Note su Io Le Pago di Chester Brown

di Jeet Heer

traduzione di Manuela Capelli

Questo articolo, firmato da Jeet Heer, è apparso originariamente sulle pagine del Comics Journal col titolo “A Chester Brown Notebook“.

Ho già parlato di Paying for It [Io le pago nell'edizione italiana pubblicata da Coconino, NDR] di Chester Brown in una rubrica sul Globe and Mail [il testo in questione è stato purtroppo rimosso dalla rete, NDR], il che ha significato perdersi il diluvio di articoli su Brown al TCJ.com la settimana scorsa. Ma l’articolo sul Globe and Mail verteva sulle implicazioni sociopolitiche del libro. Qui ci sono invece alcuni appunti che cercano di fare un resoconto completo dell’eccezionale “memoir a fumetti” di Chester. Da quando mi occupo della vita personale del cartoonist e sono diventato suo amico, lo chiamo semplicemente Chester — Brown o Sig. Brown mi sembrano troppo formali.

Chester Brown come Robinson Crusoe. Il più famoso romanzo di Daniel Defoe sul naufrago può facilmente essere letto come una parabola di come la civiltà possa essere ricreata anche allo stato naturale. Nonostante Crusoe sia naufragato, lentamente, nel tempo, si ricostruisce il corredo della civiltà e alla fine si procura anche un servo che chiama Venerdì. Alla fine degli anni ‘90 Chester era un naufrago del sesso, piantato in asso dopo il fallimento della sua relazione con Sook-Yin Lee. Alienato dai complessi codici sociali che governano il corteggiamento e l’amore, decide di avere una vita sessuale più essenziale possibile, basata sul principio base del commercio. Ostinato Crusoe, Chester sembra contento dell’isola sessualmente desertica che si è creato. Ma proprio come Crusoe inizia a costruirsi una capanna e a interagire con il suo servo Venerdì, Chester sviluppa un legame emozionale con una delle sue ragazze squillo. Inavvertitamente, finisce con il ricreare una forma rudimentale di monogamia basata sul sesso a pagamento, non diversa dall’abitazione improvvisata che si è costruito Crusoe. Sia nel romanzo di Defoe sia nel memoir a fumetti di Brown, molto del piacere della lettura deriva dall’osservare come l’eroe pieno di risorse superi le difficoltà e risolva i problemi. Come in Robinson Crusoe, la lezione nascosta di Paying for It è che i modelli base di comportamento della vita civilizzata sono talmente radicati che si riaffermano anche dopo una catastrofe.

Opera d’arte o polemica? I critici non sapevano decidere se Paying for It dovesse essere giudicato come opera d’arte o essere considerato alla stregua di mera polemica. Ovviamente, l’opera è entrambe. Ma è difficile trattare le due dimensioni in un colpo solo. L’interesse di Chester per la politica lo pone da parte rispetto alla maggior parte dei cartoonist delle ultime tre decadi (con l’eccezione di Joe Sacco, e la possibile eccezione di Peter Bagge, il cui miglior lavoro non è in ogni caso di argomento politico). Se è vero che ci sono implicazioni politiche nel lavoro di Jaime Hernandez, Daniel Clowes e Chris Ware — tre esempi a caso che potrebbero essere moltiplicati — è corretto dire che questi artisti sono principalmente concentrati sulle storie dei personaggi. Qualsiasi politica si possa vedere nella loro opera è una conseguenza della smania di raccontare storie. Per dirla in altri termini, è difficile immaginare Chris Ware candidarsi per un incarico politico. La tensione di Chester è invece molto più esplicitamente politica: lui vuole cambiare le opinioni della gente riguardo un tema importante. Chester è vicino non solo a Sacco e Bagge ma anche ad artisti come Steve Ditko (a destra) e Spain Rodriguez (a sinistra).

