Le riflessioni di Bill Watterson

Bill Watterson

L’articolo che presentiamo oggi è una lunga e intelligente riflessione del papà di Calvin and Hobbes sui vari aspetti del fumetto e del suo mondo.
Il commento di Watterson è tratto dal libro di Lee Nordling: Your Carreer in the Comics, pubblicato nel 1995.

La tua carriera nei fumetti
di Bill Watterson
traduzione di Andrea Pachetti

L’arte:

Disegnare è la parte divertente. Sostanzialmente, ho imparato a scrivere proprio per potermi mantenere disegnando: scrivere è davvero difficile per me. Mi piace buttare giù i miei pensieri su carta, ma farlo avendo una scadenza quotidiana è un compito che varia dall’impegnativo fino all’infernale. I fallimenti restano sempre visibili mentre i successi hanno vita breve. E’ proprio il piacere di disegnare immagini divertenti che riesce a compensare tutto questo.

L’autoproduzione:

Probabilmente la qualità di una striscia a fumetti è determinata dalla quantità di idee che finiscono nel cestino dei rifiuti. Ogni autore scrive una grande quantità di strisce di scarsa qualità, ed è solo l’eterna pressione delle scadenze che spinge a pubblicare praticamente qualunque cosa sia stata realizzata. L’unico modo per resistere a questo tipo di pressioni è tenersi così lontani dalla scadenza da poter gettar via il materiale mediocre e scrivere qualcosa di meglio. Certo, per ogni idea scartata si raddoppia il carico di lavoro, perché si deve avere un’idea per compensarla e un’altra per andare avanti. E’ una cosa davvero frustrante ma, se ci si trova proprio a ridosso di una scadenza, il controllo della qualità scompare: diventa la tipica condizione “scrivendo spazzatura, si ottiene solo spazzatura”[1]. Mi sono trovato in questa situazione ed è davvero deprimente.

Di solito, mi tengo a una distanza tale da permettermi di correggere le mie strisce più e più volte. Scrivo le strisce relative a un mese intero prima di inchiostrarle, così da concentrarmi solo sulle questioni relative alla scrittura. Le rileggo nell’arco di diversi giorni, per vedere se rimangono interessanti a ogni nuovo esame. Continuo a lavorare su tutto ciò che mi sembra impreciso e butto via le strisce troppo deboli. Dopo averne scritte un certo numero mostro le bozze a mia moglie, dato che mi fido del suo giudizio critico. Poi, quando vado a inchiostrare, di solito continuo a rifinire le battute per l’ennesima volta. A volte la prospettiva di lavorare per una o due ore a inchiostrare una certa striscia mi rivela l’entusiasmo solo tiepido che nutro verso quell’idea, così da decidere di abbandonarla. Cerco di scartare tutte le trovate poco interessanti ogni volta che posso, e mi piacerebbe poterlo fare ancora di più.

I “syndicate”:

I syndicate hanno fatto diventare i fumetti un grosso affare, aumentando la loro visibilità e rendendoli redditizi. Hanno liberato gli autori dalle questioni commerciali, permettendo loro di concentrarsi esclusivamente sugli aspetti creativi del lavoro.

Come svantaggio, dato che i syndicate offrono l’unico accesso ai quotidiani nazionali, si trovano ad avere una posizione dominante quando si tratta di trattare coi nuovi autori, arrivando a usare il loro potere per richiedere termini contrattuali scandalosi. I syndicate sono come dei rappresentanti: sono l’intermediario tra i produttori di fumetti e gli acquirenti. Non realizzano il prodotto che vendono e non hanno bisogno di contratti a lungo termine e diritti d’autore sulle strisce per poter fare il loro lavoro. I loro contratti capestro rendono i fumettisti degli avversari, invece che dei collaboratori. Alcuni tra gli autori più famosi stanno provando a far cambiare le cose, ed era davvero ora.

La forma d’arte:

Penso che i fumetti abbiano il potenziale per diventare una forma d’arte, sebbene possano giungere raramente a quel livello. Sono una combinazione di parole e immagini, i più potenti mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione. I fumetti sono un medium incredibilmente versatile e offrono enormi possibilità espressive. Detto questo, bisogna riconoscere che gli editori dei giornali pongono severe restrizioni nei confronti di tali possibilità. Le strisce sono prodotte rispettando scadenze quotidiane inflessibili, c’è pochissimo spazio a disposizione per le frasi e i disegni, inoltre la qualità di stampa è spesso scarsa. Per attrarre i vari tipi di pubblico, generalmente opinioni e temi controversi sono da evitare. I fumetti sono stati creati per far vendere i giornali e le loro necessità commerciali di massa sono in netto contrasto con quelle dell’arte. Il business incoraggia i fumetti a rimanere un intrattenimento infantile, ripetitivo e realizzato in maniera rozza. Nonostante questo, ogni nuova generazione porta quasi sempre anche una grande striscia, capace di mostrare cosa siano veramente capaci di fare i fumetti: ecco perché continuo a sperare in un loro riconoscimento artistico.

