Intervista a Carmine Infantino

di Bryan D. Strout
traduzione di Manuela Capelli

Presentiamo oggi un’intervista a un grande del fumetto americano che purtroppo, recentemente, ci ha lasciato. Parliamo di Carmine Infantino, fumettista che nella sua lunga carriera non solo ha lasciato un’impronta importante come artista, ma che ha avuto un’importante ruolo nel percoso della DC Comics. L’intervista è tratta dal sito The Silver Lantern e si ringrazia Bryan D. Strout per averci concesso la ripubblicazione. -AQ

INFANTINO-CHARACTERS1

I tuoi contributi alla Silver Age sono stati fondamentali. “Flash di due mondi” ha dato nuova linfa alla Golden Age, facendo sì che l’idea procedesse di lì in avanti come una valanga. Hai riportato Batman in auge e hai dato il via a un cambiamento progettando e disegnando Flash, reintrodotto in Showcase #4. Eri consapevole che qualcosa di nuovo ed emozionante stesse arrivando con il revival del supereroe?

Non ero coinvolto da quel processo. C’erano delle regole d’ufficio. Facevano riunioni ogni mese. All’epoca era responsabile [come editore] Irwin Donenfeld: teneva degli incontri con gli editor, si sedevano attorno al tavolo e decidevano ciò che volevano fare con Showcase. E poi a qualcuno venne in mente Flash. Anzi no, scusatemi, vennero in mente i supereroi, ma la maggior parte dei presenti non apprezzarono l’idea. Irwin, però, insistette e premette affinché Julie [Schwartz] se ne occupasse, e poi ebbi una telefonata, se non sbaglio, e Julie mi convocò in ufficio. Voleva vedermi, e mi assegnò Flash, che lo volessi o meno.

Quindi non eri proprio al settimo cielo per questo lavoro?

No, per niente. Non mi andava di avere a che fare ancora con dei supereroi. Mi ero già occupato di Flash in precedenza, ti ricordi?

Molti inchiostratori hanno ripassato i tuoi disegni a matita, da Joe Kubert a Murphy Anderson e Joe Giella. Chi è stato il tuo preferito?

Bè, direi Frank Giacoia. Siamo andati a scuola insieme, alla School of Industrial Arts e siamo diventati molto amici. Ha cominciato a disegnare a matita, mentre io inchiostravo. Poi non so cos’è successo, ma a un certo punto ci siamo scambiati i ruoli. Siamo andati da Joe Simon e abbiamo mostrato il nostro lavoro alla Marvel, che all’epoca si chiamava Timely Comics. Offrirono un lavoro ad entrambi e Frank lo accettò. Avevamo 16 o 17 anni e quando tornai a casa e lo dissi ai miei genitori, mi risposero “Oh no. Devi prima finire la scuola, poi farai quello che ti pare.” E mio padre aggiunse: “se ti vogliono ora, ti vorranno anche dopo”. Aveva ragione. Sono contento di aver finito la scuola. Frank invece la interruppe e iniziò a lavorare lì.

Eravate in gamba.

Abbastanza. A dire il vero all’epoca i soldi ci avrebbero fatto comodo ma a mio padre non interessava. Dovette sforzarsi, ma fece ciò che riteneva giusto. Ed era giusto così. La chiave di tutto sta nella formazione.

Vero al 100%. Non puoi biasimarlo affatto.

Decisamente no.

Com’è interpretare una sceneggiatura e trasferirla su carta con le matite?

Bè, io e Schwartz lavoravamo in modo molto diverso. Io creavo le copertine, e lui scriveva delle storie a partire da esse. Sembra strano, vero?

Sì, sembra il contrario di come dovrebbe essere.

Flash_vol_1_113

Sì, ma fammi spiegare una cosa… ti ricordi di Trickster?

Sì.

Corre sospeso a mezz’aria, giusto?

Giusto.

Mentre Flash si deve fermare sulla scogliera alle sue spalle.

Esatto.

Bè, così si costruisce la suspence. Il lettore vuole sapere cosa sta succedendo. Ed è così che funzionava. Io creavo queste copertine… guardale: hanno tutte in comune lo stesso tema, la suspence, e sono tutte molto d’impatto.