La tradizione del fumetto Underground. Fare fumetti politicamente impegnati non è mai stato molto di moda, eccetto forse per una breve fioritura nel fumetto underground durante i giorni della guerra in Vietnam e di Nixon. È difficile da ricordare adesso, ma quando Chester ha iniziato a fare fumetti sembrava un cartoonist underground tardivo, qualcuno le cui radici affondavano chiaramente nei fumetti di Crumb e Justin Green. In termini cronologici, il primo lavoro di Chester è molto più vicino agli anni d’oro dell’underground (diciamo 1968-1974) di quanto non lo siamo noi al suo primo lavoro pubblicato. Anche il radicalismo sessuale della sua arte, il divertimento che prova nello scioccare il suo pubblico e il suo diretto impegno politico lo collocano nella tradizione del fumetto underground. Ed è decisamente appropriato che l’introduzione a Paying for It sia di Crumb.

Il marchio e le maschere di Ditko. Ditko, nel bene e nel male, ha lasciato su Chester la propria impronta. Il Ditko delle storie di Mr. A, infatti, può essere visto come una specie di prematuro e rinnegato cartoonist underground della destra Randiana, nello stesso modo in cui Chester è un tardivo e rinnegato cartoonist underground della destra libertarista. Paying for It inizia nel dubbio e nell’incertezza. Fresco della rottura con Sook-Yin Lee, Chester non sa bene cosa fare e le sue prime esperienze di sesso a pagamento costituiscono un percorso di scoperta. Ma nella seconda metà del libro, tutti i dubbi sono scomparsi: il nero è nero, il bianco è bianco, a è a, la prostituzione è fantastica, la monogamia possessiva è il diavolo. L’implacabile Chester che inesorabilmente discute i meriti del sesso a pagamento è una specie di battagliero Mr. A, non mascherato ma con ancora indosso un’espressione imperscrutabile che potrebbe anche essere coperta. Ditko è tutto concentrato sulle maschere, come anche l’altro grande precursore di Chester, Harold Gray. Come ha osservato molto tempo fa Donald Phelps, i famosi occhi bianchi di Little Orphan Annie creavano un effetto maschera. È interessante notare che, a proposito di maschere, Chester si diverte a fare sesso con una prostituta che chiama “Gwendolyn” perché il suo viso nei momenti di intimità è “una maschera impassibile”, anche se prima del rapporto è piuttosto amichevole. Chester rispetta “una prostituta che non si mette a inscenare un finto divertimento durante un’esperienza che non la diverte affatto. È onesta.” L’eroticità delle maschere e il freno emotivo sono uno dei sottotesti del libro.

Un giudizio estetico: l’arte. La controversa natura del tema ha portato molti critici a concentrarsi sulla politica del libro e a evitare di parlare della sua arte: una vergogna, perché questo è il miglior lavoro di Chester sia in termini di disegno che di fare fumetti. L’influenza dell’opera di Harold Gray, così evidente in Louis Riel, aveva già spinto Chester verso immagini-icona di personaggi che sembrano quasi congelati, esibendo una “monumentalità” figurativa (prendendo in prestito un termine di Chris Ware), ma in Paying for It, Chester spinge questa tendenza a un altro livello di intensità, rendendo l’arte elegantemente distillata. Alcuni dei risultati sono piuttosto ingegnosi, come il passo di marcia con cui camminano Seth, Joe Matt e Chester lungo la strada (suggerendo un’affinità nascosta tra i tre anche se non sono d’accordo sull’etica della prostituzione). Al contrario, quando Chester e la sua precedente ragazza Kris camminano per la strada, le loro gambe si muovono in contrappunto (per esempio, quando la gamba destra di Chester è in avanti, la tavola mostrerà avanti la gamba sinistra di Kris). Una minuziosità di dettagli che porta alla luce la divisione dei generi.

Un giudizio estetico: la narrazione. Artisticamente, l’unico problema di Paying for It deriva dall’ammirevole decisione di Chester di proteggere le identità delle donne da cui compra il sesso. Sarebbe stato meraviglioso venire a sapere di più sulle prostitute con cui Chester dorme, conoscere in modo più approfondito le loro storie e la loro personalità. Sarebbe stato anche bello avere più dettagli su come si è attaccato emotivamente a “Denise” (lo pseudonimo dato alla sua squillo di vecchia data, con la quale ora intrattiene una relazione monogama a pagamento). La scarsità di dettagli è perfettamente comprensibile – davvero ammirevole nel suo riguardo del diritto alla privacy delle prostitute – ma anche deplorevole dal punto di vista artistico. Certamente il principale successo di Paying for It è che rende umana l’esperienza di essere un John [chi va a prostitute, NDR], il che renderà più semplice avere una discussione razionale sulla prostituzione in futuro. Tutto sommato, uno dei più grandi fumetti autobiografici, insieme al lavoro di Crumb e Non mi sei mai piaciuto di Brown. Finora, Paying For It è il libro dell’anno ed è facile che lo rimanga se George Herriman non resuscita e offre a Fantagraphics la chance di pubblicare la graphic novel cui sta lavorando nell’aldilà.

