Barks vs. Stanley

Pagina da “Melvin Monster”

Una provocazione, direttamente  da Jeet Heer, critico americano che abbiamo già ospitato più volte su queste pagine (vedi i post su Chris Ware e su John Stanley). Questa volta è stato Heer stesso a proporre la traduzione di una sua riflessione, ritenendola interessante per il pubblico italiano in quanto affianca un autore per lo più sconosciuto qua da noi, John Stanley, ad un altro, Carl Barks, assai rinomato e ampiamente letto e ristampato.

Quella di Jeet Heer è una provocazione, ma anche uno spunto intelligente, mirato non a sminuire l’opera di Barks, ma ad elevare quella di Stanley, che nonostante in America sia conosciuto e apprezzato, rimane troppo spesso rilegato al ruolo di semplice scrittore di fumetti per bambini.

Little Lulu contro Paperino

di Jeet Heer

traduzione di Andrea Pachetti

Non ci sono molti autori di fumetti che possono aver pretese di grandezza: forse una dozzina o poco più. In mezzo a questo gruppo d’elite, John Stanley (1914-1993) è senz’altro il meno conosciuto dal grande pubblico e il più sottostimato anche dagli esperti del settore. Generalmente lo si ricorda soltanto come scrittore della serie Little Lulu, pubblicata dalla Dell Comics. Stanley ha collaborato a questa serie dal 1945 fino a circa il 1961 ma, durante il suo rapporto con la Dell, ha lavorato su molte altre testate: da quelle relative a personaggi già inventati da altri (Tubby, Nancy, Andy Panda) fino a personaggi completamente creati da lui (la parodia horror Melvin Monster e fumetti per adolescenti come Dunc and Loo, Thirteen e Kookie).

Per fortuna adesso stiamo vivendo un periodo di ritrovato interesse nei confronti di John Stanley. La Dark Horse ha prodotto una serie di 18 volumi che ripropone i primi dieci anni del suo lavoro su Little Lulu, mentre la Drawn and Quarterly ha annunciato una nuova serie che ristamperà tutti gli albi in cui Stanley ha lavorato sui personaggi da lui creati (Melvin Monster, Dunc and Loo e gli altri fumetti per adolescenti). La serie Drawn & Quarterly è particolarmente attesa perché presenterà alcuni dei suoi lavori migliori, inoltre il design dei volumi stessi è affidato a Seth, suo grande ammiratore (“Wimbledon Green” di Seth contiene un esteso omaggio a Stanley).

Per i “non-iniziati”, un buon modo per descrivere l’opera di Stanley è paragonarla a quella del suo celebre collega Carl Barks (1901-2000), che ha lavorato per la Dell Comics circa nello stesso periodo. Come Stanley, Barks ha scritto soprattutto personaggi altrui (i più famosi senz’altro sono Paperino e i suoi tre nipoti Qui, Quo e Qua), ma è anche riuscito a creare un suo cast personale (lo Zio Paperone e molti altri abitanti di Paperopoli sono stati inventati da Barks). Pur lavorando entro i limiti imposti dai fumetti per bambini, sia Barks che Stanley hanno costruito storie sorprendentemente sofisticate, a tratti persino allusive e satiriche.

Paperino di Carl Barks

Ma, avendo letto sia Barks che Stanley, sono giunto a una conclusione davvero eretica: Stanley è uno scrittore molto più grande di Barks. Confrontati con quelli di Stanley, i personaggi di Barks hanno un registro emozionale davvero ristretto: Paperino è capace di mostrare l’ira, la vergogna, la frustrazione e l’ambizione; i suoi tre nipoti talvolta si dimostrano disobbedienti ma per la maggior parte del tempo sono modelli di comportamento; Zio Paperone è un avaro, riscattato dal suo attaccamento personale a ciò che ha guadagnato. I personaggi minori operano secondo una gamma di comportamenti ancora più limitata: ad esempio, la tipica indolenza di Gastone Paperone.