L’idea:

Al di là delle battute, cerco di parlare della vita in modo serio: non riesco a vedere la realizzazione di fumetti come un semplice intrattenimento. E’ un privilegio poter parlare a centinaia di milioni di persone ogni singolo giorno, non voglio sprecarlo con chiacchiere inutili. C’è la possibilità di parlare dei fatti della vita con sensibilità, calore e umorismo ed è proprio in questo che identifico il valore più alto delle strisce a fumetti. Molti autori considerano le proprie opere un prodotto commerciale, perciò si sentono giustificati a trasformare questo lavoro in una catena di montaggio, assumendo un gruppo di scrittori e illustratori capaci di sfornare a getto continuo materiale che il pubblico consumerà. Le cose fatte in questo modo non le trovo affatto interessanti: le strisce che gradisco sono sempre personali e particolari, capaci di riflettere una sensibilità genuina e unica.

Strisce quotidiane e domenicali:

A causa dei limiti di spazio, uso le strisce quotidiane per le storie continuative o le singole gag, cercando di variare per quanto possibile il ritmo e il tono. Le tavole domenicali offrono la possibilità di trarre vantaggio dalla potenza delle immagini, così tento di sparare le mie cartucce migliori ogni volta che posso. I fumetti sono un mezzo di comunicazione visuale, i disegni spesso riescono a trasmettere molto di più di quanto le persone possano pensare. Ovviamente, più un autore è bravo a disegnare e più sarà capace di gestire lo spazio della tavola, riuscendo a mantenere la propria striscia interessante in virtù della sua flessibilità.

Sottoporre le strisce ai syndicate:

La striscia deve vendersi da sola, quindi tutto ciò di cui un aspirante autore ha bisogno sono delle fotocopie, una lettera di presentazione e un francobollo. O la striscia è buona oppure non lo è, non saranno una confezione carina e la dialettica commerciale a cambiare la situazione. Affinché sia presa in considerazione, una striscia proposta deve essere migliore di quelle già presenti sul quotidiano, dato che dovrà andare a sostituire una di esse. Se non riesce ad arrivare a quello standard, l’autore si sta prendendo in giro da solo.

Per prima cosa, penso che una nuova striscia debba essere originale. Il mondo non ha bisogno di imitazioni di seconda mano di successi ormai consolidati.
Penso poi che la caratterizzazione sia una delle parti fondamentali di qualunque striscia: i personaggi hanno una vera personalità? Sono degli individui a tutto tondo in possesso di una voce unica, oppure semplici stereotipi? Si rivelano attraverso le loro azioni oppure tendono a spiegarsi esplicitamente, in maniera banale?
Ritengo che i syndicate cerchino la coerenza. Una striscia divertente non ne fa dimenticare cinque mediocri. Il fumetto deve mostrare la capacità di sorprendere giorno dopo giorno, settimana dopo settimana.
Inoltre, deve dimostrare flessibilità e possibilità di crescere, così da non esaurire il proprio materiale in un anno o due.

Spostandoci su un livello più esoterico, penso che una striscia debba essere capace di creare un proprio mondo, coerente in sé. Lo stile di scrittura deve armonizzarsi coi personaggi e il tono deve manifestarsi naturalmente e a livello inconscio.

Infine, deve essere divertente. Bisogna presumere che i lettori abbiano cose migliori da fare che concentrarsi su un fumetto autoindulgente. Una striscia deve essere capace di attirare il pubblico, e ciò significa ripulire il proprio lavoro fino a farlo diventare un prodotto attraente. Un fumetto disegnato male e sgradevole alla vista avrà seri problemi a portare i lettori nel proprio mondo, anche quando la scrittura è buona. Nello stesso modo, non funzioneranno le strisce con uno stile di scrittura tendente al moralismo o al giudizio severo. Il segreto è quello di produrre una striscia così incredibilmente attraente che la gente farà di tutto per poter stare in sua compagnia.

Ogni autore che si aspetta di riuscire al primo tentativo probabilmente andrà incontro a diverse delusioni. Insistere è importante, così come riuscire a imparare dai propri errori e ricominciare da capo.

Il processo di negoziazione:

Se sei un autore sconosciuto che presenta una nuova striscia, ti trovi in una posizione svantaggiata per negoziare. A meno che tu non abbia intenzione di autoprodurti, o giochi secondo i termini dei syndicate oppure non giochi affatto. E’ improbabile che più di un syndicate risulti interessato al tuo lavoro, così nella maggior parte dei casi è inutile andare in giro a cercare termini contrattuali migliori. Consulta pure un avvocato, ma non mi risulta esistano autori che abbiano ricevuto un contratto onesto e ben bilanciato sin dall’inizio.

L’evoluzione delle strisce a fumetti:

La sorpresa è l’essenza dell’umorismo, quindi la sfida principale nello scrivere un fumetto è quella di soprendere te stesso. Più lavorerai a lungo e più fatica ti sarà necessaria per spingerti verso nuove direzioni. Utilizzando anno dopo anno sempre gli stessi personaggi in situazioni simili tra loro, è inevitabile cadere in ripetizioni prevedibili. Quando i personaggi sono nuovi, ogni cosa che fanno è fresca e soprendente. In seguito questo avviene molto meno e l’autore deve reinventare ogni volta l’ambientazione: deve trovare nuovi temi verso cui indirizzarsi, nuovi modi di vedere le cose, oppure sviluppare delle caratteristiche più profonde e sottili della striscia stessa. Riuscire a mantenere questo livello per decenni è una cosa straordinariamente difficile e sono lieto che tra gli autori vi sia qualcuno che lo riconosce, decidendo di chiudere il fumetto prima che la qualità cali eccessivamente.

[1] lett. “garbage in, garbage out” (GIGO) http://en.wikipedia.org/wiki/Garbage_In,_Garbage_Out

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4 risposte a “Le riflessioni di Bill Watterson

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