Intervista a Gene Colan (2001)

 Condotta da Tom Field
Trascritta da Jon B. Knutson
Traduzione di Andrea Pachetti

Dopo aver pubblicato l’intervista a John Buscema torniamo a occuparci nuovamente dei grandi maestri del passato, sempre grazie alla disponibilità della TwoMorrows Publishing di John Morrow. Presentiamo stavolta un’intervista al “Decano” Gene Colan, artista scomparso nel giugno del 2011, il cui nome presso la Casa delle Idee è legato soprattutto a La Tomba di Dracula, Daredevil e Howard the Duck. Nei mesi scorsi è apparso (per i tipi di Panini Comics) un volume che raccoglie le prime avventure del vampiro Marvel: speriamo che questo documento sia d’auspicio per il proseguimento della serie. L’intervista è tratta da Comic Book Artist #13.- AP

Questa intervista, realizzata nell’abitazione di Gene Colan nel Vermont il 18 Febbraio 2001, si concentra sulla sua carriera in Marvel durante gli anni settanta. Anche la moglie di Gene, Adrienne, aggiunge alcuni graditi commenti nel corso della conversazione. Per un approfondimento sui primi anni della carriera di Colan e i suoi inizi alla Marvel durante gli anni sessanta, si faccia riferimento all’interessante intervista ricca di informazioni condotta da Roy Thomas, in Alter Ego #6 —Tom Field

Comic Book Artist: Dunque, parliamo della Tomba di Dracula. Come sei venuto a sapere che la Marvel aveva intenzione di realizzare questo progetto?

Gene Colan: Devo averlo sentito da qualche editor dell’epoca oppure dallo stesso Stan [Lee], e ricordo di aver avuto una conversazione con lui a riguardo. Gli dissi, “Stan, ti prego con tutto il cuore .” Mi chiese, “Perché?” E gli risposi, “Perché è qualcosa che davvero amerei disegnare.”

CBA: Cosa ti affascinava?

Gene: Gli ambienti d’atmosfera che sarebbero stati necessari per rappresentare la malvagità e il terrore…

CBA: In quel momento, sapevi chi sarebbe stato a scrivere i testi?

Gene: Non ne avevo nessuna idea, ma era Stan il responsabile e io volevo essere l’artista destinato al progetto. Avevano altri albi di mostri in quel periodo, stavano facendo diversi test di mercato, così chiesi a Stan di Dracula e lui disse, “Ok, bene,” così non ci pensai più. Immaginavo intendesse che tutto andava bene nel senso che la testata era mia! Ma poi aveva cambiato idea senza farmelo sapere e a chi era stata assegnata, se non a Bill Everett? Avevo telefonato a Stan dicendo, “Stan, non è quello che mi avevi detto!” Mi rispose, “Bè, a Bill era stata assegnata molto prima che dicessi che potevi farla tu, e glielo avevo promesso.” Sapevo che mi stava parlando in modo ambiguo, così mi misi comunque a lavorare su un’intera pagina di studi sul personaggio di Dracula, con una serie di pose diverse in un montaggio. Vorrei tanto avere quella tavola oggi.

Adrienne Colan: Odio essere un’impicciona, ma… Gene era stato davvero devastato da quella novità, però la prese come un “Ok, è andata così”, dato che Stan era stato molto deciso a riguardo. Ma questo accadeva nel periodo in cui uscì il primo film del Padrino, e c’era questa storia molto famosa che girava a Hollywood su come Marlon Brando si vedesse nel ruolo del Padrino, al contrario di ciò che pensavano gli studios. Dato che Brando era Brando, nessuno si sarebbe aspettato che si sottoponesse ai provini, ma dissero che si mise del cotone idrofilo nelle guance e si presentò nello studio vestito da Padrino e ottenne la parte, nonostante l’industria non lo avesse ritenuto adatto. Così, avevo suggerito a Gene di fare quella pagina con le prove, perché sapevo che Gene aveva una sua visione di Dracula, era entusiasta, carico come un fucile a pallettoni! Ma lui non voleva! Pensava, “Ma perché dovrei? Non verrò pagato!” Gli dissi, “Ascolta, se è andata bene a Brando, perché tu…”

Gene: È andata proprio così. Inviai quella pagina a Stan e il giorno dopo lui mi chiamò dicendo, “È tua!”

CBA: A quel punto sapevi che avresti disegnato un comic book, oppure si pensava anche a un magazine in bianco e nero?