Sì, direi di sì. Ho letto una cosa da qualche parte, ma non so se è vera. Dicevano che volevi mettere in difficoltà Gardner Fox con la copertina di “Flash di due mondi”.

Julie Schwartz, non Fox. Sì perché, dannazione, io disegnavo una copertina e loro ci scrivevano una storia, e la cosa mi dava fastidio. Quindi ho detto “ora vi faccio vedere io”. E ho fatto una copertina con un tipo in primo piano e due Flash che correvano verso di lui. Il tipo sta chiedendo “Aiuto!”, mentre loro dicono entrambi “arrivo!”. Quindi gliel’ho piazzata sulla scrivania e ho detto “Ecco fatto, adesso risolvete questa!”, e sono uscito. Appena arrivato a casa, il telefono è squillato. “Abbiamo risolto, ma è stato un inferno”. Non potevo crederci. Era una storia incredibile [nota: negli anni ci sono stati molti omaggi a questa copertina. Tre esempi: 1964 – The Flash #147, 2000 – Silver Age #1 e 2007, la trentasettesima edizione dell’Overstreet’s Comic Book Price Guide.]

FLASH-TWO-WORLDS

Sì, e diede il via a qualcosa di enorme.

Si, fu incredibile. Julie era molto avanti in quell’ambito, glielo riconosco sempre.

A quanto posso capire, avevate entrambi un solido background di fantascienza.

Lui più di me perché aveva lavorato nelle riviste. Aveva rappresentato Ray Bradbury, lo sapevi? Fu il suo agente ed erano amici intimi, quindi era proprio il suo background e quando lavorammo su Adam Strange si sentiva a casa. Era felicissimo. Era proprio il suo settore.

Quindi era tornato al suo elemento naturale.

Sì, e quanto gli piaceva.

Quali altri disegnatori a matita ti piacciono?

Disegnatori o inchiostratori?

Disegnatori a matita.

Joe Kubert era un grande. Alex Toth era incredibile e mio amico, Nick Cardy era uno dei migliori, forse il migliore. Poi anche Irv Norvick, un artista meraviglioso. Spero di non aver dimenticato nessuno, perché ce ne sono tanti.

Quante persone lavoravano come fisse alla DC? Sembra che fossero tutti collaboratori esterni.

Infatti. Gli unici fissi erano quelli della produzione.

Ah quindi Jack Adler…

Sì, e ovviamente i quattro, cinque o sei editor. Loro erano lo staff, gli altri esterni. Scrittori, artisti, disegnatori, inchiostratori, letteristi, tutti. Anche i coloristi. Funzionava così. Tutti lavoravano alla giornata, senza sapere se avrebbero lavorato per il resto della settimana.

Sì, me lo aveva raccontato anche Joe Giella…

Era dura, molto dura.

Giella mi ha detto che doveva lavorare come un pazzo e che una delle cose che amava di Julie era che ogni settimana aveva un assegno per lui, e questo faceva la differenza.

E’ vero. Io non avevo alcun controllo sull’operazione di inchiostratura. Affidava il compito a Joe o Murphy, ed era sotto il loro controllo. Io non ci avevo niente a che fare. Alcuni lavori erano soddisfacenti, altri affatto.

Cosa preferisci tra il metodo della sceneggiatura completa e quello della Marvel?

Bè, li abbiamo provati entrambi alla DC e penso che mi piaccia di più la sceneggiatura completa, ma anche l’altro metodo funzionava. Non era male. Joe Orlando preferiva lavorare così. Lo avevo ingaggiato come editor, ricordi? E gli piaceva lavorare così. Aveva iniziato con Sergio Aragones. Aragones aveva questi disegni davanti a lui mentre scriveva la storia e funzionava bene. Crearono delle storie stupende insieme. Storie horror, western… Bat Lash! [nota: Bat Lash fu pubblicato per 7 uscite tra il 1968 e il 1969].

BatLash_002_01

L’hai creato tu quel personaggio, no?

