kevin O’Neill abbiamo scoperto che sembravano esserci dei problemi nel ricevere i nostri pagamenti per tempo… venivamo puniti, sostanzialmente, per aver osato sbandierare pubblicamente il modo in cui eravamo stati trattati. Io venivo punito e punire Kevin era un modo per arrivare indirettamente a me.

All’improvviso è arrivata una cartella esattoriale da pagare, e non avevo ricevuto ancora i soldi che mi erano stati promessi. Ed ero sotto di qualche migliaio di sterline per sentirmi tranquillo. William Christensen della Avatar mi ha telefonato. E ha accennato al fatto che se avessi voluto fare qualcosa per la sua casa editrice aveva dei soldi da parte proprio per un’eventualità simile. Così gli ho detto: “Beh, a dire il vero, al momento ho bisogno di soldi, che te ne pare se scrivessi una miniserie di quattro numeri per tot dollari? Potresti pagarmi l’intera somma subito e ti consegnerò il tutto entro i prossimi quattro mesi?” Ha risposto che gli andava bene, così ho avuto i soldi per pagare le tasse. Ora, non faccio nulla solo per soldi, è stato un fatto di opportunità, perché avevo bisogno di quella somma, ma non avrei buttato giù una roba inguardabile. Avevo parlato in precedenza con William dicendogli che ero piuttosto contento per l’adattamento che avevano fatto del mio racconto “Il Cortile”. Pensavo che fosse una buona storia e al tempo avevo anche ragionato sul fatto che forse con quei personaggi non avevo del tutto finito. Avevo una vaga idea per un seguito. Così ho proposto che avrei potuto realizzare un sequel a fumetti de “Il Cortile”, una miniserie di quattro albi intitolata “Neonomicon”.

Quando ho iniziato a scrivere, c’erano alcune cose che volevo fare. Volevo creare una storia che modernizzasse Lovecraft, che non dipendesse da quell’atmosfera anni ’30, e che lo modernizzasse con successo, almeno secondo me.

Credo che stessi anche pensando che sarebbe stato interessante inserire un po’ di realismo nell’impossibile, come nella serie televisiva dell’HBO “The Wire”. Perché quella serie era così credibile e realistica che poteva essere un ottimo modo per approcciare qualcosa di intrinsecamente fantastico e incredibile come H.P. Lovecraft.

Questa era una delle idee iniziali, l’altra era di reinserire davvero alcuni degli elementi ripugnanti che lo stesso Lovecraft aveva censurato o che gli autori venuti dopo Lovecraft, che avevano scritto pastiche delle sue opere, avevano deciso di escludere. Come il razzismo, l’anti-semitismo e le fobie sessuali piuttosto evidenti in tutti i mostri lovecraftiani, che sono viscidi, con richiami fallici e vaginali.

Con Lovecraft l’horror è fisico, per questo volevo inserire di nuovo quella componente. E inoltre laddove Lovecraft era delicato di stomaco, dove accennava solo a ‘certi rituali innominabili’, oppure usava eufemismi come ‘riti blasfemi’… era piuttosto evidente, considerando che molte delle sue storie raccontano di una progenie inumana di questi ‘riti blasfemi’, che probabilmente il sesso doveva aver avuto un qualche ruolo. Ma nelle storie di Lovecraft non compare mai, ma è sempre sottotraccia. Così ho pensato, mettiamoci dentro tutta quella sgradevole roba razziale, mettiamoci il sesso. Tiriamo fuori un qualche autentico ‘rituale innominabile’, diamogli un nome. Queste erano le direttive da cui sono partito e ho deciso di seguirle ovunque mi avrebbero portato. È uno dei fumetti più sgradevoli che abbia mai scritto. […] È una delle storie più oscure, più misantropiche che abbia mai fatto. Ero davvero di umore nero. Avevo appena scoperto che c’era della gente che cercava di mettermi pressione facendo pressione sul mio amico, Steve Moore, che al tempo aveva un fratello malato terminale. […] Era un qualcosa che veniva dall’industria dei comics, e si erano spinti troppo oltre. Pensavo che fossero persone capaci di tutto, ma così avevano superato il limite. Per cui ero davvero pieno di rabbia e credo che si sia riversata nella storia. È diventata davvero sgradevole.

Volevo essere risoluto. Pensavo: se sto scrivendo una storia horror, facciamola orribile. Mettiamoci degli elementi che non si trovano nelle storie horror. Perché William Christiansen mi aveva insensatamente detto: ‘Guarda, sai che ti puoi spingere oltre quanto vuoi.’ Me lo sono fatto ripetere e ho replicato: ‘Allora… posso mostrare delle erezioni? Penetrazioni?’ E lui: ‘Certo!’ Non so se pensasse che l’avrei fatto o no ma… sì, l’ho fatto. Non avevo mai scritto sul sesso in quel modo. È piuttosto sgradevole. E ci sono voluti anni prima che vedessi le tavole… perché, Jacen sta facendo un lavoro incredibile sui disegni, ma sinora ho visto solo il primo numero. […] Così mi sono riletto le sceneggiature dei successivi tre albi e ho pensato, ‘Mi sono spinto troppo oltre?’ Ripensandoci, sì, forse mi sono spinto troppo oltre, ma rimane una buona storia.

[…] E credo abbiamo raccontato una storia lovecraftiana moderna e credibile, che non si svolge ad Arkham. Che non si svolge a Innsmouth. È chiaro che quei luoghi esistono solo nelle storie di H.P. Lovecraft. Ma riconoscendolo, ho potuto rendere la storia più credibile, se capisci quello che voglio dire. Riconoscendo che quelli sono elementi della fiction di Lovecraft, ho potuto renderla credibile come qualcosa che accade nel nostro mondo o in uno molto simile, piuttosto che nel tradizionale mondo lovecraftiano.”

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A cura di smoky man. Estratto dall’appendice contenuta nel volume Le straordinarie opere di Alan Moore di prossima uscita per Black Velvet Editrice.