Gene: Si trattava di un comic book, uno degli albi di mostri che avrebbero aggiunto alla lista delle uscite.

CBA: Altrove nell’intervista mi hai raccontato che vedere il film originale di Frankenstein da piccolo ti aveva traumatizzato e che questa esperienza ti aveva fatto appassionare all’horror. Ma allora perché non ti sei occupato dell’albo Marvel di Frankenstein?

Gene: Perché non mi era stato offerto! Non me ne avevano mai parlato. Solo di Dracula.

CBA: Saresti stato interessato?

Gene: Oh, certo! Avrei disegnato senz’altro anche quello.

CBA: Sarebbe stato più interessante della Tomba di Dracula?

Gene: No, preferivo Dracula. Innanzi tutto avevo in mente un attore particolare nel ruolo di Dracula che non aveva mai recitato quella parte, si trattava di Jack Palance. Ho immaginato, “Oh, se c’è qualcuno che può recitare quel ruolo, è senz’altro lui!”

CBA: Che cosa ti ha portato a pensarlo?

Gene: Lo avevo visto fare Jekyll e Hyde per la televisione, e proprio allora avevo capito che sarebbe stato un Dracula perfetto. Aveva questo aspetto così cadaverico, i tratti del volto che ricordavano quasi un serpente… E alla fine ha recitato davvero in quel ruolo, proprio in tv. Così l’ho preso come riferimento e, mentre disegnavo Dracula, mi sedevo davanti allo schermo televisivo con la Polaroid: ogni volta che che appariva scattavo una foto, ritraendolo in varie posizioni così da poterle usare in seguito. Ecco come si è evoluta la cosa. Dracula non aveva proprio il suo aspetto, diciamo che gli assomigliava. Forse non ero riuscito a catturare la sua vera essenza sin dall’inizio… Ma col passare degli anni iniziò a evolversi in Jack Palance. È proprio quello il momento in cui inizi veramente a sviluppare un personaggio; diventi molto, molto più bravo a disegnarlo.

CBA: Per iniziare la Tomba di Dracula hai dovuto interrompere Daredevil, l’albo a cui sei stato maggiormente associato. È stata una decisione difficile?

Gene: No, lo avevo disegnato per molto tempo e stavo ormai terminando le idee. L’idea base era di coreografare le sue acrobazie e queste iniziavano a essere ripetitive.

CBA: Avevi paura di lasciare la sicurezza di un albo di supereroi, per rischiare con un titolo horror?

Gene: No, non me ne preoccupai. A dire il vero, ho scoperto in seguito che tutte le altre serie horror di quel periodo poi avevano chiuso. L’unica che continuò a resistere e che la Marvel voleva resistesse era la serie di Dracula. Una volta saputa questa cosa, che si trattava di una serie importante e che stavo facendo qualcosa di buono, fu una ricompensa sufficiente per continuare.

CBA: Insomma, la testata ti era stata assegnata. Ti ricordi con che modalità avevi ricevuto quella prima storia? Lo scrittore, Gerry Conway, ti aveva dato una lunga sceneggiatura o un soggetto?

Gene: Mi ricordo di averne parlato. Era solo un soggetto scritto che ho seguito, come avevo sempre fatto.

CBA: Hai qualche ricordo della lavorazione di quella storia?

Gene: Mi ricordo di averla inchiostrata per conto mio; mi viene in mente poco altro a riguardo, molte altre avventure sono arrivate in seguito.

CBA: Come mai avevi realizzato le chine di quel numero? Fino a quel momento, praticamente non avevi mai inchiostrato nessuno dei tuoi lavori alla Marvel.

Gene: No, ma volevo provare. Pensai, “Chissà, magari poi continuo a fare così, magari no.” Ma c’era troppa pressione perché il lavoro fosse concluso in fretta, e io sono lento.

“Tomb Of Dracula Magazine #5″, pagina 15; matite Gene Colan, inchiostri Dave Simons

CBA: Non ti sei mai sentito a tuo agio a inchiostrare, vero?

Gene: No, mi ci volle un po’ per abituarmi. Era già abbastanza duro riuscire a realizzare bene una tavola solo a matita, figuriamoci anche andare a inchiostrarla.

CBA: Quando all’inizio avevi creato Dracula, aveva il pizzetto. L’hai tenuto per un paio di albi e poi è sparito. Che è successo?

Gene: Devo essermelo dimenticato.