No, Jerry Mayer. Successe questo: Nicky [Cardy] mi chiamò e mi disse “Carmine, ho finito la prima uscita. Non penso sia un granché, dacci un’occhiata”. Quindi lo guardai e aveva ragione, era totalmente sciapito. Quindi provai a riscrivere sui disegni… su ciò che era stato scritto prima. Fu una cosa difficile ma riuscimmo a sistemarlo. Riportai le figure da lì su altri fogli. Fu uno dei miei lavori preferiti. Ma, devo essere onesto, successe che Joey Orlando non diede subito quei fogli ad Aragones. Ci aggiunse delle cose a suo piacimento. Poi, una volta finito, lo diede a O’Neill, che lo sceneggiò. La riuscita fu buona, anche se non vendette niente (risatina). Vendette benissimo in Europa, fu un successone.

Non potevate farlo per gli Stati Uniti?

No, il Western non funzionava.

Verrebbe da pensare che ci sia mercato per quel genere.

Lo so, ma eravamo preoccupati. Lo volevamo moltissimo, ma lo facemmo con Plop! Provammo anche questo, lo sai?

Plop! fu un bel flop.

Sì, non andò per niente bene, ma bisogna sempre provare le cose. Non si può stare con le mani in mano, bisogna continuare a lavorare su tutto. Si prova, si fallisce e si prova di nuovo.

Come ti è venuta in mente l’idea delle “mani di Infantino che puntano il dito” nelle caselle di testo? E’ una trovata originale.

Oh, non ne ho idea. Ti dico perché. Da bambino guardavo questi enormi paragrafi sotto il titolo e, hai presente le pagine di apertura? Non li leggevo mai. Mi sono detto, se io non li leggevo, chissà quanti bambini li leggeranno? E quindi perché non dividere il paragrafo in blocchetti più piccoli e usare la mano per trascinarli? E in effetti sembrò funzionare.

Sì, catturava l’attenzione, soprattutto quando c’era una mano che faceva il cenno di “stop”.

Sì, e lo leggevano, è questo il punto. Era molto importante, e secondo me la trovata funzionò.

Quindi in pratica hai fatto a Gaspar [Saladino] un piccolo favore, in quell’occasione.

Sì, non tanto piccolo. E’ un ottimo letterista, forse uno dei migliori, ma ormai fanno tutto elettronicamente.

plop

Sì, a quanto ne so io si fa tutto con i computer ormai. Mi disse Joe Kubert che questa era la maggiore differenza quando lavorò a “The Prophecy”, e cioè che tutto veniva fatto al PC.

Sì, e i risultati sono migliori?

Non saprei dirlo, non ho l’occhio da artista.

Non ho visto nessun lavoro recente quindi non posso giudicare. Penso che funzioni, visto che lo usano. Entrambe le aziende. Credo si risparmi.

Senza dubbio.

Sarà quella la ragione principale.

Sì, si tratta sempre di tagliare i costi. Hai fatto strada alla DC, quindi hai un’idea chiara del processo.

Sì sì e non sai che mal di testa rispondere a tutte quelle domande. Ogni soldo speso era sempre la stessa storia: “Perché, per cosa, dove?”. Fa parte del lavoro, sai?

Dev’essere faticoso. Immagino sia più facile rispettare una scadenza.

Per me, intendi? Perché io facevo affidamento sugli editor. Alcuni erano bravi, ma Julie era sempre puntuale. Era un grande. Julie e Murray Boltinoff erano sempre in tempo. E anche Kubert, nonostante dovessi fargli un po’ di pressione. Erano tutti molto bravi. Murray e tutti gli altri. Tutti si attenevano ai tempi e lavoravamo insieme. Funzionava bene. Formavamo un gran gruppo.

Sì, e la qualità è evidente anche dopo tutti questi anni.

Sì, te lo ricordi? C’erano dei grandi artisti. Pensa a Neal [Adams]. Oddio, lavorava a Jerry Lewis nell’ufficio quando mi avvicinai alla sua scrivania, “che diavolo stai facendo?” “mi hanno dato questo da fare”. E poi lo spostammo alla svelta.

Adv_of_Jerry-Lewis-102_00fc

Il suo talento andava utilizzato in altro modo.

Assolutamente, era un peccato lasciarlo lì. Era una cosa ridicola, ma divenne una star con Batman, con House of Mistery. L’unico problema che avevo con Neal era che voleva farsi da solo le copertine e io non glielo lasciavo fare e insistevo a preparargliele io, e litigavamo su questa cosa. Alla fine se ne andò alla Marvel e un giorno Stan Lee mi chiamò e mi chiese “Senti, devo domandarti una cosa: com’è che da te Neal faceva delle copertine più belle di quelle che fa qui da me?”. “Pensaci un attimo, Stan.” “Oddio.”

