Un discorso su David Mazzucchelli Parte 1

di Andrea Queirolo

In attesa dell’uscita italiana di Asterios Polyp cominciamo a parlare un po’ di David Mazzucchelli cercando di approfondire e capire le motivazioni della sua carriera.
Vediamo cosa dice l’autore sull’approccio al disegno e in particolar modo in riferimento al suo lavoro per la Marvel e su Daredevil. Riporto un passo tratto dall’intervista pubblicata sul numero 194 del Comics Journal:

Beh, ho sempre voluto chinarmi da solo fin dal principio, ma la mia esperienza d’inchiostrazione è stata estremamente limitata. E per me, inchiostrare è disegnare. Separare il disegno a matita da quello a china è una cosa molto artificiale, e le persone che entrano nel fumetto pensando di essere solo  inchiostratori … per me è un pensiero molto strano, infatti inchiostrare non vuol dire tanto tratteggiare linee eleganti, composizioni interessanti o altre cose, ma disegnare. Però per il mondo del fumetto in cui volevo accedere, il disegno a matita era la strada da percorrere. Disegnare a matita è raccontare. Disegnare a matita è pensare su carta. Così è stato, tutte le tavole inviate erano a matita. Matite che narravano. [...] Incominciai a inchiostrare le mie stesse copertine. Vedere il tuo lavoro riprodotto è una grande lezione, e ho imparato di più sull’inchiostrazione da questo che da ogni altra cosa: ripassare l’originale e anticipare quello che si pensa sia il risultato, e quindi vederlo stampato e notare come è realmente. Così iniziai a inchiostrare le copertine e finalmente convinsi il nuovo editor, quando la pubblicazione passò di mano [...] che avrei potuto finire il lavoro nello stesso numero di giorni.

Ora, questo è importante perché è la prova che Mazzucchelli ricercava un’approccio ben preciso al fumetto sin dai suoi primi lavori professionali. A quell’epoca aveva 21 anni (esordisce per la Marvel sul n.121 di Master of Kung-Fu del febbraio 1983).
Come in tutti i campi è la voglia di fare e di sperimentare cose nuove che porta a buoni risultati, e Mazzucchelli è sempre stato alla ricerca della perfezione. Non sto parlando di storytelling (discorso che merita un post a parte), ma di tavola originale e di pagina stampata. In questo caso, quello che Mazzucchelli ricercava era la possibilità di avere il controllo totale sui suoi disegni, senza dover lasciare inchiostrare il proprio lavoro ad altri.
Mazzucchelli comincia ad inchiostrarsi a partire da Daredevil n. 214 del gennaio 1985 e così facendo imprime a questo fumetto un’impronta unica: come dice nell’intervista, prima con le matite pensava, mentre ora con l’inchiostro disegnava. La tavola originale viene quindi creata da Mazzucchelli per essere il riflesso della pagina finale stampata. Mettendo il suo lavoro al servizio dell’opera riesce a farla propria.

E’ un percorso personale e ben definito che lo porterà in quel momento alla sua massima espressione nel celeberrimo ciclo scritto da Frank Miller: Born Again. Mazzucchelli  ora guarda avanti, è lui che detta le regole, che da indicazioni di stampa e indirizza i coloristi, perché ha già bene in mente il prodotto finito.
Sono diversi gli esempi da citare, ma forse questo è il più significativo:


Qua si può notare come Mazzucchelli faccia presente al colorista di rendere ben visibile il triangolo, un particolare importante che si potrebbe perdere facilmente e che potrebbe persino sembrare una costruzione preliminare per disegnare la vignetta.
Ancora da notare nella terza vignetta l’utilizzo di una fotocopia (che rimarca il flashback di Urich che si vede nell’immagine ancora più sotto) e la scritta che ricorda di far combaciare bene i bordi.

Anche il disegno si evolve, si adatta alla narrazione e diventa più sintetico ed espressivo, praticamente irriconoscibile rispetto ai numeri inchiostrati da altri.
L’uso del colore è un altro aspetto importante in Born Again e, nonostante l’ottimo lavoro del colorista Max Scheele, probabilmente molto è dovuto alle indicazioni di Mazzuchelli stesso (e di Frank Miller).

Come possiamo notare qua sotto, Mazzucchelli in almeno un numero (Purgatory, Daredevil n. 228) è accreditato anche come colorista.

[In realtà non si sa bene chi sia il colorista di questo numero, perché alcune fonti accreditano Richmond Lewis, colorista di Batman: Year One. Non ci sono notizie esatte in rete riguardo Richmond Lewis, qualcuno riporta che è un maschio, altri che è uno pseudonimo, ma Jeet Heer mi dice che Lewis è molto più semplicemente la moglie di Mazzucchelli]

Il colore non è più una mera decorazione, ma diventa parte integrante e fondamentale della narrazione, un’aspetto da non sottovalutare per quegli anni e per il tipo di fumetto trattato: scandisce il ritmo, evidenzia le emozioni e gli stati d’animo, crea contrasto.
Per concludere possiamo dire che Mazzucchelli ha sempre avuto un’idea di fumetto ben precisa, che in parte coincide col controllo totale del lavoro e sulla resa finale di stampa.
Non c’è da stupirsi quindi delle scelte che lo hanno portato alla creazione di Asterios Polyp e che esamineremo in seguito.

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