CBA: Te lo sei dimenticato per 68 albi?!

Gene: Sì, dev’essere stato così! Avevo lasciato solo i piccoli baffi, tutto qui. Non mi piaceva il pizzetto, era qualcosa che non gli donava molto, troppo prevedibile.

CBA: Che ne pensi degli inchiostratori di Dracula? Hai realizzato il primo per conto tuo, poi a un tratto è arrivato Vinnie Colletta…

Gene: Non mi piaceva il modo in cui interpretava il mio lavoro. Lo rovinava.

CBA: Aveva cercato delle scorciatoie?

Gene: Oh, si trattava soprattutto di velocità, per quello era prezioso in Marvel. Potevano affidargli un lavoro e probabilmente lo avrebbe concluso la notte stessa. Non volevo una cosa del genere: tentavo in tutti i modi di lavorare duro sui miei disegni, perché doveva arrivare qualcuno a distruggere tutto? Insomma, non ho mai avuto un buon inchiostratore, almeno fino a quando è arrivato Tom Palmer. Mi piaceva Frank Giacoia, ma non ricordo se ha mai fatto Dracula.

CBA: No, lui mai. Ti ricordi di Ernie Chan? Ne ha fatti un numero o due. Anche Jack Abel ne ha inchiostrati un paio.

Gene: Sì, conoscevo Jack Abel, ha fatto un sacco di numeri di “Iron Man” con me. Aveva un tratto molto netto, che certamente andava bene su “Iron Man”: Iron Man era fatto di ferro, così era giusto sembrasse di metallo. Ma quando poi si passava a pietra, angoli oscuri e macerie [risate], non era proprio l’uomo adatto.

CBA: Tom Palmer è l’inchiostratore che è generalmente associato a te nella Tomba di Dracula. Che ne pensavi di lui?

Gene: Mi piaceva molto il lavoro di Tom. Un’inchiostrazione ricca, metteva tutto ciò che mi piaceva — un po’ simile a Caniff. Il mio tratto non è semplice da seguire: dannazione, deve averci passato un sacco di tempo sopra. Anche Tom è un illustratore, ha realizzato un sacco di disegni per la pubblicità, così lui era proprio la persona giusta. C’era però una tecnica che Tom usava molto spesso e che io non sopportavo: si trattava del Ben-Day, un tipo di tratteggio a punti con cui sfumava le mie matite: era una sua caratteristica, ma non capivo perché lo facesse. Pensava che la tavola in questo modo sarebbe diventata grandiosa, così…

Doppia pagina da Tomb of Dracula #4, matite di Colan e chine di Tom Palmer

CBA: Conoscevi Tom?

Gene: No. L’ho incontrato solo un paio di volte in tutta la mia carriera.

CBA: Dato che siete stati assieme sulla testata per tutti quegli anni, la tua collaborazione con lui ha poi influenzato il tuo stile?

Gene: No, ho sempre disegnato allo stesso modo. Iniziava tutto con me e, per quanto mi riguarda, finiva anche con me. Ero solo speranzoso che il prodotto finito mantenesse un aspetto simile a ciò che realizzavo a matita.

CBA: Parliamo dei primi scrittori: hai lavorato con Conway per due episodi, è arrivato Archie Goodwin che ha giocherellato con la testata per un paio di albi — introducendo Rachel Van Helsing e il personaggio indiano, Taj. È poi subentrato Gardner Fox, che ha combinato un po’ di pasticci. Che apporto pensi di aver dato a Dracula in quei numeri iniziali?

Gene: Dracula era sempre nelle ombre, ombre oscure, ambientazioni spaventose, cose d’atmosfera — cimiteri, notti, pipistrelli, angoli bui. Cercavo sempre qualcosa che potesse offrire delle ombre gradevoli, dato che le so realizzare bene, per aggiungere impatto alla storia.

CBA: Volevi che la serie fosse ambientata in Transilvania?

Gene: Sì, mi piaceva, anche se poi Dracula si spostò a Boston. In realtà, Adrienne e io avevamo fatto un viaggio a Boston perché non avevo abbastanza informazioni sulla città: eravamo andati laggiù in macchina e avevo scattato un po’ di foto, per cogliere l’atmosfera che si respirava tra le sue strade.

CBA: Però non hai fatto una cosa del genere per la Transilvania!

Gene: [risate] No, ma ci sarei andato volentieri!