Bè, dev’essere una bella soddisfazione per te.

Sì, ovviamente mi piaceva anche scrivere. Ho scritto un po’ di Wonder Woman. Curavo il plot, come lo chiami tu. Non scrivevo mai dialoghi, solo trama. La serie di Wonder Woman, ti ricordi quella di Mike Sekowksy e Denny O’Neill?

Certo che sì, quando perse i poteri.

Sì, la serie divisa in quattro parti, te la ricordi? Quando abbandona l’isola, torna a casa e vuole essere una donna, non Wonder Woman.

infantinoww2

Bè, dev’essere stato insolito trasformare un supereroe in un individuo normale.

Sì, ma fu un successone, i quattro libri vendettero un sacco. E poi lavorai a Deadman quando Arnold [Drake] se ne andò e qualcuno doveva scrivere le uscite #2,#3 e #4, e mi serviva qualcuno che scrivesse i dialoghi, quindi lo chiesi a Jack Miller. Io riportai le figure ma poi Neal me lo chiese… voleva farlo lui. Voleva sia scrivere che disegnare, e fu un grave errore, secondo me.

Davvero?

Il libro finì per colpa sua.

E’ vero, non ci avevo pensato. Pensi che lo portò in una direzione diversa da quella che avrebbe adottato Arnold?

Sì, assolutamente. Quando rientrò, Arnold si innervosì molto. Anche a me non piaceva e dopo averlo iniziato a leggere dissi “Ma che cavolo succede?”. Poco dopo osservai i numeri calare. Avevamo puntato al 57, 58% delle vendite e ne avevamo stampate 300mila copie e, all’improvviso, i numeri calarono da 58 ogni mese a 55, 53, 52, 48. Non si potevano leggere. Gli scritti non erano per niente buoni, non ne feci mistero e glielo dissi. Ora ti racconto una storia interessante. Aveva un grande fan, un tipo che adorava Neal. Un giorno venne, è stato pochi anni fa, e mi disse “Sai perché Deadman fu un fallimento? Fu colpa tua”. Gli dissi “Dimmi dove ho sbagliato”. Disse “Bè, abbiamo scoperto che furono rubate oltre 400mila copie di Deadman”. Gli risposti “Bè, è strano, perché ne abbiamo stampate tra le 275 e le 300mila”. La gente ha le teorie più strampalate.

Sì, c’è sempre qualche pazzo che vede una cospirazione da qualche parte.

Sempre. E Neal era sicuro di essere un grande scrittore, ma io non sono d’accordo. La guerra continuò. Ma c’è anche dell’altro, è un artista di talento, questo bisogna riconoscerlo. Ha un enorme talento.

Ha un discreto seguito.

Sì, se lo merita. Non penso faccia ancora fumetti. Penso che al momento si occupi di pubblicità e sceneggiature per TV e cinema. Credo sia in California. Quindi è piuttosto prolifico, gliene do atto.

Quante indicazioni ti dava lo sceneggiatore?

Intendi Julie? Le sue sceneggiature erano già molto editate. Estremamente editate, intendo. Aveva la mano pesante. Ed era così per tutte le sceneggiature, ma alla fine si vedevano i risultati. Di solito aveva uno schema di lavoro. Prima approntava il nemico, poi inseriva l’eroe e li faceva combattere. L’eroe era coinvolto in un paio di combattimenti, poi si volgeva verso la fine. Queste erano le premesse di Julie ed era molto efficiente. Mi divertivo molto con il suo materiale. La mia storia preferita era Elongated Man e Detective Chimp. Immagina perché. Te lo dico io. Julie odiava che fossi io ad inchiostrare, letteralmente. E quindi l’unico modo perché me lo lasciasse fare, era essere veloce in caso avessero bisogno di un inchiostratore, e lui mi dava i personaggi meno importanti di Elongated Man, come Detective Chimp, ma mai niente di fondamentale. Non potevo farci nulla. Ma andava pazzo per le mie matite.