Problemi polemici. Nonostante Paying for It mi entusiasmi senza riserve come opera artistica, la ritengo una polemica che a volte si inceppa, soprattutto in qualche nota. Parte del problema è che Chester dipende profondamente dal suo caso – senza dubbio molto particolare, che significa enfatizzare le sue obiezioni alla monogamia possessiva. Questo porta ad asserzioni come “Penso che il matrimonio sia un’istituzione diabolica”: un’affermazione molto interessante perché fa chiarezza sulla decisione di Chester di andare con le prostitute ma che difficilmente unisce alla causa. Nonostante molte persone siano infelici nel proprio matrimonio o non riescano con esso a raggiungere la felicità, in poche sarebbero d’accordo sul fatto che si tratta di un’istituzione “diabolica”. In realtà sono molto più vicino a Chester della maggior parte della gente sulla monogamia possessiva. Il tirannico dominio della coppia che tutti viviamo soffoca qualsiasi tipo di non conformismo, così che diventa impossibile per le persone celebrare apertamente scelte come il celibato, un ménage à trois, un matrimonio aperto, sperimentazioni sessuali che durano tutta la vita al di fuori del matrimonio, per esempio. Ma persino io penso che sia un po’ eccessivo dire che il matrimonio è “diabolico.”

Inquadrare il discorso. Se steste cercando di instaurare un dibattito efficace sui diritti dei gay, normalmente non iniziereste dicendo che l’eterosessualità è diabolica e che idealmente tutti gli eterosessuali dovrebbero fare sesso gay. Piuttosto, sosterreste che alcune persone sono rese più felici dal sesso gay e che azioni non dannose fra adulti consenzienti non dovrebbero essere proibite. Quando porto argomenti a favore della regolamentazione e depenalizzazione del lavoro sessuale, cerco di inquadrarla in termini di diversità sessuale (i.e., persone diverse sono sessualmente felici in modi differenti) piuttosto che come discussione contro l’amore romantico o la monogamia possessiva. Non che io sia completamente indifferente alle discussioni contro l’amore romantico o la monogamia possessiva – solo penso che siano temi diversi. Bisogna combattere le proprie battaglie sul terreno in cui possono essere vinte.

Diversità sessuale. I migliori argomenti a favore del regolamentare la prostituzione sono l’innegabile diversità sessuale degli esseri umani e gli ovvi benefici derivanti dal permettere alle persone di seguire la propria strada verso la felicità. Chester è senza dubbio più felice da quando ha iniziato a pagare per il sesso e ci sono sicuramente molti altri uomini e donne che potrebbero vivere vite più felici se potessero comprare un piccolo rapporto sessuale, soprattutto se venissero eliminate le restrizioni legali e morali contro la prostituzione. C’è un beneficio reale che deve essere considerato. Ugualmente cruciale è argomentare che depenalizzazione e normalizzazione renderebbero la vita delle prostitute più facile e più sicura. Di Questo Chester ne palra in Paying For It, ma il discorso avrebbe potuto essere sviluppato più lungamente.