CBA: Così Marv Wolfman è arrivato sulla testata con il numero 7, e si trattava del quarto scrittore in sette albi. Come si è sviluppata la collaborazione con Marv? Deve essere venuto a dirti: “Cosa diavolo stiamo facendo qui?” [risate]

Gene: Avevo accettato il cambiamento molto volentieri. Potevano metterci chiunque volessero ai testi, a me non importava. Qualunque cosa fosse scritta sulla pagina io avrei dato il meglio di me stesso, anche se non mi fosse piaciuta.

Adrienne: Gene apprezzò sin dall’inizio soprattutto il fatto che era evidente quanto Marv tenesse alle sceneggiature, nello stesso modo in cui Gene si preoccupava della qualità dei disegni: in questo modo si creò il loro profondo legame.

CBA: Una delle cose che Marv fece subito all’inizio fu di introdurre Blade, l’Ammazzavampiri. Qual è stato il tuo ruolo nella creazione del personaggio?

Gene: L’aspetto visuale. Marv mi disse che Blade era un uomo di colore, parlammo dei suoi abiti e di che aspetto dovesse avere (molto eroico). Marv può aver detto, “Mettigli degli stivali”, non ricordo. La bandoliera di spade era un idea di Marv, ma per il resto l’ho vestito io, gli ho messo la giacca di pelle e così via.

Blade contro Dracula, nella dinamica visione di Gene Colan

CBA: Ti sei ispirato a qualcuno per l’aspetto del personaggio?

Gene: A un insieme di attori di colore: Jim Brown (ex giocatore di football della NFL) era uno di loro.

CBA: Avevi intuito che sarebbe diventato un personaggio popolare?

Gene: Oh, sapevo che si trattava di un buon personaggio. La gente di colore non appariva spesso nei fumetti in quel periodo, così volevo essere uno dei primi a farlo. Ci sono un sacco di persone di colore in questo mondo, comprano i fumetti, perché non dovremmo renderli felici? Perché non dovrei avere l’opportunità di essere uno dei primi? Mi sono divertito!

CBA: Così, a parte gli interessi creativi e finanziari, c’è stata un po’ di soddisfazione nel vedere Wesley Snipes al cinema che interpreta il tuo personaggio?

Gene: Non ce lo vedevo come Blade ma, dannazione, Wesley Snipes ha fatto proprio un buon lavoro! Sì, mi ha reso felice, davvero. Soprattutto quando è apparso il mio nome sullo schermo!

CBA: Quando la Tomba di Dracula ha iniziato a trovare il ritmo giusto, come lavoravate assieme tu e Marv?

Gene: Mi dava un soggetto scritto ma ne discuteva anche con me al telefono, oppure lo chiamavo io… Non ricordo bene come funzionava… In ogni caso ne parlavamo al telefono.

CBA: Parlavate della trama numero per numero oppure più a lungo termine, cioè di cosa avresti dovuto disegnare in una serie di albi?

Gene: Gli rivolgevo delle domande sulla trama che aveva scritto, per essere sicuro di aver capito quello che stava cercando, quello che avrei dovuto rappresentare. Ho sempre avuto la tendenza a fare domande piuttosto che a far credere all’altro che avevo già capito tutto. Non volevo prendermi tutti i riconoscimenti, nel senso che sentivo che lo scrittore voleva portare la serie in una certa direzione, voleva arrivare a un punto, e volevo essere sicuro di arrivare a quello stesso punto anch’io.

CBA: Cosa pensavi di Marv e della sua gestione del personaggio col passare del tempo?

Gene: Mi sembrava che Dracula non fosse abbastanza malvagio. Penso risultasse forse più “vivo” del necessario, inoltre ci sarebbe dovuta essere più azione allo scopo di eliminarlo.

CBA: Questo è interessante, perché nelle storie iniziali Dracula rappresenta decisamente il cattivo, con l’idea di questo gruppo di cacciatori di vampiri che lo braccano. Marv sembra poi averla cambiata, dicendo, “Sapete, non si può basare un’intera serie su un cattivo; dobbiamo trovare altra gente che sia ancora più cattiva di Dracula.” Lo ha reso un po’ più eroico. Ora mi stai dicendo che ti sarebbe piaciuto vedere un Dracula più malvagio.