E ovviamente andava pazzo anche per il tuo lavoro con Flash e Mistery in the space…

Non lo cominciai io, sai. Cominciò Mike Sekowsky. All’epoca ero in Corea, quindi iniziò lui. Quando tornai, Julie mi disse “è il tuo libro” e io “e Mike?”. “No”- disse – “sapeva che sarebbe stato il tuo libro non appena fossi tornato”. Quindi parlai con Mike perché non mi fidavo e Mike mi disse “no, è vero, mi avevano detto che ci avrei lavorato solo temporaneamente finché non fossi tornato tu”. Ed andò così. Quindi iniziai a lavorare ad Adam Strange alla seconda o terza uscita, non sono sicuro.

75-1

Ricordo che in Showcase all’inizio c’era Sekowksy…

Sì, assolutamente. E Gil Kane aveva fatto la copertina, se non sbaglio. Ci fu una discussione ma non so chi avesse ragione. Murphy sostiene di aver creato lui il personaggio, mentre Gil se ne attribuisce il merito.

Bè, non credo ne verremo mai a capo.

No, non ci vorrei mai ficcare il naso…lasciai cadere completamente la questione. L’unica cosa che cambiai furono le braccia nude del personaggio. Sta nello spazio a braccia nude, quindi apportai la modifica. E poi feci dei minuscoli cambiamenti…

Bè, è un cambiamento importante.

Sì, anche secondo me. Gli altri furono piccoli. Ma mi piacque molto e Julie si divertì a lavorarci.

Eh sì, ancora fantascienza.

Andò molto bene, il libro vendette parecchio.

Si, ho molti numeri di quel fumetto e le trame erano eccellenti…

Era il suo forte, non dimenticarlo.

Sì. E sono sempre stato molto colpito dalla produttività di Gardner Fox.

Oh, incredibile. Sai chi era veramente straordinario? Johnny Broome. Johnny Broome era uno scrittore fantastico. Era molto, molto lento. A volte faticava su una pagina per una settimana, ma era veramente bravo. Julie toccava a malapena i suoi scritti. Magari aggiungeva una virgola ma niente di più. Per dire quanto era bravo. John scrisse buona parte delle storie di Flash. E poi anche Gardner.

A proposito di loro due, so che hai avuto l’occasione di disegnarli entrambi in una storia. Per caso qualcuno ti ha mai ritratto all’interno di una storia?

Penso di sì. Quando ero editor qualcuno l’ha fatto, e non fu una cosa molto lusinghiera.

Oh no.

Nessun problema. Se non sbaglio fu Gil Kane. So che qualcuno lo fece, ma non so chi. Non me lo ricordo. [Nota: il cattivo di Wonder Woman #203, del Novembre-Dicembre 1972, fu disegnato da Dick Giordano e assomiglia molto a Carmine Fantino].

Amazing_World_of_DC_Comics_Vol_1_8

Quella copia di The Amazing World of DC Comics [#8] che ti ritrae al tavolo…

Molto divertente, no?

Sei stato tu a disegnarlo, vero?

Sì, fu divertente, “Grodd, adesso molla la banana”. Molto divertente. Passammo dei bei momenti con quell’uscita. Era da molto che non disegnavo, quindi ero entusiasta [nota: mi sono ricordato molti giorni dopo che ho avuto una caricatura di Carmine fatta da un fan che aveva visitato gli uffici della DC negli anni ’60 e aveva fatto alcuni sketch dell’esperienza. Fu stampata in Secret Six #6. Ho scannerizzato quelle due pagine e le ho mandate per email a Carmine.]

Ci fu una notevole reazione da parte dei lettori quando riassegnarono i disegni di Flash a Andru ed Esposito.

Lo so. Capisco che fossero arrabbiati.

Arrabbiati neri, fu incredibile.

Perché? Io pensavo fossero degli artisti straordinari. Fu per quello che assegnai il lavoro a loro.

Per questo?

Sì. Perché quando lasciai quel lavoro, dovevo scegliere qualcuno e scelsi loro, perché pensavo fossero molto bravi, ma a quanto pare i lettori non furono contenti.

Per un bel po’.

Proprio non lo capisco.

Bè, ovviamente avevi fissato uno standard difficile da eguagliare.