Libertarismo. Trovo il libertarismo di Chester molto più scoraggiante della sua abitudine di pagare per il sesso. Naturalmente, è possibile per un non-libertarista fare causa comune con alcuni aspetti del libertarismo. Il blogger politico Will Wilkinson (cartoonist saltuario) ha cercato di incoraggiare l’alleanza fra i gli Americani progressisti di sinistra e i libertaristi su alcuni temi chiave. Secondo la mia esperienza ci sono molte questioni politiche pratiche (la lotta alle droghe, la politica estera, il copyright) su cui io e Chester concordiamo. Le mie principali obiezioni al libertarismo sono teoretiche: non penso che le disposizioni governative siano intrinsecamente diaboliche (almeno non se il governo viene eletto democraticamente). Né penso che la proprietà privata debba essere considerata un bene assoluto. E in ogni caso non si possono avere diritti di proprietà veramente sicuri senza uno stato forte, per cui la dicotomia libertarista eretta tra stato e capitalismo non ha molto senso secondo me. Il cuore del libertarismo è la reticenza ad ammettere che gli essere umani sono creature sociali e perciò molte delle importanti decisioni che dobbiamo prendere (i problemi ambientali, per esempio) sono per forza imprese collettive in natura (e idealmente dovrebbero essere prese democraticamente). Da un punto di vista emotivo, il libertarismo è facile da comprendere e approvare in quanto desiderio di massimizzare le zone della nostra autonomia, ma dal punto di vista civico e morale è un disastro.

Uno strano dualismo. Mi ha sorpreso l’affermazione di Chester “Il tuo corpo è di tua proprietà. Esattamente come possiedi libri e vestiti, possiedi il tuo corpo.” Sembra un modo di pensare spietatamente dualistico e stranamente folle. Noi non POSSEDIAMO il nostro corpo, noi SIAMO il nostro corpo. I nostri corpi sono inestricabili da quello che siamo (che rende l’argomento contro l’inutile controllo esterno degli atti fisici più forte, invece che più debole). Se il mio corpo si fa male, allora io mi faccio male, se il mio corpo è in salute allora io sono in salute. Pensare a noi stessi come a esseri separati dal nostro corpo tanto da poterlo possedere allo stesso modo di un’auto o una maglietta rinforza la vecchia e deplorevole tradizione (radicata nella filosofia di Platone e nella teologia Paolina) dell’alienazione del fisico dallo spirito.


Il sesso come commercio. La dichiarazione a pagina 274 nasce proprio dal libertarismo di Chester: “Vale anche la pena sottolineare che, a parte lo stupro (che è prendere senza dare niente), il sesso è sempre commercio. ‘Voglio darti piacere fisico perché voglio piacere fisico in cambio’, o, ‘Farò sesso con te perché voglio affetto’, o, ‘Puoi scoparmi per 200 dollari.’ È tutto commercio.” Ora, sono disposto ad ammettere che il sesso sia spesso commercio e forse anche essenzialmente commercio, ma il sesso non è esclusivamente commercio. Almeno nella mia esperienza, il sesso implica dare piacere, condividere piacere ed esplorare piacere tanto quanto commerciare piacere. C’è da dire che è possibile per alcuni, sia donne che uomini, fare sesso più per la soddisfazione di dare piacere, senza aspettarsi necessariamente un piacere reciproco. Puoi ricevere piacere dal dare piacere. Se stai condividendo piacere o stai esplorando il piacere, l’identità della persona con cui stai facendo sesso è parte cruciale dell’esperienza, il che non è necessariamente vero se stai comprando piacere. Che è un altro modo per dire che ci sono forse più gradazioni di esperienza sessuale di quante tenga in conto la teoria di Chester. Forse connesso a questo, non sembrano esserci molte stanze per coccole o preliminari nella versione sessuale di Chester, almeno a giudicare da Paying for It.

Money For Nothing, chicks for free. Mi ha divertito la visione di Chester di un’utopia sessuale dove il sesso a pagamento non è solo regolamentato ma quasi una pratica universale. Lascia trasformare a un libertarista uno dei più grandi piaceri che nella vita si possono godere gratuitamente — e quasi sempre si gode — in una macchina produci soldi.

L’uso del Radicalismo. Malgrado le mie obiezioni al libertarismo, c’è qualcosa di piuttosto utile nella decisa schiettezza delle argomentazioni di Chester. Qualsiasi movimento sociale di successo ha bisogno del suo Malcolm X o Martin Luther King, Jr., agitatori radicali come ACT-UP o lobby più soavi come la Human Rights Campaign. La funzione di radicali come Malcolm X o ACT UP è quella di spaventare le autorità costituite, così saranno più desiderose di negoziare con riformatori “responsabili” come King o la Human Rights Campaign. Sono sicuro che il radicalismo di Chester non voleva essere strategico; è molto onesto e ingenuo. Ma a livello pratico il suo radicalismo è estremamente efficace perché porta avanti il dibattito. Paying for It è un libro non soltanto coraggioso, ma necessario.