Gene: Decisamente più malvagio! Quando ho visto il Dracula di Francis Ford Coppola, ho pensato che fosse quello il Dracula giusto. Avevano basato il film su come sbarazzarsi del vampiro e sul fatto che era praticamente impossibile riuscirci. Inoltre, c’erano cose nel film che non erano mai apparse nel fumetto, poiché non avevo mai avuto idee del genere. Per esempio, se Dracula voleva, poteva tramutarsi in serpente; poteva fuoriuscire da una stanza gocciolando, diventare nebbia per passare attraverso una porta e cose simili. Sarebbe stato bello mostrarlo così anche nel fumetto.

Marv introdusse anche Harold H. Harold — che era davvero un buon personaggio! Ma avrebbe dominato il fumetto di Dracula al punto che lo stesso Dracula non appariva più! Anche se mi sono divertito a disegnarlo — si trattava di una parentesi comica rispetto al tema serio di base, con Dracula che arrivava in mezzo o alla fine della storia, giusto per un po’ — insomma, Dracula non lo si vedeva molto.

Copertina di “Tomb of Dracula #48″

CBA: Bè, era quello il rischio, dato che nella serie avevate un ricco cast di comprimari. Ci sono sempre stati Quincy, e Frank Drake, e Rachel, tutti personaggi che ti mettevano a dura prova per mantenere un certo equilibrio.

Gene: Marv è sempre stato accomodante, si fidava molto di me. Non mi ha mai creato nessun problema, e io non ne ho mai creati a lui!

CBA: Come è cambiato nel tempo il tuo approccio visuale al personaggio?

Gene: Ho cercato di dare al personaggio un aspetto più realistico, di mostrare quanto fosse malvagio. Quando uscì il film Night Stalker — non aveva niente in comune con Dracula, ma parlava di vampiri — mi piacque molto la sensazione di straniamento nello spettatore, dovuta a un’ambientazione attuale in cui un tizio pensa di essere un vampiro. Ho amato quella parte, non mi aspettavo davvero che lui fosse un vampiro, magari vecchio di 300 anni!

Mi capitava di apportare alcune modifiche a Dracula di mia iniziativa, cose che non erano nella sceneggiatura, così chiamavo Marv dicendo: “Che ne pensi di questo?” Per esempio, Dracula avrebbe levitato sul pavimento: si sarebbe visto il suo volto, ma col resto del corpo simile a quello di un serpente che fluttuava; ritenevo fosse una buona idea. Avevo dunque bisogno di una specie di autorizzazione per andare avanti e uscire un po’ dagli schemi.

CBA: Però ti sei sentito a tuo agio a provare, quindi il rapporto di lavoro era buono.

Gene: Sì, andava tutto bene, era molto semplice parlare con Marv. Non ha mai detto ‘no’ a niente, davvero. Non riesco proprio a ricordare un suo rifiuto.

CBA: Avevi notato una differenza tra Marv lo sceneggiatore e Marv quando alla fine divenne l’editor-in-chief della Marvel, il tuo capo?

Gene: No. Marv è sempre rimasto Marv. Siamo sempre andati d’accordo.

CBA: Prima di disegnarlo, avevi lavorato sui supereroi per anni. Come ci si sentiva a occuparsi dei vampiri?

Gene: Molto bene. I supereroi, come regola, di solito non riguardano cose terrorizzanti: è sempre il protagonista buono contro il criminale di turno, tutto il tempo. Ma l’occulto e i misteri dell’ignoto mi hanno sempre spaventato a morte, sin da quando ero piccolo: quando vidi Frankenstein, mio dio, fui completamente traumatizzato, e da quel momento le cose orrorifiche mi hanno intrigato molto.

CBA: Eri attratto dalle cose che ti spaventavano?

Gene: Proprio così. Una volta da ragazzino volevo andare a vedere uno di quei film di Frankenstein —poteva essere il Figlio di Frankenstein— e mi trovavo all’esterno del cinema. Si trattava di un matinée del sabato, così sarei potuto andare a vedere il film per un quarto di dollaro, ma non avevo abbastanza coraggio per entrare! Non ci riuscivo! Sarei stato nella sala buia tutto da solo, così non fui proprio capace di farlo!

CBA: Avevi la sensazione che ti mancasse qualcosa mentre stavi disegnando Dracula? Non stavi lavorando su Daredevil o sugli altri supereroi che vendevano di più.

Gene: No, ero completamente soddisfatto, i supereroi erano qualcosa che mi ero ormai lasciato alle spalle. Mi stavo occupando di qualcosa di nuovo e sapevo che Dracula era un personaggio vincente, così avevo dedicato tutto me stesso a questo lavoro.

