Intervista a Adrian Tomine

traduzione di Miranda Saccaro

La Drawn & Quaterly ha da poco dato alle stampe la raccolta di sketch, copertine e fumetti “ New York Drawings” che testimonia il decennale rapporto di Adrian Tomine con il New Yorker. Vi presentiamo una sua intervista apparsa sul sito The Rumpus.

Come la maggior parte delle cose che mi piacevano quando avevo 16 anni, ho conosciuto i fumetti di Adrian Tomine grazie a mia sorella maggiore, che mi prestò i primi numeri di Optic Nerve. La serie iniziò come una serie di mini-fumetti autoprodotti, che il Tomine teenager fotocopiava e distribuiva a Sacramento. Nei tardi anni ’90, malgrado lui si fosse lasciato alle spalle la sua adolescenza, i suoi personaggi in genere non lo avevano fatto. Sono anime introverse, creative, maldestre, e non era una sorpresa che il mondo che abitano somigli a quello in cui vivevo più di Dawson’s Creek.
Avanti veloce di dieci anni, e le illustrazioni di Tomine sono ospitate regolarmente sulle copertine del New Yorker; il suo è un nome noto nel mondo dei graphic novels. Nel 2011 ha pubblicato due libri: una collezione illustrata delle sofferenze e tribolazioni che hanno portato al suo matrimonio, e il tanto atteso Optic Nerve #12. Tra queste due uscite, ho avuto il modo di avere le sue opinioni sulla paternità, sulla sua avversione nei confronti degli e-books e sull’evoluzione dei fumetti nel decennio scorso.

***

Rumpus: molto è cambiato nel mondo dei fumetti da quando hai iniziato a pubblicare. Se oggi un adolescente si sente alienato e ha la necessità di qualcosa cui rapportarsi, pensi che entri ancora in un negozio di fumetti, o farà qualcosa su internet, non so neanche io cosa?

Adrian Tomine: più la seconda opzione che la prima, temo. Vedi, è innegabile che, nella cultura nordamericana degli ultimi dieci anni, i fumetti si siano mossi in modo drammatico verso il mainstream e per gente come me, che ha sempre cercato di viverci, è una gran cosa. Sono molto grato per questo. Ma allo stesso tempo, è un qualcosa che non ha più niente a che fare con la sottocultura; è una roba che sta sul New York Times o sul New Yorker. E con questa specie di visibilità aumentata, circolano più soldi in questi campo, e ciò cambia molte cose, in termini di chi entra nel business come creatore, chi ci rimane e chi ne viene tagliato fuori. E penso sia un peccato che quello che era stato un porto sicuro per artisti eccentrici, per autentici outsiders, ora non lo sia più. Ma ci sono sicuramente pro e contro. Puoi anche vederlo come il coinvolgimento di un pubblico più variegato.

Rumpus: dieci anni fa, parte costante delle conversazioni era che il graphic novel non godeva di alcun rispetto come medium artistico. E questo è cambiato con il tuo successo, con quello che ha fatto Art Spiegelmann. Sui lavori di Daniel Clowes si fanno film.

Tomine: certamente ho avuto dei vantaggi da questo stato di cose. Nel senso di poter essere un artista professionista; ed è anche bello non dover più avere più paura delle presentazioni: ‘Che fai per vivere?’ In passato era più facile rispondere, semplicemente, che facevo l’illustratore per delle riviste piuttosto che cercare di spiegare che si, facevo fumetti, ma non il tipo di fumetti cui sei abituato e, no, non è pornografia, eccetera. E ora anche la generazione dei nostri genitori ha familiarità con il termine ‘graphic novel, è una cosa fantastica.

Rumpus: una cosa che non sembra essere cambiata granché, è il fatto che questo sembri un campo ancora prettamente maschile.

Tomine: si. Penso che questo stia cambiando, sicuro, ma c’è una storia così lunga…penso che ci voglia un po’ per bilanciare le cose. Riguardo all’ avere nuovi artisti che non siano in quella demografia stereotipata del ragazzino adolescente; c’è stato un sacco di progresso, di recente, credo. Non vorrei fare un’affermazione definitiva su questo argomento, ma ho l’impressione che l’ostacolo maggiore al progresso in questo senso sia il numero di persone che scelgono di provarci. Penso, a suo onore, che questa sia una delle forme di intrattenimento di massa recenti che non sento essere discriminatoria in alcun senso. Penso che ci sia questa fame diffusa di una maggiore varietà, in cui gli editori sono veramente entusiasti di trovare voci diverse piuttosto che ciò che è già stato fatto.

Rumpus: essendo cresciuta a Berkley, la specificità dei luoghi di Berkley, per me, ha sempre aggiunto del divertimento extra, dal momento che gran parte dei tuoi primi lavori era ambientata lì.