Fidatevi della storia. “Non fidatevi del narratore,” consigliavano le famose parole di D.H. Lawrence. “Fidatevi della storia.” Pur avendo disegnato la copertina di L’amante di Lady Chatterly Chester non è veramente un fan di Lawrence. Tuttavia, le parole del romanziere meritano di essere tenute presenti per le occasionali disgiunzioni tra l’intento polemico di Chester e i suoi istinti da narratore. Le porzioni narrative di Paying for It mostrano la prostituzione in modo molto sfumato e almeno in certe occasioni il sesso di Chester sembra un po’ vistoso e alienante. (Nonostante io sia certo che Chester aggiungerà, piuttosto a ragione, che il sesso libero può anche essere vistoso e alienante). Agendo come contraltare, gli amici di Chester offrono importanti voci discordanti, come fanno all’occasione le donne lavoratrici. “Edith” in particolare propone alcuni buoni ragionamenti contro le idee antiromantiche di Chester. Grazie a queste voci divergenti e all’ambiguità delle azioni dello stesso Chester, Paying for It è un’opera d’arte complessa e polifonica, non solo un didattico trattatello Ditkoviano.

Chester Brown, in fondo un romantico? Alla luce di Paying for It e dei suoi quesiti sull’amore romantico, è interessante ri-leggere il fumetto di Chester del 2008 sugli zombi (un estratto qui). La storia ha un sottofondo genuinamente romantico con una bella ragazza e uno zombie che superano la mutua trepidazione dello stare insieme come coppia. Ovviamente, l’amore è un importante modello narrativo, uno difficile da cui fuggire. Ma di nuovo siamo nel caso del narratore in conflitto con l’ideologo.

Sacro e Profano. Sono un po’ confuso dall’affermazione di Chester per cui il sesso è “sacro.” Parte del problema è che io non appoggio una metafisica che crea una distinzione tra sacro e profano. Non mi sento a mio agio nel descrivere qualcosa come sacro. Secondo me, il sesso è un’attività estremamente piacevole che fa parte del più ampio pacchetto delle relazioni umane. La sacralizzazione del sesso di Chester è intrigante laddove combinata con l’affermazione che il matrimonio è “diabolico.” Tradizionalmente, I cristiani ortodossi hanno insegnato che il sesso che non abbia come scopo la procreazione o non consumato all’interno del matrimonio è diabolico, mentre il matrimonio è un sacramento. Chester ha semplicemente invertito questo sistema di valori. Penso che avrebbe fatto meglio a non parlare totalmente del sacro. È un linguaggio molto confuso radicato in una metafisica di cui potremmo tranquillamente fare a meno. Comprendo la tentazione di utilizzare il termine sacro, come modo per contrastare le tendenze tradizionaliste a denigrare l’importanza del sesso. Comprendo l’urgenza di combattere queste tendenze, ma penso che dovrebbe essere fatto senza prendere in prestito il vecchio e usurato linguaggio della teologia. Forse un modo per aggirare tutto questo sarebbe semplicemente sostenere che la società ideale è quella che massimizza il quantitativo di sesso consensuale che gli adulti godono.

La trilogia del sesso di Brown. Paying for It può, naturalmente, essere letto e apprezzato di per sé. Ma si può leggere anche all’interno di altri contesti. Può essere infatti facilmente interpretato come la conclusione (o il capitolo più recente) di una trilogia autobiografica che comprende The Playboy (1992) e Non mi sei mai piaciuto (1994). Da un punto di vista tematico, questi tre libri sono strettamente legati perché riconducono alle correnti sotterranee dello sviluppo sessuale ed emotivo di Chester. È facile tracciare una connessione tra il giovane Brown che leggeva Playboy e aveva difficoltà emotive a esprimersi come teenager con il più vecchio Brown che (incoraggiato dall’incontro con una modella di Playboy a una convention) decide che il sesso a pagamento è meglio delle relazioni romantiche. Di contro all’unità tematica della trilogia, val la pena naturalmente enfatizzare la varietà di toni di queste opere: la dittatoriale narrazione di The Playboy non è niente paragonata alla soppressa malinconia di Non mi sei mai piaciuto o il freddo distacco di Paying for It.