CBA: So che di sopra nel tuo studio possiedi CD di ogni genere con effetti sonori di guerra e tutto ciò che è utile a calarti nella giusta atmosfera per i tuoi vari lavori. Che cosa usavi in particolare durante la realizzazione della Tomba di Dracula?

Gene: Ascoltavo musica molto inquietante. Soprattutto colonne sonore di film, oppure mettevo su qualche classico, come Tchaikovsky… Poi effetti sonori, ogni genere di effetti sonori, principalmente temporali. Tutto quello che dovevo fare è sentire in sottofondo tuoni e fulmini per essere condotto nel giusto stato d’animo.

CBA: Hai visitato qualche luogo per avere spunti visivi riguardo Dracula?

Gene: Bè, se avevo bisogno di cimiteri, o prendevo ispirazione da qualche libro, oppure andavo nei cimiteri locali alla ricerca di tombe. Una volta mi sono recato nel New England, ritenendo fosse davvero un buon posto per scovare un paio di cimiteri: mi ero portato la macchina fotografica e la pellicola per scattare delle foto.

CBA: Adesso che sono passati diversi anni, guardando indietro, come collochi l’esperienza di Dracula nell’ambito della tua carriera?

Gene: È solo uno dei lavori che è durato di più.

CBA: Non è stato nient’altro?

Gene: Onestamente, no.

CBA: Qual era il tuo ritmo di lavoro negli anni settanta? Praticamente disegnavi tutto il tempo, l’equivalente di circa due albi al mese.

Gene: L’obiettivo di ogni giorno era disegnare due pagine.

CBA: Probabilmente non avevi tempo per altre attività, allora.

Gene: Era terribile, a ripensarci. È stato un prezzo davvero terribile da pagare e, se guardo a quel periodo, mi sarebbe piaciuto poter rallentare il ritmo nel corso del tempo e vivermi un po’ la vita, mentre disegnavo questi fumetti. Non era un lavoro normale, dalle 9 alle 5! Se almeno fossi stato veloce quanto John Buscema o Mike Sekowsky — loro erano capaci di fare una storia intera in un giorno!

Colan reinterpreta la copertina del primo numero di Capitain America

CBA: Parliamo adesso degli altri personaggi che hai disegnato per la Marvel durante gli anni settanta. Cosa significava per te Capitan America? È un personaggio che sembra rappresentare molti dei tuoi ideali.

Gene: Capitan America è quel tipo di uomo a cui vorresti assomigliare o che vorresti conoscere, una specie di Gary Cooper. Ecco come lo vedevo, qualcuno che mi sarebbe piaciuto come persona o di cui avrei apprezzato i princìpi. Volevo essere come lui.

CBA: La tua interpretazione del Dottor Strange era molto diversa da quella di Steve Ditko. Cosa ti ha influenzato?

Gene: Ho apprezzato moltissimo quelle storie. Durante gli anni settanta non era uno dei personaggi di maggior successo, ma l’ho comunque portato in varie direzioni. Quel fumetto aveva atmosfera, moltissima atmosfera: era un personaggio oscuro.

CBA: Cosa ti aveva condotto a quella serie?

Gene: Direi ciò che stavo realizzando per Dracula, lo stesso tipo di tematiche misteriose. Ho anche iniziato a prendere delle anfetamine mentre stavo disegnando Dottor Strange. I farmaci mi hanno permesso di andare avanti, ma guadagnando delle ore dovevo comunque rimanere in buone condizioni in modo da rispettare le scadenze.

Il Dottor Strange disegnato da Gene Colan e inchiostrato da Bob McLeod

CBA: Ma allora non sei riuscito a ottenere soddisfazioni personali da un lavoro del genere…

Gene: Sì, invece.

CBA: Ma stavi lavorando a un ritmo infernale, prendendo dei medicinali per rimanere sveglio! Dov’è la soddisfazione in tutto questo?

Gene: È nell’arte. Pensavo a cosa avevo sulla mia scrivania, a cosa ritenevo dovesse essere modificato e, quando ci tornavo sopra il mattino successivo, tutto per me si risolveva in qualche modo. Sono ancora attratto dall’arte, tentando di dare sempre il meglio di me stesso e di trovare nuove soluzioni. Mi basta un’opportunità: più libertà mi viene data su un progetto, più questo risulterà migliore.

CBA: Ricordi gli scrittori con cui avevi lavorato su Dr. Strange?