Non so che dire. Ross è un artista davvero straordinario.

Credo fosse un po’ lento.

E’ vero, lavorava lentamente, ma era meticoloso. Molto meticoloso. Un artista incredibile. Ecco perché pensavo fosse un ottimo sostituto per Flash, ma apparentemente non lo era. Lo scelsi per… ti ricordi la copertina Spiderman/Superman? [nota: uscita nel 1976]

superman vs spiderman

Sì.

Scelsi Ross. Io feci le bozze e poi scelsi lui per completare il lavoro. Stan [Lee] non ebbe niente a che fare con quel lavoro. E all’epoca lavorava per Stan.

Non lo sapevo.

Interessante, vero? Ma volevo che ci mettesse mano lui, e lui lo fece. E penso… fu Mike a inchiostrare?

Mi pare di sì.

Sì, mi pare che Michael inchiostrò i disegni. Era una bella copertina, ben fatta [nota: ricerche posteriori hanno rivelato che fu Dick Giordano a inchiostrare].

Di chi fu l’idea di quella collaborazione? Della Marvel o della DC?

Della Marvel, io mi opposi. Pensavo che Superman fosse molto più importante di Spider-Man all’epoca e non volevo fare troppa pressione. Ma i tipi al piano di sopra pensavano che avrebbe reso bene e non gliene importava nulla, quindi insistettero affinché accettassi.

Fu un rischio mettere in vendita qualcosa a due dollari.

Sì, vero. Vendette bene, quasi lo esaurimmo. Quindi erano in testa. Fu una cosa personale, ecco cosa fu.

La prima storia di Deadman…

Fu Arnold [Drake] a scriverla. Sei stato tu a dirmi che fu licenziato dopo Deadman?

No.

Comunque non è vero. Non penso che sia stato licenziato, non che io sappia. Penso che partì per l’Europa. La storia che sentii, ma non so se è vera, è che se ne andò dalla DC e non so se è vero, perché io fui colpito da questa cosa, da questo fumetto, e dovetti farlo io stesso. Feci scrivere i dialoghi a Miller: gli chiesi di venire in ufficio alle sei di notte e gli diedi la trama, quindi lui dovette tornare a casa e lavorarci. Facemmo la #2, la #3 e la #4 e Neal [Adams] un giorno venne nel mio ufficio e disse che voleva scrivere e disegnare e il mio errore più grande fu acconsentire.

Come ve la cavaste con quel riferimento all’oppio nella prima storia?

Non l’hanno proprio toccata, strano, vero?

Sì, cioè, il Comics Code era ancora abbastanza rigido.

Sì, in apparenza non li sfiorò proprio. Scrisse una storia bellissima, molto diversa. Mi pare che faranno un film basato su Deadman.

Davvero?

Sì, ho sentito così. Pare che qualche regista famoso voglia farci un film. La parte triste è che Arnold è morto. Non è riuscito a entrare in contatto con il regista ed è morto, fine della storia, sfortunatamente.

Sì, infatti avevo scoperto che stava lavorando sul prequel di Doom Patrol.

Davvero? Prima di morire stava lavorando molto. Lavorava come un pazzo, ma voleva davvero fare questo film su Deadman, stava cercando un regista. Aveva una bella storia, sai? Voleva scrivere la vita di Boston Brand prima che diventasse Deadman, sarebbe stato interessante, non trovi? Aveva già scritto la trama, ma pare che non sia mai entrato in contatto con il regista, quindi fine dei giochi.

E aveva fatto altre sceneggiature prima, quindi per lui sarebbe stato un gioco da ragazzi.

Oh sì. Se la sarebbe cavata alla grande. Ma sai come sono fatti questi tipi, sono fumettisti o scrittori. Non sono interessati. Sono al di sopra.

flash how to draw carmine infantino dc comics limited collector's edition tabloid pencils silver bronze age

Preferivi le copertine o gli interni, o non facevi distinzioni?

In alcune storie c’era differenza. Non mi piacque per niente Batman, ma le copertine sì. Non mi piacque fare i personaggi, e francamente neanche Bob Kane. Non gli piaceva il mio lavoro e quando ero lì si lamentava, quindi gli dissi “vai al diavolo, non mi va più di farlo” ma poi mi convinsero a farlo. Dissi loro di tacere e così via. Ma feci tutte le copertine, te lo ricordi?