L’universo di Matt/Brown/Seth. Paying for It si può leggere anche come parte di una serie di opere autobiografiche e pseudo-autobiografiche create da Brown e dai suoi amici Joe Matt e Seth (l’ex “Toronto Trio”). In questo senso, appartiene alla serie di The Poor Bastard e Spent di Matt così come La Vita Non E’ Male, Malgrado Tutto di Seth e la sua breve striscia su Joe Matt. Mentre leggevo Paying For It, alcune scene mi ricordavano soprattutto Spent, e mi ha gratificato sentire Chester, durante un’intervista con Sean Rogers menzionare che alludeva deliberatamente ai fumetti di Matt. L’arte elegantemente distillata di Paying for It deve qualcosa all’effetto simile raggiunto da Matt in Spent. Quello che queste opere ci trasmettono, prese tutte insieme, è una visione sfaccettata della cruciale amicizia fra questi cartoonist, un’amicizia oggi in qualche modo attenuata dal trasferimento di Matt a Los Angeles e di Seth a Guelph.

L’autobiografia come specchio distorto. Leggendo i fumetti autobiografici dell’ex Toronto Trio mi viene spesso in mente una battuta de L’importanza di chiamarsi Ernesto di Wilde: “Spero che tu non abbia condotto una doppia vita, fingendo di essere cattivo ed essendo invece sempre molto buono. Sarebbe ipocrisia.” Al servizio dell’estetica nel bene e nel male, questi artisti autobiografici (o pseudo-autobiografici) spesso si mostrano come peggiori di quanto in realtà non siano. Nella vita reale, almeno nella mia esperienza, Joe Matt ha dalla sua una dolcezza vincente alimentata da un ottimismo romantico. Gli aspetti più bui del carattere di Joe – la pigrizia, l’avarizia, la reticenza a voltar pagina dalle sue fissazioni adolescenziali – vengono resi tutti piuttosto bene, ma vorrei che venisse fuori anche il fascino infantile di Matt. Allo stesso modo è vero che Seth ha un lato fortemente melanconico, ben rilevato nel suo lavoro, ma c’è anche una parte di lui decisamente mondana. Può facilmente incantare una tavolata con la sua fluida e intelligente conversazione, ma non viene fuori nel suo lavoro pseudo-autobiografico (anche se la sua arguzia è ben chiara in Wimbledon Green). Con Chester, l’uomo reale ha un’apertura emotiva e un lato sentimentale che sono diventati visibili soprattutto da quando ha iniziato a vedere “Denise.” Non lo diresti da Paying for It, ma Chester è un buon amico quando vuoi discutere di un problema personale. Come ha annotato su twitter Dustin Harbin, il Chester reale ha il sorriso pronto e veloce, ma il Chester che compare nei fumetti è sempre accigliato. Concordo fermamente con l’affermazione di Seth che “di tutti gli uomini che conosco, [Chester] è forse l’unico che penso potrebbe essere per una donna il ragazzo o marito più rispettoso.” La freddezza di Paying for It ha senso come decisione artistica, ma nasconde qualcosa del carattere caloroso di Chester. Come dico spesso, Chester è più devoto alla sua ragazza squillo di quanto non lo sia la maggior parte degli uomini alla propria moglie. Quando parla di “Denise” sprizza gioia in un modo che fa tenerezza. Chester è un uomo davvero amabile e squisito, ma questo è solo accennato in Paying for It.


Parlando di Joe Matt. Devo dire che è un bene che sia stato Chester, piuttosto che Joe Matt, a diventare un john [uno che va a prostitute NDR] a tempo pieno. Se Joe pagasse per il sesso, quelle povere lavoratrici non prenderebbero mai la mancia e tremende discussioni e contrattazioni precederebbero ogni pompino.