A una prima occhiata, potrebbe sembrare che il cast di Little Lulu soffra di un problema analogo: Lulu è un’impicciona dalle buone intenzioni; Tubby un vanitoso che ama ricevere attenzioni; Alvin una fastidiosa peste. Leggendo con più attenzione si inizierà a notare che compaiono tutta una serie di sfumature emozionali, che rendono i personaggi assai più complicati. Ad esempio, nonostante tutti i loro battibecchi Tubby e Lulu sono veramente amici e stanno bene assieme. Quando sono lontani, sentono la mancanza reciproca. Nessun personaggio nell’universo di Barks sembra dimostrare questo genere d’affetto: i nipotini si preoccupano di Paperino quando è in pericolo, ma non sembrano veramente aver cura di lui o averne bisogno. Usando il gergo economico, tutti in Barks risultano dei massimizzatori di profitto, concentrati nell’accrescimento personale (come Paperone che accumula ricchezze, o i nipotini con le medaglie delle Giovani Marmotte).

John Stanley

Inoltre, i tre nipotini in Barks non sembrano essere per niente dei bambini: sono sempre super-competenti (molto più di Paperino) e hanno pochissime paure. Al contrario, i ragazzini di Stanley dimostrano le ansie tipiche di tutto il mondo infantile: il nervosismo che deriva dal vivere in un universo controllato da creature molto più grandi e capricciose (gli adulti). Mi hanno particolarmente colpito le storie in cui Lulu o Tubby hanno degli incubi: Stanley dimostra un’autentica abilità nel rivelare la folle e inesorabile logica dei sogni, in cui le situazioni imbarazzanti si accumulano l’una sull’altra fino a sentirsi completamente umiliati.

Infine, Stanley è stato molto acuto nel descrivere le questioni di “genere”, in un modo che Barks non ha mai affrontato. Molte storie di Lulu comprendono infatti la lunga lotta che sussiste tra i ragazzi e le ragazze del vicinato. La furia dei ragazzi che tentano di preservare la loro enclave maschile (“Ingresso vietato alle ragazze”) è mitigata da un certo tocco di leggerezza. Inoltre i ragazzi, specialmente Tubby che desidera essere un seduttore, vogliono comunque essere ammirati dalle ragazze, donando alle storie un retrogusto ironico. Al contrario, in Barks le donne tendono a essere arpie, streghe, seduttrici o interessate al denaro (Nonna Papera è più gentile, ma soprattutto a causa dell’età). In poche parole, Barks condivise la grande ansia culturale verso l’affermazione del potere femminile, mentre Stanley criticò la paura nei confronti delle ragazze. Lulu è una specie di proto-femminista, come ha sostenuto una volta la mia amica Gail Singer, e ammirata dalle ragazze pre-adolescenti degli anni ’40 e ’50 per la sua vivacità e indipendenza.

Per tutte queste ragioni, arrivo a sostenere che Stanley sia uno scrittore migliore di Barks. L’area nella quale Barks lo supera è senz’altro nel disegno. Stanley di solito scriveva le sceneggiature e forniva i layout iniziali, ma le matite finite e l’inchiostrazione erano a carico di altri disegnatori. Realizzando completamente le proprie storie, i disegni di Barks hanno una vivacità espressiva che manca alle storie di Lulu. Questa critica comunque non vale per tutti i lavori di Stanley: quando disegnava per conto proprio, come in Melvin Monster, anche la qualità del disegno si innalzava decisamente.

Una rivalutazione dell’opera di John Stanley è necessaria, e ritengo che le nuove ristampe della Drawn and Quarterly porteranno molti lettori ad apprezzare nuovamente questo grande autore di fumetti.

Articolo originale di Jeet Heer.

Pagina da “Little Lulu”

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6 risposte a “Barks vs. Stanley

  1. Salve. Purtroppo non conosco la produzione a fumetti di Little Lulu, men che mai quella scritta personalmente da Stanley. Sono però recentemente rimasto talmente affascinato dai cartoni animati di Lulu, Tubby e gli altri personaggi, prodotti negli Anni 90 in Canada e trasmessi da Rai Gulp/Rai Yoyo, che sono andato a cercare in rete tutto ciò che potevo su questi deliziosi bambini: informazioni, scan di tavole ecc. In attesa di procurarmi qualche volume in lingua originale, vi ringrazio per aver proposto questo coraggioso, anche se a parer mio non completamente condivisibile, articolo su John Stanley.
    Un caro saluto
    Orlando

  2. Ciao Orlando.
    Mi fa piacere che ti sia interessato all’articolo e ai fumetti di Stanley.
    Quella di Jeet Heer è una provocazione, un azzardo mirato a far conoscere e leggere l’opera di John Stanley.
    Spero che recupererai presto qualche volume (la Dark Horse ha una serie molto economica di little lulu) per farti un idea della grandezza di questo autore.
    Andrea.

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