Certo, ne hai fatte una pila.

Sì. E abbiamo riportato indietro il personaggio. Stava morendo, letteralmente, e noi l’abbiamo riportato in auge. La verità è che iniziammo a riprendere il personaggio ma poi intervenne la TV e boom, partì come un missile.

Se non sbaglio sei stato il primo artista a non dover firmare il tuo lavoro come Bob Kane.

Sì, oh sì. Non ne fu affatto contento. Voleva firmarli lui. Dissi che se li avesse firmati lui, io non avrei disegnato, e la facemmo finita con quella storia.

Buon per te.

Sì, bè, lui voleva… bè, lo conosci. E’ un tipo strano.

Era molto stupito da ciò che avevi ottenuto.

Sì gli importava solo di quello. Quando sua moglie volle il divorzio, non riusciva a capire come fosse possibile che una donna potesse lasciare Bob Kane. Non poteva crederci, gli importava solo di questo.

batman_infantino

Hai lavorato per la DC e per la Marvel. C’erano grosse differenze nelle modalità operative di queste due aziende?

Non mi hanno mai creato problemi. Anche quando lavoravo per la Marvel. Non lavoravo neanche in ufficio. Non stavo neanche vicino a loro. Mi mandavano il lavoro e io glielo rimandavo indietro. E per loro ho lavorato a Miss Marvel, Spiderwoman, Nova. Ho anche fatto un po’ di Ghost Rider. Non molti, solo qualcuno. E poi ovviamente anche Star Wars. Quello è stato un lavoro pesante. Molto difficile da disegnare. Ho fatto 12 o 13 uscite e poi non ne ho potuto più. Era troppo per me. Il creatore [George Lucas] mi chiamò. Pensava fosse una questione di soldi ma gli dissi “No, è semplicemente finita. Potrebbe solo peggiorare da ora in avanti, è meglio se mollo.” Fu difficile, molto molto difficile. Tutti quei personaggi, e le navicelle spaziali. Ma i due personaggi erano veramente complessi. Il piccolo R2D2, molto difficile da disegnare, con tutti quegli aggeggi…

Mi viene in mente ciò che mi disse Joe Giella e del suo lavoro con la Justice League, e della fatica di fare tutto per bene…

Per fortuna non ho dovuto lavorare a quella maledetta Justice League. Sarei morto di fatica, con tutti quei personaggi. Joe non ebbe troppi problemi, comunque. Mike [Sekowsky] era molto veloce e bravo. Solo alla fine divenne poco curato, ma nei suoi giorni migliori era incredibile, meglio di chiunque altro. Poteva fare [Jack] Kirby meglio di Kirby, era molto bravo.

Oggi fanno delle cose con il colore che negli anni ’60 potevamo solo sognare. Ti piace o ti sembra una distrazione?

Bè, non sono più libri di fumetti. I disegni ora sono illustrazioni vere e proprie, non sono più libri di fumetti, non ci sono più storie. Ci sono dei tipi con muscoli enormi, incredibili scene di battaglia… è tutto. I fumetti non erano così quando ci lavoravo io. Non penso che vendano molto, no?

L’editoria è in crisi.

Penso che presto vedremo delle ristampe da 500 pagine di questi [Showcase Presents]. Qui non possono rimetterci denaro.

I classici non muoiono mai.

Sono in bianco e nero, sono ristampe. Pare che vadano bene, perché la DC ne ha già fatte cinque.

Almeno…

Sì, ho lavorato su tutte. Ne ho delle copie, per questo lo so.

Negli anni ’60 hai vinto tutti gli Alley Awards. Di quale sei più fiero? (“Flash di due mondi”; Mystery in “Planet that Came to a Standstill”, Flash in “Doorway to Unknown”, il debutto di Deadman con “Who’s Been Lying in my Grave?”)

Vincemmo tutto, fummo molto fortunati.

Più che fortunati, direi talentuosi.

Bè, sicuramente con noi lavoravano artisti di grande talento. Nella nostra squadra c’erano alcuni dei migliori artisti del settore. Eravamo amici e insieme si lavorava bene. Ero un loro fan. Era evidente che ognuno dava il massimo che poteva.