Una tradizione libertaria? Le affinità di Chester con Harold Gray e Steve Ditko sono sia estetiche che politiche. Il che mi porta a pensare che potrebbe essere utile cercare e pianificare una tradizione libertarista nei fumetti. Gray è spesso descritto semplicemente come un conservatore ma in qualche modo è stato un proto-libertario: era contro la censura, non eccessivamente preoccupato dei valori della famiglia tradizionale, tanto da presentare una volta un ritratto molto favorevole di una prostituta (in grado di scaldare il cuore di Chester). In un’altra occasione, Gray ha mostrato Annie farsi amico un danzatore di burlesque in pensione. Forse il miglior modo di mappare questa tradizione sarebbe fare un’antologia dal titolo “A Treasury of Libertarian Comics”, con storie da Gray (con le storyline Eli Eon e the Mrs. Bleating-Hart), Ditko (Mr. A.), Carl Barks (Only a Poor Old Duck, etc.) Chester (estratti da Paying For It e altri lavori), Peter Bagge e Paul Pope. Anche Percy Crosby ci potrebbe stare. Altri suggerimenti sono i benvenuti.

Luce e buio. Osservate l’angolo delle tavole di Chester nelle scene al chiuso. Quasi invariabilmente, uno o più di questi angoli, di solito quello in alto a destra o in alto a sinistra, sono ombreggiati di un nero pece. È un effetto leggermente claustrofobico, che si intensifica nelle scene di sesso per formare un cerchio nero più ampio intorno allo spazio bianco che circonda la coppia, facendo sembrare come se l’atto del coito generasse un alone elettrico intorno a loro. Forse questo è connesso all’idea di Chester che il sesso sia “sacro.” In ogni caso, questo effetto, benché reso rigido e severo da Chester, deve qualcosa all’utilizzo della luce in esterno e del buio in interno della Little Orphan Annie di Gray. In Reading the Funnies, Donald Phelps ha fatto alcune osservazioni sul ruolo della luce e del buio nell’opera di Gray. Le sue parole meritano di essere citate perché si possono applicare anche all’arte di Chester: “Il mondo in cui si muove l’orfanella, nella sua parodia delle convenzioni del diciannovesimo secolo Vittoriano, è uno dei più freddi immaginati da un fumettista; uno studio costante della distanze, del silenzio, della luce fredda; una luce che fa molto mostra di sé ma rivela poco. Una luce che sembra essa stessa una maschera… [La luce] incornicia e interpreta, e illumina le illusioni, come l’incantevole aureola che circonda il minaccioso abracadabra di Punjab con il suo mantello evanescente. La luce di Gray sembra più accompagnare il buio che disperderlo.” Un altro effetto secondario dell’utilizzo della luce da parte di Chester è che nelle scene di sesso sembra di spiare attraverso uno spioncino, strizzando gli occhi per cercare di intravedere la coppia che copula.

Chester Brown come “papà” Warbucks. I lettori perversi hanno a lungo sospettato che ci sia uno sfondo sessuale nella relazione tra “Daddy” Warbucks e Annie. La parodia della Little Orphan Annie di Harvey Kurtzman in Mad (e poi la sua strip Little Annie Fanny) si basava sul concetto di Warbucks come di un “ricco vecchio che mantiene una giovane amante” verso un’orfana sessualmente attiva (e adulta). Non c’è niente di Brown, nella relazione che descrive con “Denise”, di Warbucks (o almeno il Warbucks immaginato da Kurtzman). Warbucks lascia che la sua amata trovatella badi a se stessa e interviene solo quando lei ha bisogno di aiuto. Anche Chester rispetta l’autonomia di “Denise” e ha una relazione distaccata ma affettuosa, aiutandola finanziariamente quando ne ha bisogno. Warbucks e Chester sono entrambi pelati. Ovviamente c’è una differenza tra l’enorme ricchezza di Warbuck e i più modesti ricavi di Chester come cartoonist alternativo.


Provocazioni. Anche chi non ha amato Paying for It ha ammesso che è un libro che provoca, in grado di stimolare un gran numero di conversazioni serie su temi importanti della vita. Dopo aver entrambi letto il libro, la mia partner e io ne abbiamo parlato per diversi giorni, nonostante il fatto che conoscessimo già a grandi linee la storia personale di Chester e ci stessero succedendo diverse altre cose importanti (una nascita!). A causa della sua radicale onestà, Paying for It è un libro inquisitorio, che interroga il lettore, obbligando a giustificare la propria idea dell’amore e del sesso. In questo senso, chi ha rifiutato il libro nel modo più energico, come Matt Seneca, ne testimonia il potere.