Gene: A dire la verità non mi interessava particolarmente chi scrivesse la storia, per me si trattava solo di un soggetto da disegnare.

CBA: Per quanto riguarda gli inchiostratori?

Gene: Non ho mai avuto nessun controllo sugli inchiostratori. Il mio problema terminava una volta che le pagine a matita lasciavano la mia stanza e loro le ricevevano. Davo il meglio di me stesso, il resto dipendeva dagli altri.

CBA: Ti sei stancato del Dr. Strange a un certo punto?

Gene: Sì, perché iniziava a diventare monotono. Stavo pensando a dei modi per rinfrescarlo un po’ — è il periodo in cui iniziai a cambiare l’aspetto della sua stanza. Pensavo, “Ehi, sarebbe bello deformare l’ambiente: farlo sembrare più piccolo di come era in realtà, oppure più grande come visto da un grandangolo, dove ogni oggetto sarebbe sembrato allungato.” Avevo pensato di allungare persino alcuni dei personaggi, giusto per incoraggiarmi, per darmi qualcosa di diverso da disegnare.

Conan disegnato da Colan e inchiostrato da Pablo Marcos

CBA: Hai realizzato una storia memorabile per Savage Sword of Conan. Vuoi fare un commento sul dover seguire John Buscema in quella testata?

Gene: Penso che Buscema fosse al di sopra di tutti gli altri autori, in quel periodo. Cosa potevo aggiungere io, che lui non aveva già fatto?

CBA: Sei poi passato a disegnare il magazine di Hulk. Come è stato?

Gene: Quel personaggio proprio non mi piaceva. Era brutto come il peccato, grosso e sgraziato, non aveva un bell’aspetto sulla pagina e non riuscivo a identificarmi con lui: sembrava più che altro una versione grossa e tonta del Lenny di Uomini e Topi.

CBA: Così, hai iniziato gli anni settanta facendo Daredevil e Capitan America — e le cose andavano davvero bene. Alla fine dei settanta Dracula non c’era più, stessa cosa per Howard the Duck, sembra quasi che la Marvel non sapesse quale testata affidarti… Una situazione niente affatto piacevole.

Gene: Assolutamente no. Sembra quasi la carriera di un attore.

Adrienne: Erano tempi molto incerti dal punto di vista finanziario, davvero preoccupanti.

Gene: La vita cambia, le situazioni mutano. La Marvel introdusse sul mercato nuovi talenti, nuovi artisti, nuovi stili di disegno… Cambiò tutto. Penso che le cose cambiarono davvero quando l’albo a fumetti divenne un oggetto costoso, non più alla portata di tutti. Voglio dire, certo, il formato era maggiore, il colore era favoloso, la carta veramente di alta qualità… Ma tutte queste cose qualcuno doveva pur pagarle! Cos’era accaduto agli albi che in passato donavano divertimento a un sacco di gente e che erano economici da produrre?

Colan, da “Howard the Duck #27″, p. 2-7

CBA: Per quanto riguarda il tuo lavoro alla Marvel, per cosa vorresti essere ricordato?

Gene: [risate] Per aver fatto un buon lavoro su tutto ciò che ho disegnato, più o meno. Immagino che Dracula sia il fumetto per cui sono più noto, è la serie più lunga che io abbia mai realizzato, ma non so se mi piacerebbe essere ricordato solo per questa. Mi basta aver donato del piacere al lettore per ogni opera realizzata, senza doverne scegliere necessariamente qualcuna.

CBA: Cosa ricordi con affetto del tuo periodo Marvel?

Gene: Gli inizi con Stan, quando ci era stata data una libertà artistica senza precedenti… Ecco cosa ricordo. Parlavo con Stan di una trama al telefono e registravo su nastro l’intera idea, si trattava solo di alcune frasi. “Ecco quello che voglio all’inizio, a metà, quello che voglio alla fine… Il resto dipende da te.” Avevo un completo controllo sui personaggi, sul loro aspetto, eccetto per quelli che erano già stati definiti in precedenza. Per il resto potevo fare qualunque cosa volessi. Una storia che Stan racconta alle convention, dato che è divertente, riguarda quando realizzai una tavola intera presentando solo il primo piano di una mano mentre apre una porta. L’avevo disegnata per velocizzare il lavoro [risate], per poterlo terminare in fretta ma a lui non piacque affatto, pensò che fossi….