Tomine: è interessante. Quando stavo lavorando a Shortcoming, la fase che stavo attraversando nella mia vita reale era quella di lasciare la Bay Area per New York, quel logorante processo di andare avanti e indietro. Lavorando a quel libro, non è stato intenzionale, ma penso fossi in quel tipo di processo emotivo per cui in qualche modo stavo dando l’addio agli sfondi dei vecchi luoghi che disegnavo, e ne stavo aspettando di nuovi. E ora, nel libro a cui sto lavorando (Optic Nerve #12), che è la prima cosa che ho fatto interamente a New York, completamente a sorpresa, sembra che alcune storie abbiano luogo in California.

A volte il fatto di cercare di visualizzare l’ambientazione di una storia diventa una questione abbastanza emotiva per me: ‘Non so perché, ma sento che questo dovrebbe accadere nel tale preciso quartiere di Sacramento che ricordo’. E ora puoi andare su Google maps e praticamente farti una passeggiata per quel quartiere. C’è un qualcosa che mi dà soddisfazione nel riuscire a disegnare proprio il tipo particolare di architettura da quattro soldi che mi viene in mente.

Rumpus: ora sei padre. Hai mai pensato a tua figlia, arrivata a una certa età, che legge i tuoi fumetti per la prima volta?

Tomine: si, non mi piace l’idea. Ho pensato a molte cose diverse che riguardano la sua crescita e per me la maggior parte di queste è inquietante e preoccupante. Non è che i contenuti dei miei lavori siano controversi, non penso che sarà allarmata, scioccata o disgustata da ciò che ho fatto. Penso che la mia paura, che sicuramente si rivelerà essere fondata, è che crescerà intelligente e istruita abbastanza da guardare al mio lavoro e esserne critica. Tipo, ‘Oh, questo è un po’ ripetitivo, e perché ti torci le mani con queste preoccupazioni adolescenziali. Fattene una ragione!’ Spezza il cuore immaginare una cosa del genere. Mi accadrà di sicuro, ma di certo non dovrò affrontarla ancora per un po’ di tempo. C’è una realtà parallela in cui potrò vivere per un po’, in cui uno scarabocchio veloce a pastello del muso di un gatto la renderà felice. E poi, tanti miei amici fumettisti sono più grandi di me e hanno figli, e non riesco a pensare anche a uno solo i cui figli siano cresciuti per essere dei ribelli. Ci scherziamo sopra – essendo noi le persone che siamo – penso che i nostri figli per essere ribelli dovrebbero essere contabili che giocano a football, o qualcosa del genere.

Rumpus: quando lavori fuori casa, in particolar modo, immagini che lei possa assorbire qualcosa di quella creatività, o almeno un’inclinazione all’arte semplicemente per osmosi.

Tomine: è il meglio in cui possa sperare. Penso stia diventando sempre più raro in questo paese crescere dei figli con la mentalità che la creatività sia qualcosa che ha valore. L’idea di tentare di fare uno sforzo per produrre qualcosa, di mettere qualcosa al mondo, invece semplicemente di assorbire tutta la roba che il mondo produce per te…penso sia sempre più difficile di generazione in generazione. Persino io mi sento completamente separato dagli adolescenti di oggi che hanno accesso a internet. E sono meravigliato che questo interesse per i videogiochi non sia mai sparito. Continua a crescere. Quando parlo con persone con figli teenager, oggi le loro stanze sono piene di schermi. Ci sono i loro telefoni e i loro lettori DVD e le tv e tutte queste cose che producono per loro distrazioni, e penso che sarebbe difficile trovare il tempo per creare qualcosa. Penso che questo stia veramente cambiando qualcosa dell’adolescenza.
In tutto c’è anche un’ immediatezza che ha cambiato le aspettative di tutti.

Ora, se non riesco a rintracciare qualcuno sul cellulare sono in un certo modo arrabbiato con lui. E nella mia mente, so che tutte le cose cui do valore vero in termini di arte, bei romanzi o film o fumetti, ognuna di queste cose necessita di un lungo, lungo tempo per essere creata, e implica tanta concentrazione e dedizione…e penso che l’allenamento a questo stia diventando sempre più raro quando la gente si abitua a guardare cose come i video di YouTube, e riesce ad acquisire cose istantaneamente. Mi innervosisce l’effetto che l’alta velocità di tutto avrà sulla creatività. E’ già triste per me vedere che tanti dei giovani aspiranti fumettisti mettano cose sul web, facendo animazioni al computer piuttosto che rivistine e mini-fumetti, che sembra stiano prendendo la stessa strada dei dinosauri.

Rumpus: cosa pensi dell’interno mondo dei fumetti online?