Me lo aveva detto Gaspar [Saladino]. Disse che c’era un clima di grande cooperazione. Nessuno cercava di far prevalere il suo ego.

No, di questo sono sicuro. C’era una stanza apposita per artisti e scrittori in modo che potessero sparlare, lamentarsi, fare ciò che volevano. L’accesso era vietato agli editor e funzionava alla grande. C’erano dei grandi talenti lì dentro. Bernie Wrightson e ovviamente Nick Cardy. Quando arrivai io, gli stavano dando del filo da torcere e lui voleva andarsene, così gli dissi “Nicky, sono appena arrivato, dammi una chance”. Funzionò e lui rimase, grazie al cielo. E’ semplicemente straordinario. Non ho parole per descriverlo meglio.

Hai preso parte alla convention e sei andato a Toronto?

E’ andata bene. I fan lassù sono molto gentili.

Bello sapere che sei ancora apprezzato.

Penso di sì. Spero di sì.

Come ci si sente ad avere un proprio lavoro su un francobollo statunitense?

Strano eh? Me lo dissero mentre ero a San Diego e la sensazione fu strana. Presero due miei disegni, mi pare. Ero molto contento.

A quanto so, hai fatto molta consulenza per il primo film di Superman [1978], ma non ti hanno inserito tra i credits. Ti hanno tenuto in considerazione?

Sì, il mio nome doveva essere nella sceneggiatura. Dovevo partecipare al film ma poi mi hanno scaricato e hanno tolto il mio nome dal progetto. Non puoi farci nulla ma ci avevo lavorato davvero molto. La prima sceneggiatura era terribile. Era “Uccidere il Papa” Questa era la trama. E io dissi “Santo cielo, non possiamo fare una cosa del genere”. Andai al piano di sopra e chiesi di sistemarlo. Lo fecero con il mio aiuto. Ho lavorato sia a Superman I che al II e ho salvato entrambe le trame. Credo sia una buona cosa.

Per quanto riguarda l’autorità del Comics Code: le sceneggiature e i disegni dovevano essere spediti a qualcuno perché fossero approvati?

Sì, dovevamo spedire delle istantanee e ricevere l’approvazione. Non c’erano grossi problemi. Anzi, gli artisti diventavano più creativi grazie alle restrizioni.

Vero. Credo sia stato uno dei punti di forza della Silver Age.

Assolutamente. E ora invece vendono solo… sesso e violenza.

E oscenità.

Non serve nei fumetti, non è più così creativo.

No, è solo un modo pigro di scrivere storie.

Vero.

A chi venne l’idea dei Go-Go Checks?

A Sol Harrison e fu un grave errore perché in quel momento i libri non vendevano niente, avrebbero solo dovuto guardare gli scacchi e non li avrebbero comprati. La DC non vendeva quindi gli scacchi furono un ottimo barometro per evitare i libri. Se l’avessero intuito, li avrebbero evitati.

Fu una mossa totalmente controproducente, vero?

Sì, totalmente. Fu colpa di Sol. Accadde prima che io arrivassi lì, per fortuna.

Quindi non devi assumertene la colpa.

No, per questo no. Fui io a sbarazzarmene.

196_1Carmine_infantino_for_web

Come sapete, Carmine ha lasciato un segno indelebile alla DC Comics e in particolare alla Silver Age, per i motivi che potete leggere in questa intervista e per molti altri ancora. Ha fatto di tutto, dai disegni a matita, alle chine, diventano in seguito Art Director, editore e infine presidente. Una enorme quantità di fumetti riporta il suo nome alla fine della pagina introduttiva per attestare la sua carriera, che è stata davvero incredibile. Per maggiori informazioni, suggerisco di leggere la sua autobiografia, The Amazing World of Carmine Infantino. E’ stato un vero privilegio parlare con lui, e quando gliel’ho detto, mi ha risposto semplicemente “Non essere stupido”.

About these ads

2 risposte a “Intervista a Carmine Infantino

  1. Splendida intervista, sembra davvero autentica e per nulla “laccata”.
    Peccato solo che nessuno dei link all’interno di essa funzioni…
    Saluti
    Orlando

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...