Adrienne: Ti ricordi, Stan chiamò e disse: “Ma cosa stai facendo?”

Gene: “Che stai facendo, una mano che apre una porta? Che c’è di interessante?”

Adrienne: Ma Stan adora ripetere questa storia alle convention, e siamo stati spesso là con lui a confermarla durante le varie conferenze. Ogni volta dice: “In ogni caso, se c’è qualcuno capace di disegnare una mano che apre una porta e catturare la tua attenzione per un’intera pagina, quello è Gene”, che è una cosa davvero molto carina. Questo è ciò che rende quel periodo molto piacevole da ricordare per Gene, perché Stan si comportava davvero in modo meraviglioso nei suoi confronti. Non c’era mai timore, non usava quel tipo di tattiche, anche quando Gene stava costantemente stravolgendo la struttura di una trama. Solo occasionalmente Stan chiamava dicendo: “Gene!”, ma come un fratello che prega un altro fratello dicendo “Per favore! Per favore!”; mai con l’idea che fosse in gioco il suo lavoro, oppure con frasi negative tipo “Non sai quello che stai facendo”.

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3 risposte a “Intervista a Gene Colan (2001)

  1. Brando era considerato inaffidabile. Il cliche del genio & sregolatezza. Se oggi la Casa delle Idee decidesse di provare qualcosa come una Ultimate Tomb of Dracula, con i testi di Charlie Huston o di Daniel Way e con i disegni di un contemporaneo avvicinabile a Gene The Dean ( Tom Mandrake, Brent Anderson o l’ultimo Mike Deodato jr ) o con le matite di qualcuno che avesse lo stesso gusto di Colan per le inquadrature cinematografiche ( Angel Medina , Joe Quesada ), il vampiro avrebbe le guanciotte ed il broncio del divo al tempo de La Caccia . Con Medina o Quesada, probabilmente anche lo chassis affogato nel lardo di Riflessi in un Occhio d’ Oro ( si veda l’ Elvis prigioniero degli alieni ragno nel numero zero di X-O Manowar ndr del papà di Ash e della Event Comics ndr ). Si potrebbe radicalizzare quanto fatto da Moench e Jones con il loro Bats contrapposto ad un Dracula che si sta avvelenando con l’inquinamento ed il sangue dei tossici ( anche il Rune di BWS soffre per la deriva del progresso: l’industria post capitalistica ucciderà i succhiasangue ? ).
    Una cosa così: Vlad è a Saigon in quel 1975 in cui i soldati americani se ne tornavano a casa, in body bags o a pezzi dentro e fuori, per finire nei songs di Paul Hardcastle, Billy Joel, the Boss e in uno zilione di pellicole. Vive nella giungla. Guida schiavi indigeni e mesmerizzati. Ha visto l’orrore. E’ l’orrore.
    Si innamora di una giornalista di Rolling Stone, ex groupie dei Rolling Stones, che si chiama Stella Stevens, intenzionata a provare tutto come nella miglior tradizione del gonzo journalism. Stella finisce x provare la roulette russa al tavolo con un soldato chiamato Poindexter e perde. Il milite parte x gli USA dove diventerà lo Ultimate Bullseye. Drac lo insegue fino a New York dove diventa un padrino per contrapporsi allo Ultimate Kingpin ed al suo sicario infallibile. Riesce a stecchire il ciccio cattivo ( l’altro ciccio cattivo, in ultima analisi ) e Centro Perfetto e li compone in una oscena scultura vagamente Cattelanica. Memorabile il volto del vampiro, rigato di lacrime e pioggia che nemmeno in Sin City, rivolto al cielo mentre urla Stella !!!
    Segue la prevedibile catarsi di chi ha perso tutto , non ha nulla da perdere e può trovare un significato solo nel riprendere la mission del perduto amor.
    Un passo alla volta, nella direzione giusta. Prima di tutto, sradicare la mafia dai docks, lavorando come scaricatore. In seguito, nel ruolo del gerente di un albergo, la creazione di un rifugio per le anime perdute. Adoro il lieto fine.

  2. Ho quel numero di Comics Artist!
    In copertina un Dr. Strange (ma NON del Decano).
    Grazie di aver tradotto l’intervista :)

  3. Bellissima intervista che conferma la vicinanza umana, professionale e artistica del decano con altri mostri sacri come Toppi o Piffarerio: artisti maiuscoli che considerano sè stessi artigiani al servizio della storia. Uomini di cui si è perso lo stampo.

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