Tomine: in sostanza, penso non ci sia modo di spostare indietro le lancette dell’orologio, e non ha senso stare in lutto per ciò che è passato, ma non so se le alternative di oggi replichino veramente l’esperienza educativa che ho avuto, in relazione a ciò che ho ottenuto dal fare mini-fumetti. Ci sono alcuni componenti di questa cosa che sono irrimediabilmente perduti perché ora puoi semplicemente mettere delle cose sul tuo blog nel momento stesso in cui le finisci. E poi, come consumatore, è strano che quando andavo a una sessione di autografi la lasciavo poi con una bracciata di pamphlet fatti dalle persone per mostrare i loro lavori, e invece ora me ne vado solo con biglietti da visita con gli indirizzi web dei loro siti. E quando arrivo a casa e tiro fuori questi biglietti, non vado mai a guardare quei siti. Ma se ci fossero mini-fumetti tra le mie mani, li leggerei mentre pranzo. Probabilmente, sono anche uno dei pochi vecchi testardi rimasti a non aver acconsentito a creare una versione e-book delle sue opere, cosa fastidiosa per alcuni degli editori per cui lavoro.

Rumpus: cosa hai contro gli e-books? Cosa pensi cambino nel modo in cui si leggono i fumetti?

Tomine: penso che molti dei fronzoli che sono disponibili diventino irresistibili per certe persone, così non sarà mai una vera versione sostitutiva del tuo fumetto. Si vorrà sfruttare la possibilità di avere il suono, di usare lo zoom, eccetera. Una cosa che mi rincuora di New York è che sono andato allo Strand per dare un’occhiata a un paio di libri, di recente, ed è scioccante, e meraviglioso, entrare nella libreria 20 minuti prima della chiusura e vedere gente con una bracciata di libri con copertina rigida alla casa e vederli pagare per essi. E pare abbiano ancora dei commessi che sembrano usciti da una classica libreria di libri usati, gente eccentrica che preferirebbe starsene a leggere un libro ma invece deve lavorare in un negozio.
In termini di e-books, comunque, non sono arrivato ancora al fondo della faccenda ma per qualche ragione chiunque conosca vuole coinvolgermi in questo argomento, o convertirmi. Penso che ci sia un sacco di gente che voglia vedermi sposare l’idea e alla fine dire, ‘Ok, ho comprato un iPad ed è strepitoso!’ C’e molta gente cui farebbe piacere una cosa del genere, sicuro.

Rumpus: cosa ti spaventa di più, essere paragonato a Raymond Carver [non ho trovato alcuna attribuzione originale per questa affermazione - alcuni dicono fosse Dave Eggers all'inizio, ma non ho modo di verificare] o quando la gente ti chiama la voce di una generazione?

Tomine:: oh, Dio. Se dovessi scegliere, direi probabilmente la seconda. La prima volta che ho partecipato a una lettura pubblica da Cody’s, la donna che presentava disse qualcosa del genere, e io non ero l’unico ad aggrottare le sopracciglia. Mi ricordo di aver guardato il pubblico e di aver visto i volti della gente, e il sussurrarsi tra loro, e pensare, ‘Oh, possiamo semplicemente cancellare questa cosa. Non posso andare tra la gente dopo che lei ha detto una cosa del genere’
Il paragone con Carver non spunta più fuori granché, mi imbarazzava solo perché ero un suo grande fan, ed ero abbastanza lucido sul fatto che non giocavo nel suo stesso campo. Ora è ancora più complicato da quando è uscita la sua biografia. Penso che nella mente dell’autore il punto di quella biografia fosse dipengerne un ritratto autentico, ma a me sembra che il suo effetto principale sia stato quello di turbare chi era un suo grande fan.
E’ venuto fuori che lui si opponeva a molte delle cose che ammiravo, o che erano opera del suo editor. E, sai, non è che fosse il migliore dei mariti o il migliore dei padri, e allora in quanto scrittore e padre e marito, continuavo a pensare ‘Ci deve essere un aspetto della sua vita cui posso aspirare’, e poi: oh no, ha mandato a puttane anche quello. Quindi penso che in futuro, se qualcuno farà qualche paragone, incrocerò le dita e spererò che lo intendano come complimento, in relazione alla sua opera, e non in merito alla sua vita di marito e padre.

Rumpus: non ti danno in continuazione dell’alcolizzato che tradisce la moglie, in teoria.

Tomine: è stato particolarmente doloroso per me leggere la roba sul suo rapporto coi figli nello stesso momento in cui davo il biberon a mia figlia di sei mesi, sai. E poi mi stavo appena riprendendo e vedo che c’è una raccolta di memorie del figlio di Andre Dubus, anche lui scrittore a pieno titolo, e io: ok, non sono pronto per questo. Ma poi, più invecchio più mi rendo conto che, se vai a scoprire ogni singolo evento sulla vita personale della maggior parte degli artisti che ami… be’, nel mio caso la maggior parte di loro sono degli ubriaconi.

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