Appoggiare lo sfruttamento. Sono davvero sconcertato dall’argomentazione di Seneca, secondo il quale comprando Paying For It si appoggia lo sfruttamento della prostituzione. La misura in cui la prostituzione è sfruttamento deve essere discussa invece che semplicemente data per scontata. Questo dibattito richiede voci come quella di Chester (così come le voci delle lavoratrici del sesso e altre parti interessate). Rifiutare Paying for It in modo categorico preclude la discussione senza risolverla. In che misura i lettori dovrebbero essere interessati alla vita morale degli autori e il comportamento potenzialmente squallido che penetra nella creazione artistica? Chi legge William Burroughs appoggia l’utilizzo di eroina? Chi legge Alice Munro, John Updike, e Philip Roth appoggia l’adulterio? I lettori di T.S. Eliot ed Ezra Pound premiano l’anti-Semitismo? I lettori dei fuemetti Marvel premiano il passato e l’attuale sfruttamento di Jack Kirby, Steve Ditko e molti altri artisti? Ci sono molti pochi artisti interessanti che potrebbero sopravvivere alle restrizioni morali di Seneca. (La cosa più bella dell’approccio moralistico di Seneca è che implica il non dover comprare molti libri; puoi leggerli durante la pausa pranzo nella libreria locale.) Gli artisti utilizzano la loro esperienza come carburante e questo vuol dire consumare le vite di chi vive loro intorno. Questo crea difficili questioni morali sull’equilibrio fra libertà artistica e diritto alla privacy. Per una discussione esemplare di questi dilemmi, leggete La controvita di Philip Roth, che raggiunge quella complessità che Seneca sorvola. Ma libro alla mano, devo dire che Chester è stato assolutamente riguardoso verso le vite di chi è implicato nella storia. Alle persone che frequenta ancora ha dato la possibilità di leggere il manoscritto e rispondere nelle note (essendo Seth l’unico a scrivere una risposta blanda). Delle prostitute, che sarebbe stato molto difficile se non impossibile rintracciare, ha protetto l’identità non disegnandone i volti ed eliminando qualsiasi elemento identificativo. Che è il contrario dello sfruttamento.

Non versate lacrime per Chester. Poco dopo aver detto a Joe Matt e Seth di andare a prostitute, Seth dice, “A essere onesto mi sembrava triste. È triste ricorrere a questo, ed è triste che le donne finiscano in circostanze che le obbligano a fare sesso per soldi.” Seth volta pagina da questa posizione e in una nota in appendice sostiene che “la prostituzione può non funzionare per tutti gli uomini, ma per lui sì.” Le persone che non conoscono Chester, ma sentono la sua storia, all’occasione usano la parola “triste” per descrivere il suo stile di vita. Come osservazione personale, devo dire che si tratta di un grave errore di valutazione. Chester non ha per niente bisogno di pietà. Invece, se dovessi fare una critica a Chester direi che è un po’ troppo allegro, al punto di essere compiaciuto e sereno sui problemi del mondo.

Rettifica al titolo. Non mi ha soddisfatto il titolo dato alla versione stampata del mio articolo sul Globe and Mail: “Il mio amico john: cosa ho imparato dopo che ha rivelato di essere un cliente del sesso.” L’apertura (“Il mio amico john”) è meschino e il resto è impreciso. Chester non è mai stato un “cliente del sesso in segreto.” Come chiarisce Paying for It, ha informato sulla sua vita sessuale chi gli stava intorno non molto dopo aver dormito per la prima volta con una prostituta. Non ricordo quando ho incontrato Chester la prima volta — era il 2000 o il 2001 — ma dopo poco ha menzionato di aver pagato per fare sesso.

Brown e i bambini. Non so cosa fare di questo dato, ma un numero considerevole di articoli su Paying for It sono stati scritti da persone all’apice dell’essere genitori o che stavano per diventarlo. Paying for It è stato l’ultimo libro che abbiamo letto io e la mia partner prima che lei partorisse. Naomi Fry ha recensito Paying For It incinta di 39 settimane. Se ricordo bene, Seat T. Collins ha scritto del libro subito dopo che sua moglie aveva partorito. Cosa succede? È una coincidenza? O Chester è il più improbabile degli dei della fertilità?

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