di Andrea Queirolo
Dell’inusuale prospettiva di spalle con cui Clowes ritrae i personaggi, ne parlavo QUA alcuni giorni fa.
Poi, per caso, mi sono letto un po’ di storie del buon Steve Ditko. Qualche vecchio numero di Spider-Man, alcune cose degli anni ’50, il dimenticato Mr. A e quell’incredibile chicca di Creeper (lo sapete vero che ne è uscita una raccolta completa in italiano qualche anno fa?).
Come per magia mi è sembrato tutto più chiaro. Certo, dovevo pensarci subito. Quel particolare modo di fare adoperato da Clowes doveva pur venire da qualche parte e la risposta non poteva che essere una: Steve Ditko.
Questo per un mucchio di ragioni non solo grafiche. Soffermatevi un attimo su alcuni dei titoli di queste storie: The man who dissapered, The Faceless Man, The man who painted on air. Tutte racconti degli anni ’50 che parlano di alienazione sociale e di gente con problemi.
E poi, ovviamente, c’è lo stupefacente Uomo Ragno, l’emblema del piangersi addosso. Leggendo i monologhi di (quel) Peter Parker sembra di leggere i pensieri di un personaggio clowesiano.
Eccovi un po’ di personaggi in preda a crisi esistenziali che se ne vanno a spasso per strade deserte, spesso di spalle, parlando da soli.
Déjà vu?

























Felicissima intuizione… mi trovi senz’altro d’accordo, d’altro canto non si inventa nulla di sana pianta ma ogni cosa è frutto della rielaborazione di materiali precedenti in una chiave inedita.